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Milano | Mobilità – Piano della Città Metropolitana per costruire 750 km di ciclabili

Denominato progetto “Cambio” prevede la costituzione di una rete di 24 linee ciclabili da creare entro il 2035.

Un piano strategico di nome “Cambio“, da attuare da qui al 2035, è stato approvato il 29 novembre dal Consiglio Metropolitano, l’organo di indirizzo, programmazione e controllo politico-amministrativo della Città Metropolitana di Milano, che comprende i 133 Comuni della vecchia provincia.

Il progetto prevede di realizzare in maniera coordinata e programmata 24 corridoi ciclabili che si snodano per tutto il territorio della Città Metropolitana (che ha un’estensione di 1.575 km²) per diventare l’asse portante della ciclabilità collegando tutte le zone dell’hinterland, sia con Milano, che tra di loro. Vi saranno 16 linee radiali che convergeranno sul capoluogo lombardo, 4 linee circolari e 4 ‘greenway’, percorsi ciclabili lungo i corridoi ecologici. L’interà rete avrà una lunghezza complessiva di 750 km che si vanno ad aggiungere ai chilometri delle piste già realizzate, che ovviamente verranno integrate.

Le ciclabili della rete di “Cambio”, denominate anche super-ciclabili, saranno collegate diffusamente al territorio tramite percorsi ciclabili secondari che creino una maglia capillare per il facile accesso ai percorsi principali. Nella sua configurazione finale l’80% dei servizi di interesse del territorio sarà a meno di un chilometro di distanza da una superciclabile, dato che i percorsi copriranno aree dense di scuole, ospedali, imprese, ed avranno connessioni con il trasporto pubblico locale. I costi di realizzazione sono stimati in circa 300.000 € per chilometro per un totale complessivo di 225 milioni di euro (circa un decimo del costo della M4, che è lunga 15 km).

Le super-ciclabili saranno inoltre dotate di fibra ottica per soluzioni innovative quali l’illuminazione a basso impatto e le informazioni in tempo reale. I percorsi saranno identificabili grazie a una numerazione e colorazione specifica, oltre alla realizzazione di segnaletica mediante totem che si affiancheranno ai cartelli e alle indicazioni a terra.

E’ un programma molto ambizioso, che rappresenta il primo vero grande progetto di coordinamento infrastrutturale della Città Metropolitana di Milano (sperando che in futuro segua un ancor più ambizioso progetto per le infrastrutture di trasporto) che ha l’obiettivo di fare diventare la bici il mezzo di trasporto del 20% degli spostamenti totali e del 10% di queli intercomunali. Ci permettiamo di suggerire un passo ulteriore: coordinare ed espandere il servizio di bikesharing all’interno dell’area metropolitana (oggi esistono servizi diversi in aree diverse, come il Bikemi a Milano e il bikesharing dei comuni della Martesana), coordinato a sua volta con il servizio di trasporto pubblico. Per creare una Città Metropolitana sempre più integrata nei servizi e nelle infrastrutture.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


46 thoughts on “Milano | Mobilità – Piano della Città Metropolitana per costruire 750 km di ciclabili

  1. Anonimo

    tutto bello…. e non mi aspetto che sia fatta in 2 anni….
    ma diciamocelo il 2035 mi sembra davvero MOOOOOOLTO lontano.

    a parte la linea 6 per linate (urgentissima) qual’è il cronoprogramma delle altre opere?

    1. Anonimo

      Speriamo veloce. Alcune piste già ci sono (tipo la 10 o la 11) o van solo finite e sistemate.
      Gli anelli circolari, a parte il primo, sono in zone non molto urbanizate (a parte che a nord). Si potrebbe andare in fretta.

  2. Anonimo

    Bello, sarebbe anche interessante capire cosa il Comune di Milano vuole fare all’interno dei propri confini. C’è un piano per aumentare i km di ciclabili e per ricucire la rete esistente?

  3. Anonimo

    Molto bene. A Milano sta tornando l’ambizione! Facciamolo assieme alla riapertura (con un progetto di altissimo spessore) dei navigli, della Circle Line e della MM6. Milano può avere un futuro grandissimo se tutti assieme decidiamo di darci da fare.

    1. Anonimo

      Non sono d’accordo. I navigli sono la storia di Milano, questa città è stata possibile grazie a questo capolavoro ingegneristico. La bellezza e la storia hanno un costo, ma non sono mai inutili. Ce lo siamo scordati in Italia, sopratutto la generazione boomer. Ma possiamo reimparare a guardare bene le cose e vedere quanto la storia e i futuro sono importanti.

      1. Anonimo

        Non rimane più niente dei vecchi canali li hanno riempiti…e ora passano servizi e sottoservizi..e in più i palazzi sono stati costruiti senza il passaggio del canale..

  4. Anonimo

    Bellissimo. 14 anni per la completa attuazione mi paiono un pelo tantini pero’…a questo punto 25 anni per il MOSE a venezia non erano poi molti….

  5. Anonimo

    Ma…per un estremista ciclabile come me a prima vista pare un sogno ma…come già detto…14 anni??? E perchè? Che poi tutte quelle piste servirebbero ai cicloamatori con buona gamba e molto tempo non ai potenziali pendolari automuniti da convertire. (A meno di diffusione di bici elettriche in effetti…) E all’interno di Milano??? Cosa facciamo? È lì che sarebbe ovvio e urgente agire. (Comunque la slide 4 mi ha strappato un sorriso: punto 1 Ovvietà… e già…per qualunque persona di buon senso ma non per i politici che abbiamo eletto)

  6. Wf

    Mi sembra tanto il tipico progetto di presa per il culo del popolo bue…

    L’annuncio di un progetto faraonico che si sa che non verrà mai fatto solo per spostare la linea temporale delle cose da fare nel futuro e tenere buoni i ciclisti arrabbiati.

    Vogliamo il cambiamento adesso.

    Non tra 14 tra 3 giunte diverse a babbo morto.

    Questi mega progetti sono solo bla bla bla bla.
    Ha ragione Greta.

    Okkio a non farvi fregare dagli annunci.

    Vigliamo ORA piste ciclabili in CITTÀ.
    DA USARE SUBITO!!!

    1. CM

      Purtroppo temo anch’io si tratti di tanto fumo e niente arrosto.
      Non basta far disegnare ad un consulente 10 righe su google maps, e nemmeno avere a disposizione tanti fondi: per attuare un progetto faraonico come questo bisogna fare i conti con un numero enorme di conflitti locali e per questo occorrono strutture pubbliche di alto profilo. E qui stiamo parlando della ex-provincia, un ente ormai svuotato da anni di numerose competenze e risorse, che sopravvive all’ombra del comune di milano, i cui organi politici governano cittadini che non li hanno nemmeno eletti…..

      1. Andrea

        Il progetto è faraonico perché siamo indietro di mezzo secolo. Persino la classicissima Porta Romana – Chiaravalle, che viene percorsa in bici dai milanesi nei fine settimana di bel tempo almeno dagli anni ’70, è ancora incompleta. Attenzione però: il tunnel di Gattamelata e quello di Monza sono costati insieme tanto quanto il progetto ciclabile descritto nell’articolo e, altro esempio, la Milano-Brescia più TEM e opere annesse sono state terminate in meno di 10 anni.

        Se il progetto è faraonico non è per via dei tempi o delle risorse previste ma solo perché le istituzioni ad oggi sono ancora immature sull’argomento, soprattutto perché mai nessuno prima d’ora ha anche solo provato a fare il disegno con i pennarelli, primo passo necessario per avviare una politica di sviluppo della rete ciclabile provinciale e iniziare ad acquisire l’esperienza istituzionale necessaria a progettare e realizzare velocemente opere ciclabili utili e coerenti tra di loro

      2. V.

        Concordo che purtroppo, sembra pura propaganda.

        I piani per le piste ci sono da almeno dieci anni, ma tutto langue o si distruggono quelle che ci sono: raggio 11 che nel comune di Milano sarebbe già attivo, il Comune continua a dare autorizzazioni edilizie per case che hanno come unico accesso la ciclabile.

        Speravo che la stagione degli “annunci” sterili fosse finita….

  7. Albe

    A me pare solo un bel disegnino colorato, forse utile a livello vagamente pianificatorio
    Quando tutte le stagioni metro oltre la circonvallazione avranno il loro parcheggio bici dedicato, coperto, pulito e controllato (magari anche gratuito per gli abbonamenti annuali) e Milano avrà completato almeno un centinaio di km di rete dedicata se ne potrà parlare.
    A vantaggio di tutti, l’hinterland si muove in bici per andare al mezzo e l’ultimo miglio al più lo fa in sharing, dentro Milano si gira in bici e solo dopo soddisfi il ciclista che va da Magenta al duomo a lavorare…

  8. Andrea

    Bene, spero proprio che la Città Metropolitana riesca ad organizzare la rete ciclabile provinciale. Bisogna sdoganare questa idea comune per la quale i comuni dell’interland sono lontani e possono essere raggiunti agevolmente solo in auto. Se non si abita proprio in centro città, molto spesso sono (“sarebbero”, se ci fossero percorsi ciclabili pratici) sufficienti 30 minuti di pedalata su bici da città per raggiungere un comune della prima fascia, in auto invece: 5 minuti per raggiungere ed avviare l’auto, 15 minuti per otrepassare il confine milanese (traffico permettendo), 5 minuti per trovare parcheggio e arrivare a piedi al luogo di destinazione. Questa falsa idea viene avvallata anche dallo stato dei collegamenti ciclabili intercomunali realizzati su iniziativa autonoma dei singoli comuni, senza un coordinamento provinciale che renda il percorso logico e continuo (come invece avviene da decenni se non secoli per le strade provinciali automobilistiche). Troppo spesso, seguire una ciclabile che esce dal territorio comunale significa venire catapultati in mezzo ad una strada ad alto scorrimento perché il comune confinante non ha realizzato il proseguimento, oppure su su un marciapiede ciclopedonale ad ostacoli che di ciclabile non ha proprio niente (in alcuni casi nemmeno gli scivoli di accesso).

    Piazza Tricolore e l’Idroscalo distano 6,5 km: sarebbero 20-25 minuti in bicicletta (da città) con la possibilità di entrare gratis fin dentro il parco dell’Idroscalo.

      1. Anonimo

        Se lavori a Milanofiori: vai in bici da Rho o da Città Studi? Forse gli Olandesi, di certo non le mie colleghe, manco una settimana di prova se le pagano…

          1. Anonimo

            Per far capire il concetto: la mobilità dolce è una grandissima figata ma non risolve molti dei problemi di mobilità delle persone reali e il dramma del traffico e delle ore perse.

          2. Anonimo

            Perchè – se promossa bene – toglie dalle strade un sacco di persone che usano l’auto anche se ci sarebbero modi più intelligenti (per tutti ma in primis per loro)

            Ma:
            1) la mobilità dolce è spiegata malissimo, quasi solo in modo punitivo e conflittuale contro “le auto puzzolenti” o gli automobilisti idioti e il resto delle stupidaggini che si sentono in giro
            2) Non risolve tutto il fabbisogno di mobilità e anzi, se non si sviluppa, lo può anche ostacolare (le ciclabili tolgono spazio ad auto e anche a pedoni e alberi. Il che è giusto e giustificabile ma poi vanno usate pesantemente, non come “hobby”). My 2 cents.

          3. Anonimo

            Basta il tuo di esempio assurdo quando parli di “un marciapiede ciclopedonale ad ostacoli che di ciclabile non ha proprio niente (IN ALCUNI CASI NEMMENO GLI SCIVOLI DI ACCESSO).”
            E anche basta sù.

          4. Andrea

            @Anonimo 15:31

            Sul punto 1) sono totalmente d’accordo. E’ anni che ripeto che i problemi causati dal nostro sistema di trasporti riguardano solo in minima parte l’inquinamento (o l’odore dell’aria) e non sono dovuti ad “automobilisti maleducati da multare e punire” ma sono prodotti dal modo in cui vengono progettate le strade ed i luoghi, sempre con priorità automobilistica e spesso accessibili solo in automobile.
            Sul punto 2) sono d’accordo in parte. Premesso che nessuno pensa che abolire l’auto sia un obiettivo sensato, questa volta sono io che vorrei far capire il concetto che l’attuale “fabbisogno di mobilità” è il risultato di come abbiamo costruito le nostre abitudini adattandole ai mezzi di trasporto disponibili. Se la cosa più allettante che si può fare quando si esce di casa è prendere l’automobile, perché la bici è un suicidio e i mezzi pubblici sono inefficienti, non si è invogliati a costruirsi una vita (lavoro, amici, luoghi di svago, ecc…) non dipendente dalle lunghe distanze. Per un abitante di Peschiera Borromeo: 5, 10, 15, 30 km sono sempre ed in ogni caso una distanza da coprire in 30-40 minuiti in automobile. Il ragionamento “ora lavoro a 20 minuti di distanza in bici dunque il mio nuovo lavoro non lo cercherò a 30 minuti in macchina” non può essere quasi mai fatto se non a Milano centro, dove bene o male le strade sono adatte anche all’uso della bici e i mezzi pubblici sono capillari. Il ragionamento: apro il negozio a Peschiera così gli abitanti del comune (e dei comuni confinanti) possono venire a fare le compere, non può essere fatto se per gli abitanti di Peschiera è “uguale” raggiungere in macchina il negozio nel proprio Comune o il centro commerciale a 15 km di distanza.

            Insomma il fabbisogno di mobilità attualmente richiede l’utilizzo massivo dell’auto (che genera i problemi del punto 1) perché in pochi possono attualmente sperimentare quella “grandissima figata” che è la mobilità dolce, comprenderne i vantaggi e costruirsi una vita basata principalmente su di essa.

        1. Anonimo

          Comunque io Precotto-MilanoFiori lo faccio spesso in bici per lavoro, in tutte le stagioni. Quasi tutta ciclabile peraltro. In autunno e primavera è bellissimo ed in 40 minuti scarsi sei arrivato. Una gioia.
          Allo stesso modo molto altre destinazioni cittadine, sono tranquillamente affrontabili. Basta volerlo. Però ho investito in una ottima bici ed equipaggiamento. E mi organizzo. E fin volta che posso unsafe la bici per lavoro son contento.

  9. Stefano Vigo

    Spero che non faccia la fine del P. U. M. S (piano urbano mobilità sostenibile) 2015-2025, dove si è scritto molto su prolungamenti per decine di chilometri di linee tranviarie e metropolitane, ma alla fine si è veramente fatto pochissimo. Quindi giunte ambientaliste “a la carte” con troppa vuota immagine e ben poco arrosto. Tornando al piano sulle ciclabili, spero che salti fuori il nuovo ponte ciclo-pedonale, in località La Rosa sul Naviglio Grande. Quello vecchio é interrotto da anni (manca proprio un tratto della passerella), ed é un collegamento trasversale tra Cisliano; Bestazzo; Fagnano; e la pista ciclabile sull’alzaia del Naviglio Grande Milano-Gaggiano-Abbiategrasso e oltre. Sono campagne molto belle, da percorrere in bicicletta per di più su itinerari interni quasi senza traffico (Cisliano-Bestazzo-Fagnano) fino al Naviglio Grande.. Certo dopo il piano ultraquinquennale servono i quattrini. Chi li tira fuori? Area Metropolitana? La Regione Lombardia? Lo Stato? L’Unione Europea? Mah..

  10. Anonimo

    Solo propapanda !!!! Che realizzino la M6 e la Circle Line e vedrete che ci sarà una diminuzione esponenziale nell’uso dell’auto; solo se tutti i cittadini avranno a disposizione la metropolitana non useranno più l’auto…… attualmente purtroppo non è così

    1. Anonimo

      Di sicuro le auto a Milano le togli solo costruendo infrastrutture ferroviarie per i treni pendolari civili (non le linee obsolete di adesso dove ci passano anche i treni merci).

      Ma non credo il progetto delle ciclabili intorno a Milano nasca per risolvere i problemi delle auto a Milano…

    2. Anonimo

      M6 si può sicuramente fare. Ma perché non fare anche ciclabili?
      L’articolo lo spiega bene. Il costo di una rete ciclabile è una frazione del costo di una nuova linea metropolitana. Una M6 potrebbe tranquillamente costare 3 miliardi di euro. La mobilità è complessa, non si risolve con un intervento ma con una miriade di azioni e questo progetto va nella direzione giusta, costa relativamente poco per i potenziali vantaggi che porta.

      Ricordiamolo ancora: gli spostamenti in bicicletta NON generano inquinamento, non hanno bisogno di infrastrutture pesanti o di manutenzione così costosa come le reti stradali, insomma, ogni ciclista in più è un risparmio in più per la collettività, ecco perché è così intelligente promuovere questo tipo di mobilità.

      E per chi deve fare 40 km, tranquilli, nessuno vi obbligherà mai a farveli a piedi o in bici, sarete sempre liberi di scegliere di usare la vostra auto.

  11. Anonimo

    Tutto molto bello, inclusa la visione d’insieme per tutto l’hinterland. Il problema è che troppo spesso si annunciano grandiosi progetti, ma poi manca il buon senso e l’azione negli elementi più basilari e semplici.

    Avendo ben presente il sistema di ciclabili olandesi (un modello d’esempio per tutti gli altri stati europei e ottimo anche per la ‘piatta’ Milano) penso che sia più importante introdurre coerentemente alcune linee di base per rendere le ciclabili SICURE e PRATICHE. Esempi includono isolare le piste e non improvvisarle in mezzo ai vialoni tra motorini e macchine in sosta, collegare sempre le piste tra loro in maniera fluida e coerente, modificare semafori e svolte per renderle più pratiche e sicure (sia per i ciclisti che per le macchine) etc.

    Spero che qualche buona mente del comune sia illuminata e si faccia ispirare da modelli già consolidati, come quello olandese, così avremo finalmente a Milano una rete moderna e sicura, degna di questo nome. Poi facciamo tutti i megaprogetti del mondo, ma teniamo d’occhio prima i punti base.

  12. Marco fallani

    Scommettiamo che la qualità sia la stessa della ciclabile di Piazza Loreto.???un ennesimo spreco di vernice bianca. Continuerò come adesso a parcheggiare il mio SUV. Noi con proprietari di SUV ringraziamo sempre la vostra credibilità.

  13. Anonimo

    Alcuni commenti fanno capire quanta ignoranza c’è ancora su questo argomento. Nessuno dice che queste ciclabili servono per gli spostamenti lunghi quotidiani, come nessun olandese lo fa quotidianamente. Lì per le distanze lunghe si affidano all’integrazione tra bici e treno. Ovvero, in città mi sposto in bici e raggiungo la stazione. Prendo il treno e arrivo a destinazione. Semplice. In questo senso si muovono gli interventi di Città Metropolitana. Se aveste letto l’intero programma (sono poche pagine facilmente consultabili) avreste scoperto che le ciclabili si pongono come connessione tra comuni e servizi vicini (se ho una comoda ciclabile tra segrate e Pioltello, per esempio, non è detto che per andare lì userò la macchina). Nessuno pensa che in bici si possano fare 40 km, quindi pensate prima di leggere perché va bene che qui si dà la possibilità di commentare in anonimo però vi assicuro che siete penosi.

    1. Anonimo

      Grande! Anche a me cadono le braccia quando mi sento dire: “ma davvero vieni al lavoro da Milano a Segrate in bici????” Ma come fai????” Allora spiego che sono esattamente 6 km da casa mia al lavoro e ci impiego esattamente 20 minuti. Non arrivo stremato, non muoio di freddo in inverno perché mi copro adeguatamente e non arrivo bagnato in estate perché adotto un’andatura adeguata che non mi fa sudare. “E se piove?????” Se diluvia posso decidere di prendere i mezzi pubblici, ci impiego il doppio del tempo ma ci può stare, a Milano non piove tutti i giorni come nella foresta amazzonica.

    1. Andrea

      Hai ragione ma non hai concluso la frase.

      “Uno che abita a settimo milanese e deve andare a San donato non va in bicicletta..sono 15 km solo ad andare”, il prode pendolare potrebbe prendere il nuovo percorso ciclabile previsto, raggiungere la fermata di Rho Fiera e scegliere, in base alle circostanze, se prendere il passante e cambiare a Repubblica oppure la M1 e cambiare in Duomo.

      C’è anche da chiedersi per quale motivo uno che abita a Settimo dovrebbe andare a San Donato.

      Vogliamo “trollare” ancora un po’ chiedendoci come faranno quelli che abitano a Magenta a raggiungere Cernusco in bici?

      1. Anonimo

        Ad esempio : per raggiungere il posto di lavoro?
        Sono poche le persone soprattutto in provincia che lavorano nello stesso comune di residenza

        1. Andrea

          Giusto, e qui mi aggancio al discorso che facevo nei commenti più sopra. Continuando a realizzare luoghi e strade a priorità automobilistica o con accesso esclusivamente automobilistico è naturale che la gente si costruisca una vita basata sull’automobile. Dato che tutto è raggiungibile principalmente in automobile, specialmente se vivi nell’hinterland, e visto che l’automobile è conveniente sulle lunghe distanze, nessuno si pone il problema di trovare lavoro in un luogo vicino a casa evitando di dover acquistare un’auto per componente familiare. Ma ti dico di più: anche il supermercato, gli amici, la palestra, il bar, la scuola per i figli, tutto viene scelto senza considerare la distanza da casa perché tanto in automobile, l’unico mezzo disponibile, fa poca differenza percorrere 5 o 20 km. “Meglio!” diranno alcuni di voi, per quale motivo la gente dovrebbe essere incentivata a rimanere vicino a casa?

          Perché è così che si creano i “Luoghi”, è così che il nostro bel territorio può essere sfruttato dalle persone e non solo esclusivamente dai mezzi di trasporto. Bisogna dare alle persone gli strumenti per poter vivere vicino al proprio Comune e sfruttare i suoi servizi così da creare un circolo virtuoso per cui i residenti sono spronati e sproneranno la loro amministrazione a mantenere il luogo in cui vivono bello, funzionale e ben collegato al resto del territorio, per non essere costretti a dover usare una costosa e dannosa automobile sfruttando i servizi di Milano o del comune dall’altra parte della città che a sua volta è abitato da residenti ai quali non interessa nulla del luogo in cui vivono e che chiedono al sindaco o alla Regione solo brutte autostrade per scappare via.

      2. Anonimo

        Da Settimo Milanese a San Donato pedalando fino a Rho Fiera sono 16 (SEDICI) fermate di MM1 e 9 (NOVE) di MM3. Linee strapiene la mattina. E da San Donato per gli uffici c’è pure da camminare un pezzo.

        Magari se c’è la ciclabile, alla stazione della metro di Rho Fiera ci andranno pure in bici, ma non è che gli cambi la vita… Più facile che si domandino perchè la Circle Line è rimasta sulla carta e perchè il Passante sia così inaffidabile.

        1. Andrea

          Perché chi doveva pensare a quei servizi ha occupato il suo tempo a gestire la progettazione della BreBeMi, della Pedemontana, del sottopasso di Monza, del raccordo della Paullese, del tunnel di Gattamelata, della gronda Nord, della Zara-Expo. E contemporaneamente a prendere in giro chi chiede percorsi ciclabili che valorizzerebbero i servizi che auspichi aumentandone la richiesta e la conseguente domanda di efficientamento.

          1. Anonimo

            In realtà sappiamo tutti che in Italia la competenza per le infrastrutture ferroviarie è di RFI e non della regione, della provincia, della città metropolitana o del comune (come negli altri casi citati), ma il concetto è comunque corretto perchè di treni e bici non è mai importato molto a nessuno.

    2. Anonimo

      io ne faccio 13,5 a tratta, al giorno. dal fondo di viale monza, a via Novara. e ritorno. 38 minuti quando va male. in caso di pioggia o me la prendo, o metro+navetta o smart working.

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