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Milano | Porta Venezia – Quarto caso di liberty “annerito”…

Da qualche giorno, imbianchini acrobati stanno colorando di nero corvino la facciata su via Aldrovandi del bel palazzo cuneiforme di via Plinio 2. Si tratta dell’Hotel Demidoff, un palazzo liberty sorto nel 1908 su progetto dell’arch. Egidio Corti, autore di Villa Rina a Bergamo e di numerosi edifici a Milano, realizzato nel particolare lotto formato da via Plinio con via Aldrovandi, un trapezio molto stretto da formare quasi un cuneo. Festoni fascianti orizzontali e geometrie nette si impongono su una facciata un po’ scarna, dove comunque non è stato dato risalto “all’angolo acuto”, magari con una torretta, una bovindo o una decorazione particolare. Notevoli sono i ricami floreali marcapiano, le gronde con mensole abbastanza elaborate e la pensilina originale in ferro battuto posta sopra l’ingresso.

La nuova tinta scelta dalla committenza, l’hotel Demidoff, un nero totale che ricopre (almeno per ora a lavori ancora in corso) l’intera facciata su via Aldovrandi non piace a quasi nessun cittadino del quartiere e sta indignando quasi l’intera città. I commenti sui social gridano: “Un obbrobrio”; L’armonia di colori e di forme del quartiere è stata deturpata”; “Uno scandalo dal punto di vista estetico, civile e umano”; “Sembra un palazzo uscito da un incendio, o da una guerra”, forse non a torto.

La facciata in cemento decorato e mattoni a vista in alcuni tratti, è tipico dell’epoca e si armonizza col resto degli altri splendidi edifici dell’epoca che caratterizzano via Plinio soprattutto nel primo tratto (qui un nostro articolo dedicato). Quest’intervento un po’ “londinese” che vede colorare i palazzi di nero, non è il primo esempio, infatti nel 2019 non lontano da qui era scoppiato un caso simile per via Farneti, dove le proteste dei cittadini hanno scongiurato il colore scuro per il rinnovo del palazzo al civico 8. Ma di nero ci sono (a nostra conoscenza), l’edificio dell’hotel Space di via Vitruvio (prosecuzione di via Plinio), e l’edificio di via Trebbia, entrambi però colorati di nero con decori bianchi.

L’edificio, purtroppo come molti altri, non è sottoposto a vincoli paesaggistici o monumentali. In assenza di tali vincoli, che renderebbero necessaria una richiesta dalla Sovrintendenza anche per la sola colorazione della facciata, pertanto lavori confezionati dall’hotel non sono tali da richiedere permessi particolari alla Commissione Paesaggio. In questo caso, il progetto non è stato sottoposto preventivamente.

Anche dal Municipio 3 commentano: “Auspicabile un intervento migliorativo”. Intanto abbiamo provato a contattare l’Hotel invano, essendo chiuso, e la proprietà non è raggiungibile.

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Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


22 thoughts on “Milano | Porta Venezia – Quarto caso di liberty “annerito”…

  1. Annalisa Ferrario

    mi sembra comunque che le modifiche dei colori di facciata siano soggette al piano paesistico e quindi al parere della Commissione Paesaggio (a meno di autodichiarazione del progettista che indichi un “impatto minimo”, autovalutazione però che può essere contraddetta dagli uffici comunali – posto che guardino queste pratiche)

    1. Mirko

      Se l’edifico ha più di 70 anni è sempre soggetto a Verifica di Interesse Culturale da parte della proprietà prima di qualunque intervento, ai sensi del Dlgs n.42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, artt.10-12.

      Se hanno fatto l’intervento vuol dire che la Soprintendenza si è espressa dicendo che non è meritevole di essere sottoposto a tutela, quindi è possibile intervenire con pratica a uffici tecnici comunali che avranno anche loro dato l’ok.

      Se così non è stato, siamo di fronte a intervento abusivo su bene culturale per il quale ci sono anche sanzioni penali oltre al ripristino ante-operam.

  2. Annalisa Ferrario

    Interventi che modificano in modo così dirompente la facciata in base al piano paesistico devono avere il parere della Commissione Paesaggio, a meno che il progettista abbia dichiarato l’impatto minimo. Ma l’autodichiarazione può essere contestata dagli uffici comunali (posto che guardino queste pratiche…)

  3. Andrea

    L’indignazione mi sembra esagerata. Si tratta della sola facciata nella via meno battuta rispetto a Via Plinio. Venendo da Piazza Lima neanche ci si accorge. Sembra più una trovata di marketing per far parlare un po’ di questo hotel. Tra qualche anno cancelleranno il colore.

  4. Anonimo

    Spero che almeno dipingano in bianco gli elementi decorativi, creando un contrasto tutto sommato piacevole, come negli altri esempi.

  5. Anonimo

    oh ma se la ville lumiere rimane la più bella in assoluto ci sarà un motivo, o no? già che la luce ce l avete tutta filtrata….

  6. daniele

    A me piace e apprezzo comunque – al di là del risultato – l’audacia e i tentativi di cambiamento. Purtroppo quello di via Farneti hanno poi deciso di farlo di un tristissimo grigino chiaro. Nerso sono convinto che sarebbe stato infinitamente meglio.

  7. Anonimo

    A me piace.
    Mi fanno invece schifo le auto parcheggiate a caso nella via, in divieto e sulle strisce pedonali.
    Mi indignerei per quelle.

  8. Anonimo

    la cosa più sciocca è aver messo della vernice sopra al cemento decorativo, ora per toglierla bisognerà sabbiare la facciata.

    1. Annalisa Ferrario

      Credo che in base al piano paesistico il parere della commissione paesaggio sia comunque dovuto, a meno che l’autodichiarazione del progettista sia di “impatto minimo”. Ma anche l’autodichiarazione può essere contestata dagli uffici comunali (posto che guardino le pratiche…)

  9. Wf

    Ma sapete che non è così male come potrebbe sembrare?

    Osceni invece quelli neri con gli insertini bianchi.
    Quelli si sembrano mausolei funerari…

    Certo il giallo piscia Milano è peggio.

    Busogna poi vederlo dal vivo nel contesto.
    O da morto… visto il colore.

  10. Annalisa Ferrario

    Credo che in base al piano paesistico il parere della commissione paesaggio sia comunque dovuto, a meno che l’autodichiarazione del progettista sia di “impatto minimo”. Ma anche l’autodichiarazione può essere contestata dagli uffici comunali (posto che guardino le pratiche…)

  11. GArBa

    un suo senso lo potrebbe avere, la cosa certa è che mette un’angoscia terribile. Mi ricorda le facciate annerite dai bombardamenti incendiari del 1943 che ancora si vedevano qua e là fino a poche decine di anni or sono.

  12. Giovanni

    Concordo con Andrea, la reazione mi sembra esagerata.
    Non possiamo nemmeno legittimare la Sovrintendenza o la Commissione al diritto di veto su qualsiasi opera, anche perché non mi sembra che in passato si siano sempre espresse con particolare gusto (vedi certi muri “antichi” ritenuti non abbattibili o la nuova torre Aurora a Citylife)

    Cordialmente
    Giovanni

    1. Anonimo

      Non facciamo però confusione tra Soprintendenza (quella dei muri “antichi” da mantenere, vedi Porta Genova), che ha competenza sugli edifici vincolati, e Commissione, che ha o dovrebbe avere competenza sigli edifici nuovi o ristrutturati non vincolati.

  13. Wf

    Certo è una scelta antiecologica visto che d’estate sarà bollente.

    La superficie nera al sole diventa torrida.

    Mega impianti di condizionatori a tavoletta

  14. Gabriele

    Anche il comune più scassato della Lombardia ha il piano del colore per i centri storici e/o le vie principali delle ex zone B… Possibile che a Milano non esista nulla o neanche una disciplina paesaggistica sugli edifici storici anche se non vincolati?

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