Milano, Verde Pubblico.
Settembre 2026. Ogni anno sembra andare peggio e, francamente, diventa sempre più difficile comprenderne le ragioni. Da un lato si parla continuamente di Milano città green, di adattamento climatico, di contrasto alle isole di calore e della necessità di aumentare il patrimonio arboreo; dall’altro, girando per la città, ci si trova sempre più spesso davanti a un verde pubblico che annaspa, soffre e, in molti casi, scompare.
Alberi che muoiono e non vengono sostituiti, aiuole lasciate a se stesse, giovani piantumazioni che non superano la prima o la seconda estate. E poi alberi adulti che vengono abbattuti senza che, almeno apparentemente, segua sempre una nuova piantumazione.








Un esempio fra tanti è via Fabio Filzi, a lato della chiesa di San Gioachimo. Sino al 2015 qui si trovavano tre splendidi bagolari. L’anno successivo erano diventati due e oggi ne rimane soltanto uno. Gli altri due non sono mai stati rimpiazzati. Perché?


Girando continuamente per Milano, fotografandola per documentarne trasformazioni, cantieri e problemi — attività che forse sarebbe utile svolgessero con maggiore frequenza anche assessori e amministratori — ci siamo imbattuti in decine di alberi secchi, sofferenti o morenti.
Solo pochi giorni fa abbiamo pubblicato su Urbanfile una sorta di conta delle giovani alberature morte durante l’estate, un fenomeno che purtroppo documentiamo ormai puntualmente ogni anno. Alberelli messi a dimora durante l’inverno che, dopo pochi mesi, si trasformano in tronchi secchi ancora legati ai propri tutori.
Possibile che non si riesca a interrompere questo ciclo? Forse una maggiore e più puntuale manutenzione, a partire da irrigazioni regolari nei periodi più caldi e siccitosi, potrebbe evitare almeno una parte di queste perdite.
Abbiamo mostrato, ad esempio, anche lo stato della Collina dei Ciliegi in Bicocca, dove molte piante sono morte o appaiono in grande sofferenza. Si tratta, peraltro, di una collina artificiale: pensare che gli alberi possano trovare autonomamente nel sottosuolo tutta l’acqua necessaria appare quantomeno ottimistico. Se manca un’irrigazione adeguata e costante, l’acqua nel terreno non arriva per magia.





Sono tutti segnali che sembrano indicare come qualcosa nella gestione e nella manutenzione del verde milanese non stia funzionando come dovrebbe.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è quanto accaduto ieri in piazza Risorgimento, dove un albero di olmo è crollato ferendo tre persone, una delle quali in modo grave.
Secondo quanto riportato, quell’albero aveva destato da tempo la preoccupazione degli abitanti e dei commercianti della zona. Le segnalazioni relative a evidenti segni di cedimento si sarebbero susseguite per mesi. Un negoziante ha raccontato che la situazione era stata segnalata più volte e che nel quartiere c’era forte preoccupazione.
Tra i tentativi di richiamare l’attenzione sulla situazione ci sarebbero state anche alcune e-mail. In una comunicazione del 1° settembre, indirizzata a MM, veniva chiesto un intervento prima che l’albero potesse avere un «tracollo definitivo». La risposta ricevuta assicurava che la segnalazione era stata presa in carico e assegnata al tecnico competente per le necessarie verifiche.
Pochi giorni dopo, purtroppo, l’albero è caduto.





Naturalmente saranno le verifiche tecniche a chiarire dinamiche, condizioni della pianta ed eventuali responsabilità. Resta però inevitabile una domanda: come funziona il sistema di controllo dopo che un cittadino segnala una pianta ritenuta pericolosa? E soprattutto, con quali tempi viene effettuata la verifica?
Il problema, infatti, non riguarda soltanto gli alberi appena piantati.
Già nel 2024 e nel 2025 avevamo documentato la presenza di diversi platani completamente secchi in viale Marche. Alcuni sono stati successivamente rimossi, altri risultano ancora presenti. E, almeno per ora, quelli eliminati non sono stati sostituiti.





Ed è proprio questo continuo sommarsi di piccoli e grandi episodi a lasciare perplessi. Un albero morto qui, uno scomparso là, una giovane pianta seccata dopo pochi mesi, una fila che lentamente perde esemplari senza recuperarli. Presi singolarmente possono sembrare episodi marginali; sommati nell’arco degli anni significano però meno alberi, meno ombra e meno verde in città.
In una Milano che dichiara di voler aumentare la propria resilienza climatica, questa contraddizione diventa sempre più difficile da ignorare.
Non basta piantare nuovi alberi e annunciarne il numero: bisogna soprattutto riuscire a farli vivere, curare quelli esistenti, controllare tempestivamente quelli che mostrano problemi e sostituire quelli che inevitabilmente devono essere rimossi.
Servirebbe quindi una risposta chiara da parte dell’Amministrazione e di chi gestisce il patrimonio arboreo milanese: quanti alberi muoiono ogni anno? Quanti vengono rimossi? Quanti vengono effettivamente sostituiti? Quali sono i tempi medi di intervento dopo una segnalazione? E come viene garantita l’irrigazione delle nuove piantumazioni durante le estati sempre più calde e siccitose?
Perché parlare di una Milano più verde ha senso soltanto se il verde che già possediamo viene curato, protetto e mantenuto vivo.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Barbara Galassi Facebook
- Verde pubblico, Siccità, Vegetazione, Prati, Alberi, Degrado, irrigazione,
Di alberi “storti” in città ce ne sono decine e decine, vengono tagliati quelli sani spesso senza motivo, vengono tagliati in un lato molti altri alberi lasciando tronco parziale o “pendente” con pericolo di caduta al primo vento forte. Sappiamo che il verde non interessa a questa giunta.
Un paio di settimane fa in Viale abruzzi hanno eliminao alcuni platani grandi ma, evidentemente, in pessima salute. hanno anche tagliato le fronde che schiaffeggiavano le persone dirette alle fermate della 92.
Invece ieri sera ho visto all’inizio di Via Rovigno due sedi per piante, una vuota e l’atra occupata da un alberello morto.
Anche Via Tofane, lungo la Martesana, senza qualche cassetta di fiori è triste.
conosco parchi urbani nuovi e recintati con diversi alberi ormai morti, dove da qualche anno gli impianti di irrigazione regolarmente installati, hanno smesso di funzionare o forse sono stati semplicemente chiusi…
Perchè??
bravi!! sono domande e riflessioni che ci facciamo in tanti, si sbandiera sempre il numero del nuovo verde piantato ma probabilmente se si sapessero i numeri del verde morto o eliminato non rimpiazzerebbe neanche il 50 x cento io sono uno che tiene tantissimo al verde ed in estate o subito dopo è un colpo al cuore andare in giro e vedere la moria di alberi che tra l’altro moltissimi hanno il tubi e tubicino per ricevere acqua ma mai visto una goccia uscire o entrare in quei tubi, meglio non metterli almeno non si inquina con tutta quella plastica . Massimo
D’accordo su tutto
E una vostra “percezione”
Sarebbe opportuno denunciare, in modo chiaro, la vergognosa latitanza e le inadempienze di questa giunta e del ridicolo pagliaccio che la guida: bei discorsi (Sala un campione in questo), tante chiacchiere, specialmente sul verde pubblico, che tanti milanesi ingenui si sono bevute, e zero spaccato sul fronte dei fatti.