Milano, Certosa.
Agosto 2026. All’angolo tra viale Certosa e via Catullo, a poca distanza da ciò che resta dell’antico borgo della Pobbia, era prevista una delle trasformazioni residenziali più consistenti di questo tratto del lungo viale. Un intervento che avrebbe dovuto cancellare definitivamente un’area produttiva dismessa, ma che, almeno nella configurazione presentata, sembra destinato a rimanere sulla carta.
Parliamo del progetto VivaCertosa, promosso dalla società immobiliare Green Stone nell’area di viale Certosa 165, 171, 173, 175 e 177. Fino al 2023 il lotto era occupato da vecchi capannoni, magazzini e strutture industriali ormai inutilizzate e in condizioni di degrado.
Ci troviamo in un luogo dalla storia ben più antica. Via Catullo, con il suo curioso andamento a zigzag tra via Gallarate e viale Certosa, attraversa infatti l’area dell’antica Pobbia, borgo che apparteneva alla frazione di Boldinasco, successivamente inglobata nel Comune di Musocco e infine nella Milano odierna.







Il progetto VivaCertosa
La proposta di Green Stone puntava a una trasformazione radicale del lotto, con la realizzazione di un complesso residenziale composto da tre edifici: due torri di 11 piani e un corpo più basso, una sorta di stecca di 5 piani affacciata su viale Certosa.
Nel complesso erano previsti 138 appartamenti, distribuiti su oltre 9mila metri quadrati di superficie, oltre a spazi comuni e a un giardino condominiale. Un intervento presentato commercialmente come un nuovo complesso residenziale immerso nel verde, pensato per sostituire un comparto produttivo ormai da tempo privo di funzione.
Il progetto, presentato nel 2022, non ha però superato l’esame degli uffici comunali. Al diniego di Palazzo Marino è seguito il ricorso della proprietà, arrivato davanti al TAR della Lombardia.
Ora anche i giudici amministrativi hanno dato ragione al Comune: la Seconda Sezione del TAR ha respinto il ricorso di Green Stone, insieme alla relativa richiesta di risarcimento.




Il nodo delle altezze
Al centro della controversia vi è soprattutto l’altezza prevista per i nuovi edifici. Secondo il Comune, le costruzioni progettate avrebbero infatti superato i limiti consentiti per gli edifici realizzati all’interno dei cortili.
Un vincolo che, secondo il TAR, non può essere superato semplicemente facendo ricorso alle possibilità offerte dalla normativa regionale in materia di rigenerazione urbana.
La questione, infatti, non sarebbe esclusivamente urbanistica. I giudici hanno sottolineato come le norme sulle altezze svolgano anche una precisa funzione igienico-sanitaria, legata soprattutto alla necessità di garantire adeguate condizioni di illuminazione e aerazione agli immobili circostanti.
Ed è proprio questo uno degli aspetti determinanti della sentenza. Secondo quanto ricostruito dal TAR, la realizzazione del complesso nella forma proposta avrebbe comportato un peggioramento delle condizioni di luce e aerazione per almeno una parte degli edifici già presenti nell’isolato.
La rigenerazione di un’area degradata, dunque, non sarebbe sufficiente di per sé a giustificare una deroga quando il nuovo intervento produce conseguenze negative sugli edifici confinanti.
Per VivaCertosa si tratta di uno stop importante: il progetto contestato non può trasformarsi in cantiere nella configurazione presentata. Le due torri e l’edificio affacciato sul viale, già ampiamente mostrati nei rendering e tuttora presenti nella comunicazione commerciale dell’operazione, rimangono quindi per il momento soltanto immagini.
Ora il rischio è che il bel giardino previsto sarà ridimensionato, come è già accaduto in altre circostanze, perché occupato dalle volumetrie recuperate dalle altezze accorciate.















Green Stone e gli altri interventi milanesi
Quella di viale Certosa non è l’unica grande operazione milanese legata a Green Stone, società attiva nello sviluppo immobiliare e nella gestione di investimenti attraverso veicoli dedicati.
Il nome della società è infatti legato anche a Scalo House, il progetto nell’area compresa tra via Lepontina e via Valtellina, nei pressi dello Scalo Farini, dove erano previste due torri residenziali e uno studentato.
Una vicenda ben più complessa sul piano giudiziario: nel novembre 2024 la Procura di Milano dispose il sequestro del cantiere e dello studentato già realizzato. Nell’inchiesta finirono, a vario titolo, anche esponenti della società, nell’ambito di contestazioni che riguardavano ipotesi di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso.
Per il lotto di viale Certosa 165, invece, la questione resta per ora sul piano amministrativo. Quel che appare certo è che, dopo la decisione del TAR, VivaCertosa dovrà essere ripensato se la proprietà vorrà procedere con la trasformazione dell’area. Resta quindi da capire quale sarà il futuro di questo grande lotto dismesso e se arriverà una nuova proposta capace di conciliare la rigenerazione dell’area con i vincoli evidenziati dal Comune e confermati dai giudici amministrativi.
Milano – CERTOSA – Viale Certosa 165, 171, 173, 175 e 177 > VivaCertosa (nella mappa Urbanfile codice: CER18) (residenziale) (nuova costruzione con demolizione) (link al progetto)
- inizio cantiere: (demolizioni 2022/2023)
- conclusione cantiere:
- pratica edilizia: Cod. Pratica: 14398641002-31052023-1515 Nº Prot: 0308122
- committente: Green Stone Sicaf s.p.a. comparto Stone 13
- progetto architettonico: (?)

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Green Stone
- Boldinasco, Viale Certosa, Musocco, Certosa, via Gallarate, Via Catullo, Pobbia, Via Tibullo, Via Lucilio Gaio, via Francesco de Lemene, VivaCertosa
Progetto da sbocco di cui non sentiremo la mancanza..
I giardini condominiali non servono a nulla solo ad occupare spazio. Piuttosto creassero quartieri allinglese con giardini privati. Almeno sarebbero utilizzati
Difficile esprimere un commento sugli elementi pubblicati nel servizio. La sensazione tuttavia è che nella vicenda vi siano aspetti pretestuosi, e motivazioni non del tutto convincenti nell’ azione promossa dal Comune per bloccare il progetto. Forse può avere influito il caso della via Valtellina sfociata sull penale a carico della stessa società costruttrice e con ricadute, come in vari altri casi, sulle responsabilità amministrative del Comune che, questa volta, ha voluto cautelarsi con un blocco del progetto che, almeno a prima vista, lascia qualche dubbio.R
Mah, dopo anni di scempi fatti senza battere ciglio nel centro e in contesti infinitamente più belli, si sono accorti del problema delle volumetrie dei palazzi ed intervengono in un punto dove decisamente non era necessario – faccio quella strada ogni giorno, a che cosa avrebbero tolto luce le due torri? Quale contesto avrebbero rovinato?. Piaccia o non piaccia, l’unico modo per fare abbassare i prezzi delle case è aumentare l’offerta, e allungare tempi di revisione e costruzione, e ridurre i volumi dove proprio non è necessario va esattamente nella direzione opposta
Fino ad un certo punto la commissione paesaggio e gli uffici competenti a rilasciare gli ok per cementificare non vedevano nulla. All’improvviso le torri – prima presentate in progetto e che qualcuno ha approvato – ora vengono bloccate prima dal no del comune, poi dal tar. Paese di pagliacci
Francamente:
autorizzano degli obbobbri – trilogy towers via gallarate che di piani ne hanno 17 – le torri del portello 11 piani- la abominevole torre aurora altri 17 piani – e scassano per quste torri in una ex area degradata.
saro’ io vecchio ma mi pare una fesseria