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Milano | Porta Lodovica Morivione – Deposito Atm in viale Toscana, residenti contrari

In viale Toscana ATM, l’azienda dei trasporti pubblici di Milano, avrebbe intenzione di erigere un deposito per i bus elettrici dove oggi si trova un’area incolta tra il viale della circonvallazione e la cintura ferroviaria, all’incrocio con via Carlo Bazzi. Qui un tempo vi era parte della grande industria delle ex OM (Officine Meccaniche).

La sua realizzazione è già prevista nel nuovo Piano di Governo del Territorio, di recente approvato da parte del consiglio comunale.

Il piano depositi ATM nasce dall’esigenza di riconvertire questi spazi per ospitare il nuovo parco vetture automobilistiche urbane con mezzi completamente elettrici. Parco di bus elettrici che secondo il Comune dovrà esser completato per il 2030.

L’obiettivo finale sarà quello di avere una configurazione dei depositi gomma urbani totalmente elettrica con la realizzazione di tre nuovi hub full electric. E’ già stato avviato uno studio per un concept eco-sostenibile, estremamente all’avanguardia, in collaborazione con il Politecnico di Milano
Contemporaneamente, i depositi esistenti che ospitano la flotta gomma saranno progressivamente convertiti al full electric con l’installazione di sistemi di ricarica per accogliere i nuovi mezzi
Per consentire di avviare immediatamente il piano di acquisto dei bus elettrici e rendere i mezzi immediatamente utilizzabili, il deposito di San Donato sarà ampliato e rifornito dei sistemi di ricarica.

Attualmente ATM possiede 6 depositi autobus: via Palmanova, via Giambellino, viale Sarca, Viale Molise, via Novara e San Donato.

Per necessità, probabilmente per un problema logistico e di futura espansione della rete, ATM deve realizzare questo nuovo deposito che sarà costruito ipogeo, con spazio verde aperto al pubblico in superficie.

Ma contro il progetto c’è l’intero quartiere attorno alla Bocconi e quello di via Spadolini, supportati anche dal Municipio 5, che esprimono parere negativo sia al Pgt in generale sia al provvedimento sul deposito, ritenuto inutile. I residenti vorrebbero venisse unificato il parco Ravizza con il parco ex OM tramite, appunto, lo spazio oggi incolto e in attesa di bonifica (pare che al Comune manchino i soldi per l’intervento). Fra l’altro l’accesso sarebbe facilitato grazie ad un passaggio sotto ferrovia e sotto il viale Toscana tramite un esistente tunnel una volta utilizzato dalle Officine Meccaniche. Qui, inoltre, era previsto il parco delle Culture, secondo un piano di vent’anni fa.

La bonifica per realizzare il parco è molto complessa e costerebbe circa 10 milioni di euro, risorse che in questo momento non ci sono, così dicono dal Comune. Quindi, cambiando la destinazione d’uso dell’area, i costi di bonifica scenderebbero e in questo modo tutti potrebbero ottenere ciò che chiedono: i cittadini uno spazio verde curato e ATM il suo deposito. Vedremo se sarà veramente così.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


26 thoughts on “Milano | Porta Lodovica Morivione – Deposito Atm in viale Toscana, residenti contrari

  1. Anonimo

    Ma.. se è ipogeo e per mezzi elettrici, qual’è il problema? Può essere piantumato ad esempio. Perché i residenti protestano? Giriamo col cavallo di S Francesco?

    1. Anonimo

      Credo che possa essere ipogeo solo formalmente.
      Le misure antincendio per le batterie al litio sono molto severe in Europa (rischio di incendio). Non puoi tenere i mezzi a caricarsi in un bunker sotterraneo completamente chiuso.

  2. Anonimo

    Per una volta mi sembra abbiano ragione i residenti….

    Tra l’altro ATM prevede di costruire un deposito per gli autobus elettrici anche vicino al capolinea MM4…quanti depositi nuovi servono per i bus elettrici se devono sostituire quelli a gasolio che son negli altri depositi??

        1. Matteo Belotti

          Ma chi sei tu per dire che quella non è la soluzione migliore? Conosci i piani? I bisogni della futura flotta?
          Poi se è una cosa proprio fuori luogo e impattante se ne può discutere ma se il progetto è buono e si cala bene nel territorio secondo me non c’è da discutere.

          1. Anonimo

            Probabilmente se conoscessi i piani, i bisogni della futura flotta, le intenzioni di sviluppo degli autobus (rimpiazzano i filobus? Il futuro sono i tram o i bus?), i progetti immobiliari di dismissione e valorizzazione immobiliare dei vecchi depositi degli autobus rimpiazzati da quelli nuovi, potrei farmi una idea migliore.

            In mancanza di tutto questo (che in democrazia si chiama coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni), ho semplicemente detto “per una volta mi sembra abbiano ragione i residenti”.

            In fondo ricucire un parco con la città è meglio di un giardinetto sul tetto semi interrato di un deposito, per il quale le aree alternative dismesse e da risistemare non mancano di certo in zona.

          2. Matteo Belotti

            Ma è giusto che i cittadini si facciano due domande, solo non vorrei che, come in altri casi, venga sputato un no categorico, ma vorrei più che avvenisse un confronto fra le parti per vedere come si possa procedere. tutto qua : )

      1. Anonimo

        Li doveva esserci il parco delle Culture, previsto da 20 anni.

        Se guardi il PGT online, la variante è recentissima. Ci sta che i residenti non siano d’accordo e posto che l’infallibilità del Comune quando decide una cosa non è ancora stata sancita per Dogma, ci sta di ritenere la decisione discutibile…
        Specie visto che il motivo a leggere l’articolo sembra essere che non ci sono 10 milioni per la bonifica (gli oneri di urbanizzazione della Bocconi per che cosa son stati spesi?)

  3. Anonimo

    Se si va verso la Città Metropolitana ed un sistema integrato di trasporti, forse andrebbero localizzati depositi anche più vicino ai centri dell’hinterland? La mattina i bus nei comuni intorno a Milano arrivano tutti da Milano.

    1. Anonimo

      Mah, non so da dove ti arriva questa bizzarra convinzione che i bus dell’hinterland arrivino da Milano….

      Già adesso ATM dispone di numerosi depositi fuori Milano, anche molto lontani dalla città (ad es. Trezzo d’Adda) senza contare che molta parte del trasporto suburbano ormai non è più nemmeno gestita da ATM ma da altre società, che hanno i loro depositi… Ad esempio tutto il quadrante nordest è gestito da NET trasporti, che è una joint-venture tra l’ATM (che coordina il servizio) e la Zani di Bergamo che fornisce bus, autisti e depositi propri. A sudest c’è Autoguidovie, ecc.

      1. _

        I bus ATM che fanno servizio anche con i comuni dell’hinterland. Li riconosci dal numero della linea con 3 cifre e son quelli che devono essere molto espandi nei prossimi anni.

        Non si sta parlando dei bus interrurbani, anche se far passare i concetto di Milano anche fuori dai confini del Comune è dura ma dura…

        1. Anonimo

          E cosa c’entra, di grazia?

          in base a quale ragionamento se ha un numero di 3 cifre viene da un deposito situato dentro a Milano e non fuori?

          Oltre tutto la numerazione a tre cifre la seguono anche i bus della altre aziende, è determinata dall’autorità di bacino, non dall’ATM. quelli di NET per esempio sono 32X

          1. Anonimo

            Ci sono bus ATM che fanno servizio anche nell’hinterland. Li riconosci dai numeri di 3 cifre.
            Devono essere sempre di più e lo saranno.
            Questi bus partono tutti da depositi nel territorio Comunale, spesso molto in centro (questo che vogliono fare è praticamente dentro la circonvallazione).

            Dai, non è difficile! 😉

  4. ANDREA

    Anziche rilanciare, velocizzare e modernizzare la rete tranviaria (in agonia) ATM spende ed investe milioni di euro per una gigantesca flotta bus dalla scarsa appetibilità (senza corsie prefetenziali gli autobus sono dei pachidermi) e dalla bassa capacità di trasporto. In sostanza MASSIMA SPESA per MINIMA RESA. La rete andrebbe riorganizzata dando un ruolo centrale e strategico alle tranvie (che aspettano da decenni l’asservimento semaforico) che affiancherebbero ed aiuterebbero le metro. Gli autobus dovrebbero avere un ruolo marginale e di adduzione, non essere il fulcro degli investimenti più ingenti della rete di superficie. Sorge spontanea un altra domanda: quale sarà la vita media di questi nuovi bus a batteria? Quanti chilometri e cicli di ricarica saranno in grado di fare prima di essere dismessi? I filobus con trolley possono fare anche un milione di chilometri e durano decenni. I bus a batteria temo perdano prestazioni in pochi anni, considerato l’utilizzo urbano. Tutto é camuffato dallo slogan Full electric, un operazione di green washing bella e buona. I mezzi elettrici più convenienti non sono certo questi costosi autobus. Più tram veloci e filobus snodati su percorsi protetti. Questo serve.

    1. _

      Vogliamo parlare dei nuovi bus IVECO da 18 metri “ibridi”?
      Hanno sempre il motore acceso, io un rumore vagamente elettrico non l’ho mai sentito (a differenza di quelli di prova che giravano prima, dove si sentiva perfettamente la differenza, come succede sulle auto ibride)

    2. Anonimo

      tutto indubbiamente vero, ma definire “in agonia” la rete milanese, una delle più estese reti tranviarie legacy d’Europa se non del mondo, mi sembra francamente un po’ eccessivo.

      1. Anonimo

        A Milano in effetti c’è una rete estesa e legacy.

        Il problema è che alle 20.30 di sera quando vuoi tornare a casa dal lavoro ed il week end, vuoi un tram che arriva in tempi brevi, non sia stracarico e ci metta un tempo ragionevole. Oggettivamente non è quello che succede adesso.

        Che faccio, mi consolo pensando che è una rete estesa e legacy mentre cammino a piedi fermata dopo fermata visto che c’è una attesa di 17 minuti? 🙂

      2. ANDREA

        La rete é in agonia perché non trasporta i passeggeri che potrebbe, resta al di sotto delle sue potenzialità. I motivi? Tempi di percorrenza troppo lunghi anche e soprattutto dove ci sono le corsie riservate. Cito l’imbarazzante esempio del 15 che impiega un ora per percorrere 8 km da Rozzano al Duomo. E si tratta di una linea “ricostruita” come metrotram nel 2003.Evidentemente ci sono gravi problemi nella gestione. Problemi che si conoscono ma che non si vogliono risolvere. Quali? Il metrotram fa ben 32 fermate in 8 chilometri e passa infiniti minuti fermo ai semafori. Un disastro. A livello Europeo poi non esiste nessuna città in cui é in vigore il divieto di accodamento in fermata. In pratica prima del 2009 due tram potevano impegnare assieme una fermata consentendo il trasbordo veloce da una linea all’altra. Poi per un assurdo motivo di sicurezza si é imposta questa limitazione che ha generato ulteriori rallentamenti. Tenete poi conto che a Milano sembra impossibile trovare la quadra con la gestione semaforica preferenziale (la politica ne parla da decenni ma sono solo slogan perché nulla di concreto é mai stato attivato) ed i semafori anziché favorire i tram li penalizzano, tanto é vero che in centro si imbottigliano. Tutte queste criticità, purtroppo mai affrontate (Atm su queste questioni non sembra essere molto reattiva) generano una percezione del tram come mezzo lento, obsoleto, non competitivo…Quando invece, se ben gestito, sarebbe la miglior risposta in termini di costi/benefici per la mobilità cittadina. A Milano invece l’impostazione gestionale pare essere METRO + BUS. E via con i milioni di euro per i bus a batteria che porteranno in giro pochi passeggeri a costi esorbitanti. I bus infatti hanno bassa capacità di trasporto e dovrebbero avere funzione complementare e di adduzione alla rete su ferro…

    3. Matteo Belotti

      Mah insomma guarda che grossi investimenti sono stati fatti e verranno fatti anche per tram e filobus.
      Di filobus ne arriveranno 80 nuovi che praticamente è quasi tutto il parco macchine attuale, anche di tram ne arriveranno 80 nuovi, e si continua nel rimodernamento di fermate. Di pullman ne arriveranno 250 ma sono più di 1300 i bus che circolano oggi. Poi sono d’accordissimo che sia necessario velocizzare i tram migliorando i percorsi e le indicaziono semaforiche, qui forse qualcosa si sta facendo ma troppo poco

  5. Anonimo

    Premesso che le infrastrutture da qualche parte bisognerà pur farle anche se nessuno le vuole nel proprio cortile (AKA sindrome NIMBY), magari se imparassimo a fare come i francesi e consultare i cittadini PRIMA, e non a decisioni prese e cose fatte, ci eviteremmo un sacco di casini.

    Nel caso specifico, capisco il malessere dei cittadini che si vedono costruire sotto il naso una struttura invasiva (checché se ne dica) senza alcun vantaggio per il quartiere.

    Forse invece di piazzarci sopra il solito fazzoletto di verde solo per fare greenwashing, che poi diventa il solito ricettacolo di sbandati e nullafacenti e e quindi comunque non fruibile, era meglio integrare la struttura con degli spazi e/o funzioni utili per il quartiere… un centro civico…. uno spazio di ritrovo,.. degli uffici comunali distaccati o un ambulatorio… o qualsiasi cosa serva al quartiere e adesso manchi, foss’anche un supermercato…

    Just an idea

    1. Anonimo

      Su NIMBY e fazzoletti di giardino per fare greenwashing hai ragione, ma in quel caso si tratta di un parco esistente che non è sfruttato e finito proprio perchè c’è quell’area aperta sulla strada non finita.

      Una funzione pubblica o una piazza sarebbero più utili di un parcheggio di autobus, che non inquinano (ma fan traffico) e sicuramente potrebbero stare anche in una delle tante aree dopo via Lampedusa, che sono un devasto alla disperata ricerca di un po’ di ordine.

      Da anni passo di li con la S9 e spero che ci finiscano il parco. Vedere che forse diventa un deposito ATM (per quanto green e “sotterraneo”), lo capisco dal punto di vista pragmatico del non spenderci soldi pubblici per bonificarlo, ma mi sembra una soluzione un po’ mediocre.
      Che poi dei depositi esistenti che facciamo? Li vendiamo zitti zitti ai privati come le aree ex FS dismesse, visto che alcuni sono in ottime posizioni?

  6. Milanese

    Impianto utile per un rinnovo green della flotta doveroso (come si è già fatto ampiamente in Svizzera e Germania)

    Però il rendering non è chiaro non sembra un deposito ma un giardino

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