Milano, Bovisa.
Maggio 2026. Raramente ci occupiamo di cronaca, ma questo caso merita attenzione anche perché legato all’urbanistica.
Ormai l’urbanistica a Milano è allo sbando, oltre alle molte inchieste in corso sul rapporto tra SCIA e effettivo stato di fatto dei nuovi progetti, dallo scorso gennaio possiamo aggiungere anche un vecchio caso che si è trascinato sino ad oggi con un epilogo bizzarro ma preoccupante, quello delle Torri della Bovisa.
Le torri in questione sono quelle al civico 54 di via Cosenz, dove si sta consumando una vicenda che coinvolge oltre 200 famiglie e un grande complesso residenziale da circa 500 nuclei abitativi. Al centro del caso vi è la Cooperativa Cosenz 2005, sciolta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026, dopo un’ispezione che avrebbe evidenziato gravi irregolarità nella gestione.
Secondo quanto emerso dalle verifiche ministeriali, la cooperativa avrebbe operato di fatto come una normale società immobiliare, senza perseguire reali finalità mutualistiche. Gli appartamenti sarebbero stati commercializzati tramite agenzie immobiliari e trattative private, mentre i soci venivano coinvolti solo successivamente, per dare una veste formale cooperativa all’operazione.

Il nodo principale del contenzioso riguarda la barriera idraulica realizzata per il controllo delle acque di falda dell’area. Si tratta di un impianto con funzione ambientale pubblica, collocato su area pubblica e destinato a servire un comparto ben più ampio del solo complesso di via Cosenz.
La barriera idraulica è un sistema di bonifica ambientale utilizzato per bloccare la diffusione di inquinanti nelle acque sotterranee (falde acquifere). Consiste nel creare una barriera “virtuale” tramite pozzi o dreni che emungono (pompano) acqua contaminata, creando una depressione che impedisce al «pennacchio di contaminazione» di estendersi oltre un certo limite.















Secondo il precedente CdA della cooperativa e l’attuale commissario liquidatore nominato dal Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT), i costi di gestione dell’impianto – stimati tra 300 e 500 mila euro annui – dovrebbero essere sostenuti dai soci e dal condominio. Sono così partite diverse azioni legali: otto cause contro circa 200 soci per il recupero di quote arretrate relative agli anni tra il 2018 e il 2024, oltre ad altre cause rivolte direttamente al condominio, con l’obiettivo di trasferire ai residenti non solo le spese ma anche la gestione dell’impianto.
Una situazione che il Comitato Difesa Soci Cosenz definisce “senza precedenti”, sostenendo che tali oneri non sarebbero mai stati chiaramente esplicitati nei preliminari e nei rogiti. Alcune famiglie denunciano inoltre che ogni tentativo di approfondire la questione sarebbe stato scoraggiato con diffide legali.
La vicenda assume contorni ancora più delicati dopo la richiesta inviata recentemente dal Comune di Milano al condominio, con cui si chiederebbe di assumere titolarità, gestione e garanzie della barriera idraulica. Una prospettiva che solleva interrogativi importanti: può un condominio privato farsi carico di un’infrastruttura ambientale pubblica, con tutte le responsabilità tecniche e operative che ne derivano?
Non manca poi il tema del possibile conflitto di interessi. Il Comitato Difesa Soci evidenzia infatti come il commissario liquidatore appartenga al sistema Confcooperative, rete di cui farebbe parte anche il Consorzio ASEA, soggetto promotore dell’operazione immobiliare.
Le famiglie coinvolte chiedono ora un intervento chiarificatore del Ministero, verifiche sulle responsabilità della cooperativa e maggiori tutele per gli acquirenti. Una vicenda che riapre anche il dibattito sull’utilizzo della formula cooperativa in grandi operazioni immobiliari e sulla reale protezione dei consumatori nel mercato della casa.




Prima del grande complesso residenziale di via Cosenz 54 c’era un insieme di edifici produttivi e artigianali legati alla storica vocazione industriale della Bovisa. L’area, infatti, faceva parte di quel vasto tessuto di fabbriche, depositi, piccoli opifici e cascine industrializzate cresciuto tra fine Ottocento e Novecento attorno agli scali ferroviari.
Nel caso specifico di via Cosenz 54, le tracce più concrete che emergono oggi sono soprattutto ambientali e urbanistiche: nei registri delle bonifiche l’area compare infatti come “area industriale dismessa”, elemento che conferma la presenza di attività produttive precedenti alla trasformazione residenziale.

Il grande intervento immobiliare di via Cosenz 54, realizzato dalla cooperativa COSENZ 2005 Soc. Coop. Ed., venne sviluppato tra il 2008 e il 2015, con circa 500-600 appartamenti distribuiti tra torri residenziali e corpi bassi organizzati attorno a una corte interna.
Il progetto, firmato dall’ingegner Roland Polovina insieme all’ingegner Filippo Guizzetti, ha previsto anche la sistemazione degli spazi esterni con un’ampia area verde pubblica attrezzata, comprendente campi da basket, aree gioco per bambini e orti urbani. Tra i corpi bassi si trova anche una residenza per studenti.


L’area interessata dall’intervento urbanistico era occupata sin dagli anni Trenta dalle ex Distillerie Lombarde di Catrame, poi CASCINA ROSSA Srl. Successivamente, a partire dagli anni Ottanta circa, vi si insediò una ditta di autotrasporti, la Santi, seguita in seguito dalla C.R.R.F., attiva nel recupero e riciclo di materiali. Insomma, tutt’altro che un’area di fresca campagna.
Del resto la Bovisa, per buona parte del Novecento, era un grande mosaico produttivo dove convivevano attività chimiche, meccaniche, industrie di vernici, logistica ferroviaria e piccole manifatture strettamente legate anche alla presenza dello scalo e della ferrovia.
Un dettaglio interessante è la sopravvivenza, poco distante dal complesso residenziale, della storica Cascina Albana, restaurata negli ultimi anni: una testimonianza di come quest’area fosse un tempo un intreccio di campagna, infrastrutture ferroviarie e industria.




Per giunta, il complesso già nel 2019 (foto a seguire), a soli quattro anni dal completamento, dovette essere interessato da un intervento di manutenzione straordinaria. Il motivo fu il pericoloso distacco di diverse porzioni dei rivestimenti ceramici esterni, problema che rese urgente e indispensabile un ampio intervento di riqualificazione finalizzato al ripristino degli intonaci e delle rasature dei parapetti dei balconi e, soprattutto, alla sostituzione immediata delle piastrelle con materiali identici per tipologia e colore a quelli originari.
Gli interventi vennero eseguiti da Saint-Gobain Italia su incarico della Cooperativa Edilizia Cosenz 2005.




- Referenze immagini: Roberto Arsuffi; GoogleMap;
- Ringrazio per le informazioni: Silvia Polenta e Duepiedisbagliati, oltre agli amici di Skyscrapercity
- Bovisa, Bovisasca, Cascina Albana, Via Cosenz, Cosenz 54, Cooperativa Cosenz 2005, urbanistica, inquinamento,
Articolo interessante, non riguarda nuovi progetti ma qualcosa che già esiste e ne approfondisce le varie conseguenze. Una situazione un po’ diversa per il motivo spese, neanche più di tanto da quella descritta nell’ articolo, la stiamo vivendo in zona Barona: Il riscaldamento, con l’insediamento del sindaco Albertini fu realizzato il tele riscaldamento collegato con il deposito della M2 a pannelli solari. Tuttavia le bollette non sono mai diminuite, ma proprio il contrario. Non si tratta di far pagare ai condòmini le spese d’opera ma al contrario, sostiene l’amministratore, le spese di fornitori e materiale, le spese di manutenzione (mai visto un operaio), le spese del prodotto che genera calore (pannelli?). Negli ultimi tempi è emerso il conflitto tra A2A, il comune, l’amministratore: tutti bravi a dar la colpa da uno all’altro, intanto c’è la vecchia centrale che funzionava a gasolio che per alcuni tecnici può essere riattivata ed aggiornata ma il comune attualmente non ne vuole sapere, A2A è una sottoposta del comune e proprietaria della vecchia centrale e l’amministratore dice che il costo è sostenibile ma senza i vari permessi non può intervenire a favore dei condomini che continuano a pagare una centrale vecchia e ferma e l’impianto nuovo (dal 2004) di tele riscaldamento. Poi ci si imbatte in un inverno come il recentissimo ed in casa abbiamo 10 – 12 gradi. Case del 1965 in mattoni e chi vive al primo e all’ultimo piano ha più freddo d’inverno e più caldo d’estate. L’importante è scaricare ai cittadini i costi…
Un altro importante aspetto che merita un approfondimento riguarda la documentazione contabile della cooperativa, dove emergono elementi di criticità. In particolare, risultano operazioni e fatturazioni per importi complessivi superiore al milione di euro la cui natura, autorizzazione e giustificazione non appaiono pienamente chiare né adeguatamente documentate sollevando dubbi sulla loro legittimità e corretta imputazione.
Per questi ulteriori motivi sarebbe necessario svolgere le opportune verifiche da parte delle autorità competenti e/o di un revisore contabile indipendente, anche mediante una revisione approfondita dei bilanci relativi agli esercizi 2018–2023, nei quali tali fatturazioni risultano contabilizzate senza un chiaro riscontro documentale.
Robb de matt! I g’han metüü dent i sgent cumpagn di ratt, ma la diferensa a l’è che i ratt i paghen no a vess sbatüü in gabia. E in tant, quaivün al ghe ciapa i danee e la Buvisa la vegn semper püssee grisa
sicuramente, anche qui, ci sono “responsabilita’ ‘dell ufficio Urbanistica del comune, mi permetto di dire. detto cio’, a questi proprietari che si sono avvicinati come normali acquirenti, non e’ apparso “strano” che al momento dell acquisto dovessero diventare soci delle cooperativa, e questo solo una volta che avessero deciso cosa acquistare? possibile che a notai, immobiliaristi vari, non sia sorto un “dubbio ” e non abbiamo lanciato un segnale all acquirente?
Un progetto commerciale “travestito” da Cooperativa.
Un Comune allo sbando che vuole scaricare su dei privati “incolpevoli” (tecnicamente vuol dire che non hanno inquinato loro) la gestione e le garanzie di una bonifica pubblica, su area pubblica, che serve il quartiere di cui il Comune è il proprietario di maggioranza (Parco Comunale, Orti, etc.).
Convenzione scaduta da oltre 10 anni.
Barriera idraulica che non serve a nulla, perché il delta tra i valori in ingresso e quelli in uscita è minimo, segnale che l’inquinamento è a monte..
Il classico pasticcio all’italiana, speriamo solo che chi l’ha causato paghi…
Nel 2018 ho visto un appartamento fatto e finito, tramite un agenzia immobiliare.
Fatta la proposta, accettata.
“Per rogitare devi diventare socio” mi fu detto. “Non rischi nulla, solo i 25 Euro della quota”.
E cosa sono quei bidoni blu? Nulla, tra un anno li tolgono!
Da socio della Coop Cosenz 2005/Consorzio ASEA a imputato in tribunale è stato un attimo.
Ai signori che stanno considerando il nuovo progetto del Consorzio ASEA, ex.area falck auralivingmilano.it dico fate attenzione, nelle mie carte non c’è scritto nulla di quello che sta succedendo ora, eppure sono invischiato.
Se l’avessi saputo prima, mai avrei comprato…
È possibile avere un riferimento per entrare in contatto con il Comitato Difesa Soci Cosenz? Da socio cooperativa che ha venduto l’appartamento vorrei informazioni più puntuali in merito alle iniziative in atto. La mia mail è luca.braga@gmail.com
Ma chi compra un appartamento con l’obbligo di accollarsi i costi di gestione della barriera idraulica ? nessuno…ovviamente!