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Milano | Edilizia – I nuovi metodi costruttivi: belli e sicuri nel corso del tempo?

Premettiamo che il nostro è un punto di vista personale, non tecnico e non vogliamo dare soluzioni ‘panacea’, così come non vorremmo esser ipercritici a riguardo dei nuovi sistemi di costruzione. Ma troviamo l’uso ormai diffuso di pannelli e lastre “agganciati” su supporti metallici per le facciate, al posto del vecchio sistema dove si usavano il cemento e la malta per ancorare le pietre in facciata, decisamente più fragile e discutibile.

Mentre fino a trenta/quarant’anni fa si costruiva realizzando i palazzi nel modo che si è sempre usato, mattoni, cemento, pilastri e intonaco, da molti anni si sperimenta il sistema a pannelli, per realizzare facciate ventilate lasciando di fatto il rivestimento dell’edificio staccato dalla parete esterna ‘muraria’ vera e propria.

Ma questo tipo di tecnica è davvero migliore rispetto a quella tradizionale? E, soprattutto, in termini di resa estetica e costi di manutenzione, è pagante?

Inaugurato nel 2015, ad esempio, l’edificio di via Torino angolo via della Palla, come si vede, ha subito un piccolo problema di “ancoraggio” di una lastra ai ganci metallici, costringendo la proprietà ad intervenire e collocare impalcature per la sicurezza dei passanti.

Forse saremo un po’ all’antica, ma il vecchio sistema di rivestimento delle facciate ci sembrava molto più sicuro e con una resa estetica migliore, tant’è che ci sono tanti esempi di palazzi rivestiti in lastre di pietra ben più antichi e ancora al loro posto (naturalmente utilizzando il vecchio sistema).

Problemi già riscontrati anche in altri interventi recenti, come per le facciate al complesso residenziale progettato da Cino Zucchi al portello, o quello del complesso alla Bovisa di via Cosenz, dove la qualità dei materiali utilizzati poi dai costruttori si è rivelata scadente, portando ad un successivo intervento sanatorio.

Non vogliamo, ora, addentrarci a fondo nella discussione sulla tragedia della Torre dei Moro, in via Antonini, andata a fuoco pochi giorni fa, dato che troppo ci sarebbe da dire su composizione dei materiali e normativa. Però da più parti si è parlato di ‘effetto camino’ creato dalla parete ventilata (costruita, appunto, mediante pannelli agganciati ad una griglia metallica esterna al perimetro murario dell’edificio, ora completamente visibile dopo la combustione totale dei pannelli stessi che la componevano). L’effetto camino consiste nel veloce spostamento di una massa d’aria calda verso una massa d’aria fredda, canalizzato dall’intercapedine che si trova tra facciata di rivestimento e muro dell’edificio. Le pareti ventilate sono state create proprio per sfruttarne i benefici e mantenere la temperatura dell’edificio fresca d’estate e calda d’inverno.

Lo stesso principio, creato per il comfort ed il risparmio energetico, può però rivelarsi controproducente in caso di un incendio che riguardi la facciata, accelerando la corsa delle fiamme e la loro velocità di propagazione. E’ probabile che sia quello il motivo, o uno dei motivi, della rapidità con cui l’incendio si è divorato la torre residenziale milanese. Di sicuro è stato uno dei motivi che ha fatto sì che la Grenfell Tower di Londra bruciasse rapidamente. In quella tragedia persero la vita 72 persone, mentre a Milano tutti gli abitanti si sono salvati, grazie anche a una normativa antincendio più avanzata per quanto riguarda, per lo meno, le parti interne. Ma, per il resto, la dinamica dei due incendi è stata molto simile, se non identica. E le pareti ventilate con il loro rivestimento di pannelli hanno giocato un ruolo decisivo. Forse, a fronte di questi e di altri (pochi) casi che si sono avuti nel mondo si potrebbe fare una riflessione per lo meno nel rivedere la normativa antincendio per i rivestimenti a pannelli e le pareti ventilate.

Ma lasciamo stare il discorso (molto complesso) della sicurezza e parliamo della durevolezza di questi interventi. Oramai pare proprio che le nuove architetture non abbiano intenzione di durare nei secoli, al contrario delle costruzioni del passato.

Costi dei materiali, risparmio energetico e nuove possibilità costruttive stanno veramente condizionando l’aspetto delle nuove costruzioni.

Così non è raro imbattersi in palazzi dalle facciate un po’ sconnesse dopo un po’ di anni, così come in facciate frantumate letteralmente in poco tempo, perché basta un colpo secco per far saltare i ganci o rompere pannelli che galleggiano nel vuoto. Sono innumerevoli gli esempi che si possono fare nella sola Milano, dalla Bicocca all’ex OM, dal centro città alla periferia. Sembra che questi sistemi di rivestimento siano talmente fragili da richiedere una manutenzione costante, pena rimanere con ‘buchi’ in facciata o avere facciate che si presentano disconnesse, ondulate e disordinate.

Altri esempi di nuove facciate ventilate.

Difficile dire se tutti questi problemi verranno risolti e la tecnica di posa sarà nel tempo affinata per garantire maggiore sicurezza, tenuta e durabilità. Per ora ci sembra che l’adozione di questi pannelli, se da un lato risolve alcuni problemi, dall’altro ne crei degli altri.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: Via Torino, Cinque vie, Edilizia, Pannelli, Risparmio Energetico

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


5 thoughts on “Milano | Edilizia – I nuovi metodi costruttivi: belli e sicuri nel corso del tempo?

    1. Paolo

      ”Un modo che funzionava”
      Ora invece rischiamo tutti di finire senzatetto perché i nostri condomini non sono costruiti dagli etruschi. Ma per favore va’

  1. _

    Anche in passato i palazzi costruiti in economia cadevano a pezzi dopo qualche tempo.
    Quante case costruite con mattoni ed intonaco (o anche rivestite in piastrelle) perdono i pezzi?

    Quello che sembra diverso adesso è che la filosofia “usa e getta” sembra diventata dominante.

    Quanti dei recenti mirabolanti edifici (specie ad uffici) sono fatti per durare e quanti sembrano già pronti al recladding (con relativo bonus) fra non più di 10 o 15 anni?

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