Milano, Porta Venezia.
Febbraio 2026. È stato presentato questa mattina, 21 febbraio 2026, lo studio di riqualificazione di via Marina: un intervento strategico che restituirà alla città la storica passeggiata dei Boschetti lungo il fronte dei Giardini Pubblici Indro Montanelli, uno dei luoghi più significativi del paesaggio urbano milanese.
Via Marina, infatti, è parte integrante del progetto settecentesco di Giuseppe Piermarini, autore del primo giardino pubblico cittadino e protagonista di una stagione fondamentale del rinnovamento urbano milanese.


Dalla tempesta del 2023 alla visione di rigenerazione
La violenta tempesta del 25 luglio 2023, con raffiche superiori ai 100 km orari, ha colpito duramente l’area, provocando l’abbattimento di numerosi alberi. Da quell’evento è nata l’occasione per ripensare complessivamente il disegno della via, a partire da un’approfondita analisi storica e da una visione chiara: ricostruire la passeggiata dei Boschetti e ristabilire la connessione fisica e simbolica con i Giardini Pubblici.
L’Assessorato all’Ambiente e Verde ha scelto di andare oltre il semplice ripristino delle alberature danneggiate, avviando un progetto di valorizzazione più ampio e strutturale.
Lo studio prevede:
- la riqualificazione delle aree verdi oggi spesso occupate da soste irregolari;
- la ricostruzione dello storico Boschetto di tigli;
- la valorizzazione della Roggia Balossa, che delimita i giardini della Villa Reale;
- un significativo intervento di depavimentazione, con la trasformazione di ampie superfici asfaltate in spazi verdi e permeabili;
- la riorganizzazione della circolazione, nel rispetto degli accessi esistenti;
- una nuova illuminazione e la valorizzazione dei monumenti presenti lungo l’asse stradale.
Complessivamente saranno depavimentati circa 4.000 metri quadrati, convertiti in superfici drenanti e nuove aree verdi.

Le origini storiche di via Marina
L’attuale via Marina ricalca in parte il tracciato dell’antica Strada Marina, detta anche Stramarina o dei Boschetti, che collegava il Naviglio di San Pietro Celestino (oggi via Senato) alla basilica di San Dionigi, presso Porta Orientale (l’attuale Porta Venezia). Il toponimo, privo di legami con il mare, è probabilmente riconducibile alla famiglia Marino.
Negli anni Ottanta del Settecento, l’area di Porta Orientale fu oggetto di un importante programma di trasformazione urbana volto a creare un sistema di spazi verdi dedicati al passeggio dei milanesi. Dal 1783 prese avvio il progetto di Giuseppe Piermarini per la realizzazione del primo Giardino Pubblico, inserito in un più ampio piano di rinnovamento che ridefinì l’asse di sviluppo cittadino oltre le mura spagnole.

Il giardino originario, corrispondente alla parte orientale degli attuali Giardini, era articolato in due grandi rettangoli disegnati alla francese, che inglobavano il tracciato della Strada Marina. Nel 1787 iniziarono i lavori per i Boschetti: due serie parallele di cinque file di alberi – tigli, olmi e ippocastani – con un’ampia passeggiata centrale.
A metà del percorso, dove la strada piegava verso nord, Piermarini collocò l’obelisco proveniente dal quartiere del Bottonuto, fatto erigere nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo, sostituendone la croce con una stella. Con l’arrivo dei francesi nel 1796, i Boschetti furono ribattezzati “Bosco Sacro” e divennero luogo di celebrazioni pubbliche durante il Regno d’Italia napoleonico.

Tra tempeste, ricostruzioni e trasformazioni urbane
Nel 1873 una violenta tempesta abbatté molti alberi del viale; negli anni successivi furono piantati i platani che caratterizzarono via Marina fino alla Seconda guerra mondiale, quando nuovi eventi bellici e atmosferici colpirono il patrimonio arboreo.
Nel corso del Novecento la funzione originaria di passeggiata si indebolì progressivamente: la strada divenne sempre più uno spazio di servizio, occupato dalle automobili. Nei primi anni Dieci fu installato, nei pressi dell’obelisco, uno dei primi distributori dell’Automobile Club Milano, poi ricostruito negli anni Cinquanta su progetto dell’architetto Mario Baciocchi.



Dopo la tempesta del 2023, il Comune ha avviato una riflessione approfondita: ripiantare i platani o ripensare integralmente l’impianto, rendendolo più coerente con il disegno storico e più resiliente ai cambiamenti climatici? La scelta è stata quella di recuperare l’assetto settecentesco, reintroducendo i tigli al posto dei platani.





Le fasi dei lavori
La prossima settimana inizieranno i lavori per la ricostituzione del parterre verde tra via Senato e l’Obelisco del Bottonuto.
L’intervento prevede:
- la rimozione degli alberi danneggiati;
- la messa a dimora di 93 esemplari di Tilia cordata, alti 6-7 metri, secondo l’impianto regolare originario;
- un sottobosco di bulbose (Narcissus, Crocus) e tappezzanti (Vinca minor, Hedera helix, Geranium sanguineum);
- il ripristino della passeggiata centrale in pietra e calcestre;
- la restituzione a superficie permeabile di oltre 700 metri quadrati oggi asfaltati;
- nuovi impianti di irrigazione e illuminazione.
La prima fase dovrebbe concludersi entro luglio 2026.
Successivamente prenderà avvio il progetto complessivo, già inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche, che interesserà l’intero asse da via Senato a via Palestro.
Per la redazione dello studio il Comune si è avvalso della consulenza del Consorzio Poliedra – Politecnico di Milano; la progettazione esecutiva della prima fase è stata curata da MM S.p.A., a cui è affidata anche l’esecuzione dei lavori.




Le dichiarazioni
«Con questo progetto ambizioso vogliamo restituire alla città l’antica passeggiata verde che un tempo collegava via Senato e i giardini di Villa Belgioioso ai primi grandi Giardini Pubblici – ha dichiarato l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi –. È un intervento che rinnova il disegno originale di Piermarini, valorizza gli spazi verdi, introduce specie più adatte e resilienti e trasforma superfici asfaltate in aree permeabili e fruibili».
L’agronoma e paesaggista Laura Gatti ha definito l’intervento «un progetto coraggioso e innovativo, che si ispira alla storia degli spazi verdi pubblici milanesi per restituirli alla loro funzione originaria: luoghi di socialità e bellezza, con l’albero nuovamente protagonista».
Per Antonio Longo, coordinatore del Consorzio Poliedra, si tratta di «un’azione complessa che parte da un primo intervento concreto di piantagione e depavimentazione nel centro di Milano, con l’obiettivo di ricucire ambiti urbani oggi separati attraverso il verde».
Infine l’architetto Filippo Alfredo Pizzoni ha ricordato come l’opera di Piermarini rappresenti «uno dei primi esempi europei di infrastruttura verde urbana», sottolineando che negli ultimi decenni via Marina si era progressivamente ridotta a semplice spazio di parcheggio.




Le prospettive
Resta aperta la questione della gestione futura: alcuni residenti hanno espresso preoccupazione per la manutenzione e per il fenomeno degli accampamenti che, già prima della tempesta, interessava l’area. Al momento non sono previsti interventi di recinzione.
Per una trasformazione radicale in asse completamente pedonale – salvo l’accesso ai residenti – occorrerà probabilmente attendere ancora. Il progetto attuale segna però un passaggio decisivo: il ritorno di via Marina alla sua identità storica di passeggiata verde, pensata per il diletto e la qualità dello spazio pubblico milanese.
Di seguito alcune immagini di via Marina, ora, vista da via Senato sino a via Palestro.




























- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita, Google Map, Comune di Milano
- Fonti: “Le Strade di Milano” Newton Peridici 1991, Comune di Milano
- Porta Venezia, Giardini Pubblici, Via Marina, Giuseppe Piermarini, Obelisco del Bottonuto, Degrado, Alberi, Verde Pubblico, Sciatteria
Ora è un orrendo e inutile parcheggio.
Bisogna avere coraggio e trasformare quanto prima l’area in vera area verde. Vanno eliminati i parcheggi, retaggio di un’epoca ormai superata, e va pensato tutto come un ampliamento dei giardini pubblici. Ma non in mille fasi, va fatto quanto prima, si è aspettato anche troppo.
Non è per niente inutile, per me è comodissimo quando vado a fare shopping nel quadrilatero, speriamo che non lo tolgano davvero.
Ma come si fa a essere contrari a questo progetto.
Egoismo individuale?
Pagati un parcheggio coperto
E’ a pagamento anche quello scoperto
Ad un prezzo ridicolo
Sono le stesse tariffe
Anzi per l’ intera giornata sono più convenienti quelli privati.
Informati, dato che non li utilizzi, prima di postare a vanvera.
Se entrambi sono a pagamento e, anzi quello coperto è più conveniente, allora quando toglieranno il parcheggio da via Marina, lei potrà parcheggiare in un qualsiasi altro parcheggio a pagamento della zona. Che problema c’è?
L’ho definito inutile perché per quante auto è? Un centinaio? E quante persone lo useranno al giorno, 500, 600?
A pochi metri passa la M1, un convoglio che porta fino a 1.200 persone ogni 3-5 minuti in due direzioni.
Tutte le persone che usano ogni giorno quel parcheggio starebbero in mezzo treno.
È incredibile la quantità di spazio che buttiamo via per far spostare poche persone in automobile.
Ovvio che parcheggi per residenti e portatori di handicap devono rimanere e rimarranno, ma tutti gli altri è un bene per la collettività se saranno eliminati.
Se vuoi andarci in metro nessuno te lo impedisce come tu vorresti per le auto e se per collettività intendi quelli che non possiedono un’ auto come te devi chiarirti le idee.
Si.
Era egoismo individuale
Egoismo + individuale è talmente pleonastico.che dimostra ,se ce ne fosse ancora bisogno,.la tua ignoranza e la tua ristrettezza di idee, oltre alla partigianeria verso solo una parte di cittadini milanesi e probabilmente neanche milanesi come te.
no. è un danno.
non è un bene ma un danno per la “collettività”.
un termine che peraltro trasuda stalinismo e maoismo.
Immagino sia una battuta. A fare shopping si può andare con i mezzi pubblici o in taxi. Quella è un’ area a verde storico davvero importante
@Ginevra: immagino si tratti di una battuta. Comunque a fare shopping si può andare in taxi, se non piacciono i mezzi pubblici collettivi. Quella è un’ area a verde storico troppo importante, finalmente l’ assessorato al verde sembra essersi un pochino svegliato
Perchè avete pubblicato due versioni del progetto? Una in cui si vede il distributore davanti all’obelisco e l’altra con il boschetto completo secondo il progetto originario? Significa che ci dobbiamo tenere l’oggetto fuori contesto? CI verranno a dire che al Piermarini sarebbe piaciuto?
Bellissimo! Eliminare le auto e’ semplice, basta impedire loro il passaggio ed il parcheggio come in questo caso!
È previsto che venga tolto il distributore di benzina? Sarebbe auspicabile, dato che esso disturba la visione prospettica che si gode dall’obelisco.
perchè non viene costruito un bel parcheggio interrato?
soprattutto per i residenti, gli uffici e gli alberghi nei dintorni?
così chi eventualmente volesse venire a Milano in auto, paga area C e parcheggia sottoterra
Perché ci sono già N autosilos in zona.
Assolutamente demenziale togliere i parcheggi che fanno incassare milioni di euro al Comune.
D’accordo l’idea di risistemarlo ma o si scava sotto oppure è una cosa demenziale.
Vanno tenuti per residenti, handicappati, carico e scarico, consegne e posta, lavoratori e manutentori: non si possono fare le utopie.
Va anche detto che chi fa acquisti nel quadrilatero spesso parcheggia lì e ciò lo rende utilissimo.
Costa 3 Euro l’ora dalle 8.00 alle 19.00 che a casa mia fa: 11*3=33 Euro al giorno.
Molto bene, Milano tornerà ad avere un’ area verde storica e suggestiva.
Cè da dire però che l’ unico vero intervento di riqualificazione per queste vie di porta Venezia sarebbe la riunificazione in un solo, vasto, parco pubblico, ottenuto unificando tutto quanto nei “nuovi giardini pubblici” , rimuovendo l’ irrazionale limite di ingresso al parco della villa reale; avremmo una meraviglia di quiete e bellezza in pieno centro, sarebbe una riqualificazione, questa sì, storica. Se il nuovo progetto futuro di cui parla l’articolo prevede qualcosa del genere, bene, altrimenti l’ ennesima occasione persa, dopo piazzale Loreto, la passerella zona villaggio olimpico, la riapertura parziale almeno dei navigli ecc.
Ma seriamente lasciano la strada al passaggio delle auto?
È curioso il dibattito qui sopra sulle auto quando invece nell’articolo è scritto chiaramente: “Per una trasformazione radicale in asse completamente pedonale – salvo l’accesso ai residenti – occorrerà probabilmente attendere ancora.” Inutile illudersi sul “probabilmente”. Si tratta di una certezza. Ci vuole coraggio per togliere le auto da via Marina, ancor più per costruire un parcheggio sotterraneo, che sembra l’unica soluzione per eliminare completamente auto e moto (anche dal Quadrilatero) e avere un unico grande parco che unisca i giardini Montanelli, Villa Reale e via Senato, anch’essa da precludere al traffico per poi riaprire il Naviglio (a proposito del “progetto settecentesco di Giuseppe Piermarini”).
Comunque, lentamente, si fanno progressi. Quasi un anno fa, dopo un’intervista all’Assessore al Verde, UF aveva scritto che “Entro la fine del 2025, l’intera area colpita sarà completamente risistemata, riportando in via Marina il suo carattere di corridoio verde urbano“ e che la “prima fase dell’intervento prevede la ripiantumazione dei platani abbattuti” https://blog.urbanfile.org/2025/04/24/milano-porta-venezia-dopo-la-tempesta-del-2023-la-rinascita-attesa-per-via-marina/ Passato il 2025, senza alcun lavoro, la posizione ora è ribaltata: verranno abbattuti anche gli altri platani (in assenza di proteste degli ambientalisti).
Per ora ci dobbiamo accontentare del boschetto di tigli e del suo sottobosco, al posto del prato e dei platani, e poco più. Per il resto si vedrà. Ci terremo le auto in via Marina, il carico/scarico sulla ciclabile di via Senato (oramai è quello il suo scopo), i van e taxi neri sul marciapiede all’esterno dell’hotel di lusso (ultima novità), le centinaia di auto e moto parcheggiate negli spazi previsti del Quadrilatero (camminate lungo via Sant’Andrea e via San Primo per farvi un’idea) e mi fermo qui.
Aspettiamo un’amministrazione comunale con una visione del futuro di Milano, sinceramente determinata alla riapertura dei navigli.