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Milano | Bicocca – La fermata al “Bronx”: Arcimboldi Ateneo Nuovo

Nel cuore della Bicocca, nel 2002 venne aperta la fermata della linea tranviaria 7 “Arcimboldi Ateneo Nuovo”, che unisce tramite un tunnel il quartiere di Precotto col quartiere Bicocca al contempo anche le linee metropolitane 1 e 5. Il tunnel fu realizzato da Pirelli RE a scomputo oneri di urbanizzazione, compresa per l’appunto la fermata sotto il livello stradale del tram 7.

Ne avevamo già parlato nel 2014, ma come si vede, nulla è cambiato, se non in peggio.

Potremmo descrivere lo stato di “abbandono” e di inquietudine che suscita questa fermata di tram.

Già gli ingressi sono un po’ inquietanti, ma è scendendo nel sotterraneo che c’è da aver paura o quasi, specie la notte.

Almeno fosse stata decorata in modo decente dagli stessi writer, ma qui pare essere il regno del vandalo, dell’inefficienza del Comune di garantire pulizia e sicurezza, anche se, dobbiamo dire, la pulizia da cartacce e altro viene fatta regolarmente.

Fossi una donna sola, la sera, non so quanto gradirei scendere e attendere l’arrivo del mezzo in un posto simile (a dire il vero pure io non sarei sicuro).

Anche nel tratto esterno, le scritte vandaliche degli imbrattamuri hanno decorato in modo anarchico qualsiasi spazio imbattibile. Invece di abbellir, a questo punto, con dei bei murales, si continua a scarabocchiare stupide tag.

Nel 2015 venne realizzato un bel progetto di street art realizzato da Edoardo Tresoldi sulla parete di un ascensore della fermata. Ci chiediamo perché non vengano realizzati una serie di murales come questo su tutte le pareti della fermata, magari anche illuminandola meglio.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


12 thoughts on “Milano | Bicocca – La fermata al “Bronx”: Arcimboldi Ateneo Nuovo

  1. Andy77

    Per l’arredo urbano basterebbe poco, chiedendo appunto agli street artists di creare dei murales che ravvivino l’atmosfera.
    L’illuminazione non richiederebbe molta spesa.
    Invece gli ascensori dovrebbero essere rifatti, sono sporchi e rotti da tempo immemorabile.
    Per fortuna le donne possono aspettare il tram alla stazione di Greco, un’alternativa esiste a maggior ragione pensando che senza ascensore portare un passeggino o la spesa è abbastanza faticoso se non improponibile!

  2. Anonimo

    “Fossi una donna sola,di sera non so quanto gradirei” scendere in qualsiasi sottopassaggio (ferroviario o tramviario che sia).In ogni caso non penso che “abbellire” con dei murales possa aumentare il senso di sicurezza.

    1. Anonimo

      Ormai i murales sono considerati come la tappezzeria (o il wallpaper, che fa più chic) nei programmi di arredamento della tv: quando non hai idee o non hai budget, foderi mezza stanza con carta da parati bella sgargiante e le amiche e le vicine fanno wow tutte giulive. Pure la suocera approva.

      Se io fossi un artista di strada penso che mi ribellerei all’idea di farmi usare come un imbianchino low cost. Ma non tutti la pensano come me (tanto meno chi i murales li fa, con tanto di listino prezzi) e quindi rispetto le opinioni di tutti. Qualunque cosa è meglio di adesso.

  3. Manuel

    9 anni che ci passo. Ho segnalato e scritto della situazione a:
    – ATM
    – AMSA
    – Comune di Milano

    Ma nulla… sembra che a quanto pare non risulti sul territorio del comune di Milano.

    Pensate, pensate alle Olimpiadi 😀

    1. Anonimo

      Ma infatti. Abito in zona e non mi risulta d sia mai successo niente li sotto. E’ un sottopassaggio piuttosto buio ma frequentato tranquillamente da studenti e non solo. I murales no grazie.

  4. Andy77

    Vorrei solo dire che i murales non devono essere confusi con i graffiti, che i murales darebbero più decoro e non certo più sicurezza.
    Altrimenti è proprio vero che Keith Haring quando disegnava nella Metropolitana di New York era un black block contestatore leoncavallino.
    Devo invece ancora capire come si faccia ad associare murales a sicurezza, se gli anonimi che hanno fatto l’associazione me lo spiegano mi fanno un favore, mi sembrava chiaro che stessi affrontando la questione della decenza del luogo….

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