Milano | Porta Nuova – Meraviglie Perdute: i villini Braga e Bonsignore

Troppo spesso a Milano ci si accorge di aver perso per sempre qualche bell’edificio o manufatto a causa di eventi tragici o scelte scellerate da parte di governanti o immobiliari che senza scrupoli han preferito guadagnare piuttosto che preservare. E’ questo il caso dei due graziosi villini liberty di Piazzale Principessa Clotilde a Porta Nuova.

Si, perché al contrario del bel palazzo di cui abbiamo parlato poco tempo fa, Casa Venoni di via Saffi 4, perduto per colpa dei bombardamenti del 1943 durante il II Conflitto Mondiale, in questo caso, i proprietari delle due villette preferirono vendere e trarre profitto lasciando edificare un condominio alquanto brutto e ingombrante piuttosto che lasciare ai posteri tanta meraviglia.

All’inizio del 1800, in epoca napoleonica, si decise di dare una funzione monumentale alle porte aperte nelle mura spagnole, oltre ad una funzione di dazio (vista ormai l’inutilità della loro funzione militare).

Così sorse l’attuale porta, presente ancora oggi in piazzale Principessa Clotilde, realizzata su progetto dell’architetto Giuseppe Zanoia. La costruzione avvenne tra il 1810 e il 1813 in stile neoclassico. 

Un secolo dopo, con l’espandersi della città, le mura vennero abbattute e al loro posto edificati dei fabbricati (peccato). Così al posto dei folti alberi di questa foto, saranno edificati degli immobili (il Comune doveva monetizzare).

L’architetto Ernesto Quadri (Lugaggia, Canton Ticino 1868-1922) venne incaricato di realizzare due villette per due famiglie, i Bonsignore e i Braga, da occupare il piccolo lotto triangolare compreso tra viale Monte Santo e Piazzale Principessa Clotilde, a due passi dalla vecchia Stazione Centrale.

Così l’architetto svizzero realizzò nel 1908, due piccoli capolavori del liberty o Art Nouveau. Entrambe le villette presentavano un piccolo giardino e in comune avevano una palazzina per la servitù e rimessa, realizzata lungo viale Monte Santo.

Entrambe le due costruzioni sviluppate su tre livelli (piano terra, piano primo e sottotetto), erano particolarmente ricche di elementi decorativi classici del periodo.

Villa Bonsignori, più grande, era posta all’angolo meridionale del lotto, con affaccio verso l’arco e ingresso principale posto sull’angolo (l’indirizzo sarà Bastioni di Porta Venezia 54). Di particolare effetto erano le due nicchie, una per lato strada, dove un ovale sorretto da due colonnine incorniciava un bellissimo affresco e un balcone, mentre l’altra nicchia realizzata con lo stesso disegno selva una vetrata colorata.

A sinistra del l’arco si vedono le scuole elementari mentre a destra si vede una bellissima villa liberty che è stata abbattuta per far posto ad un caseggiato costruito negli anni 30 denominato, allora casa bianca perché era rivestito di marmo bianco. Nel tempo di guerra serviva da rifugio poiché era in cemento armato.

Anche Villa Braga non era da meno. Caratterizzata da una torretta ornata da figure e motivi floreali, culminava su tre lati con una grande finestra ovale suddivisa in tre parti. Su ogni finestra del primo piano vi erano due o una figura ornate da motivi floreali che si fondevano con le cornici circolari delle finestre al piano del sottotetto. La parte verso viale Monte Santo e Piazza Fiume (oggi Repubblica) aveva la piantina di mezzo ottagono.

28 anni dopo i proprietari decisero di vendere e lasciare che le due meravigliose villette di Porta Nuova venissero demolite l’anno successivo, per permettere la costruzione del caseggiato che ancora possiamo ammirare in tutta la sua asettica linearità. Il palazzo servì come rifugio anti aereo durante la II Guerra Mondiale perché realizzato in cemento armato.

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

7 commenti su “Milano | Porta Nuova – Meraviglie Perdute: i villini Braga e Bonsignore”

  1. Ho sempre pensato che quel condomino fosse ‘fuori posto’ ma credevo fosse un ‘regalo’ della ricostruzione post bombardamenti. Fa veramente male al cuore ogni volta constatare come a Milano la speculazione edilizia abbia fatto molti più danni della bombe.

    Vogliamo parlare poi del bellissimo ed elegante arredo urbano che ha avuto la città fino a quando è stato deliberatamente deciso di eliminarlo? Vedere quelle foto con qui bellissimi lampioni, le griglie per gli alberi… Che tristezza

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  2. La soluzione è semplice: demolire il brutto edificio esistente e, dato che si dispone delle fotografie, ricostruire le villette dove erano e come erano. È una provocazione? Forse ma non del tutto.

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    • A volte al di là delle apparenze c’è la sostanza.
      Questo palazzo, nel periodo di guerra, coi suoi rifugi antiaerei, ha permesso la salvezza di molte vite umane, che vi trovarono asilo
      durante i bombardamenti. Questo è il valore che ha questa casa e non é cosa da poco.

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  3. Il fabbricato tanto criticato comunque è stato progettato dall’arch. Piacentini, è uno dei primi fabbricati al mondo costruito in cemento armato, ed è ancora di proprietà della famiglia che lo costruì

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  4. In passato il disegno dei dettagli ara pensato, studiato ed aveva un’identita’…ora e’ solo un ridicolo applicare burocrazie e roba standard ovunque, senza idee, stile e creativita’…roba da 4 soldi…si e’ persa lacultura del progetto e l’attenzione del passato…

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  5. Vi invito ad andare a visitare l’edificio in questione.
    Io ho avuto l’occasione di vederne oltre che le parti comuni anche un ufficio al suo interno.
    E’ in realtà un bellissimo esempio dell’architettura del 900 e con dignità sicuramente non inferiore a quella di un edificio liberty.
    Fateci un salto quando siete in zona!

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  6. Mi rendo conto solo ora che in fondo alla pagina una scritta “burlona ed illegale” avverte che se si prosegue nel sito ritenete il visitatore felice di accettare ” i non apprezzati cookie “. Sia ben chiaro che non è vero e che L’autorizzazione “deve essere esplicita” non presunta. Sono previste pesanti multe per chi non rispetta il diritto a rifiutarli (con l’unica eccezione dei controlli avvenuta ricezione tra i server). Il Vostro lavoro è encomiabile ma non Vi dà il diritto di ignorare i diritti altrui ed una bella multa vi potrebbe aiutare acricordarlo.

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