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Milano | Porta Nuova – P35, un inedito duetto di stili

Ok delle Commissionedel Paesaggio per P35, il nuovo volto dell’ex palazzo Telecom di Porta Nuova Varesine.

Anche dal Comune arriva il via libera per il progetto di P35, nato dall’unione di stili degli architetti norvegesi di Snøhetta e del milanesissimo studio di Park Associati chiamati a dare un nuovo volto all’ex palazzo della Telecom che si affaccia all’incrocio tra Via Melchiorre Gioia e Via Bordoni, all’ombra della torre del Comune di Milano e candidata a diventare P39, anch’essa con un nuovo volto.

La scelta di chiamare due veri e propri big dell’architettura è stata certamente un azzardo, ma con un risultato a nostro avviso perfettamente in linea con la tradizione di rigore e sobrietà dei palazzi milanesi, che possiedono spesso una longevità stilistica data dalla pulizia delle forme e delle linee. Il progetto prevede che, attraverso un’operazione quasi chirurgica di aperture verso i cortili interni, si crei una maggior permeabilità con l’ambiente circostante dando nuova vitalità ad una zona che fino ad oggi è stata spesso dimenticata.

Anche la facciata rivolta verso l’interno ha ricevuto le stesse cure e la stessa dignità che nell’edificio che abbiamo conosciuto fino ad ora erano totalmente sconosciute. P35 e il vicino di casa “The Corner” (riuscitissimo recupero ad opera di Alfonso Femia) aggiungono due nuovi affacci verso una via fino a ieri semi-sconosciuta e che beneficerà di un nuovo volto anche in termini di vivibilità e nuove opportunità, dato che i recuperi urbani sono spesso vòlano anche per gli edifici che li circondano.

Tutta la zona è comunque in fermento e mentre si stanno ultimando i lavori per Gioia22, siamo in attesa di sapere le sorti di P39 (la torre degli ex Uffici tecnici del Comune di MIlano) e della costruzione degli edifici disegnati da Citterio e Viel e che completeranno questo nuovo capitolo della rinascita di Porta Nuova.

Gia all’uscita dei primi render il progetto ha diviso le opinioni, ma queste nuove immagini che mostrano ampie vetrate e facciate che ricordano il colore caldo del cotto milanese, mostrano un progetto raffinato e che a nostro avviso merita un maggior approfondimento.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Claudio Nelli, 43 anni, milanese, nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione. Ma il percorso non poteva finire qui e nel 2015 fonda Dodecaedro Urbano, un contenitore per nuovi progetti e nuove sfide che coinvolgeranno sempre di più lo sfaccettato mondo delle città


32 thoughts on “Milano | Porta Nuova – P35, un inedito duetto di stili

    1. Anonimo

      Che la commissione l’abbia approvato non stupisce, per loro l’unico requisito credo sia non essere “alto” e non essere “iconico” due vere e proprie bestemmie. Se poi il progetto presentato è “giallo Milano” e con qualche citazione al razionalismo vanno in brodo di giuggiole. Tutto all’insegna dell’understatement meneghino. Questi signori probabilmente avrebbero bocciato anche il Duomo.

    2. DDSS

      Snohetta è bello, tutta la parte dietro, mentre è banalotto il davanti di Park, ma comunque non stonerá e completa The Corner, con stile in fondo simile

      Snohetta invece è un’opera di stile e valore. Colpisce, arrivando da stazione: é tutta modulata, con aperture di finestre diverse, e a restingersi scendendo verso sud e in alto. Uno stile industriale, che sale come sulle capriate, e però protegge gli interni, tranne al pianoterra, che fa da ingresso/ricezione

      Salva la strada, via Bordoni, chiudendola con un edificio, invece con il retro/discarica, chiude dentro cortili vivibili a chi ci lavorerà. Decisamente, per sapienza ed efficacia, di un altro livello rispetto a The Corner. Aspettate la realizzazione, e vedrete con i vostri occhi

      Sono bravissimi, e lo mostrano anche in questo intervento minore

      1. Anonimo

        Concordo con il primo paragrafo: l’obiettivo di non far sfigurare il vicino “The Corner” è raggiunto.
        Non era facile. 😉

  1. paomi

    personalmente, ed è solo un mio pensiero, quella zona meritava qualcosa di meglio … E per quanto riguarda Gioia 20 / 21 (o come si chiamano i 2 nuovi palazzi) sono molto poveri in confronto alla zona in cui verranno costruiti.

  2. Paolo

    Terribile, peggiorativo di una situazione che nel suo abbandono lasciava trasparire in futuro una nuova forma urbana, con questo intervento si pone una pietra tombale sull’isolato.

    1. Ma perché?

      Ma davvero ci serviva un archistar norvegese per avere una parete cieca?

      Che dire il fronte è talmente banale che sembra pensato per un centro direzionale di provincia e il retro, pur avendo più carattere, non funziona. E poi quella parete cieca…
      E questa storia dei materiali non attacca, questo edificio resterebbe insulso anche con gli infissi d’oro e le finestrature di diamante.

      Ci sono edifici più coraggiosi e di pregio a Milanofiori per esempio l’Office Building U15.

      Che la commissione paesaggio l’abbia approvato non stupisce, per loro l’unico requisito credo sia non essere alto e non essere iconico. All’insegna dell’understatement meneghino. Questi signori probabilmente avrebbero bocciato anche il Duomo.
      Purtroppo però come ha già detto qualcuno questa sobrietà è solo mediocrità. Certamente la committenza non è delle più illuminate, e temo che i tempi di Hines non torneranno.

    2. Anonimo

      Ma davvero ci serviva un archistar norvegese per avere una parete cieca?

      Che dire il fronte è talmente banale che sembra pensato per un centro direzionale di provincia e il retro, pur avendo più carattere, non funziona. E poi quella parete cieca…
      E questa storia dei materiali non attacca, questo edificio resterebbe insulso anche con gli infissi d’oro e le finestrature di diamante.

      Ci sono edifici più coraggiosi e di pregio a Milanofiori per esempio l’Office Building U15.

      1. Anonimo

        Che la commissione l’abbia approvato non stupisce, per loro l’unico requisito credo sia non essere “alto” e non essere “iconico” due vere e proprie bestemmie. Se poi il progetto presentato è “giallo Milano” e con qualche citazione al razionalismo vanno in brodo di giuggiole.

        Tutto all’insegna dell’understatement meneghino. Questi signori probabilmente avrebbero bocciato anche il Duomo.

      2. DDSS

        Altri appunti, sempre su Snohetta

        – È allineato nelle altezze al quartiere, tutti gli edifici di fronte, come l’edificio minore che si adagia a quello principale più alto
        – Richiama i palazzi di Tribeca, fin nel colore, e sicuramente nella forma, perfino un po’ nel materiale
        – Riesce a creare un interno a due piani, entrambi aperti, un sotto, giardino,e un sopra, piazza

        E no, abbiate pazienza, con gli scattoloti di Milanofiori non ci azzecca nulla.

        1. DDBD

          Ti sei dimenticato:

          – Si integra malissimo all’altro edificio, sembra persino che siano saldati a due piani diversi

          – non bastano i mattoni a la Manchester per dire che siamo in nord Europa o addirittura a Tribeca

          – hanno creato una splendida parete cieca in stile Soho.

  3. Anonimo

    “queste nuove immagini che mostrano ampie vetrate e facciate che ricordano il colore caldo del cotto milanese, mostrano un progetto raffinato e che a nostro avviso merita un maggior approfondimento.”

    Mi sembra come quando dici ad una donna che ha dei begli occhi e lei ci rimane un po’ male perchè sa cosa vuol dire in realtà 🙂 🙂

    In ogni caso se il committente autorizzasse gli architetti a spendere due parole per i dubbiosi cittadini di Milano (o i lettori di UF) così che possiamo capire meglio il progetto, io lo troverei molto interessante e degno di lode.

    Basterebbero forse anche solo le motivazioni della Commissione Paesaggio, che esprime sempre pareri motivati ma i motivi purtroppo non vengono mai resi pubblici il che è un peccato, visto che sono un organo consultivo a servizio del Comune e quindi in teoria dei cittadini (senza con questo volerla mettere in populismo, scusate)

  4. Anonimo

    Ma dovete per forza usare il testo falso e pomposo degli uffici stampa che divulgano la loro presentazione sfavillante del progetto? qui si vende ferro arrugginito per oro…questo è lo stile lombardo si’ ma nel suo minimo storico….in finale sembra un ospedale come li si facevano nel boom economico…casermoni e padiglioni affastellati, 2 alberi e un aiuola. Fine della storia. Boh secondo me é un progetto vecchio. Peccato non conservino l’edificio com’è.

  5. Anonimo

    Pensavo fosse un’architettura banale, ora grazie a questi nuovi rendering mi convinco che è proprio brutta.

    Avete letto l’intervista agli architetti? Per prima cosa confermano i sospetti di molti: “lo stile sobrio milanese” era una richiesta della committenza… Stile sobrio geometra Fumagalli direi io.

    E poi si inerpicano in certe supercazzole degne del miglior professore del Politecnico che cerca di spacciare piazza Cadorna per un intervento riuscito.
    Della serie: dai rendering sembra brutto ma visto dal vivo sarà meglio dell’opera house di Oslo.

    C’è da sperare che Coima non vinca altri bandi, in zona sta facendo molto meglio Unipol con la torre di Cucinelli, peccato per quell’ecomostro del termosifone.

  6. Paola Susanna Pagliaretta

    semplicemente OSCENO. Privo di leggerezza e di personalità Le potenzialità erano ENORMI. Lavoro in Telecom e a suo tempo avevo visto in anteprima i rendering del progetto di DEKA, il precedente proprietario. LIVELLO ALTISSIMO. Non questo scempio.

  7. N

    Personalmente continuo a essere perplesso.
    Il retro ha finalmente uno slancio e un guizzo europeista.Un’architettura con un po’ di carattere e un modo di rileggere l’esistente dando vita a nuovi spazi urbani che danno maggior credito a tutto il progetto.

    D’altro canto il fronte rimane un brutto e vecchio edificio.
    Spero davvero che l’uso dei materiali possa fare la differenza, spesso è così.
    Ma tanti sono i dettagli che trovo dubbi: il famoso sorpalzo, il piano terra sostenuto da un colonnato, l’impostazione generale a griglia però suddivisa ulteriormente in porzioni verticali, il corpo orizzontale adiacente a The Corner, la parte retrostante priva di finestre creando una parete cieca!!! (ma si possono progettare nel 2020 parete cieche?)
    Continuo a guardarlo e mi vengono in mente alcuni palazzi tedeschi, costruiti negli anni 80. Io non ci trovo molto della tradizione meneghina.

    Non mi rassegno a pensare che molto di più sarebbe potuto scaturire da uno studio come Snøhetta.
    Mi viene davvero da pensare in malafede che i due architetti si siano divisi il progetto, forse incapaci a collaborare.

  8. Paomi

    Personalmente sposo i commenti negativi anche per il fatto che quella zona non può proseguire con progetti mediocri o scarsi, come altri legati a Coima riguardo Gioia e i due palazzi. Quella zona e Milano meritano di più.

      1. DDSS

        Sei su un forum di urbanistica. Se non resisti a leggere due righe di chi prova a vedere un edificio, e dire la sua, forse devi frequentare quelli di politica.

        Hanno anche rotto tutti quelli che… evvai con i commenti al ribasso, boutade sempre uguali ecc.. Non c’è bisogno di quelli, nè e pieno ovunque, ma di posti dove un minimo minimo si parla e si allarga quel che (non) si sa. Detto da chi non vuol dire lezioni a nessuno, e legge con piacere quel che non ha pensato

  9. Anonimo

    Banale, sembra già vecchio, da Park e Sonetta mi sarei aspettato di più. Catella con Gioia 22 è peggiorato nel proporre palazzi sempre più brutti, compreso il futuro Gioia 20

  10. Est71

    Mi delude più che altro dal punto di vista dell’impianto volumetrico. Avrei preferito venisse ripensato il tessuto viabilistico nato da un piano urbastico di decenni fa e mai completato che negli anni ha generato nell’immediato intorno degrato e abbandono.
    Non credo che questi nuovi volumi aggiunti sul retro “in cotto milanese” siano sufficienti a trasformare la fruibilità e permeabilità dello spazio pubblico; penso piuttosto andasse demolito qualche volume di troppo sul lato di via Pirelli verso i Giardini di Inverno e quello opposto separandolo dal The Corner per interrompere la quinta continua.

  11. Anonimo

    Che la commissione paesaggio l’abbia approvato non stupisce, per loro l’unico requisito credo sia non essere “alto” e non essere “iconico” due vere e proprie bestemmie. Se poi il progetto presentato è “giallo Milano” e con qualche citazione al razionalismo vanno in brodo di giuggiole.

    Tutto all’insegna dell’understatement meneghino. Questi signori probabilmente avrebbero bocciato anche il Duomo.

    Purtroppo però come ha già detto qualcuno questa sobrietà è solo mediocrità. Certamente la committenza non è delle più illuminate, e temo che i tempi di Hines non torneranno.

  12. Anonimo

    Sono bravissimi senza dubbio, ma qui sono castrati senza dubbio da committenza e dallo studio milanese. Mi dispiace ma anche l’intervento su via Bordoni è deludente, la parete cieca, la mancanza di permeabilità e trasparenza (nonostante il tentativo di creare delle piazze interne) rende il progetto un insuccesso.

    Anche sul termosifone dicevano, vedrete che dal vivo farà un altro effetto. E stato così ancora peggio che nei rendering.

  13. Luca

    Appare gia’vecchio nel render , speriamo nella realta’ ma ho forti dubbi possa migliorare. Bisognerebbe azzardare anche col rischio che sia troppo eccentrico ma qui vedo solo banalita’

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