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Milano | Villa San Giovanni – Un giro nel quartiere

Villa era un puntino di case lungo lo stradone per Monza facente parte del vecchio Comune di Precotto, fin quando venne inglobato assieme ad altri piccoli comuni confinanti nella grande Milano dal 1923.

Una piccola frazione quasi dimenticata sino a quando nel 1964 aprì la stazione della M1 “Villa San Giovanni” (anziché semplicemente Villa come da progetto).

In origine, come dicevamo, vi erano poche cascine che formavano la frazione di Villa, una di queste è ancora presente su viale Monza, al civico 256, la Cascina Mandello San Giovanni. Qui si trovava l’antica Osteria del Mandel, punto di ristoro per i viaggiatori (oggi ospita il ristorante “Mamma Lina”).

Di fronte si trova invece, “Ca’ Radetzky (viale Monza 291), villetta risalente alla fine del 1700. Nella villa morì lo scultore Francesco Barzaghi nel 1892. A quanto pare qui vi dimorò anche il famoso generale, al quale si deve il nome della villa. Probabilmente vi dimorò per un certo periodo ma non vi sono fonti ufficiali per attestarne la veridicità.

Oggi l’aspetto di Villa San Giovanni è decisamente quel di un quartiere moderno, tipico di una periferia sviluppatasi a partire soprattutto dagli anni Cinquanta del 900 in poi.

Edificio caratteristico di Villa, è senza alcun dubbio la vecchia palazzina del dazio di viale Monza 335.

Si tratta di una graziosa palazzina che dal 1988 è diventata una delle sedi della società “Pane Quotidiano”, succursale che distribuisce ogni giorno cibo e vestiario ai bisognosi della zona. Fino al 31 dicembre 1972 questa era stata la garitta del dazio di viale Monza.

Quando il dazio era del Comune di Precotto, dove si imponevano tasse comunali alle merci che entravano in città, si trovava ancora presso il vecchio municipio, in via Bressan.

Con l’annessione al Comune di Milano nel 1923, il dazio venne spostato all’altezza del ponte ferroviario piviale Monza, finché non venne attrezzata una nuova palazzina al confine cittadino, a Villa nel 1931, quella che possiamo ammirare ancora oggi.

Oggi a voler esser “pignoli” è un po’ precario, con protezioni precarie, baracche e promiscuità. Certo, non si pretende un aspetto più consono e civile ad un’associazione no-profit, ma certo Comune e Privati potrebbero aiutare l comunità ad un modo migliore di condividere lo spazio coi cittadini.

Lasciamo alle spalle la vecchia dogana e ammiriamo le graziose case che introducono la Via Privata Galeno. Via che prosegue verso la ferrovia e che diventa moderna addentrandosi. Più avanti troviamo anche la parrocchiale della zona, quella del Cristo Re, che vedremo più avanti.

Nella stessa via troviamo anche un fabbricato che tradisce l’originaria vocazione da cinema.

Infatti al civico 25 di via Galeno, nell’autunno del 1958 iniziò l’attività il cinema Giada
Si trattava di una sala da 1000 posti, dotata di platea e galleria. Il nome scelto, semplice e diretto, richiama la pietra minerale verde usata spesso come ornamento, a cui alcuni popoli attribuivano qualità magiche e terapeutiche.

Il cinema come molti, cesserà l’attività nell’autunno 1983. L’ex Cinema Giada, opportunamente ristrutturato, divenne una chiesa chiamata Iglesia Ni Cristo, frequentata dalla comunità filippina.
Curiosamente, proprio di fronte al Giada (Via Galeno 32), in quegli stessi anni entra in attività il cinema parrocchiale Cristo Re (oggi Teatro Villa), facente parte della chiesa omonima.

Non lontano si trova la piazza senza nome sulla quale ci eravamo già dilungati non molto tempo fa.

Via Fortezza, via Vipacco, via Doberdò, via Soffredini e via Brunico fanno parte del reticolo di vie che in modo ortogonale seguono l’allineamento di Viale Monza. Dopo un brutto incidente, vennero regolamentati meglio gli incroci della via.

Edificio più importante e spettacolare, sicuramente, della zona è senza alcun dubbio gli Attici di via Doberdò, progettato da Arkpabi – Palù & Bianchi architetti. Un edificio posto ad angolo fra le vie Doberdò e Fortezza. La particolarità di questo palazzo è dovuta senz’altro all’originalità e libertà espressiva dell’architettura scelta.

I corpi aggettanti, le grandi vetrate coloratissime e le terrazze disposte in modo casuale, hanno reso l’edificio riconoscibile e fuori dagli schemi abitativi ancora in uso.

L’edificio prevede tre piani destinati ad autorimesse (due interrati) e 6 livelli superiori dedicati alle abitazioni.

Sicuramente uno degli edifici di ultima generazione degni di nota.

Recentemente si è aggiunto al gruppo di edifici interessanti via Vipacco 38. Ci piace che in un quartiere così moderno si sperimenti un po’ e si esca dalle solite architetture.

Come, ad esempio, l’edificio di via Eraclito 3, realizzato nel 2009 dallo studio Lpzr.

La zona ad Est di Viale Monza nelle intenzioni originali, di quando qui era ancora il Comune di Precotto, si progettò il Villaggio Giardino, dove si prevedeva la realizzazione di strade ortogonali dove sviluppare un borgo fatto di villette. Qualcuna venne realizzata e molte altre no. In via Eraclito si trovava la fabbrica per la produzione della crema Nivea.

Quasi al confine col Comune di Sesto San Giovanni, troviamo la torretta di Torre Porto Corsini 2. Mentre non molto lontano si sta completando il piccolo complesso di via Recanati.

Qui di seguito invece è Via Pindaro (lato orientale della zona) e il progetto per un nuovo complesso edilizio prosegue a gran ritmo.

Torniamo sul lato occidentale del quartiere dove la facciata post-moderna del GE Medical Systems Italia ci colpisce. Un edificio che colpisce, ma che non ci entusiasma.

Parrocchia del Cristo Re.

L’aumento della popolazione della zona, e l’espansione urbanistica all’inizio degli anni Sessanta del ‘900,indussero la cura a sdoppiare l’antica parrocchia di Precotto, così nacque l’8 agosto del 1965 la nuova parrocchia del Cristo Re. La nuova chiesa in breve tempo, tra il 1967 e il 1970, venne eretta in via Galeno su progetto degli architetti Claudio e Mino Buttafava, con la consacrazione del Cardinal Giovanni Colobo nel 1970.

La chiesa, orientata a nord- est e anticipata da un sagrato definito dall’incrocio delle vie tra cui sorge il complesso, è caratterizzata da un impianto centrale la cui direzionalità interna è dichiarata dall’andamento sinuoso delle pareti perimetrali che, avanzando rispetto all’impianto dell’aula, vanno a creare tre portici di ingresso. Dei tre ingressi, quello centrale è anticipato da un’ampia scalinata e sottolineato dalla strombatura delle pareti, a creare una sorta di invito nella porzione centrale della facciata. Internamente la chiesa ad unica navata è scandita da una doppia fila di pilastri portanti orientati verso uno dei due centri dell’ellissi intorno a cui, ad impianto centrale, sorge il presbiterio, rialzato di qualche gradino rispetto alla navata. Le pareti perimetrali sono in laterizio a vista, mentre la parete di fondo e i setti murari portanti sono in cemento a vista, tinteggiato di bianco. La chiesa è caratterizzata da tre altezze differenti: la zona più bassa corrispondente all’ingresso e al deambulatorio sul quale si aprono anche i confessionali lignei incassati in nicchie create nella muratura; lo spazio della aula vera e propria e infine lo spazio più alto del presbiterio concluso da una cupola ribassata impostata su un alto tamburo circolare. In ogni cambio di altezza si aprono una serie di finestrature interrotte solamente dagli elementi portanti della copertura che salgono senza soluzione di continuità dalle murature perimetrali. L’altare maggiore è schermato sul fondo dell’aula da una parete in cemento a vista dietro la quale era prevista la sacrestia e al di sopra della quale è collocato un mosaico monocromo raffigurante Cristo, opera di Mino Buttafava. Nella zona retrostante il presbiterio, sul fianco sinistro si sviluppa uno spazio rettangolare adibito a cappella feriale. Sul lato destro del presbiterio in una nicchia emiciclica è contenuto il fonte battesimale. Al di sotto della chiesa si sviluppano gli spazi dell’oratorio collegati in parte con l’adiacente casa parrocchiale.

Concludiamo il nostro giro nella parte,meridionale del quartiere c’è un grande lotto vacante in attesa di venire sviluppato. Ci troviamo in via Frigia 19. Qui dovevano venir costruiti al posto di vecchi capannoni industriali delle residenze, una piazza pubblica, un parcheggio e un pacchetto. Tutto sospeso dal 2010. La situazione ora è, come immaginabile, molto degradata.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Villa San Giovanni – Un giro nel quartiere

  1. milano00

    in via Euclide c’è l’istituto buddismo-tibetano (quella pagoda rossa e gialla che si vede nella foto) che è molto famoso e bello.

  2. Milano00

    Nella foto di via Euclide si può vedere quella pagoda rossa e gialla che altro non è che l’istituto buddismo-tibetano. Molto famoso e molto bello da visitare.

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