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Milano | Storia: i primi cent’anni della “grande Milano”

L’anno prossimo, il 2023, vedrà una doppia ricorrenza, i 150 anni dall’annessione dei “Corpi Santi” (1873) e i 100 anni dall’aggregazione degli 11 comuni limitrofi di prima fascia (1923).

Il 2023 sarà l’anno di due ricorrenze importanti per Milano, due avvenimenti che hanno profondamente caratterizzato la città che viviamo oggi: l’aggregazione dei comuni di prima fascia, avvenuta esattamente cent’anni fa, e ancor prima l’annessione del più volte citato Comune dei Corpi Santi alla città di Milano, avvenuta esattamente 50 anni prima, nel 1873.

Il confine del territorio comunale attuale di Milano venne attuato per decreto il 2 settembre 1923, inglobando la fascia dei comuni confinanti al territorio comunale già in vigore dal 1873.

Sotto la guida del Sindaco Luigi Mangiagalli, il 2 settembre 1923 in seguito al regio decreto nº 1912, la città di Milano si allargò annettendo undici comuni limitrofi: Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino.

Fondamentalmente il territorio comunale di Milano rimase invariato per secoli, confinato grossomodo all’odierna cerchia dei bastioni (Viale: Montello, Pasubio, Monte Grappa, Monte Santo, Vittorio Veneto, Piave, Premuda, Monte Nero, Sabotino, Bligny, Col di Lana, Gorizia, Coni Zugna, San Michele del Carso –tutti nomi di luoghi legati alla I Guerra Mondiale-).

Oltre le mura del Cinquecento, quelle comunemente chiamate Mura Spagnole, il vasto territorio milanese era costellato da piccoli borghi o cascinali (a volte veramente piccoli). Molti erano amministrati da enti religiosi o da possidenti facoltosi.

Questa era anche l’area chiamata in epoca romana “Pomerio”, ovvero un territorio dove per ragioni di sicurezza e difesa, di solito non si poteva edificare, rimanendo prevalentemente area agricola.

Perciò prima dell’istituzione di un unico comune denominato dei “Corpi Santi”, l’area che circondava Milano amministrativamente era suddivisa in zone di competenza delle relative Porte cittadine.

Nelle mappe del Catasto di Carlo VI dei primi decenni del ‘700, il territorio dei Corpi Santi risulta suddiviso proprio in tale maniera: Corpi Santi di Porta Comasina, Porta Nuova, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Vercellina. Chi abitava nelle cascine Abbadesse, ad esempio, abitava nei Corpi Santi di Porta Comasina (oggi Garibaldi), al confine con i Corpi Santi di Porta Nuova, territorio di competenza amministrativa e giurisdizionale cittadina.

I Corpi Santi vennero uniti in un primo tempo a Milano nel 1808 durante il periodo del Regno d’Italia, ma repentinamente ripristinati nel 1816 con il ritorno degli austriaci, vennero definitivamente annessi alla città nel 1873.

Nel periodo dell’Unità d’Italia (1861), Milano era ancora racchiusa all’interno della cerchia delle mura spagnole e contava circa 185.000 abitanti. Si entrava e si usciva dalla città attraverso le porte e quasi tutti gli abitanti risiedevano all’interno della cerchia dei Navigli, mentre tra questa e le mura vi erano molti campi coltivati.

Nei territori soggetti agli Asburgo d’Austria, tra cui ci fu appunto anche Milano, la riforma generale dello Stato del 1755 ne modificò la denominazione in Comuni Rurali, ma il vecchio nome di Corpi Santi rimase nell’uso comune. Nome che derivava dal fatto che fuori le mura venivano realizzati i campi santi, ovvero i cimiteri.

Con la fine del Settecento, mulini, fornaci, osterie, locande, lavanderie che servivano la città e che si trovavano in questo comune, acquisirono un posto più rilevante rispetto alle attività agricole, tanto che quello dei Corpi Santi divenne in breve tempo il secondo comune più popoloso della Lombardia con più di 41.000 abitanti nel 1859.

Pian piano Milano volle annettere il Comune dei Corpi Santi, nonostante gli abitanti dei suddetti non fossero molto propensi, anche perché con l’annessione avrebbero perso non solo la propria autonomia ma anche l’esonero dall’imposizione fiscale. Questo però avvenne ugualmente nel 1873, non unicamente in virtù di un provvedimento di legge ma perché, di fatto, la città aveva ormai preso il sopravvento sul territorio circostante grazie al fenomeno di concentrazione delle forze e dei mezzi di produzione nelle grandi aree urbane.

Con l’estensione del territorio, il numero degli abitanti di Milano crebbe da 199.000 a 262.000. Nell’area annessa dei Corpi Santi rimase però in vigore un regime daziario meno oneroso, che attirò nuove attività artigianali e non solo.

Di questa cintura dei Corpi Santi facevano parte borghi prossimi alla città, villaggi, cascine, monasteri, oggi, purtroppo, in alcuni casi completamente dimenticati o cancellati (forse solo noi di Urbanfile e pochi altri li continuiamo a menzionare). Alcuni sono semicentrali, come Calvairate, Portello, Vepra, San Pietro in Sala; altri, come Santa Maria alla Fontana, San Siro, Ghisolfa, Bovisa, di terza fascia e altri ancora, maggiormente periferici, come Monluè, Barona, Gratosoglio, San Cristoforo o i Tre Ronchetti.

Milano continuava ad attrarre abitanti e quindi ad espandersi, invadendo un po’ alla volta il territorio dell’ex Comune dei Corpi Santi e giungendo al volgere del XX Secolo a coprire interamente o quasi il suo territorio e richiedendo a volte scambi di confine per costruire nuove strade o altre infrastrutture. Ciò avvenne nel 1904, quando l’area di Loreto, appartenente originariamente al Comune di Greco Milanese, venne ceduta a quello di Milano per consentire l’espandersi della grande città.

Milano nel suo territorio di Nord Est aveva fra l’altro un “peduncolo” che era la “frazione” delle Rottole, che nel 1918 venne ampliato annettendo il primo dei comuni esterni, quello di Turro.

Giungiamo al 1923, quando il Comune di Milano (unitamente ad altri grandi capoluoghi nazionali, come Genova e Napoli) venne ampliato con l’aggregazione di altri 11 Comuni amministrativi confinanti (Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino), ed alcune frazioni che furono staccate dai Comuni a cui appartenevano, come: Lorenteggio che lasciò Corsico, Ronchetto sul Naviglio che lasciò Buccinasco, Triulzo Superiore che lasciò San Donato e Morsenchio che si staccò da Linate. Di questa nuova estesa cintura facevano parte insediamenti più complessi da un punto di vista sociale, economico, culturale e rituale rispetto alla annessione precedente, infatti erano veri e propri paesi autonomi da secoli.

L’aggregazione del 1923 portò il Comune di Milano ad avere un totale di 810.000 abitanti e a raggiungere gli attuali 181 chilometri quadrati.

I primi piani regolatori che seguirono questi processi tra fine Ottocento ed inizio Novecento e che intendevano guidare l’urbanizzazione oltre i primitivi confini posero l’accento prevalentemente sui bisogni funzionali di una città chiamata, dopo secoli, a confrontarsi da protagonista con l’Europa.

A subire gravi danni furono molti nuclei antichi, simbolo delle comunità che insistevano in quei territori, tanto che numerosi intellettuali dell’epoca si preoccuparono per gli effetti della forte espansione edilizia ed il relativo rischio di perdita del consistente patrimonio storico-artistico. Erano le prime fasi di un conflitto tra volontà di innovazione funzionale, da un lato, e crescita di una consapevolezza dell’importanza dei valori culturali ed identitari rappresentati dal patrimonio storico, dall’altro.

Nel 1924, la ancora oggi importante Società Storica Lombarda creò una Commissione di esperti per censire i valori storici ed artistici presenti nei Comuni aggregati, al fine di tutelarli dall’aggressione edilizia ed il suo lavoro resta ancora un riferimento importante.

Il patrimonio dei nuclei antichi ha subito finora ampie perdite, localizzate in gran parte nelle zone slabbrate delle espansioni frammentate della città, considerate periferiche.

Peraltro, il patrimonio ancora presente è molto ampio, come dimostrano pubblicazioni e ricerche recenti, ed è in crescita sia l’interesse di cittadini ed esperti, che sentono l’importanza e l’urgenza di riconoscere e preservare tali beni, sia le iniziative e le attività per conservare e valorizzare molti siti, spesso con azioni puntuali.

Si spera che l’occasione del Centenario sia dunque un modo di tracciare un bilancio di questo secolo, e soprattutto di far rivivere questo enorme patrimonio dimenticato. Cosa che noi di Urbanfile cerchiamo di fare da anni, ricordando e menzionando luoghi che rischiano di venire cancellati con nuovi nomi che nulla hanno a che fare col territorio, come CityLife e Washington, Wagner o Bisceglie, Forlanini o Corsica, Udine o Padova, se non nomi di fermate della metropolitana, di grandi strade e piazze o stazioni delle ferrovie.

Un’importante iniziativa è partita da un cartello di scrittori di storia milanese. Si tratta di un appello che vuole ricordare al Comune che nel 1923 è nata la “Grande Milano”, giunta così ai suoi 100 anni.

Sperando che anche il Comune (che si dimentica facilmente, tant’è che ha provveduto a creare la mappa con i Nuclei di Identità Locale dimenticando spesso i nomi antichi delle zone) e gli operatori adottino nuovamente i nomi originali e perduti della storia di Milano e del territorio.

La città con il boom economico ed edilizio è sicuramente progredita, ma, purtroppo, le aggregazioni furono effettuate spesso ignorando il prezioso patrimonio culturale, architettonico e paesistico, in tanta parte distrutto o abbandonato al degrado. Sopravvivono ancora molte realtà, ma devono essere meglio curate, o si perderanno per sempre. 

Clicca qua per vedere l’appello che nel frattempo è stato già mostrato a chi di dovere.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita,

Testi e info: Roberto Arsuffi; Roberto Schena; Rodchis; storiadimilano.it

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


16 thoughts on “Milano | Storia: i primi cent’anni della “grande Milano”

  1. Roberto Perissin

    Grazie dei sempre interessanto articoli correlati da immagini !
    Noi abitiamo nella piccola “Strada della carita'”, nel vecchio convento (che pare datare circa alla meta’ del 1400 nella sua struttura originale), appena fuori dalle mura spagnole e dalla Porta Romana.
    No so se avete niente nei vostri archivi digitali, io ho un paio di mappe che mostrano quello che voi citate come “piccolo borghi”, in questo caso delle “suore della carita'”., a quei tempi pare ci fosse il nostro piccolo borgo, canali vari, compreso quello che ora sarebbe il C.so Lodi, e campi agricoli sino alla Porta Romana. Se voleste fare delle foto fatemi sapere per mostrarvi la struttura,

  2. Anonimo

    Bisognerebbe farlo ancora con: Sesto, Segrate, peschiera Borromeo, San Donato, Opera, Rozzano, Assago, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Settimo Milanese, Pero, Branzate, Bollate, Novate, Cormano, Cusano, Cinisello e Bresso.

    Perchè sono palesemente più periferia di Milano che posti a sé, sarebbe più facile amministrarli in un unicum. Si potrebbe pensare in maniera più sistemica.

    1. Spark

      Esattamente! Continuare a parlare di Milano come se la città fosse solo il comune di Milano é ormai totalmente anacronistico e ridicolo e porta a una gestione inefficiente.
      Quando se ne accorgeranno i nostri capoccioni?…

      1. Enrico

        Ma se già il comune è in difficoltà a gestire quello che gli compete, figurarsi cosa accadrebbe a quei poveri comuni che verrebbero fagocitati e lasciati in un limbo di sopravvivenza, ma ceramente depauperati delle loro risorse, a vantaggio delle esangui casse milanesi. Li lasci pure tranquilli nella loro dimensione, che certamente per la maggior parte è una dimensione felice ed a misura più umana che non quella della Milano dei monopattini, dei campi rom e delle zone di movida sfrenata e senza limiti.

        1. Spark

          Quello che evidentemente sfugge é che tutti quei comuni sono già, nei fatti, parte di Milano. È il solito problema italiano di confondere quello che é sulla carta con quello che é nella realtà.
          O pensa che Sesto sia una bucolica cittadina sparsa nella campagna?…
          È gia parte della metropoli, e da decenni oltretutto.
          L’unico risultato di questo modo di pensare é che un’area urbana di 4/5 mln abitanti é cresciuta negli anni senza la minima coordinazione e “armonia” urbanistica con millemila comuni ognuno per conto suo. Per non parlare dei trasporti…
          Non servirebbe nemmeno “fondere” i comuni, ma serve assolutamente un’entità che gestisca l’area urbana, come fatto a Londra.
          Poi sul discorso della gestione del Comune di Milano le do anche ragione, ma si apre l’immensa questione di quanti fondi ha a disposizione il comune rispetto alle tasse pagate dai milanesi. Se fossimo in un Paese minimamente normale, Milano avrebbe un budget almeno doppio se non maggiore.

    2. Enrico

      Spero sia un pensiero buttato senza riflessione, tanto per vedere l’effetto che fa!
      Ma si rende conto delle implicazioni che comporterebbe per quei comuni ed i suoi cittadini essere fagocitati da una amministrazione elefantiaca ed inefficiente come quella della città metropolitana?
      Ritiene necessario elencarle i contro uno per uno o ci si può arrivare con qualche libera riflessione? Tanto per iniziare rifletta sulla qualità e facilità di accesso ai servizi erogati da uno di quei comuni, rispetto a quelli della meravigliosa metropoli!
      Per non parlare che in alcuni comuni, particolarmente ben amministrati e curati, dal punto di vista urbanistico e residenziale, i valori immobiliari sono di tutto rispetto e con l’inglobamento si trasformerebbero nelle ben famigerate periferie milanesi, molto spesso lasciate a degradarsi.
      Oltretutto oggi, a differenza di 100 anni fa, non mi risulta sia possibile agire per decreto ad inglobare altri comuni, bensì è necessaria l’espressione della volontà municipale e popolare.

    1. Vast

      Condivido l’iniziativa. Aggiungo che il Comune di Milano avrebbe il dovere per legge di segnalare nel PGT i beni di valore storico e artistico non tutelati, ma non ha fatto nulla di tutto ciò. Per fare un esempio, a Bruzzano hanno trovato i resti di un cimitero neolitico (visto che si trovava lungo il percorso preromano fra l’allora insediamento insubrico di Milano e i passi alpini), un sarcofago romano, ed è tutt’ora presente una cascina fortificata medievale, un castelletto visconteo, mentre la chiesa è rinascimentale: roba che se fossimo in Svezia verrebbe dichiarata patrimonio Unesco e che sarebbe comunque un bel motivo di orgoglio per i suoi abitanti, se fosse conosciuta e valorizzata (il famoso recupero delle periferie…). Invece niente, nel PGT Bruzzano non è neanche indicato come nucleo di antica formazione (è zona B, di completamento…) i suoi edifici storici si possono anche demolire e ricostruire con una Cila senza colpo ferire, perché tanto non se ne accorge nessuno. E quindi l’anniversario potrebbe essere una buona occasione: uno, per conoscere; due, per tutelare e valorizzare questo patrimonio, che non è presente in tante altre città europee.

      1. Enrico

        Stesso discorso nell’area tra il perimetrale del cimitero maggiore e la cascina torchiera,dove anni fa, a seguito di scavi, fu rinvenuto un sepolcreto con manufatti di età presumibilmente romana.
        Epilogo sconcertante: fu ricoperto senza alcun seguito e per giunta anche alla cascina, per usare un eufemismo ed evitare di toccare nervi sensibili, non è mai stata concessa alcuna dignità alle sue vestigia trecentesche.

    2. Spark

      La cosa tragicomica é che erano più “svegli” e lungimiranti 100 anni fa che adesso…
      L’ultima estensione risale al 1923…come se da 100 anni la città non si sia più espansa.
      E così ci ritroviamo un comune ridicolmente sottodimensionato rispetto alle reali dimensioni urbane. (Stesso discorso vale anche per Napoli, per dire). Come se Sesto e company non fossero nei fatti dei quartieri di Milano.
      E ci ritroviamo, nel 2022, ancora a dover sentire discorsi ridicoli su “Milano città di 1,3 milioni abitanti” quando nei fatti sono molti di più, o discorsi esilaranti come quello sul possibile nuovo stadio a Sesto che sarebbe “fuori da Milano”…
      Anche senza fondere i comuni, andrebbe istituita un’entità che gestisca organicamente l’intera area urbana, un po’ come la greater London.

  3. Wf

    Cosa c’è da festeggiare?

    Questa annessione è stata ol preludio alla morte di tutti questi borghi che una loro centralità la avevano.
    Erano belli e a misura duomo.

    Queste annessioni li hanno trasformati in vie di scorrimento distruggendo centri e riducendoli a strade di passaggio da e per Milano.

    Solo un cesso di piscio per automobili.

    Oppure dormitorio dove stradine e puazzettw sono state distrutte per far passare automobili verso Milano.

    Cosa c’è da festeggiare poi?
    Ma siete seri?

    È stala distruzione della bella campagna lombarda e dei borghi di un tempo che oggi si vorrebbe recuperare al loro vecchio fascino e splendore.

    Tutti matti.
    Ma bho!

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