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Milano | Lazzaretto – Il fascino di un quartiere ottocentesco: l’architettura

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Come si vede nell’immagine qui sopra, dalla demolizione del grande quadrato del Lazzaretto sul finire degli anni Ottanta dell’Ottocento, sono state disegnate tre vie non molto larghe in direzione Est-Ovest (Via Panfilo Castaldi, Via Lazzaro Palazzi e Via Felice Casati) e tre in direzione Sud-Nord (Via Alessandro Tadino, Via Lecco e Via Lodovico Settala). Al centro la piazzetta con la chiesetta ottagonale di San Carlo progettata da Pellegrino Tibaldi nel 1585, e poco oltre la via che prese il posto della ferrovia e che venne intitolata alla Tunisia. Come si può notare, la maglia fitta degli edifici testimonia una speculazione ante litteram.

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Iniziamo il nostro viaggio nel quartiere del Lazzaretto dopo aver visto cos’era e cosa c’era fino al 1880. Entriamo subito dall’angolo con via San Gregorio, dove, dopo un palazzo di fine Ottocento e la graziosa casa di Vico Magistretti.

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Vico Magistretti (architetto milanese, 1920-2006) realizzò tra il 1956 e il 1958 quest’edificio di via San Gregorio al 3, fu concepito per una destinazione mista, con residenze ai piani alti e un cinematografo al piano terra: in quest’area infatti fin dai primi anni del secolo scorso c’era il cine-teatro Modena, che rimarrà attivo fino al 1958 per riaprire completamente rinnovato nell’agosto 1959 (oggi scomparso). Magistretti volendo vedere, è riuscito con discrezione a realizzare un edificio moderno, senza grandi pretese, che si inserisse al fianco di un monumento del 1400.

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Subito al fianco di Magistretti si trova l’unica porzione superstite del grande quadrato del Lazzaretto. Sei finestre con cinque comignoli, un fossato su via San Gregorio e un cortile con il portico in parte murato, oggi sede della Chiesa russa ortodossa di San Nicola.

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Alzando gli occhi ci si rende conto di quale architettura troviamo in prevalenza nel quartiere, l’eclettismo di fine Ottocento con molti inserti anni Trenta e più recenti, specie del dopoguerra, quando vennero sostituiti gli edifici bombardati.

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All’angolo con Viale Tunisia e Via Lecco dovrebbe sorgere un nuovo edificio, l’hotel già battezzato Zigzag, anche se il cantiere è ancora fermo da anni oramai.

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Ecco al centro la graziosa chiesa di San Carlo, in questi giorni in fase di restauro dopo anni di incuria.

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Viale Tunisia con la sua pista ciclabile che taglia quasi in due il quartiere.

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Viale Tunisia come abbiamo detto, ha preso il posto del vecchio viadotto ferroviario, pertanto i palazzi che vi si affacciavano non avevano una facciata di pregio. L’esempio più eclatante lo ritroviamo nella casa di via Tadino all’8 che presenta una bella ed elaborata facciata su via Tadino e una semplicissima facciata su Viale Tunisia. Infatti la parte “semplice” si affacciava sulla ferrovia, non certo decorosa.

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Come questa casa possiamo vedere anche la quasi, dirimpettaia al numero 13 di via Tadino, più semplice in generale, ma si nota la differenza della facciata sul lato di Viale Tunisia e di Via Tadino dove i balconi sono più ricchi in decorazioni.

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Di fronte troviamo forse il più brutto edificio del quartiere, l’Hotel Saint George e il Cinema Arcobaleno. Un edificio multifunzione costruito sul finire degli anni Cinquanta dove la parte inferiore, adibita a sala cinematografica, è senza finestre e risulta così “industriale” 2016-05_Lazzaretto_242016-05_Lazzaretto_22

Il resto del quartiere, come abbiamo detto, è caratterizzato da architettura eclettica, più decorata e quindi più pregiata verso l’angolo di Porta Venezia e più semplice e man mano più moderna verso via Lazzaretto e San Gregorio. Su corso Buenos Aires si trova il bellissimo palazzo eclettico al numero 1.

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Via Felice Casati 7/9

Facciata umbertina in Via Felice Casati 7/9

Corso Buenos Aires 1, progettato da Ferdinando Luraschi e realizzato tra il 1881 – 1887. Esempio di quella tipica edilizia borghese di fine XIX secolo che bene si inserisce nel contesto ottocentesco di piazza Oberdan con porta e caselli. La facciata presenta una decorazione a bugne, con i cornicioni e i balconi sostenuti da mensoloni e cariatidi, le finestre riccamente contornate da fasce e sormontate da timpani, il portone, in legno scolpito e l’androne d’ingresso con vano ad arco, riccamente decorato. E’ inoltre caratterizzato da un interessante cortile con portico ad archi sostenuti da colonne con capitelli, che oltre a presentare le colonne di spoglio del demolito Lazzaretto, presenta medaglioni coi personaggi dei Promessi Sposi.

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Proseguiamo il tour a naso all’insù ammirando le belle architetture variegate del quartiere.

 

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In Piazza Oberdan troviamo l’unica pensilina dell’ingresso dell’Ex-Diurno recentemente restaurato.

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Su viale Vittorio Veneto, via molto bella, si affacciano alcuni edifici moderni privi in generale di un particolare pregio, per fortuna mitigati dagli alti e folti platani.

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Se si sale sulla scalinata dei bastioni si può ammirare la prospettiva di via Lecco con la chiesa al centro del quartiere.

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Una cosa curiosa che abbiamo trovato all’angolo tra via Lecco e largo Bellintani è la strana lampada in nero battuto, forse l’unica rimasta che caratterizzava alcuni bar posti all’angolo e che ora è completamente abbandonata.

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Tornando su viale Tunisia, ci imbattiamo invece in una cortina edilizia post demolizione viadotto ferroviario (demolito nel 1931-33) che ha dato il via alla costruzione di nuovi palazzi quasi tutti realizzati prima della Seconda Guerra Mondiale. Edifici più alti sul viale (viale privo di alberi) confronto ai palazzi ottocenteschi e non del quartiere del Lazzaretto.

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Ultima chicca architettonica del quartiere, la troviamo, se vi permettono una visita, all’interno dell’Hotel Sanpi, in Via Lazzaro Palazzi 18, dove si trova ancora un rimasuglio di edilizia di servizio del vecchio scalo ferroviario, una casetta per custode o ferroviere.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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