Milano | Porta Vigentina – Beatrice D’Este 36

L’edificio di Viale Beatrice D’Este 36 sistemerà un angolo di Milano rimasto incompiuto da tempo memorabile. Si tratta infatti di un lotto strettissimo lungo Via Carlo Patellani, rimasuglio mai risolto degli sventramenti per aprire nuove strade (appunto via Patellani) sicuramente tra il 1920-25.

Ora il progetto dello studio LPzR risolve l’esiguo spazio con una costruzione modulare aggettante molto particolare. Sicuramente una struttura che irrompe con un disegno importante quest’angolo del primo Novecento, ma forse non in modo così banale.

Il piccolo lotto che si trova ora occupato da un magazzino tra Viale Beatrice D’Este e Viale Bligny, a due passi dalla Bocconi.

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10 commenti su “Milano | Porta Vigentina – Beatrice D’Este 36”

  1. francamente mi pare mostruoso, sia nei volumi – esagerati e sgraziati – sia negli ipotetici colori – un pugno in un occhio.

    e mi chiedo: chi gli dà il permesso di invadere la superficie pubblica aggettando in quel modo sul marciapiede e sul giardinetto retrostante?

    sembra un ecomostro..

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  2. Secondo me è interessante e dialoga bene con la non lontana Università Bocconi. Un plauso per aver evitato la solita anonima palazzina in mattoncini o intonaco, tanto rassicurante quanto triste.

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    • direi più scimmiotta…
      il verde acido poi spero sia una boutade.

      avrebbero potuto fare qualcosa di meno incombente e leggero, anche rispetto alla via, tutto sommato elegante: così è proprio tutto scombinato e dialoga male con gli edifici circostanti.

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  3. Lodevole il tentativo di equilibrare la slp assegnata con l’esiguità della superficie fondiaria del microlotto. Non mi convince molto il fronte su viale Beatrice d’Este: avrei osato di più in altezza per ridurre l’aggetto su strada

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  4. Viste le dimensioni e la forma del lotto era difficile fare qualcosa di equilibrato, specialmente se alle spalle hai, come immagino, un committente che spinge per massimizzare preziosi mq vendibili. A quel punto l’unica via rimane un dseign di rottura.

    Mi chiedo però come mai la commissione paesaggistica e la sovrintendenza, sempre pronte a mettere becco su qualsiasi quisquilia e pinzillacchera, poi non facciano un plissé davanti a questi interventi a gamba tesa.

    Un altro esempio di cui ha dato conto UF, la nuova torre pseudo-bosco verticale che sorgerà alla Maggiolina-Greco sull’ex sede del Giorno, una delle poche zone di Milano dove ci sono solo case basse circondate da giardini e dove una torre ci azzecca come un minareto in Vaticano.

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  5. La conformazione originale potrebbe anche starci ma…

    il marrone TESTA DI MORO non si può proprio vedere!

    Era già vecchio negli anni ’70, strausato e abusato.
    HA reso i ’70 qualcosa da borghesia vecchia vecchia stile rampante Fantozzi Calboni!

    poi con il verde lime sottto sembra un
    MAXIBON CIOCCOLATO -LIME

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  6. Pugno in un occhio per l’impatto visivo! Pugno nello stomaco rispetto al contesto circostante…
    Ma nessuno gli dice qualcosa?!!!
    A Milano non dovrebbe esserci qualche organo comunale che si occupa dell’ armonia dei nuovi fabbricati che si inseriscono nel contesto urbano preesistente?
    Magari c’è ancora tempo per ripensarci…, o no?!!!

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  7. Un Obrobio,in barba ai vincoli paesaggistici , vincoli architettonici è in corso di edificazione nel pieno centro del comune di Milano.
    Non si riesce a comprendere come possano essere stati dati i permessi a costruire un edificio che tra l’altro connoterà in maniera negativa una zona storica.
    Impedirà inoltre ai condomini degli stabili adiacenti la visuale delle vie sottostanti ma soprattutto toglierà luce ed aria al condominio di via Bligny 39.

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