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Milano | Duomo – Il Salone delle Cariatidi, una “banale” dimenticanza

Ipotesi di come poteva apparire Palazzo Ducale a sud delle due basiliche (in primo piano la torre di Azzone Visconti)

Ipotesi di come poteva apparire Palazzo Ducale a sud delle due basiliche (in primo piano la torre di Azzone Visconti)

Milano pare veramente non avere riguardo nei confronti del suo glorioso passato. Esempio tra i più incredibili è il Salone delle Cariatidi, dimenticato dopo la Seconda Guerra Mondiale per decenni. E’ un po’ l’emblema di come a Milano si pensi sempre e soltanto al progresso, crescita che in una grande città ci deve essere, beninteso, ma che mai deve mettere in secondo piano una storia millenaria. Noi di Urbanfile siamo dalla parte di chi rivuole il Salone delle Cariatidi com’era una volta, almeno una sua buona parte. Una parete, dal lato corto, a ricordo della Guerra magari potrebbe rimanere così come si trova ora, ma non di più. Non è infatti stato esattamente il Conflitto mondiale a ridurre così il Salone, bensì l’incuria umana avvenuta in seguito. Se dopo i bombardamenti il palazzo e quindi anche il salone fossero stati coperti e protetti come si deve, forse oggi avremmo una sala in buona parte ancora scintillante di bellezza e storia.
 
Le origini:
Legato alla storia di Milano, palazzo reale ha origini antiche.
Nasce con il nome di Palazzo del Broletto Vecchio ed è sede del governo della città durante il periodo dei comuni nel basso medioevo. Il palazzo diviene centro politico durante le signorie delle casate Torriani, Visconti e Sforza, assumendo il ruolo di Palazzo Ducale, cioè sede del Ducato di Milano. Successivamente alla costruzione del Duomo, avvenne un importante intervento di ristrutturazione, sotto il governo di Francesco Sforza anche perché una parte del palazzo venne demolita per permettere la costruzione della grande cattedrale.
Ipotesi di come poteva apparire Palazzo Ducale a sud delle due basiliche (in primo piano la torre di Azzone Visconti)

Ipotesi di come poteva apparire Palazzo Ducale a sud delle due basiliche (in primo piano la torre di Azzone Visconti)

Il 1400 e 1500:
Il Castello Sforzesco divenne la dimora dei duchi milanesi fino alla fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, con la caduta del governo degli Sforza e l’invasione francese, il castello divenne sede militare e il Palazzo Reale tornò ad essere sede del Governo. Sarà però solo con il periodo spagnolo che vediamo una completa fioritura di tutta l’opera, grazie all’arrivo in città del governatore Ferrante Gonzaga il quale prende residenza stabile in città dal 1546, elevando la corte ducale a vero e proprio palazzo di residenza del governo milanese (Palazzo Gonzaga). Fu questa l’epoca in cui venne realizzato anche il primo Teatro di Corte sul finire del Cinquecento.
Il 1600:
Il Seicento sarà un secolo di sostanziale stallo per il cantiere del Palazzo Reale e anzi la struttura subirà non pochi danni a causa delle guerre e della peste. Nella notte tra il 24 ed il 25 gennaio 1695, inoltre, andrà distrutto in un incendio il Teatro di Corte, il che segnerà l’interruzione dell’attività teatrale istituzionale milanese per quasi un ventennio.

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Alcune Cariatidi d’angolo nel Salone delle Cariatidi

Il 1700:
Dopo la Guerra di Successione spagnola, Milano passò definitivamente agli austriaci che nel 1717 vi inviarono il primo governatore, il conte di Loewenstein che già dal 26 aprile di quell’anno avviò i lavori per la costruzione di un nuovo teatro ducale, più grande ed armonioso del precedente, dotato di quattro ordini di palchi e di un loggione, il tutto disposto con il tipico schema a ferro di cavallo con platea. Il progetto venne affidato a Francesco Galli da Bibbiena, il quale impiegò anche i suoi allievi Giandomenico Barbieri e Domenico Valmagini per la realizzazione dell’opera. La struttura venne terminata il 26 dicembre 1717 e venne inaugurato con l’opera di Francesco Gasparini Costantino. Un nuovo incendio colpisce il palazzo nel 1723 e questa volta esso si presenta disastroso soprattutto per le sale di rappresentanza.
Sarà il governatore Wirich Philipp von Daun ad inaugurare così i nuovi lavori di ristrutturazione cercando di rendere più decoroso il palazzo, facendo ridipingere il cortile d’onore di modo da eliminare il cupo aspetto carcerario che la struttura aveva assunto nel Seicento, dipingendo le pareti di bianco ed incorniciando le finestre con stipiti barocchetti disegnati da Carlo Rinaldi. In questa stessa epoca, al piano nobile, vengono restaurati il Salone dei Festini e quello delle Udienze (che prende ora il nome di Salone degli Imperatori). Il governatore e la governatrice alloggiano nelle nuove stanze che si affacciano sui lati settentrionale e meridionale del Giardino. Negli appartamenti di rappresentanza, nel 1739, viene alloggiata anche Maria Teresa d’Austria in una sua visita nel ducato milanese.
Nella seconda metà del diciottesimo secolo, sotto il dominio degli Asburgo, il Palazzo Reale è luogo di fastosa vita di corte e vede importanti artisti ed architetti lavorare a trasformazioni ispirate al barocchetto teresino.
I lavori di rinnovo iniziano ufficialmente nel 1773 sotto la direzione di Giuseppe Piermarini, affiancato da Leopold Pollack inviato da Vienna per controllare le spese e per diventarne l’allievo.
In pieno fermento dei lavori, la notte del 26 febbraio 1776, bruciò nuovamente il Teatro di Corte. Si decise di allontanare il teatro (sempre a rischio incendi) e nel giro di due anni venne edificato il famoso Teatro alla Scala in un’altra zona cittadina, che divenne uno, se non il primo teatro lirico pubblico al mondo. Lo spazio del palazzo anticamente occupato dal teatro ducale venne utilizzato per l’accoglienza di nuovi saloni di rappresentanza e per allargare verso ovest il Giardino.
La creazione della Sala delle Cariatidi:
Anche all’interno il palazzo subisce molte trasformazioni, che portarono ad una distribuzione dei locali rimasta in seguito quasi invariata fino ai giorni nostri. L’impresa di maggiore portata è indubbiamente rappresentata dalla famosa Sala delle Cariatidi, così chiamata per le 40 cariatidi realizzate da Gaetano Callani creata al posto del teatro distrutto più volte.
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Il 1800:
Nel 1859 con l’annessione della Lombardia ai domini piemontesi, il Palazzo Reale diviene sede del nuovo governatorato della città di Milano guidato da Massimo d’Azeglio che vi si insedia il 13 febbraio 1860 per poi lasciare l’incarico quello stesso anno. Con la proclamazione del regno d’Italia nel 1861, il palazzo diviene proprietà diretta della famiglia Savoia: i soggiorni dei membri della casa Reale sono però poco frequenti e di breve durata durante tutto il periodo del Regno, in quanto Milano non è più la capitale dei domini. Umberto I, risiedette prevalentemente nella Villa Reale di Monza e come tale calcò poco il suolo milanese: dopo il suo assassinio nel 1900 il figlio Vittorio Emanuele III tenderà a frequentare il palazzo milanese solo in occasioni ufficiali. L’ultimo ricevimento ufficiale risale al 1906 in occasione dell’Esposizione Universale.
Lo stato del Salone delle Cariatidi dopo i bombardamenti del 1943

Lo stato del Salone delle Cariatidi dopo i bombardamenti del 1943

 

Lo stato del Salone delle Cariatidi dopo i bombardamenti del 1943.  Si possono osservare come le sculture e stucchi non erano molto rovinati

Lo stato del Salone delle Cariatidi dopo i bombardamenti del 1943.
Si possono osservare come le sculture e stucchi non erano molto rovinati

Il XX Secolo:
Il palazzo intero subì gravi danni nella notte del 15 agosto 1943 quando la città venne colpita da un bombardamento inglese. In realtà le bombe colpirono direttamente l’edificio solo nell’ala est del cortile d’onore e all’altezza della Sala delle Otto Colonne verso via Rastrelli, ma i danni si estesero a causa degli spostamenti d’aria che fecero crollare le tegole in molte zone del tetto e ancor più a causa dell’incendio delle travature nei sottotetti; incendio che, non immediatamente notato e domato, vista anche la situazione generale di sbando in cui versava la città, intaccherà il sottotetto della Sala delle Cariatidi, bruciandone l’orditura lignea e causando così il crollo delle grandi capriate che nella loro caduta travolgeranno la volta, il ballatoio e spaccheranno in più punti anche il pavimento. L’elevata temperatura scatenatasi nella sala surriscaldò gli stucchi e ne trasformò il colore e la materia costitutiva, rovinando definitivamente la famosa sala, compresi i dipinti dell’Appiani che vi erano conservati. Fu così che gran parte del palazzo rimase scoperchiata dall’agosto 1943 fino al 1945 e oltre, subendo danni ancora più gravi di quelli causati direttamente dal bombardamento, con la perdita di affreschi di Appiani, Knoller, Traballesi, e delle decorazioni a stucco dell’Albertolli e del Tazzini.
Sarà a guerra finita nel 1947 che la soprintendenza ai beni culturali provvederà a dare l’inizio ai lavori di recupero del palazzo e nello specifico della Sala delle Cariatidi. Viene così realizzato un nuovo pavimento ed una nuova copertura della sala, piana, senza la ricostruzione delle precedenti decorazioni (di cui però si possiede ampia documentazione) nella scelta di lasciarla a testimonianza degli eventi bellici in Milano.
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Le cariatidi come sono ridotte oggi

 

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Per quanto riguarda la Sala delle Cariatidi, si può dire che essa ha riacquistato solo un’idea dell’antico splendore con un’attentissima opera di restauro, per ora solo conservativo, che ha rimosso gli annerimenti sulle pareti causati dall’incendio del 1943 ed ha disposto il consolidando di tutte le superfici (strutturali e pittoriche). Sulla copertura del soffitto, precedentemente bianca, sono stati riportati i bozzetti a disegno di come la volta della sala doveva apparire prima del crollo.
Parte del testo è preso da Wikipedia e con la collaborazione di Alessandro Fortuna esperto del palazzo Reale.
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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


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