Durante una recente intervista Philippe Daverio ha detto che gli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale hanno cercato di distruggere i luoghi monumentali e di cultura a Milano, come il Duomo, Brera, Sant’Ambrogio, Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo, quasi a voler far perdere le radici, memoria e cultura ai milanesi; concludeva amaramente che dopo più di cinquant’anni pare che il loro intento sia riuscito, visto che la cultura in questa città è messa sempre in terz’ordine.
A riprova di quanto abbia ragione, pochi giorni fa sono stato al Museo del Castello, insieme alla folla disordinata e casinara che si era gettata nelle sale perché la giornata era gratis e fuori pioveva. Sono rimasto colpito da varie cose. Anzitutto, l’ormai vecchia e desueta esposizione dei pezzi (se non erro, ideata negli anni sessanta dallo studio BBPR); alcune didascalie erano storte o poco leggibili e quasi tutte erano solo in italiano. Per fortuna la Pietà Rondanini è da poco tornata splendida nel suo candido marmo, mentre altre opere erano così scure che a stento le si riusciva a vedere nelle sale poco luminose. Una di queste è ad esempio la splendida scultura di Adamo, scolpita da Stoldo Lorenzi nel Cinquecento, oramai più simile al bronzo ossidato che al bianco marmo.