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Milano | Portello – Un palazzo dalle ore contate, o no?

Un edificio che rappresenta la pesantezza delle costruzioni in voga negli anni Ottanta e Novanta del XX Secolo e che oggi si vuole demolire o trasformare.

Mario Bellini lo concepì all’inizio degli anni Novanta. Venne aperto al pubblico in parte nel 1993 e successivamente nel 1997 con il completamento della testata col grande Timpano. Si trattava di padiglioni che integrassero la vecchia fiera. Fiera che nel 2000 si trasferì a Rho. Nel 2012 sempre l’Architetto Mario Bellini venne chiamato per realizzare il MiCo (Milano Congressi), una ristrutturazione e trasformazione di alcuni padiglioni della fiera da lui stessa disegnata nel 1993 in uno dei centri congressi più grandi d’Europa.

Come segnale evidente della nuova struttura, Bellini progettò questo “velo” che lui definì “cometa” e che piaccia o non piaccia è pesantemente presente nel panorama cittadino.

Però a partire dal 2005 la Fiera ha spostato la maggior parte delle proprie attività presso il nuovo polo fieristico di Rho-Pero, lasciando gli edifici del Portello come ultima zona attiva del polo cittadino.

Arriviamo agli ultimi anni, dove un susseguirsi di progetti ha cercato di trasformare questi grandi padiglioni utilizzati poco e molto ingombranti. Padiglioni anche appetitosi, vista la zona di rilancio grazie a CityLife e al nuovo Portello.

Soprattutto due progetti, entrambi naufragati e che si sono trascinati non poche polemiche e ricorsi vari. Uno è stato lo Stadio del Milan, che doveva sorgere demolendo completamente e ricostruendo il blocco prossimo a Milano Vittoria, quello di piazza Gino Valle. L’altro Milano Alta di Vitali Spa, che vedeva, in un primo progetto, la trasformazione dei vecchi padiglioni in una città dello sport e della ricreazione, con una passeggiata aerea. Progetto sostituito successivamente in uffici, ma che alla commissione del Comune non piacque. Fondazione Fiera, proprietaria dell’area, vuole disfarsi di quest’edificio, la parte ad uso fieristico, ma a quanto pare per ora non vi sono proposte decenti che, come da richiesta del Comune, rispecchino la riqualificazione della zona, con un alta concentrazione di Architetture di fama internazionale.

Noi abbiamo sempre trovato quest’edificio un classico ibrido del pensiero confusionario degli anni Novanta, quando si costruiva utilizzando quello stile chiamato Post Moderno e che non ci ha regalato grandi cose. Le strutture progettate da Mario Bellini rappresentano un’epoca, il grande timpano come quello di un tempio post-moderno, le scale elicoidali e poste ai lati, che fanno ricordare un pezzo meccanico di proporzioni gigantesche, forse è un peccato spariscano dal ricordo di questa città, ma per il momento pare sia il desiderio più diffuso. Forse, oltre al timpano, sarebbe anche da salvare la bella foresta di carpini posta al primo piano della struttura lungo viale Scarampo.

 

Recentemente, a fine luglio, i vertici di Fondazione Fiera e di Vitali Spa, pareggiano comunque arrivati ad un’intesa, se Vitali non può intervenire sui vecchi padiglioni, Fondazione Fiera, da indiscrezioni (il Giorno) ha messo a disposizione dei costruttori bergamaschi un’area da 15mila metri quadrati dismessa da tempo e che affaccia proprio di fronte al padiglione della discordia.

Purtroppo non siamo riusciti a capire quale sia il lotto di 15mila metri quadri messo a disposizione ai Vitali, forse la parte verso via Gattamelata, dove doveva sorgere una parte dlello Stadio del Milan. Qui i costruttori potrebbero dar corso ad alcuni contratti già sottoscritti per la Milano Alta, naufragata, per la riqualificazione del padiglione 1-2, primo tra tutti quello con i tedeschi di «Motel One», catena alberghiera leader in Germania e pronta ad aprire a Milano il suo primo avamposto italiano.

Nel bando per la riqualificazione dei padiglioni di Fiera Milano City vi era già inclusa la costruzione di un hotel che servisse anche al vicino Centro Congressi del MiCo oltre ad essere vicino a CityLife.

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


15 thoughts on “Milano | Portello – Un palazzo dalle ore contate, o no?

  1. Anonimo

    Spero solo cambino architetto, questa volta. La copertura del Mi.Co gareggia in bruttezza solamente con il beaubourg di Piano, è pesante, osceno, e da un senso di precarietà che una costruzione non deve mai avere.

  2. Anonimo

    “Un edificio che rappresenta la pesantezza delle costruzioni in voga negli anni Ottanta e Novanta del XX Secolo”

    “che piaccia o non piaccia è pesantemente presente nel panorama cittadino”.

    “un classico ibrido del pensiero confusionario degli anni Novanta”

    “quello stile chiamato Post Moderno e che non ci ha regalato grandi cose.”

    Lo dite in modo molto subliminale e tra le righe, ma mi sembra di intuire che quei padiglioni non vi piacciano granchè…
    Io invece trovo che il problema non sia l’architettura (o il movimento postmoderno) ma il fatto che inserire 100.000 metri quadri di superficie espositiva nel bel mezzo di una città era una anacronismo. Anche negli anni 90.

    Io penso che i padiglioni siano il meglio di quel che si potesse tirar fuori, dal punto di vista architettonico, una specie di bastione come le vecchie mura e che abbia soluzioni per ridurre gli impatti ambientali interessanti (tipo tutti i percorsi e i parcheggi per il carico e scarico e allestimento nascosti e/o sopraelevati e nascosti) e che comunque avesse (o provasse ad avere) soluzioni per ridurre l’impatto visivo tipo la fascia alberata e a verde a mezza altezza sul lato di Viale Scarampo (che mi ricordo ai tempi io trovai molto interessante, non dico sia il bosco verticale ante litteram, ma qualcosa di “diverso” dal solito cemento ce l’aveva). E anche i cilindri trasparenti per salire, adesso li diamo per scontati ma ai tempi erano ancora una cosa abbastanza nuova per alleggerire un fronte necessariamente “massiccio”.

    Poi chiaramente un blocco del genere senza un minimo di spazio libero attorno (a parte un marciapiedino stretto) è un abominio e adesso nessuno lo autorizzerebbe più, però di nuovo è un problema dell’urbanista più che dell’Architetto più o meno postmoderno 🙂

    Spero che in quell’area ci si trasferisca la RAI (unificando Corso Sempione che dicono sia obsoleto e Via Mecenate di cui è finito l’affitto), con una architettura molto innovativa che faccia sorgere al posto dei padiglioni tutte le aree verdi che i moderni standard impongono. E che preservi il timpano, che in fondo trovo carino e degno di rimanere (valorizzato credo stia bene)

      1. CM

        anche io concordo in pieno.
        L’unico elemento un po’ ridicolo e banale rimane il timpano…, ma per il resto la demolizione mi sembra un grosso errore.

    1. Enchanted Avenger

      Non si poteva dire meglio.

      Magari tra 100 anni sarà di gran moda il postmoderno e, guardando le vecchie foto, i nostri bis-bisnipoti si chiederanno quale follia ci spingeva ad abbattere simili meraviglie per sostituirli con anonimi scatolotti vetro e acciaio tutti uguali.

      Corsi e ricorsi, ma ogni generazione pensa sempre di avere l’ultima parola….

  3. mauro

    Sarei dell’idea di preservare i carpini e rendere la passeggiata sopraelevata già esistente fruibile al pubblico.
    Degli “scatoloni” realizzati facciano un po’ quel che vogliono (riconversione), ma per carità evitiamo sprechi e ricicliamo l’esistente.
    Se poi ci fosse spazio anche per una bella torre ben venga.

    1. Anonimo

      Cambiano i tempi, cambiano le mode, cambiano le ideologie, cambiano i secoli, ma al Milanese-tipo demolire demolire demolire piace sempre!

      Dev’essere lo spirito di questa città ed in fondo ha un suo fascino, anche quando il percorso è circolare (vedasi i Navigli o il Castello 😉 )

        1. Enchanted Avenger

          Esatto. Altra versione del detto: Milàn l’è tütta on fà e disfà!

          O come tradussi io una volta per un amico ammerigano:

          Milan is all about doing and undoing!

          🙂

  4. Dado

    A proposito di fà e disfà………non si puo’ cominciare a demolire subito citylife? Piu’ abominio postmoderno di quello non saprei!!!

  5. GArBa

    questa storia dell’anacronismo dell’insediamento della fiera in città la sento da vent’anni. in realtà questi padiglioni, piacciano o non piacciano esteticamente, sono molto interessanti proprio per lo studio della circolazione totalmente interna dei mezzi pesanti che fu fatto e che ne caratterizza in gran parte l’estetica. Che poi questo comporti costi di gestione maggiori rispetto a un insediamento come quello di rho, è pacifico; che basti per condannarlo, non so. ma certo quelle lamiere orrende non lo hanno aiutato a vincere le simpatie dei milanesi.

    1. Enchanted Avenger

      Tra l’altro, da professionista che lavora (anche) con le fiere, posso testimoniare che non è affatto vero.

      Rho va bene per le fiere B2B, ma per quelle aperte al pubblico, quelle non enormi, è certamente meglio il Portello perché di andare a Rho la gente si scoccia. Infatti sono molte le manifestazioni che sono tornate indietro, ad esempio Bit e Sposaitalia e l’anno prossimo Tempo di Libri.

      Anche a Colonia e a Francoforte le fiere stanno in pieno centro e a nessuno viene in mente di spostarle fuori città.

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