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Milano | Interviste: 10 domande all’Assessore Pierfrancesco Maran

A pochi giorni dall’approvazione del Piano del Governo del Territorio (PGT) del Comune di Milano abbiamo incontrato l’Assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran, per porgli alcune questioni che ci stavano a cuore.

Urbanfile (1) – Il 14 ottobre è stato approvato il nuovo PGT: cosa cambierà per la città e quali sono le linee guida che hanno portato alla stesura di questo piano?

Pierfrancesco Maran: E’ la settima volta dall’Unità d’Italia che Milano si dota di uno strumento urbanistico, ma la seconda in pochi anni. Se in passato si procedeva con piani regolatori che una volta approvati definivano per alcuni decenni il futuro della città per poi essere continuamente aggiornati tramite varianti, oggi si ragiona per fissare degli obiettivi “di breve e medio periodo” compatibilmente con le esigenze della città.

Anche noi ci siamo impegnati a provare a disegnare quello che vorremmo diventasse Milano da qui al 2030.

E’ un piano che si pone in continuità con i grandi cambiamenti che hanno caratterizzato gli ultimi due decenni e che identifica alcuni luoghi in cui promuovere ulteriori trasformazioni, ponendosi però obiettivi di sviluppo diversi rispetto al passato.

Siamo in una fase di grande crescita, sia demografica che economica, e dobbiamo pensare come distribuirne i benefici in modo da coinvolgere anche quella parte di città che non sente la crescita in maniera diretta, senza dimenticare i temi di ambiente e territorio.

In particolare ci siamo concentrati sull’obiettivo di incremento dell’offerta abitativa di case a prezzi accessibili. Ciò che ora manca a Milano è la fascia di offerta tra la casa popolare e un libero mercato che rischia di essere troppo costoso per stipendi medio-bassi (non dimentichiamo che molti dei nuovi abitanti di Milano sono giovani).

Il secondo obiettivo riguarda l’incremento delle politiche verdi: 4% in meno di consumo di suolo rispetto al PGT precedente, 20 parchi nella cosiddetta inner city, oltre al parco metropolitano esterno; lavoriamo per concretizzare l’obiettivo di 3 milioni di alberi nella Città Metropolitana da qui al 2030; facciamo in modo che anche la parte costruita abbia un obiettivo carbon neutral , come norma, e non solo come auspicio.

Il terzo obiettivo è quello di estendere la crescita della città al di fuori della cerchia della 90/91; riteniamo che la città abbia ormai la maturità per raggiungere questo obiettivo, sia perché con il Piano Quartieri stiamo investendo un miliardo e seicento milioni di risorse pubbliche, sia perché il PGT crea delle condizioni per il privato per recuperare la parte industriale delle periferie che finora non è stata toccata dai cambiamenti intervenuti altrove.

Il piano poi individua strade, piazze, luoghi in cui vuole produrre un cambiamento radicale, stimolato e guidato dal pubblico. Le piazze e i nodi di interscambio sono una delle grandi novità di questo PGT e nascono dall’idea che, se da un lato il piano deve dare delle regole diffuse e omogenee per tutti i cittadini e gli investitori, dall’altro ha senso mettere un focus su alcuni obiettivi pubblici. Noi abbiamo individuato alcune piazze, come Loreto, Lotto, Maciachini, per fare degli esempi, che rappresentano oggi una frattura tra il centro e la periferia.
La scarsa qualità dello spazio è essa stessa uno dei motivi di questa frattura e, dunque, si rende necessario ribaltare completamente l’idea di questi luoghi, in modo che siano totalmente rivisti.

Vorremmo partire proprio dal luogo più complesso, ovvero piazzale Loreto: nei prossimi mesi faremo una gara con l’obiettivo di reinventare questo spazio.

Stessa cosa avviene su una quindicina di stazioni ferroviarie e metropolitane della città. Io arrivo dal mondo dei trasporti e, devo dire, spesso i trasportisti partono dalle esigenze dell’infrastruttura e lì si fermano, senza pensare alla qualità degli spazi circostanti.
Pensiamo quante stazioni della metropolitana sono scatoloni bassi che generano insicurezza e degrado del contesto; invece dovrebbero essere il valore aggiunto dei luoghi limitrofi.

La sfida è che si possano portare funzioni in questi luoghi e che questo serva a riqualificare l’ambiente circostante, creando l’idea di quartiere intorno alle stazioni.

Urbanfile (2) – Il piano fornisce indicazioni che potrebbero riguardare l’Area Metropolitana ma poi di fatto si tratta di uno strumento attuato a livello comunale: avete pensato a un modo per coinvolgere la Città Metropolitana?

Pierfrancesco Maran: Se è corretto che il piano – secondo la legge – vale a livello comunale, è vero anche che oggi Milano funziona perché si trova al centro di connessioni che riguardano sia la scala “breve” dei Comuni intorno a Milano, sia la scala più ampia dei grandi comuni del nord Italia come Genova, Torino, Bologna e Venezia. Se ci occupiamo solo di come allocare le funzioni in un Comune o in un’Area Metropolitana, a mio parere commettiamo un errore.

Oggi è evidente una maggiore attenzione al territorio che va al di là dei confini cittadini: Area Expo è chiaramente uno sviluppo di questo tipo, con un grande polo di ricerca che sta ai confini di Milano e coinvolge tutto il territorio circostante; il prolungamento della M5 verso la Brianza rappresenta un grande progetto strategico per infrastrutturare, anche come trasporto pubblico, l’asse nord-nord est di Milano e su quello costruire una base di sviluppo; la stessa revisione del sistema tariffario di trasporto pubblico per la prima volta traccia un quadro tariffario che ha l’obiettivo di ampliare anche le potenzialità residenziali dei Comuni limitrofi.

Detto questo, credo anche che non possiamo pensare che la Città Metropolitana diventi un nuovo confine, perché i pendolari che quotidianamente arrivano a Milano abitano anche in luoghi ben lontani dal territorio provinciale. C’è un pendolarismo forte da Novara, da Como, da Piacenza, ma anche da Torino.

Il PGT deve da un lato essere obbligatorio, su alcuni aspetti, e dall’altro essere utile a dare una visione di insieme.

Urbanfile (3) – Il piano di grande forestazione entro il 2030 potrà coinvolgere la città? A volte si ha la sensazione che l’attenzione al verde riguardi principalmente i parchi e coinvolga poco gli spazi cittadini non adibiti a parco.

Pierfrancesco Maran: Abbiamo pensato il PGT in modo da portare la presenza di alberi nella Città Metropolitana dai 5,5 milioni attuali a 8 ,5 milioni. All’interno del Comune di Milano gli alberi sono attualmente un po’ meno di mezzo milione: possiamo lavorare per arrivare a un aumento di 300/400 mila unità.
Buona parte del lavoro sarà sicuramente sui nuovi parchi da realizzare in città – 7 legati agli scali ferroviari – tutti inseriti in un contesto di forti investimenti, ma pensiamo anche che si debbano depavimentare aree già consumate, oggi ricoperte da asfalto e cemento; attualmente siamo in una situazione di crescita di alberi in città: da meno di 10mila che piantavamo 3 anni fa, quest’anno ne pianteremo circa 20mila, ponendoci il problema di come incrementare ulteriormente il numero di alberature.

Abbiamo un appalto da 10 milioni di euro, che sarà operativo nella seconda metà del 2020, per depavimentare spazi in cui piantare alberi. Siamo consapevoli del fatto che iniziative volte a togliere asfalto pongono la questione di costi da sostenere per poter riconvertire quegli spazi (basti pensare al problema dei sottoservizi).

Altra questione riguarda le piazze: in passato era più complesso far passare l’idea di piantumare le piazze esistenti; oggi questa mentalità sta cambiando. Ad esempio, il progetto di piazza Sant’Agostino prevede di piantare 100 nuovi alberi in un luogo che potenzialmente anni fa non lo avrebbe previsto; anche il progetto di piazza Castello o quello di piazza Archinto prevedono nuovi alberi.
In generale tutta la modalità di progettazione della città ha accolto l’idea che si debbano aumentare sia la percentuale di superfici depavimentate che le alberature; che si debbano ripensare i criteri di progettazione dei parcheggi in modo che non siano più distese di asfalto (uno degli emendamenti approvati in Consiglio Comunale afferma la necessità di piantare due alberi per ogni posto auto costruito. E questo mi pare un messaggio molto positivo)

Urbanfile (4) – Tornando al PGT. Ci sono state critiche sulla limitazione delle grandi superfici commerciali nel centro storico.

Pierfrancesco Maran: Abbiamo accolto un’osservazione che consentiva di realizzare dentro i nuclei antichi una sostanziale rigenerazione completa (cielo terra) dei palazzi esistenti in chiave commerciale.
Abbiamo ricevuto emendamenti contro questa norma da tutti i gruppi consiliari e quindi abbiamo dovuto recedere.

Io continuo a pensare che da un lato potesse essere una opportunità per alcuni palazzi del centro. Non avere recepito questa norma però non credo modificherà un trend di crescita degli investimenti fatti in questi anni nel centro della città, che proseguiranno sicuramente.

Urbanfile (5) – Un excursus sull’arredo urbano. E’ una storica battaglia di Urbanfile quella per un arredo urbano più curato e omogeneo. Quali sono le prospettive future in tal senso?

Pierfrancesco Maran: Sul tema dell’arredo urbano è evidente che la nostra città debba fare dei passi avanti.
Lo scorso anno abbiamo approvato il Manuale di Arredo Urbano del Comune di Milano e questo costituisce un elemento utile; l’appalto che stiamo facendo sulla depavimentazione si muove in questa direzione cercando di creare un ambiente più attento al pedone.

Il primo obiettivo che dobbiamo porci è proprio questo: ovvero, rendere maggiormente fruibile la città da parte di chi va a piedi, cosa attualmente non sempre facile, perché i marciapiedi sono mal utilizzati.
Ci sono alcuni progetti come la riqualificazione di Corso Sempione, su cui lavoriamo da anni e con cui vogliamo dimostrare che nella Milano del 2020 non è tollerabile la sosta irregolare.

Anche il tema di “piazze aperte” è impostato per la riprogettazione dei luoghi in prossimità delle scuole, perché Milano, in generale, deve togliere un po’ di spazio alle auto e restituirlo ai cittadini (a Milano abbiamo 50 auto ogni 100 abitanti e le città con cui ci confrontiamo ne hanno al massimo 35); nello specifico esistono luoghi che sono più importanti di altri, come ad esempio le scuole: piazzale Archinto o piazzale Lavater, solo per fare due esempi.

C’è un altro passaggio che riguarda la qualità degli arredi, sui quali vorrei provare a fare dei progetti pilota. Con l’Ordine degli Architetti era stato pensato un lavoro sui quartieri. Ho chiesto agli uffici dell’Urbanistica di verificare se esista qualche onere di urbanizzazione che possa essere destinato a interventi di cura a livello di quartiere, per la risistemazione di tutto l’arredo urbano di una zona, per provare a costruire una visione di insieme su un’area territorialmente limitata.

Un piccolo ma significativo esempio di arredo urbano uniforme riguarda il Milomat, nato da una esigenza di sicurezza, che era stato risolto nell’immediato con i new jersey, e che ora stiamo cercando di superare con un oggetto di arredo unico per tutto il centro città.

Urbanfile (6) – A proposito di piazze e dei progetti temporanei realizzati: siamo pronti a qualche soluzione definitiva?

Pierfrancesco Maran: Nell’ambito del progetto di urbanistica tattica “Piazze Aperte” abbiamo inaugurato Dergano e Angilberto a settembre 2019. Sta finendo il mese di ottobre e abbiamo realizzato 11 piazze in 13 mesi. Mi sembra un risultato straordinario.

Certamente alcuni interventi piacciono più di altri; qualcuno obietta che sia meglio fare lavori definitivi e non temporanei, ma sicuramente la città di Milano non sarebbe in grado di fare 11 piazze definitive in 13 mesi e questa soluzione ci sembra interessante.

Dergano ha già un progetto di sistemazione definitiva che è sostanzialmente pronto, Lavater è già in gara. Per molti di questi interventi esiste un progetto successivo e l’esperienza del temporaneo può consentire di adottare alcuni accorgimenti in fase di sistemazione definitiva.

Sperimentare delle soluzioni aiuta anche ad avere delle risposte immediate a problemi evidenti. A NoLo oggi non abbiamo il progetto definitivo della piazza, ma abbiamo una piazza che consente l’uscita in sicurezza dalla scuola dei bambini che, fino a pochi mesi fa, dovevano uscire in mezzo al traffico.

Ricordiamo peraltro che è aperto l’avviso pubblico per coinvolgere cittadini e associazioni nella progettazione delle prossime “piazze aperte

Urbanfile (7) – A che punto siamo con gli Scali Ferroviari?

Pierfrancesco Maran: Posto che dobbiamo ancora chiudere i ricorsi discussi al TAR a metà ottobre, che evidentemente generano rallentamenti, sono stati fatti alcuni passaggi importanti.

Lo Scalo Farini ha una sua identità chiara: al centro dello scalo, oltre a un grande parco, ci sarà la sede dell’Accademia di Brera. È stato fatto un concorso per il masterplan che ha identificato il tema degli spazi pubblici e la modalità di pensare il parco, con l’idea che l’effetto ambientale dello scalo non debba esaurirsi entro i suoi confini, ma creare un beneficio globale per la città. Il modo con cui sono progettati parco e alberature, ad esempio, ha lo scopo di intercettare i venti e raffrescare anche i quartieri a est dello scalo.

Greco ha un progetto a livello di piano attuativo, essendo inserito nel programma Reinventing Cities, e la sua rigenerazione, che prevede il primo quaritere di social housing a zero emissioni della città, si basa su dieci criteri ambientali. E’ plausibile che a inizio 2020 saranno presentate le pratiche per passare alle fasi attuative.

Lo sviluppo di Scalo Romana va sincronizzato con gli interventi previsti per Olimpiadi 2026, dal momento che ospiterà il villaggio olimpico; ritengo che già questo inverno vedremo delle novità, poiché l’obiettivo è partire con le bonifiche nell’arco del 2020.

Qualche giorno fa è stato presentato il concorso di idee per progettisti under 33 AAA Architetti Cercasi per lo Scalo Rogoredo e credo che anche per Lambrate a breve avremo delle novità.

Per quanto riguarda Porta Genova, è prima necessario sistemare le stazioni sulla cintura ferroviaria sud di Porta Romana e Tibaldi (per quest’ultima è in corso la gara e si vedrà l’avvio dei cantieri nei prossimi mesi, con l’obiettivo di aprire intorno al 2023).

Urbanfile (8) – Ci può dire qualcosa sulla ipotizzata modifica della norma cosiddetta dei 60 gradi? La norma del Regolamento Edilizio del Comune di Milano che limita le altezze delle nuove costruzioni in relazione agli edifici esistenti prospicienti, secondo la proiezione dei prospetti degli edifici in progetto con un angolo, per l’appunto, di 60°.

Pierfrancesco Maran: La norma rimane in vigore.
Ho avuto un dialogo forte e positivo, durante la redazione del PGT, con le associazioni e con gli ordini professionali, che ha portato a risolvere molte questioni. Il momento di maggiore tensione lo abbiamo avuto in fase di approvazione finale, perché abbiamo inserito una norma sui seminterrati che per me è molto importante: l’idea è che le volumetrie dei locali seminterrati degli edifici esistenti, possano essere portate in superficie – in caso di demolizione e ricostruzione – solo nel rispetto delle norme morfologiche (proporzionando l’altezza dei nuovi edifici al contesto circostante, ndr)

Le critiche più forti che abbiamo avuto in questi ultimi mesi riguardano proprio progetti di demolizione, riprogettazione e ricostruzione a livello di isolato, dove la traslazione delle volumetrie di seminterrati ai piani superiori, aumentando significativamente l’altezza rispetto agli edifici preesistenti, crea malumori in chi risiede nei quartieri interessati.

Aver posto dei limiti credo sia importante, perché il rischio è sempre che una rigenerazione di un isolato causi un dissenso fortissimo nelle zone limitrofe.

E’ chiaro che dobbiamo favorire la demolizione e la ricostruzione, ma dobbiamo farlo in un’ottica di accettabilità per i quartieri intorno.

Faccio l’esempio di Torre Milano, che è un progetto puntuale che ha avuto l’approvazione della Commissione Paesaggio, ma che, se fosse stato pensato con meno piani (previsti dal recupero dei volumi seminterrati) avrebbe avuto meno criticità intorno e avremmo avuto una lodevole rigenerazione ugualmente.

Una revisione della norma dei 60 gradi rischia di porre gli interventi in una tale criticità che a mio parere sarebbe di difficile gestione.

Urbanfile (9) – Il successo della vendita della sede degli uffici tecnici sarà il prodromo di una Gae Aulenti 2?

Pierfrancesco Maran: Quella è stata, a mio parere, una operazione ‘win win’ sotto vari punti di vista

C’è innanzitutto una estensione dei benefici di Porta Nuova verso altri quartieri limitrofi.
Porta Nuova finora ha dialogato soprattutto con Isola, lasciando fuori via Melchiorre Gioia e Stazione Centrale, che possono essere la prosecuzione naturale di alcune linee caratteristiche di Porta Nuova stessa.
Dobbiamo rendere la connessione ciclopedonale estremamente facile tra le due stazioni, Centrale e Garibaldi, e questo avverrà nei prossimi anni.

Con questo portiamo anche l’edificio di Regione Lombardia dentro il sistema Porta Nuova.

Un altro elemento è che l’operazione, che anche dal punto di vista finanziario è stata per il Comune eccezionale e inattesa, consente di sostenere un radicale cambiamento nell’offerta di uffici pubblici del Comune di Milano, che intendiamo concentrare su alcune sedi. Probabilmente non andremo verso l’unica sede, che ipotizzavamo inizialmente su Cenisio, perché rischieremmo di fare una densificazione eccessiva.

Andremo verso la concentrazione degli uffici in due o tre poli nuovi che consentano ai nostri lavoratori di stare in uffici più efficienti (e quindi di offrire meglio un servizio alla comunità) e di diventare poli di rigenerazione di quartieri in cui forse, senza la presenza pubblica, sarebbe più difficile un miglioramento.

E’ evidente che possiamo fare iniziative di questo tipo anche grazie alla cessione di Pirelli UTC avendo poi uffici nuovi, più efficienti e a costi nettamente inferiori, scegliendo luoghi ben serviti dai mezzi pubblici, ma meno centrali.

Urbanfile (10) – Che succederà al Cavalcavia Bussa?

Pierfrancesco Maran: Il Cavalcavia ha qualche criticità strutturale non grave, che non compromette assolutamente la staticità del manufatto e la fruizione attuale, ma che al momento ci impone un ripensamento di eventuali strutture da applicare sulla sua superficie. Abbiamo le risorse per mettere a norma la struttura e ci stiamo lavorando; nel frattempo abbiamo fatto un bando per usi temporanei a cui un’azienda ha partecipato e vinto, ma non è stata in grado di creare proposte per l’estate 2019, come era nei nostri auspici. Ci siederemo al tavolo con loro per valutare se siano in grado di fare un progetto per la primavera 2020, oppure troveremo strade alternative.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


46 thoughts on “Milano | Interviste: 10 domande all’Assessore Pierfrancesco Maran

    1. Anonimo

      già, la depalificazione dovrebbe essere una questione prioritaria!

      non se ne può più di questa selva! e se ciò comporta delle revisioni normative a livello comunale, regionale o statale, che si facciano!

    1. Anonimo

      Concordo che almeno una parola sulla Circle line andava detta, perchè è vero che tecnicamente forse è responsabilità dell’Assessore ai trasporti, ma è anche vero che Maran continua a parlare di piste ciclabili (che son trasporti pure quelli).

      Comunque se per Tibaldi iniziano adesso e finiscono nel 2023, sarà bene che si sbrighino con Porta Romana FS che altrimenti per le Olimpiadi ce le sognamo stazione e Circle Line! (anche se magari non gli interessa molto…come la MM6 del resto)

  1. giuliano

    Ci stanno lavorando, pensando, controllando, coinvolgendo ma alla fine niente o poco di concreto. A Milano c’è un detto che dice “piuttost che nient piuttost” (piuttosto che niente almeno il piuttosto) e qui neanche l’ombra del “piuttost”. Sembra di sentire parlare Conte tanti giri di parole ma poca sostanza.

    1. Anonimo

      beh che non stia succedendo niente mi pare un po’ ingeneroso…
      siamo in una città fra le più dinamiche del paese, santo cielo!
      va bene pretendere, ma un po’ di onestà intellettuale non guasta.

    1. Anonimo

      Concordo, una non-risposta. Il “Manuale” che cita, ovvero il famigerato abaco atteso da anni, è semplicemente un catalogo dell’esistente senza alcun criterio né linea guida.

      Dovremo rassegnarci ancora per anni (speriamo non decenni) ai lampioni da tangenziale, i marciapiedi in catrame in centro e con le mattonelle in alcune vie di periferia a casaccio, il festival dei pali inutili, le panchine anni 70, i semafori anni 60 con le velette che si staccano, e via elencando…

  2. Alberto Tessarolo

    Complimenti per l’intervista. L’interesse dell’assessore dimostra quanto siate importanti per l’urbanistica di Milano

  3. Anonimo

    Io gli avrei chiesto quale sia il ruolo dell’Assessorato all’Urbanistica, visto che dalle risposte sembra che chiunque possa fare quello che vuole, basta che rispetti la legge e la Commissione Paesaggio (che è organo puramente consultivo però) dica OK (vedi risposta sui 60 gradi, che resta altrimenti è difficile da gestire o quella sulla Torre Milano).

    In subordine gli avrei chiesto come ha fatto ad approvare la demolizione dell’edificio storico in via De Amicis…ma forse era una domanda troppo cattiva 😉

  4. Anonimo

    Interessante che sugli scali ferroviari abbia omesso di parlare di San Cristoforo, che è quello destinato a verde e non ad interventi immobiliari…lo trovo significativo.(purtroppo)

  5. Sdd

    Mi dispiace ma Marano dimostra la visione modesta e il poco coraggio della giunta.
    Sono ambiziosi solo sugli alberi (da vedere quanto sono realistici) perché è un tema che raccoglie sicuramente consensi.

    Mantenere i 60 gradi in una città che ha disperato bisogno di recuperare suolo mi sembra assurdo. Solo un modo per accontentare i comitati di quartiere. Ma nonostante il vaneggiare dei benpensanti costruire in altezza è la scelta più ecologica (naturalmente con i dovuti accorgimenti in fase di costruzione)

    È certamente anche la decisione di rinunciare alla sede unica comunale è ideologica come il desiderata di limitare le grandi superfici commerciali nel centro storico.

    L’arredo urbano è uno dei punti più dolenti e questa amministrazione non ha certamente invertito la tendenza.
    E anche i pochi progetti pubblici (senza l’intervento del privato) sono molto modesto e in economia, appunto senza coraggio.
    Mi viene in mente il progetto di Piazza Castello, o lo sciatto intervento alla Darsena (anche se questo riguarda la precedente amministrazione). Basterebbe vedere cosa hanno fatto in città come Marsiglia per non andare troppo lontani.

    Mi dispiace dirlo, perché condivido tante idee di questa giunta e riponevo speranze in Sala, ma sono molto deluso.

    Tanti proclami (a partire dalla sparata dei Navigli che il sindaco si è già rimangiato, sperando che avrà la decenza di non parlarne alle prossime elezioni) e poco coraggio.

  6. Adriano

    Roberto ora che hai capito chi sono i nostri amministratori ti prego candidati per le prossime elezioni.. io ti voto..ti consiglio lista civica in appoggio all’attuale opposizione così la finiamo con le ideologie dei talebani anti auto che ci governano. Arredo e bellezza devono essere le parole chiave e facciamo degli esperimenti…ma secondo lui chi ha progettato porta nuova e city life l’ha fatto come esperimento?
    Va be mi fermo qui perché non voglio essere troppo cattivo

  7. Anonimo

    1. Il comune dovrebbe creare un’app dove segnalare le criticità e le manutenzioni necessarie dando la possibilità ai cittadini di verificare cosa il comune sta effettivamente facendo e porre rilievi in caso di realizzazioni fatte con i piedi (buche rattoppate con i piedi, pali storti, voragini nei marciapiedi, arredi rotti). Il concetto dovrebbe essere quello dell’app puliamo di amsa che funziona bene. Questo dovrebbe servire da pungolo costante al NUIR che più che io nucleo di intervento rapido è a rilento.

    2. Alcune zone della città sono ancora piene di graffiti (vediamo il caso di città studi). In epoca Moratti era stato fatto un grande intervento generale… Il comune può inventarsi qualcosa? Questo è un suggerimento che do a Roberto.

    3. La norma dei 60 gradi è completamente insensata in un’ottica di densificazione e diminuzione del consumo di suolo. Esistono molti altri parametri che potrebbero essere utilizzati senza essere così assurdamente limitanti.

    4. Per quanto riguarda l’arredo urbano e le manutenzioni in generale (armonizzare, verniciare pali dello stesso colore …) occorre che il comune faccia una svolta epocale.
    Anche in tema di parterre centrali è opportuno che si riqualifichino, in particolare faccio riferimento a viale marche, viale Umbria, piazza Stuparich (che sembra ci sia stata la guerra). La preferenziale si è arenata?

  8. Anonimo

    5. I sottopassi della stazione centrale, il tunnel sotto Gae Aulenti ed altri sono in condizioni di pietoso lerciume. Qual è il costo di mandare un carretto dell’AMSA con un’idrosabbriatrice (nel caso di Gae aulenti basterebbe un semplice lavaggio ad alta pressione) a pulirli? Credo ben poco. Certi interventi non costerebbero molto e cambierebbero di molto l’immagine della città. Almeno si iniziasse dai più degradati.

    Invito l’Assessore a considerare di più il tema delle micro manutenzioni perché potrebbe ottenere risultati strabilianti anche dal punto di vista d’immagine con un budget molto ridotto…

  9. UMS

    Io trovo l’intervista interessante, dice alcune cose che non sapevo come l’abbandono del progetto della sede unica del Comune, della ristrutturazione cielo-terra edifici in centro, la spiegazione della regola dei 60 gradi e il motivo per cui ai grandi annunci sull’uso estivo dei cavalcavia non è seguito niente.

    Quello che ho trovato invece stranissimo è la mancanza totale di passione nelle risposte…sembrano scritte per mail da un volenteroso stagista dello staff dell’Assessore per dare una risposta a questo o a quel comitato che si lamenta di qualcosa. E’ sempre molto sulla difensiva e alla fine lascia un po’ di amaro in bocca: c’è ben poco da sognare.

    Un esempio? Questa frase: “Lo Scalo Farini ha una sua identità chiara: al centro dello scalo, oltre a un grande parco, ci sarà la sede dell’Accademia di Brera. È stato fatto un concorso per il masterplan che ha identificato il tema degli spazi pubblici e la modalità di pensare il parco,”

    Ecco: il masterplan dello scalo Farini e relativo “parco” l’abbiamo visto tutti. Purtroppo.

    1. Anonimo

      ma certo che è un’intervista via mail scritta da uno scagnozzo.

      Sono del mestiere e si vede lontano un miglio. Ne ho scritte decine di interviste così nella mia carriera.

      1. UMS

        Chiaramente non lo è… però “sembra”!

        E’ questo il punto, la mancanza di empatia con i destinatari dell’intervista, che è il difetto delle “risposte tipo” che ti danno per mail gli stagisti.

        UF per come lo conosco io, non è una congrega di pensionati che vogliono bloccare ogni progetto e nemmeno una congrega di eterei professori del distinguo, ma gente normale che vuole sognare una città diversa e più bella e adatta a loro.
        E possibilmente con i progetti finiti prima di essere in pensione (e con la pensione a 69 anni che spetterà a noi, non a 55 come quella dei vari “comitati” e professori )

        1. Anonimo

          Sullo scalo di Porta Genova leggo che fino a che non finiscono le stazioni di Tibaldi (allo studio da 15 anni) e Romana (boh) non succede niente. (sbadiglio)

          A me invece interessava sapere 1) che fine ha fatto il progetto di utilizzo temporaneo dell’area, presentato in pompa magna e poi scomparso 2) Quando riapre il ponte verde in ferro 3) Come pensano di ricucire la zona Navigli con Bergognone/Tortona senza aspettare il 2030 (un ponte ciclopedonale pagato da Armani è veramente così tanto una utopia?)

        2. Anonimo

          Non ho capito cosa c’entra il discorso sui pensionati.

          Comunque ribadisco che si vede lontano un miglio che sono risposte scritte. Da addetto ai lavori che in vita sua ha sbobinato decine e decine di interviste fatte di persona ti assicuro che NESSUNA sbobinatura al mondo di cose dette a braccio dal vivo verrebbe così.

          Comunque nella vita si può sempre sbagliare e sarei felice di essere smentito, sarebbe bello se il webmaster postasse un suo commento in merito.

          1. Anonimo

            Maran (o lo stagista, se qualcuno gli ha scritto le risposte) non sembra aver capito il target dei lettori di UF. A mio parere è questo il limite dell’intervista, sembrano le risposte standard alle domande dei comitati e visto che di solito son composti da pensionati, ecco perchè sono entrati i pensionati nel discorso.

  10. Gt

    Arredo urbano…altri comuni e capitali europee hanno sviluppato un proprio regolamento e fanno produrre arredo urbano ad hoc per la citta’…vedete Rotterdam con il ‘Rotterdam style’ ovvero linee di arredo disegnate ad hoc…materiali durevoli…design moderno dove occorre…uniformita’ per quartieri legata allo sviluppo urbanistico.Amsterdam ha strategie analoghe….Barcellona un sogno….Praga… Ci vogliono strategie a lungo termine ed il coinvolgimento di designer di spazi pubblici e produttori…troppo difficile?? Una linea Milano style di arredo urbano…dai su a lavoro….

    1. Anonimo

      Concordo. Secondo me la delega all’arredo urbano andrebbe scorporata dall’Urbanistica e data a qualcuno giovane, dinamico e molto sul pezzo su dettagli ed esecuzione.
      Poi questa persona può anche dipendere da Maran o da chiunque sia l’Assessore pro tempore all’Urbanistica, ma serve focalizzazione ed impegno a tempo pieno.

      1. Anonimo

        Esatto. vi vuole un tecnico, uno del mestiere, non un politico che una legislatura fa una cosa e quella dopo un’altra e non sa nulla di design (anche giustamente, direi, perché non è il suo mestiere e non lo ordina il medico di interessarsene).

        Continuo a non capire cosa ci voglia nella autoproclamata ‘capitale mondiale del design’ a mettere in piedi un tavolo sul tema con Politecnico, Ordine degli architetti, aziende…

        Il brand Milano è fortissimo e tutti i grandi marchi del mondo fanno a gara ad aprire un flagship store a Milano (vedi Uniqlo o Starbucks), anche quando sono in perdita, perché ‘bisogna’ avere un negozio a Milano per immagine internazionale…

        Sono convinto che le aziende farebbero la fila non dico per fornire gratis i materiali, ma almeno per fornire gratis design/consulenza su un ipotetico ‘stile Milano’ pur di poterci associare il loro marchio…

        Cara giunta, così come avete fatto in altri campi, dovete pensare un po’ ‘out of the box’…

        E per i benaltristi pronti a dire ‘che ci sono ben altri problemi’ vorrei sottolineare che oggi le grandi aree urbane del mondo sono in competizione tra loro, che la competizione si gioca sull’attrattività, e che una città più bella e gradevole da vivere e ‘usare’ è fondamentale per renderla attrattiva.

        Insomma stiamo parlando anche di SOLDI, TANTI SOLDI, investimenti, che potrebbero arrivare mentre ne arrivano molti meno del nostro potenziale.

        A chi di dovere: SVEGLIAAAA

  11. Anonimo

    Adesso è fondamentale una intervista all’Assessore alla Mobilità per vedere come i piani di Maran si traducano punto per punto in investimenti sulla mobilità.

    Espansione della città oltre la cerchia della 90/91, densificazione, spazio aggressivamente tolto alle auto e restituito ai pedoni, nuove regole sui parcheggi (due alberi per auto è fin eccessivo ma va anche bene), di DEVONO tradurre in nuove linee di metro, revisione seria degli orari mezzi, ristrutturazione linee tram, nuove linee periferiche e parcheggi esterni per pendolari.

    La MM4 è stata pensata per la Milano che avevamo negli anni 2000, ma stiamo crescendo molto più del previsto e la spinta ad abbandonare le auto in città è molto più forte di quanto Albertini potesse ipotizzare. I trasporti pubblici devono adeguarsi.

  12. michele

    Comunque gravissimo che manchi completamente un minimo di visione di rete di ciclabili. Si parlava di collegare San Babila a Corso venezia già 10 anni fa e nel 2020 sarà ancora più facile e sicuro arrivare a San Babila in auto che in bici. Vengono fatti i soliti spezzoni solo in occasioni di riqualificazioni.
    Quando si inizierà a pensare a delle ciclabili dove ci si potrà sentire al sicuro anche con i propri figli? Attualmente Milano in bici resta appannaggio solo per giovani temerari o aspiranti suicidi. E quando vedremo i nostri assessori muoversi in bici per toccare con mano la gravità della situazione?

  13. Wf

    …Milano, in generale, deve togliere un po’ di spazio alle auto e restituirlo ai cittadini (a Milano abbiamo 50 auto ogni 100 abitanti e le città con cui ci confrontiamo ne hanno al massimo 35);


    Milano 50
    Resto del mondo 35

    Non servono parcheggi.
    Servono meno auto.

    1. Anonimo

      35 auto a testa (o anche meno) ma NON in mezzo alla strada.
      Servono meno auto e parcheggi per liberare il suolo pubblico.

      1. Anonimo

        Comunque il Maran-pensiero in proposito è:

        “la riqualificazione di Corso Sempione, su cui lavoriamo da anni e con cui vogliamo dimostrare che nella Milano del 2020 non è tollerabile la sosta irregolare.”

        Quindi il futuro è creare parcheggi a bordo strada dei grandi viali? Come pensano di fare in Corso Sempione, cancellando l’alternativa del parcheggio sotterraneo che aveva caldeggiato il Sindaco Sala?

        Mi viene da piangere…

    2. Anonimo

      In realtà l’ultimo rapporto di Legambiente / Sole 24 Ore (più che affidabile) dice che a Milano ci sono 43 auto ogni 100 abitanti e che Milano è l’unica grande città italiana dove il tasso di motorizzazione sta scendendo… non siamo poi tanto lontani dalle 35 del benchmark

      1. Anonimo

        Guarda che 43 è più grande di 35 per ben il 23%. Ti sembra poco ? Se ti sembra poco, domani chiedi al tuo datore di lavoro di ridurti lo stipendio del 23% e cioè di 1/4 se ancora fai fatica a capire quanto è grossa questa cifra.

        Ma quanto avevi in matematica…? Robe da matti !

      2. Federico

        Io questo dato delle 43 auto/ab. sul rapporto non l’ho trovato, ho visto quello dell'”area metropolitana” di 56. Per la città il più recente che ho visto è del2017 e riporta 51,3.
        Me lo indicate? Magari mi è sfuggito.

  14. Giacomo

    Dev’esser amico di Gazidis, la stessa concretezza… Poteva rispondere con un “ci stiamo lavorando” a tutte le domande già che c’era.

    1. Anonimo

      Albertini ancora ancora si salvava, del primo si ricorda il mitico Formentini-pensiero “facciamo i tram invece dei metrò perché sono più tipici milanesi”

  15. Anonimo

    Purtroppo mi pare di capire che con la sua risposta Maran ha confermato che i famosi 3 milioni di alberi verranno piantati in zone già verdi e parchi e non nelle aree cittadine oggi avvolte da catrame che in estate diventano dei veri forni.

    Capisco i costi maggiori nel piantumare le zone cittadine, ma è un vero scandalo che si getti la spugna ancora prima di cominciare in una città che grida vendetta per il verde.

    Me lo lasci dire Maran… piantare alberi in zone già verdi è un gioco da ragazzi che non richiede molto. Se lo avesse chiesto lo scorso settembre quando Milano ha ospitato il raduno degli alpini, 3 milioni di alberi in parchi e zone verdi li avrebbero piantat in una settimana con grande gioia. Per loro sarebbe stato poco più di un gioco…

    Che gran delusione…

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