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Milano | Intervista al CRO Piero Pelizzaro: Resilienza e strategia

Articolo di Francesca Guerci – Jr PM e divulgatrice ambientale (soprattutto sui temi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana).

Oggi abbiamo intervistato Piero Pelizzaro CRO (Chief Resilience Officer – per dettagli potete vedere a questo link), che rappresenta Milano all’interno della rete internazionale Global resilient cities network precedentemente 100 Resilient cities). La rete è promossa dalla Fondazione Rockefeller, con la funzione di diffondere e sviluppare in tutto il mondo strategie urbane improntate alla resilienza.

Milano rientra sia nel Global resilient cities network sia nel C40, che abbiamo citato nel nostro precedente articolo (milano-covid-19-cambiare- paradigma), in cui sottolineavamo che le azioni a livello urbano per affrontare i problemi climatici e di inquinamento atmosferico non sono capricci, ma necessità cogenti-urgenti, soprattutto nell’ambito della mobilità urbana (approfondimenti in questo articolo).

  1. Il termine resilienza significa originariamente “resistenza dei materiali a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto”; il termine viene poi traslato in psicologia e urbanistica per indicare “la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà”. Le due parole chiave sono quindi “resistenza” e “reagire”. Possiamo dire che la Strategia di adattamento Milano 2020 è un esempio concreto di resilienza? Aggiungeresti altri punti alla Strategia? La resilienza ha diverse definizioni: personalmente non sono un amante della definizione ingegneristica, che sottolinea l’aspetto della “resistenza”, mentre trovo più adatta la definizione usata in psicologia in cui “resilienza” assume il significato di “capacità di adattarsi al cambiamento”, un misto tra innovazione e memoria. Prendendo come esempio la situazione attuale, il distanziamento sociale ha fatto sì che la città si sia dovuta adattare a un nuovo concetto di “spazio urbano”. La Strategia Milano 2020 è quindi un ottimo esempio di resilienza, visto che al suo interno (nel rispetto delle competenze amministrative) si è previsto di: ripensare e riadattare lo spazio pubblico in tempi rapidi e con flessibilità (progetto “Strade aperte”, oltre al rafforzamento del progetto in corso già pre-Covid “Piazze aperte”); trovare nuovi spazi; dare ancor più centralità ai quartieri e alle loro reti sociali tramite la concezione della “Città a 15 minuti”; accelerare la transizione da una mobilità legata all’auto a una mobilità leggera (NDR: si veda precedente articolo su principio di precauzione legato al rapporto inquinamento atmosferico-Covid19). Un aspetto molto importante è che la Strategia è un documento aperto, dove quindi l’ascolto della collettività è centrale. Sottolineo, poi, che questa Strategia è dedicata alla fase 2, quindi eventuali punti non trattati potranno essere analizzati con maggior dettaglio in successive strategie per le successive fasi.
  2. Qual è stato il ruolo del vs gruppo trasversale nella preparazione di questa Strategia e, più in generale, in questo momento complesso? Sei stato soddisfatto del coordinamento avvenuto?
    La Strategia è stata sviluppata grazie a un coordinamento della giunta comunale e ha visto coinvolte tutte le direzioni dell’amministrazione, integrando la visione politica la visione tecnica. Per quanto riguarda il nostro gruppo, partiamo dal fatto che la “resilienza” non è codificata nella normativa italiana quindi se alcuni colleghi, per competenza, sono stati più in prima linea (es: food policy, servizi sociali, protezione civile), il nostro gruppo ha avuto più una funzione di supporto (es: elaborazione di strategie con visione più di lungo periodo e meno di breve termine). Possiamo dire che in questo periodo ci sono stati 3 diversi livelli di gruppi operativi/di lavoro: colleghi dedicati all’emergenza contingente (si pensi all’esperimento dell’Hotel Michelangelo per i malati Covid post-ricovero), colleghi dedicati alla gestione della comunità, colleghi dedicati alle fasi 2 e 3. Noi come gruppo trasversale abbiamo lavorato in particolare sulle metodologie relative ad ambiente e clima. C’è stato un grande lavoro di gruppo e un buon coordinamento, molto impegno, sacrificio e sforzo – è stato tutto fatto al meglio delle proprie possibilità.
  1. Avete in programma azioni per una “resilienza” più ampia (non solo a Milano, ma anche nell’hinterland) soprattutto in ambito trasporto? Riprendiamo il grafico di un nostro precedente articolo per ricordare quanto la tematica degli spostamenti di scambio sia più che mai pericolosa e attuale (DATI 2013, PUMS 2015, SINTESI NON TECNICA). Chiaramente si tratta di azioni da svolgere a livelloregionale/intercomunale e non di singolo comune di Milano/hinterland. A livello metropolitano prosegue il progetto di inverdimento urbano (NDR: si veda precedente articolo). Per quanto riguarda la mobilità, in concerto con le attività produttive, l’Amministrazione sta promuovendo l’estensione dello smart-working e in questo senso c’è grande collaborazione da parte delle imprese. Questa misura diminuisce la domanda di trasporto evitando di congestionare le infrastrutture, soprattutto in questa fase in cui c’è una contrazione della capacità dei mezzi pubblici. Sempre relativamente alla mobilità, un altro punto che è stato affrontato è quello dell’individuazione di aree già esistenti per trasformarle in parcheggi di interscambio (comune milano it – mobilita. un bando per individuare aree private da destinare alla sosta delle auto), con l’obiettivo di favorire l’intermodalità: per esempio uso dell’auto fino al parcheggio di interscambio + della bicicletta all’interno della città. Per quanto riguarda il trasporto regionale in particolare, è aperto un tavolo di coordinamento tra le diverse realtà territoriali per gestire la tematica.
  2. Riprendendo la domanda 3, reputi il modello attuale (Milano-diversi comuni dell’hinterland piuttosto indipendenti dalla città di Milano stessa) come modello decentrato? Se sì, quali sono le sfide che pone questo modello? Abbiamo citato sopra il tema del trasporto, vogliamo fare altri esempi?
    Con l’estensione della metropolitana fino a Monza, ci sarà un collegamento diretto tra due capoluoghi di provincia (primo caso in Europa) e questo aumenterà senz’altro la possibilità di decentramento. Milano in potenza potrebbe essere definita come modello decentrato, ma oggi questo modello è incompleto a causa della riforma incompiuta delle città metropolitane, in cui la città non ha particolare autonomia a livello di risorse e competenze. In questo modello “ibrido” e non nettamente definito, oltre al trasporto, anche il consumo di suolo e la gestione di certi temi trasversali (es: acque) diventano più complessi da governare. Concretamente, se riusciremo a includere i tempi del trasporto all’interno delle ore lavorative e a potenziare lo smart-working, potremo aumentare di molto il decentramento della città già da adesso(addirittura potremo lavorare anche dall’estero e non solo da altre parti di Italia).
  3. Non credi, soprattutto in questa fase, che si debba dare maggior risalto alle azioni della rete Global resilient cities? Abbiamo visto la settimana scorsa la call tra il Sindaco Sala e la Sindaca di Barcellona Ada Colau, entrambi rientranti nelle reti C40 e Global resilient cities. Possiamo definirlo come esempio di resilienza “internazionale”? Qual è il ruolo, proprio in questo momento, di queste reti? Non credo che sia necessario dare un maggior risalto all’operato delle reti internazionali, dato che le città del mondo hanno già dimostrato una collaborazione concreta e in prima linea in un momento di emergenza come quello attuale. Le reti C40 e Global resilient cities sono state importanti, e lo saranno ancora, per facilitare il dialogo e scambiare esperienze. Quello di cui ci sarà bisogno nell’immediato futuro è che questa “resilienza internazionale” prosegua con la stessa intensità nell’affrontare i cambiamenti climatici. Su questo aspetto i sindaci Sala e Colau sono molto in sintonia. Vorrei anche sottolineare l’importanza del ruolo dell’Unione europea: con i finanziamenti che saranno stanziati si presenta l’opportunità di indirizzarli sulle aree metropolitane, fortemente colpite da questa emergenza (es: Madrid). Ricollegandoci al tema del decentramento: si potrebbe così concretizzare un decentramento dell’Ue verso le città.



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9 thoughts on “Milano | Intervista al CRO Piero Pelizzaro: Resilienza e strategia

      1. Anonimo

        In realtà la resilienza è “la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.”

        Tutto il resto è cibo per Crozza/Fuffas.

        1. Andy77

          Ma sinceramente a me sembra una definizione sintetica di un fenomeno complesso.
          Se non si ha voglia di applicarsi e che il livello dell’italiano medio sia quello da te evidenziato è un altro discorso.

  1. Piero Pelizzaro

    Buongiorno, disponibile al confronto sulla definizione e sul resto sempre che ci sia la vostra disponibilità ad un confronto educato. Questo solo però se i commenti non sono anonimi ma con Nome e Cognome.
    Grazie molte, Piero

    1. Anonimo

      Buonasera, spero perdoni il fatto che mi firmo “anonimo” perchè fino a che UF non introduce un sistema di registrazione il mio sconosciuto nome non le direbbe nulla e comunque non avrebbe nemmeno valore perchè potrei essere chiunque.

      Ho scritto io il commento col riferimento ad un famoso personaggio di Crozza, con intenti puramente goliardici, senza voler sembrare un maleducato. Una vena goliardica nei commenti agli articoli di UF c’è sempre stata da quando lo seguo e personalmente è quello che fa la differenza con tanti forum di discussione per addetti ai lavori.

      Goliardia a parte, ho fatto fatica a capire l’intervista però il tema della resilienza mi interessa.
      In ambito aziendale, che è il mio settore, la resilienza è super alla moda ed alla fin fine traduce in progettare le funzioni, i processi e anche assumere persone con formazione e mentalità diversificate ecc ecc, in modo che qualsiasi “catastrofe” si abbatta sull’azienda o sul suo settore, l’azienda trovi al suo interno le capacità per autoadattarsi e tornare al suo stato originale. Che tradotto significa, non fallire (che per le aziende come per gli organismi viventi è il primo obiettivo)
      Una architettura finanziaria che massimizza la leva è iper efficiente, ma non è resiliente (lo stiamo vedendo adesso). Puoi assumere solo trentenni che vivono e la pensano come te ma se il mondo cambia hai dei problemi, proprio come una monocoltura se arriva un parassita.

      Personalmente l’articolo non l’ho capito. Non ho capito in che cosa Milano stia diventando più “resiliente”. Cioè, se la definizione di resilienza è la capacità di cambiare quando succede qualcosa allora….tutto è resiliente. Anche i dinosauri (che si sono evoluti in lucertole).

      1. Francesca

        Ciao,
        Se hai letto l’articolo, avrai notato che, proprio nella prima domanda, è presente un recente esempio di resilienza strategica, nonché richiami ad altri progetti (indicati nel dettaglio in miei precedenti articoli).
        In caso tu non li riuscissi a trovare, resto a disposizione,
        L’autrice

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