Milano | Arredo Urbano – Le cinque battaglie del verde in città: perché piantare un albero in città non è così semplice

Milano.

Ormai, sui social e in rete, grazie all’intelligenza artificiale, trasformare una strada grigia e soffocata dal cemento in un meraviglioso viale alberato sembra un gioco da ragazzi: bastano pochi clic ed ecco comparire alberi rigogliosi, aiuole fiorite e marciapiedi immersi nel verde.

Peccato che, nella realtà, piantare alberi in città sia molto più complicato di quanto queste immagini lascino immaginare. Come ci hanno spiegato gli amici di Primitivo Studio, tra sottoservizi, spazi insufficienti per le radici, caratteristiche del terreno e numerosi vincoli tecnici, trasformare questi sogni digitali in realtà è tutt’altro che semplice. Purtroppo.


Quando si parla di rendere Milano più verde, la soluzione può sembrare semplice: piantare più alberi. Un albero offre ombra, rinfresca lo spazio pubblico, assorbe parte dell’acqua piovana e contribuisce alla biodiversità. Eppure, quando si passa dalle intenzioni al progetto, ci si accorge che mettere a dimora un albero in una strada o in una piazza è tutt’altro che banale.

Il motivo è semplice: lo spazio urbano è già pieno

In pochi metri devono convivere carreggiate stradali, marciapiedi, piste ciclabili, parcheggi, fermate del trasporto pubblico, accessi agli edifici, illuminazione, segnaletica e, soprattutto, una grande quantità di infrastrutture sotterranee che non vediamo perché si trovano sotto terra. A tutto questo si aggiungono le esigenze vegetative dell’albero: spazio per crescere, un terreno adatto, acqua, luce e possibilità di sviluppare le proprie radici.

Ed è proprio qui nasce una delle contraddizioni della città contemporanea. Da una parte si ha la necessità di prevedere più verde per affrontare il cambiamento climatico e rendere le nostre strade più vivibili; dall’altra, spesso cerchiamo di inserirlo in uno spazio urbano progettato secondo esigenze molto diverse che difficilmente sono associabili.

Il verde, infatti, non dovrebbe essere considerato un semplice elemento decorativo ma una vera e propria infrastruttura urbana: contribuisce a ridurre l’effetto dell’isola di calore, crea ombra lungo i percorsi pedonali, favorisce la biodiversità e permette al suolo di assorbire grandi quantità di deflusso piovano durante gli eventi meteorici intensi.

Anche il Comune di Milano considera il verde pubblico come un’infrastruttura che deve essere progettata tenendo insieme aspetti ambientali, urbani e manutentivi. Le prescrizioni comunali stabiliscono infatti criteri specifici per progettazione e gestione e sottolineano la necessità di considerare fin dall’inizio anche le risorse necessarie alla successiva manutenzione.

La domanda, quindi, non è più soltanto “dove possiamo piantare un albero?”, ma “come possiamo progettare una città nella quale gli alberi abbiano davvero lo spazio per vivere?”

Per capirlo, possiamo immaginare che ogni nuovo albero debba affrontare cinque diverse battaglie.

Prima di tutto: quanto è grande un albero?

La prima cosa da capire è che un albero non è semplicemente un tronco con una chioma da posizionare in una planimetria.

Ogni specie ha una dimensione che raggiungerà nel tempo, una forma della chioma, un apparato radicale e specifiche esigenze di luce, acqua e terreno. Un albero appena messo a dimora può occupare pochissimo spazio, ma bisogna tener conto che nell’arco della sua vita quest’albero crescerà avendo necessità spaziali e nutrizionali molto diverse.

Le indicazioni utilizzate nella progettazione del verde distinguono generalmente gli alberi in quattro classi di grandezza. Gli alberi di prima grandezza possono superare i 25 metri di altezza; quelli di seconda grandezza raggiungono indicativamente 15-25 metri; quelli di terza grandezza circa 8-15 metri; quelli di quarta grandezza rimangono invece al di sotto degli 8 metri.

La differenza non riguarda soltanto l’altezza. Un albero di prima grandezza avrà una chioma più ampia e, generalmente, una maggiore capacità di ombreggiare e influire sul microclima, ma avrà anche bisogno di più spazio per le radici e di condizioni adeguate per svilupparsi.

La scelta della specie deve inoltre tenere conto dell’ambiente nel quale l’albero verrà collocato. Un albero in un parco non vive nelle stesse condizioni di uno collocato lungo una strada trafficata: in quest’ultimo caso deve confrontarsi con inquinamento, compattazione del terreno, scarsità d’acqua, calore prodotto dall asfalto e pavimentazioni che impediscono all’acqua di raggiungere il suolo.

Per questo “mettere un albero” e “progettare un’alberatura” sono due cose molto diverse.

Le cinque battaglie

01 – La battaglia dello spazio

La prima battaglia è quella più evidente: dove prevedere l’alberatura?

Una strada milanese può sembrare larga guardandola dal marciapiede, ma quando si prova a ridisegnarne la sezione, lo spazio disponibile si esaurisce rapidamente.

Ci sono pedoni, ciclisti, automobilisti, mezzi pubblici, le fermate del tpl, i parcheggi, i mercati settimanali, i dehors, gli accessi ai passi carrai e agli edifici, ecc… Ogni funzione reclama una parte dello spazio pubblico.

Per decenni, tuttavia, una parte consistente di questo spazio è stata destinata alla mobilità automobilistica e alla sosta di autoveicoli. Questo significa che oggi, quando vogliamo aggiungere alberi, spesso non stiamo semplicemente aggiungendo qualcosa: stiamo cercando di ridistribuire uno spazio occupato.

Anche le distanze previste dalla normativa contribuiscono a restringere le possibilità. Il Codice Civile, per esempio, disciplina le distanze delle alberature dai confini di proprietà, mentre regolamenti e prescrizioni tecniche introducono ulteriori condizioni legate al contesto urbano.

In una strada stretta, pochi metri possono quindi fare la differenza tra una fila di alberi possibile e una fila di alberi impossibile.

È questa una delle ragioni per cui aumentare il verde significa spesso ripensare l’intera sezione stradale: non soltanto scegliere dove mettere gli alberi, ma decidere quanto spazio vogliamo assegnare a ciascuna utenza e infrastruttura.

02 – La battaglia nascosta sotto i nostri piedi

La seconda battaglia non è visibile in superficie.

Sotto le strade di Milano corre una città parallela fatta di tubazioni dell’acqua, del gas, di fognature, cavi elettrici e telecomunicazioni, teleriscaldamento e altre infrastrutture. Sono reti costruite in momenti diversi del passato e gestite da soggetti diversi.

Quando si decide di piantare un albero, bisogna quindi capire cosa si trova sotto terra.

E non basta evitare il punto esatto in cui passa un tubo. Le radici hanno bisogno di spazio per svilupparsi, mentre i sottoservizi devono poter essere ispezionati e, in futuro, riparati. Un albero piantato oggi non dovrebbe diventare un ostacolo per una manutenzione necessaria tra dieci o vent’anni.

Le prescrizioni comunali indicano, in funzione della grandezza dell’albero, aree libere intorno alla pianta che possono arrivare a un raggio di 3 metri per gli alberi di prima grandezza, 2,5 metri per quelli di seconda, 2 metri per la terza e 1,5 metri per la quarta.

Sono distanze che fanno capire immediatamente quanto spazio richieda un albero anche quando, visto dall’alto, occupa soltanto un piccolo spazio.

Il problema è che in molti interventi di riqualificazione dello spazio pubblico non è possibile rifare contemporaneamente tutta la rete dei sottoservizi. Il progetto deve quindi lavorare in sinergia con ciò che già esiste, cercando di trovare uno spazio libero tra infrastrutture che spesso non sono state progettate insieme.

Una città più lungimirante dovrebbe cercare di coordinare maggiormente il piano del verde e quello del sottosuolo, così che le infrastrutture sotterranee non impediscano quelle che saranno le alberature future.

Non significa necessariamente rifare tutto domani. Significa iniziare a progettare il sottosuolo pensando anche alla città che vogliamo avere tra trent’anni.

03 – La battaglia dei tempi e della memoria

C’è poi una battaglia meno fisica, ma altrettanto importante: quella con il tempo.

Milano non è una città senza storia. Molti dei suoi spazi pubblici hanno un valore storico, architettonico o paesaggistico e, in determinati contesti, i progetti devono confrontarsi con la tutela del patrimonio e con il parere della Soprintendenza.

Il problema nasce quando una piazza progettata cento o duecento anni fa deve rispondere alle esigenze di una città completamente diversa.

Una prospettiva urbana che un tempo doveva essere mantenuta libera per valorizzare un monumento oggi può trovarsi esposta per ore al sole. Un grande spazio pavimentato, perfetto per una determinata idea ottocentesca di piazza, può diventare estremamente difficile da vivere durante una giornata estiva.

Questo non significa che la tutela storica sia incompatibile con il verde. Al contrario, Piazza Castello dimostra che il patrimonio e l’adattamento climatico possono essere affrontati insieme.

Il progetto è stato sviluppato attraverso un confronto con la Soprintendenza e ha portato, tra le altre modifiche, alla realizzazione di un triplice filare di alberi. I nuovi filari sono stati organizzati anche in modo da mantenere libere le principali prospettive verso il Castello. Il progetto complessivo ha previsto 186 nuovi alberi e una significativa riduzione delle superfici asfaltate.

Piazza Cordusio mostra invece quanto possa essere difficile trovare una soluzione quando si sommano più vincoli. Nel progetto di riqualificazione recentemente realizzato, il Comune ha spiegato che la presenza della linea M1 e la fitta rete di sottoservizi rendono impossibile mettere a dimora alberi; per questo sono state inserite nuove aiuole con specie arbustive ed erbacee.

In un verbale del Consiglio di Municipio 1 del 2025 viene inoltre riportato il tema del parere della Soprintendenza e il suo ruolo nelle proposte di nuove alberature a Cordusio.

Il punto non è stabilire chi abbia “ragione” tra tutela storica e nuove esigenze ambientali. Il punto è riconoscere che la città storica deve affrontare problemi che al momento della sua progettazione semplicemente non esistevano.

La vera sfida sarà quindi trovare un equilibrio nel quale conservare la memoria non significhi necessariamente conservare immutata ogni configurazione dello spazio pubblico.

04 – La battaglia delle condizioni

Anche quando abbiamo trovato un posto per inserire alberature libero da interferenze, la battaglia non è finita.

Per vivere, un albero ha bisogno di un ambiente adatto.

Le radici hanno bisogno di terreno sufficientemente profondo e fertile, di acqua e di aria. Un terreno completamente impermeabilizzato intorno al tronco può rendere molto difficile la vita della pianta.

Per questo il verde urbano non può essere ridotto alla semplice presenza di una buca nel marciapiede.

Le prescrizioni comunali prevedono dimensioni minime degli spazi permeabili in relazione alla grandezza degli alberi. Anche senza entrare nei dettagli tecnici, il concetto è importante: più grande sarà l’albero che vogliamo avere, più grande dovrà essere lo spazio che gli permettiamo di avere sotto terra.

In alcuni casi è possibile utilizzare pavimentazioni drenanti, griglie o altre soluzioni tecniche. Ma non tutte le soluzioni sono equivalenti a lasciare il terreno realmente aperto e disponibile.

E poi c’è l’acqua.

Un albero appena piantato non è ancora l’albero adulto che immaginiamo. Nei primi anni deve sviluppare il proprio apparato radicale e superare lo stress del trapianto. Per questo la progettazione deve prevedere anche le modalità con cui verrà irrigato e seguito nel tempo.

È un dettaglio fondamentale perché il vero risultato di un progetto non è vedere cento nuovi alberi piantati il giorno dell’inaugurazione. È vederli ancora sani e cresciuti dieci, venti o trent’anni dopo.

05 – La battaglia a lungo termine

Ed eccoci all’ultima battaglia: quella che comincia quando il progetto è già finito.

Un albero è un organismo vivo e non un arredo che viene installato e poi dimenticato.

Un albero cresce, deve essere controllato, occasionalmente potato, irrigato nei periodi necessari e monitorato per verificarne la salute e la stabilità. Le foglie cadono, le radici possono modificare il terreno circostante e, in caso di eventi meteorologici estremi, possono verificarsi rotture di rami o altri problemi.

La manutenzione ha quindi anche una dimensione legata alla sicurezza.

Questo è uno dei motivi per cui le prescrizioni del Comune considerano la manutenzione parte integrante della progettazione: il verde pubblico deve essere pensato tenendo conto non soltanto di come verrà realizzato, ma anche di come potrà essere gestito negli anni successivi.

Ed è probabilmente qui che si trova uno dei principali cambiamenti culturali necessari.

Un albero non dovrebbe essere valutato soltanto per quanto costa comprarlo e piantarlo, ma bisognerebbe considerare anche ciò che restituisce alla città durante tutta la sua vita.

Un albero adulto può creare una grande superficie d’ombra, contribuire alla regolazione del microclima, intercettare parte dell’acqua piovana e offrire habitat a numerose specie. Soprattutto, rende lo spazio pubblico più confortevole per le persone.

Per questo il verde dovrebbe essere considerato un investimento di lungo periodo, non una spesa accessoria.

Una città che deve imparare a fare spazio

Alla fine, la difficoltà di piantare alberi a Milano non dipende da un singolo problema. Non è soltanto una questione di normativa. Non è soltanto colpa dei sottoservizi, delle automobili, della Soprintendenza o dei costi di manutenzione. È il risultato della sovrapposizione di tutte queste esigenze in uno spazio urbano che, semplicemente, è limitato.

La vera sfida è quindi più ampia: decidere quale città vogliamo costruire nei prossimi decenni.

Se vogliamo più alberi, dobbiamo essere disposti a dedicare loro spazio in superficie e nel sottosuolo. Dobbiamo progettare le strade considerando insieme pedoni, biciclette, trasporto pubblico, automobili e verde. Dobbiamo coordinare meglio le infrastrutture sotterranee. Dobbiamo trovare un dialogo tra tutela del patrimonio e adattamento climatico e, soprattutto, dobbiamo prevedere una manutenzione già quando piantiamo il primo albero.

Forse, quindi, la domanda giusta non è “perché a Milano è così difficile piantare un albero?”

La domanda è: quanto spazio siamo realmente disposti a restituire alla natura dentro la nostra città?

Perché un albero può essere piantato in pochi minuti, ma per costruire le condizioni perché possa diventare parte della città, invece, servono una visione e una progettazione che durino molto più a lungo.

  • Referenze immagini: Google Streetview, Roberto Arsuffi: Primitivo Studio
  • Verde pubblico, arredo urbano, Alberi, Albero, Cespugli, Aiuole
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

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