Milano | Brera – La chiesa scomparsa (o quasi) di Santa Maria in Brera

Milano, Brera.

Giugno 2026. Come abbiamo visto più volte, la Milano medievale e rinascimentale era una città fittamente costellata di edifici religiosi. All’interno della cerchia storica si contavano oltre un centinaio tra chiese, cappelle, monasteri e oratori, praticamente uno per ogni contrada. A partire dalla fine del Settecento molte di queste strutture furono sconsacrate, trasformate ad altri usi o demolite per lasciare spazio a nuovi edifici. Tra le più importanti e rimpiante vi fu senza dubbio Santa Maria di Brera.

Le origini medievali

La storia ebbe inizio nel XIII secolo, quando l’arcivescovo di Milano Algisio da Pirovano donò alla congregazione degli Umiliati alcuni terreni incolti conosciuti come Braida — termine che indicava un terreno agricolo o un’ortaglia — situati nei pressi della pusterla del Guercio, poi detta Beatrice. I terreni provenivano dall’eredità di Giovanni da Baggio, soprannominato il “Guercio”.

Gli Umiliati si insediarono nell’antico maniero esistente e, nel corso dei decenni, lo trasformarono in un importante complesso monastico dotandolo anche di una grande chiesa dedicata a Santa Maria.

L’edificio sacro presentava una pianta rettangolare priva di transetto. Le tre absidi erano costituite da vani quadrati e l’interno era suddiviso in tre navate separate da eleganti pilastri cilindrici in serizzo. I capitelli, decorati con motivi zoomorfi, richiamavano la migliore scultura lombarda tardoduecentesca. Le navate laterali erano articolate in undici campate e sull’ultima campata orientale si innestava la torre campanaria.

Una delle facciate più belle della Milano medievale

La facciata era considerata una delle più belle della città. Secondo gli studiosi potrebbe essere stata realizzata nel 1347 da Giovanni di Balduccio, come suggeriva un’antica iscrizione collocata sull’architrave del portale.

Il prospetto, a capanna, era dominato da un grande portale marmoreo strombato, sovrastato da una slanciata ghimberga e da una piccola edicola terminale. Quattro sottili contrafforti scandivano la superficie evidenziando la suddivisione interna delle navate e conferendo all’insieme una forte verticalità.

Particolarmente suggestivo era il rivestimento in fasce orizzontali alternate di marmo bianco e grigio, una decorazione che rendeva la chiesa unica nel panorama milanese. Di questo straordinario apparato resta oggi soltanto un piccolo frammento conservato nell’angolo sud-occidentale del Palazzo di Brera.

Anche le aperture seguivano un preciso ordine compositivo: bifore nei registri inferiori e trifore nella parte superiore.

Le opere d’arte custodite nella chiesa

Nei secoli successivi la struttura subì poche modifiche. Ancora all’inizio del Settecento Carlo Torre e Serviliano Lattuada la descrivevano come una chiesa “di architettura antica”.

Al suo interno erano presenti sette cappelle decorate da importanti artisti lombardi. Tra le opere più celebri figuravano due affreschi attribuiti a Vincenzo Foppa, una Madonna col Bambino e santi e un San Sebastiano, oggi conservati nella Pinacoteca di Brera.

Nella cappella della famiglia Busti si trovava invece una Madonna col Bambino e santi firmata e datata 1521 da Bernardino Luini, successivamente staccata e oggi conservata presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia. Sull’altare della stessa cappella era collocata un’altra pala del Luini, datata 1515, anch’essa oggi alla Pinacoteca di Brera.

Erano inoltre presenti due opere di Francesco Cairo: una, raffigurante San Carlo Borromeo e il beato Luigi Gonzaga, è oggi conservata nella chiesa parrocchiale di Casalpusterlengo; l’altra è andata perduta.

Gli Umiliati e l’arrivo dei Gesuiti

L’ordine degli Umiliati predicava povertà, austerità e una vita fondata sul lavoro. Questi principi finirono col creare forti contrasti con la Chiesa dell’epoca e gli appartenenti all’ordine furono inoltre accusati di simpatie verso alcune idee della Riforma protestante.

Papa Pio V decretò la soppressione dell’ordine il 7 febbraio 1571.

La chiesa e il monastero passarono inizialmente al cardinale Giampaolo Chiesa. L’anno successivo, nel 1572, il complesso venne assegnato ai Gesuiti, che avviarono la trasformazione dell’antico monastero nel grande collegio che ancora oggi costituisce il cuore del Palazzo di Brera.

Nel Seicento, grazie soprattutto all’opera di Francesco Maria Richini, il complesso assunse l’aspetto monumentale che conosciamo ancora oggi. I Gesuiti vi fondarono una delle più prestigiose scuole della città, dove si insegnavano latino, retorica, filosofia, teologia, matematica e astronomia.

La fama del collegio crebbe rapidamente e nel 1760 due padri gesuiti, Giuseppe Bovio e Domenico Gerra, individuarono una nuova cometa, confermando l’importanza scientifica raggiunta dall’istituzione.

La soppressione e la distruzione della chiesa

Nel 1773 papa Clemente XIV soppresse l’Ordine dei Gesuiti. I religiosi dovettero abbandonare Brera e la chiesa di Santa Maria venne sconsacrata.

Il collegio e l’Osservatorio Astronomico passarono sotto il controllo del governo austriaco, che continuò a sostenere le attività scientifiche e culturali del complesso. Con l’arrivo di Napoleone e la nascita della Repubblica Cisalpina, Brera divenne sempre più il centro culturale della nuova Milano illuminista.

La trasformazione del palazzo in sede di importanti istituzioni artistiche e scientifiche ebbe però un prezzo altissimo: la sopravvivenza della chiesa.

L’antica Santa Maria di Brera, unico esempio milanese di gotico con evidenti influenze pisane, fu progressivamente inglobata nell’ampliamento dell’edificio e infine sacrificata per fare spazio alle nuove raccolte artistiche.

Tra il 1808 e il 1809 l’architetto Pietro Gilardoni divise infatti l’antica navata con un solaio posto all’altezza delle navate laterali. Nella parte superiore vennero ricavati gli ambienti destinati alla nascente Pinacoteca di Brera, mentre gli spazi inferiori furono destinati alle attività dell’Accademia di Belle Arti.

Ciò che resta oggi

Dell’antica facciata gotica rimane pochissimo. La sua immagine ci è nota soprattutto grazie a un’incisione settecentesca pubblicata da Giorgio Giulini.

Alcuni frammenti del magnifico portale sono conservati presso il Castello Sforzesco, mentre altri elementi architettonici, tra cui parti delle finestre, furono riutilizzati da Luigi Canonica nella Cascina San Fedele all’interno del Parco di Monza, dove vennero ricomposti secondo il gusto neogotico dell’epoca.

All’interno dell’Accademia di Brera sopravvivono ancora alcuni preziosi resti della decorazione medievale. Nella penultima campata settentrionale, oggi utilizzata come aula di scenografia, si conservano affreschi trecenteschi attribuiti a Giusto de’ Menabuoi e al cosiddetto Maestro del 1349. Si distinguono ancora figure di santi e profeti racchiuse entro eleganti cornici polilobate, testimonianza della straordinaria qualità artistica raggiunta dalla chiesa nel XIV secolo.

Si tratta di uno spazio oggi difficilmente accessibile al pubblico. La speranza è che in futuro, con il completamento dei progetti di valorizzazione della Pinacoteca e dell’Accademia di Brera, questi ambienti possano essere resi visitabili, restituendo ai milanesi almeno una parte della memoria di una delle più affascinanti chiese perdute della città.

Di seguito alcune immagini della Cascina San Fedele al Parco di Monza dove sono stati inseriti i pezzi della chiesa demolita.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Accademia di Brera, Google, Alcune immagini sono state ricostruite con Photoshop e ChatGPT
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  • Brera, Santa Maria in Brera, Accademia di Brera, Pinacoteca di Brera, Chiese Scomparse, Musei del Castello, Piazzetta di Brera, Gotico,
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3 commenti su “Milano | Brera – La chiesa scomparsa (o quasi) di Santa Maria in Brera”

  1. Bell’articolo, come sempre. Peccato che Milano sia da sempre stata pervasa da questa mania distruttiva verso il suo passato, si parli di architettura, o di tradizioni in genere. Il problema è che ancora oggi ne è afflitta (non sto a citare esempi, se no non si finirebbe mai)

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  2. Sulla Milano scmparsa è stato scritto un’infinità di saggi di ogni genere. Ma è sempre bene richiamarne i casi più rilevanti delle perdite, come questo di Santa Maria di Brera, poichè la stragrande maggioranza degli abitanti odierni della città sicuramente ne ignorano la storia.

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