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Milano | Porta Ticinese – Perché non si ricostruisce in stile?

E’ incredibile come, soprattutto in Italia, inserire in un contesto storico un nuovo edificio sia problematico.

In questi giorni è stata avvita una raccolta firme per una petizione che porti allo stop per la costruzione dell’edificio Gate Central, un progetto dello studio CitterioViel & Partners in fase di realizzazione in Corso di Porta Ticinese davanti alle romane colonne di San Lorenzo. Il Gruppo Building ha lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare Gate Central che ha già raccolto 2,5 milioni di euro per il progetto. La campagna è stata finanziata in soli 14 giorni da 190 investitori, con un ticket medio di 13 mila euro, grazie a cui ha centrato l’obiettivo massimo di raccolta, con un overfunding del 167% rispetto all’obiettivo minimo di 1,5 milioni. Perciò il cantiere, dopo un decennio di annunci (il via libera per la costruzione fu dato durante la Giunta Moratti) e molte modifiche, è partito alla grande già da qualche mese. Nei giorni passati si è cominciato a “palificare” il terreno per scavare in profondità. Naturalmente i ritardi sono stati accumulati anche per i sondaggi archeologici, che a quanto pare non hanno portato a molto (le colonne romane vennero portate in questo luogo nel medioevo fra l’XI e il XII secolo).

L’edificio progetto dal famoso studio milanese, si inserisce in un tessuto urbano che merita comunque una reintegrazione, in particolare questo progetto rispetta le altezze e i limiti di sagoma storici e non è poi così “brutto” come viene sommariamente descritto, e ricostruisce soprattutto il senso di città. Per decenni qui vi erano ruderi e uno steccato di cantiere all’apparenza abbandonato, non degni di un monumento storico come le Colonne di San Lorenzo. Come avevamo già spiegato, qui doveva venire allargata la piazza secondo un progetto (scellerato) degli anni Trenta, che avrebbe visto nuovi edifici moderni a contorno delle antiche colonne. Di quegli edifici, per fortuna, venne realizzato solo Via De Amicis 4 (il palazzo in mattoni rossi di 6 piani a lato), ma solo dopo la Seconda Guerra Mondiale e lasciando il resto, in attesa, per più di sessant’anni.

Ora, l’edificio in questione sta suscitando un vespaio di polemiche da parte di alcuni cittadini (probabilmente capitanati dai vicini condomini) che stanno raccogliendo firme per la petizione. La Sovrintendenza, come ci è stato raccontato, ha fatto rifare, chiedendo molte modifiche, l’edificio per poterlo approvare, cosa che è avvenuta assieme alla Commissione Paesaggio. Eppure questo per molti cittadini non pare essere una garanzia (per alcuni casi come dargli torto).

Molti lo trovano brutto, io onestamente non lo trovo così brutto. Pare abbastanza in sincronia coi vicini, intonaco color panna, basamento in ceppo lombardo (classico dei palazzi milanesi) finestre con balconcino e altezza adeguata, tre piani più piano terra commerciale.

Piuttosto, fossi la Commissione Paesaggio, suggerirei al condominio di Via De Amicis 4 di sostituire il clinker roso con intonaco chiaro, di modo che si integri col contesto di case popolari ottocentesche che ancora lo circondano, sicuramente più fuori contesto del nuovo edificio approvato.

Stessa cosa a breve, dovrebbe succedere anche alla vicina zona delle Cinque Vie, dove altri “vuoti” urbani, attendono di venire colmati. Al momento non sono stati divulgati i progetti, in compenso, sempre in zona, sta sorgendo un nuovo complesso alberghiero che prende il posto del vecchio Garage Sanremo e ricuce il tessuto urbano sventrato dopo le bombe e rimasto incompiuto sino a pochi anni fa.

Comunque, in nessuno di questi casi si tratta di ricostruzione. In Italia è rarissimo avvenga una ricostruzione fedele di quello che c’era in precedenza, a meno che non sia una chiesa, un monumento o un palazzo storico (si veda la Fenice, la Scala o il Petruzzelli, oppure le chiese distrutte dai terremoti in varie località italiane). In Germania, ad esempio, si è ricostruito, ad esempio, il centro storico di Francoforte e di Dresda, così come si è ricostruito il Castello di Berlino (da poco completato). Le ricostruzioni dividono sempre in due fazioni le persone, chi pro e chi contro. Quelli contro gridano al falso storico, all’effetto Disneyland e alla scarsità di originalità, vorrebbe dire anche svilire il senso di una professione. Chi pro, ritiene più semplice riportare le cose come prima, anche perché l’effetto sarebbe piacevole senza brutte sorprese.

Secondo noi questo progetto si barcamena abbastanza a metà strada tra il classico e il moderno, senza esagerare.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


57 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – Perché non si ricostruisce in stile?

  1. Wf

    È la proposta del comitato ad essere una vera merda secondo il bruttissimo stile giallo piscina di cane e grigio pentagana morta preesistente purtroppo in molti edifici milanesi.

    Il giallo Milano è una cagata pazzesca!
    Finalmente qualcuno doveva dirlo.

    Poi anche il progetto nuovo è un cazzotto in un occhio ma questa è una altra storia…

    1. _

      Anche il progetto dei rendering è una rimasticatura di stilemi triti e ritriti che è 70 anni che girano. Non ditemi che è qualcosa di minimamente fresco o contemporaneo.

      Forse per ricostruire “in stile” bisogna prima mettersi d’accordo su QUALE stile si vuole….

  2. Federico

    Non posso non allinearmi al giudizio dell’articolista: l’edificio è sobrio, una reinterpretazione moderna della casa popolare dell’800.

    1. mggalimberti

      Urban file ci aiuta a conoscere le trasformazioni in atto nella nostra citta.
      Per entrare nella discussione non è necessario essere addetti ai lavori ma limitare giudizi al mi piace o non mi piace non è costruttivo.
      Ogni citta ha un suo filo che la caratterizza dato dai materiali usati ma anche dal colore. Il giallo tanto bistrattato è il giallo Milano o giallo Maria Teresa che csratterizzava le case meno prestigiose, perche il colore limitava il dover ripulire le facciate dalka caliggine.
      Concordo con il giudizio di Urban file. Il progetto è equilibrato e rende una
      dignita alla zona. Un altro discorso sara il costo degli apoartamenti in una zona cosi centrale delka citta

      1. wf

        Ecco svelato il mistero del perchè un giallo pessimo così brutto…

        Nasce già sporco di fuliggine perchè voleva mascherare già i palazzi sporchi di nerofumo.

        Nasce già malissimo come colore…

        Oggi non ha più senso un colore “sporco” perchè non esistono più le stufe a carbone.

        E poi fare un colore sporco perchè gli altri sennò si sporcano peggio non è mai stata una soluzione al problema.

        Bhe comunque adesso sappiamo perchè hanno scelto un colore così brutto

  3. Anonimo

    Diciamo che qualche sforzo progettuale in più potevano farlo, l’edificio in progetto é decente, un po’ banalotto, più che altro. Ma comunque meglio della finta casa popolare fine ‘800.

  4. gaetano

    il progetto va benissimo, l’idea di un comitato di quartiere che pretenda di dettare conti estetici (ed intanto non dice nulla sul palazzo in clinker o sul degrado in cui versa l’intera zona) fa abbastanza ridere.

  5. Anonimo

    Edificio giallo con balconi e gerani bocciato…rendere l’altro progetto meno contemporary e’ possibile, bisogna tuttavia guardare l’insieme….Dresda e’ diventata la Dysneyland d’Europa, li hanno esagerato….Rotterdam, distrutta quasi tutta, non ha ricostruito il vecchio, ma ha osato reinventarsi…qui il problema e’ piu’ sottile, si parla di uno spazio urbano molto denso di significati ed il contesto pluristratificato…per me basterebbe cambiare di poco il progetto Citterio…

  6. sdi

    L’unico dovere di un architetto è di progettare qualcosa che piaccia, poco importa se sia in stile moderno o antico (che qualcuno con idee confuse direbbe essere un falso storico).
    Se sperimentare qualcosa di nuovo ha dei particolari vantaggi sia in termini di praticità o estetica ben venga, se altrimenti è solo un modo per l’architetto di dimostrare quanto è bravo, allora l’architetto ha sbagliato mestiere.

    Se invece si vuole usare uno stile antico per ricucire un buco nel centro storico filologicamente o usare uno stile passato per costruire qualcosa i nuovo perchè più facile a fare qualcosa di bello, ben venga.

  7. daniele

    Di fronte alla pochezza della proposta dei comitati, una specie di copia incolla tipo collage dell’asilo, anche la peggiore delle speculazioni edilizie avrebbe sicuramente qualcosa di più interessante.
    E in ogni caso, rispettate le leggi, accolte le richieste di modifica del Comune e le indicaziozio della Soprintendenza, gli unici responsabili del risultato sono architetto e committente. E, aggiungo, per fortuna! Ci manca pure l’estetica di Stato o quella di popolo.

    Sicuri che quellod el palazzo accando sia klinker? A me semrba mattone normale. Anche la porta medievale rimaneggiata dal Boito è inmattoni e anche l’edificio anni Trenta/Quaranta (penso) sull’angolo opposto della piazza è in mattoni. Quella piazza è un casino, secondo ci sta bene quasi qualunque cosa.

  8. Anonimo

    siamo qui ad accapigliarci su casa gialla / casa grigia di 4 piani quando accanto c’è un orrore anni 50 di 7 piani, quello sì davvero devastante… stona in altezza, interrompe il fronte strada, e non ha nessunissima qualità architettonica nemmeno secondo i seppur generosi canoni della sua epoca.

    Da far saltare col C4

      1. Franky

        La proposta del comitato è a dir poco assurda. Contestare legittimamente il progetto ci può stare, anche se si puo affermare che in realtà è contestualmente dignitoso. Ma proporre un retorico stile popolare da poveri ottocenteschi è veramente patetico. Ed il troll anonimo che parla di giargiana evidentemente conosce poco l’architettura della vecchia Milano che, soprattutto nrl centro storico, ha ben altri esempi di stile. Piuttosto il condominio in mattoni rossi è un insulto a san Lorenzo

  9. Federico

    Basta con questi cosiddetti comitati … non se ne può più . Una città come Milano se ne deve fregare di questa massa di ignoranti ! Stiamo confrontando un progetto di Citterio con una schifo 😱😱

  10. Vin

    Continuo la lista dei palazzi fuori contesto …
    O personalmente i palazzi in zona che reputo da rivedere!

    Via molino delle armi 19
    Via molino delle armi 23
    Via molino delle armi 27
    Via Edmondo de amici’s 19 / 25 .

    Tremendi, fuori contesto e su vie principali, vicini a chiese o parchi, cosa vogliamo fare continuare la lista? Perché è infinita!

    Si parla tanto di rigenerazione urbana in Italia ma soprattutto a Milano negli ultimi anni,
    (rigenerazione che prevalentemente tocca solo uffici comunali, banche, hotel ecc ecc)

    Poco su i palazzi residenziali del centro brutti, costruiti in un periodo di storia dell’architettura poco splendente secondo me.

    Come si possono modificare/ sistemare questi brutti palazzi a basso costo e rendere giustizia alla vecchia e bella Milano abbattuta dai bombardamenti della guerra e ricostruita MALE?????

  11. tatino pensabene

    Comunque si vede un livello d’ignoranza da fare paura. La scelta dei materiali mi fa ridere: “basamento in ceppo lombardo (classico dei palazzi milanesi)” certo perchè non diciamo di quali palazzi milanesi pero’? non credo che in questo quartiere ci stia bene. Questa è la cosiddetta vecchia Milano dove predominano colori caldi e il mattone, con infissi in legno ecc. ecc. Ancora una volta si vede pressappochismo nelle descrizioni di questi interventi. Ma il problema non è tanto chi ha scritto l’ articolo che fa un lavoro tutto sommato egregio. Il problema vero sono i progettisti, che si prendono delle libertà stilistiche che non dovrebbero prendersi, soprattutto in quartieri storici come questo. Volete fare i moderni? costruire con il gusto contemporaneo? osare ? ma usate almeno la testa! applicatevi! rispettate Milano e il vostro titolo di studio. Ricostruire in stile o costruire in stile moderno dipende dalla qualità del progetto e questo progetto è semplicemente deludente e offensivo. I palazzi moderni che gli stanno a fianco sono anche peggio ma non per questo ci si deve omologare verso il basso.

  12. Anonimo

    L’edilizia residenziale esistente è quasi intoccabile, a meno di uno sforzo dei condomini , o della proprietà nel caso di edifici interamente destinati all’affitto

    Francamente, prendendo un’ottica di lungo periodo, preferirei avere a fianco a me un capannone industriale che un condominio orrendo. Almeno per il primo c’è una probabilità di rigenerazione che l’altro non ha

    1. Franky

      La proposta del comitato è a dir poco assurda. Contestare legittimamente il progetto ci può stare, anche se si puo affermare che in realtà è contestualmente dignitoso. Ma proporre un retorico stile popolare da poveri ottocenteschi è veramente patetico. Ed il troll anonimo che parla di giargiana evidentemente conosce poco l’architettura della vecchia Milano che, soprattutto nrl centro storico, ha ben altri esempi di stile. Piuttosto il condominio in mattoni rossi è un insulto a san Lorenzo

      1. Anonimo

        Se tu trovassi il tempo di leggere qui sotto il post del Sig Monici (che almeno argomenta e non millanta come te la “conoscenza dell’architettura della vecchia Milano”) troveresti meno assurda la proposta del comitato.

  13. Anonimo

    Entrambe le proposte sono scadenti, ma non capisco questa avversione verso ricostruzione coerente col contesto… l’unico che si applica bene in questa pratica è arassociati, coniugando la qualità e il rispetto del contesto.
    In centro si deve costruire bene.
    Per quello che ha comparato Dresda a disneyland, voglio vederti con Milano rasa al suolo e lasciare in ruderi il Duomo, la galleria, il castello, o costruire palazzoni attorno ad essi.

    1. Anonimo

      Guardi si faccia un giro a Dresda e ne riparliamo, io non contesto la ricostruzione per alcuni edifici, ma li hanno esagerato…io credo che nel caso milanese si tratti di un solo edificio, quindi anche una ricostruzione in stile ci puo’ stare…il Progetto Citterio si puo’ rendere piu’ vicino ad un edificio limitrofo…a me comunque non disturba molto….e’ un argomento molto delicato…ultimamente ho visto delle nuove case in un paesino pittoresco vicino Amsterdam, costruite in stile…con elementi riconoscibili contemporanei che rivelano che non sono falsi storici….a me piace molto l’intervento alla Giudecca di Cino Zucchi…

  14. giusva62

    A Milano ricostruire in stile non ha senso, quasi in ogni quartiere ci sono zone ricostruite nel dopoguerra in “stile” anni 50 mescolate a case ottocentesche e pochi residui della città più antica. Alle colonne di San Lorenzo potresti fare anche un’insula romana, sarebbe in stile con le colonne ma non con la chiesa , con le case antiche rimaste e con il palazzo in klinker rosso.

    1. Anonimo

      Proprio per preservare quei pochi angoli storici va costruito bene e coerentemente, e per evitare gli errori del passato come per la casa in Klinker.
      Poi è ovvio che i monumenti quasi sempre non sono contemporanei alle case che li circondano.

    2. Anonimo

      Concordo. È relativamente facile progettare in stile in zone omogenee, ma dove la storia e lo scarso gusto dei progettisti nel corso del tempo hanno portato a macedonie architettoniche, al più si può riprodurre uno degli stili e mancare gli direi accoppiamenti

      Penso che qualcosa di sobrio e neutro sia la soluzione migliore per evitare un rafforzamento dell’effetto cacofonico. Per questo la soluzione proposta mi sembra accettabile. Ma in questo i gusti sono molto personsli

  15. GArBa

    dal punto di vista della composizione urbana tra il progetto e la proposta del comitato non si vede nessuna differenza. la ricucitura dell’isolato avviene nello stesso modo, il volume è lo stesso e la scansione delle aperture, seppur apparentemente diversa, rispetta lo stesso principio geometrico.

    visto che si è citato, vi passa la stessa differenza che esiste, nel moderno Humboldt Forum di Berlino, fra le tre facciate che replicano il perduto Berliner Stadschloss e la quarta, “nuda” che si affaccia sulla Sprea.

    Questo perchè, se in fotografia (quindi a percezione indiretta e mediata dalla ragione) i due elementi possono apparire distinti e diversi diversi, a livello di Gestalt (percezione nel “mondo reale”, che domina quando si fruisce della città dal vero) essi vengono percepiti dal cervello come facenti parte di un insieme, in questo caso proprio per le motivazioni di cui sopra.

  16. Mr President

    La cavolata proposta dal comitato (il solito gruppo dei NO/ANTIqualcosa classico italiano che blocca il paese) penso che sia ancor peggio di una bruttura nata dalla mano di un geometra di provincia.
    Lasciate lavorare gli architetti seri e capaci come Citterio-Viel!

  17. Anonimo

    Anche io sono a favore di maggiori ricostruzioni in stile. La lagna del falso storico è una preoccupazione esclusivamente italiana e piuttosto snob. Costruire in stile non significa Disneyland se lo si fa a modo. La famigerata cultura del restauro italiana ci ha trasformati in talebani.

  18. Comitato Ticinese -Caffese relatore archeologico e storico

    La Storia: altrimenti non si capisce nulla.
    -Il sito è sempre stato archeologico dato che sottoterra vi erano resti di terme romane(lo dice Ausonio in latino) ed una galleria che in tempo di guerra era usata come rifugio da bombardamenti e che ha salvato molte vite umane-La Galleria univa in sotterranneo le varie chiese con l’Arena
    -Gli eventi bellici bombardarono molto la Via De Amicis ed il caseggiato dove ora vi è il cantiere MM 4 che fu ricostruito arretrando verso la ex Via Fabbri.
    -Lo spazio del cantiere in oggetto non era costruito ma era completamente verde con 32 alberi tra cui magnifici ciliegi da cui prendevamo i frutti
    -Il Comune di Milano a fine guerra,fece un piano urbanistico molto bello per quel periodo, che prevedeva di spostare il tram del C:di P.Ticinese in Via Arena,abbattendo il caseggiato di Via Fabbri 2 e il caseggiato di Via De Amicis ,4 fu ricostruito in arretrato rispetto a Via De Amicis,rispettando i disegni del Comune che imponeva l’allineamento con Via Arena e mettendo i mattoni come le case a nord delle Colonne.Quindi è ignorante chi dice che lo dobbiamo fare in giallo.
    -l’area in oggetto prima era stata sempre verde,dopo fecero un parcheggio sopraelevato perchè vi erano in terra resti romani e caseggiati di mattoni rossi sottoterra(che vi sono ancora)che portavano alla galleria che segue il percorso attuale del tram 3.Difatti vi fu un cedimento e dissi che sotto c’era la galleria(ne parlai con De Corato).
    -Dei costruttori S.Lorenzo avviarono una pratica di edilizia che ebbe 2 sentenze una del Tar ed una definitiva del C.S.del 2014 di non edificazione e risarcimento danni ai Condominii confinanti
    -Il mio prof Acquarone di Diritto Amministrativo mi disse che la sentenza era definitiva e non modificabile per cui qualsiasi atto del Comune è nullo.
    Qui si apre un conflitto enorme tra il Comune di Milano che non puo’ far modificare una sentenza del Consiglio di Stato ed il Mibact che vinse la causa con la famosa sentenza di non costruzione.Ora nemmeno il Mibact puo’ far modificare la sentenza del Consiglio di Stato per cui esiste un enorme conflitto di interessi che non puo’ essere piu’ portato in Tribunale amministrativo e si dovra’ decidere il ricorso di conflitto tra Mibact e Comune di Milano che trattandosi di sito archeologico e non sito industriale,non potrebbe nemmeno procedere con opere di bonifica.Qualsiasi altra illazione non regge alla luce dei fatti storici e della sentenza definitiva del CS su sito archeologico,riconoscito da legge statale,comunale e persino dalla ricostruzione delle Terme Romane alle Colonne fatta in 3D dal Comune di Milano per vincere l’Expo, che ha vinto anche per la bellissima ricostruzione della Milano Romana,capitale per 2 Secoli.Poi il giudizio sul progetto giallo è pessimo.slegato dal mondo del Ticinese ed i box in area pedonale ,sono un insulto alla smog ed al divieto di accedere con auto in zona che ha 5 ristoranti-locali pubblici

  19. Pier Luigi Caffese

    Esiste una sentenza di non costruzione del C.S del 2014 non modificabile.
    Piuttosto, fossi la Commissione Paesaggio, suggerirei al condominio di Via De Amicis 4 di sostituire il clinker rosso con intonaco chiaro, di modo che si integri col contesto di case popolari ottocentesche che ancora lo circondano, sicuramente più fuori contesto del nuovo edificio approvato.L’urbanistica di allora prevedeva il clinker rosso.

  20. barabba

    ABBATTERE De Amicis 4 è l’unica cosa sensata. Via dei fabbri ricongiunta al Colonne come è sempre stato sino al dopoguerra.

  21. walter monici

    Sono il responsabile del progetto stile vecchia Milano adottato dal comitato e realizzato in un pomeriggio sovrapponendo la foto di una vecchia casa di piazza Baiamonti al progetto Citterio.
    Se l’intento fosse stato di fare qualcosa di bello o ci fosse una probabilità su un milione che questo serva a migliorare il progetto Gate Central mi sarei preso più tempo e cercato un modello più elegante tra le tantissime stupende case antiche di Milano.
    Ma il mio intento era semplicemente di verificare se c’erano alternative e innescare una discussione sul rifiuto di molti architetti di inserire i propri progetti in modo armonico nel contesto e di considerare ciò come un dovere professionale verso la storia, la bellezza e il genius loci, il fascino e carattere del luogo.
    Al contrario sappiamo che la cifra stilistica del progettista è basta sul contrasto violento e sul distacco brutale dall’intorno e sono meravigliato che le richieste della sovrintendenza (non osiamo pensare quali dovessero essere le proposte iniziali) siano riuscite a mitigarne gli ardori creativi.
    Il risultato è a mio parere un edificio di buona qualità architettonica, che esprime nella ripetitività delle aperture e nell’uso del colore bianco un esplicito richiamo alla architettura italiana tra le due guerre. Architettura modernista monumentale dunque, mentre è Improprio qualunque accostamento al razionalismo in cui sono le funzioni interne a determinare la facciata e non come qui il contrario.
    Dove è dunque il problema?
    Un edificio elegante e in scala, direte voi, è già tanta roba di questi tempi, ma cosa resta dell’atmosfera decadente, popolare, caotica che caratterizzava quel luogo?
    Nulla.
    Il biancore della facciata ingloba le colonne che nel rendering proposto quasi non si distinguono dall’edificio di sfondo. La rigida scansione delle aperture, la mancanza delle persiane a variarne l’effetto visivo, il forte impatto visivo cambiano tutto il contesto e dove prima c’era un poetico disordine ora regna la rigida disciplina del formalismo.
    Se il Comune avesse capito che è suo interesse preservare il carattere di Milano attraverso la conservazione dei suoi angoli più tipici, e questo era uno di quei luoghi, avrebbe dovuto acquistare la proprietà e mantenerla sostanzialmente invariata con la vecchia casetta e il giardinetto che erano prima presenti.
    Oppure avrebbe dovuto imporre una ricostruzione filologicamente coerente con il preesistente e se possibile ricostruire la cortina di case anteguerra dove era come era.
    Ecco perchè la proposta alternativa in stile vecchia Milano è deliberatamente dimessa: perchè mantiene il carattere originario del luogo, non sovrasta il fascino e l’antichità delle colonne, il colore di facciata, giallo o quello che volete, fa emergere e valorizza il marmo bianco delle colonne.
    Ma è solo una proposta di un pomeriggio.
    Se ne avessimo avuto il tempo e la possibilità i cittadini e gli architetti avrebbero dovuto confrontarsi su diversi progetti e su quali stili meglio si adattino al luogo.
    Qualunque accusa di falso storico o di impossibilità di costruire oggi edifici che si richiamano o riproducono stili classici e storici è un dibattito ormai superato.
    In tutta Europa si ricostruiscono i centri storici abbattendo i casermoni in vetro e cemento, si riscopre la ricerca dello stile, si studiano gli esempi, si riscopre il valore degli elementi architettonici e dei particolari decorativi e si riconosce che questi dettagli hanno una profonda importanza emotiva perchè esprimono e si identificano con la cultura del luogo che li ha prodotti.
    Modernismo, razionalismo, costruttivismo, brutalismo, sono solo delle scorciatoie stilistiche, dei pretesti per non confrontarsi con il passato, per evitare noiose e costose ricerche sul campo e negli archivi, semplificare i disegni e in sostanza ridurre i costi fregandosene del contesto e del senso dell’armonia che è innato in ognuno di noi.
    Nessuno esce di casa in giacca rossa, camicia gialla e pantaloni verdi a meno che non faccia il clown in un circo, e questo è lo stesso effetto che fa la violenza inutile di certa architettura moderna inserita a contrasto in un ambiente antico.
    Armonia, storia, identità, coerenza è quello che tutti noi ricerchiamo quando andiamo a Barcellona, Praga, Parigi, Francoforte.
    Il neoclassicismo, il liberty, le case a ringhiera, l’eclettismo è quello che cercano i turisti che vengono a Milano,
    Non certo torri di vetro e cemento o falansteri di marmo che possono trovare dovunque nel mondo, che non interessano a nessuno e che distruggono il carattere e l’identità della nostra Milano.

    1. Anonimo

      Che piacere leggere commenti appassionati, eleganti, educati, informati! Questo dovrebbe essere lo standard anche per onorare lo splendido lavoro di UF la cui cifra stilistica tutti ammiriamo

      Sul merito, la vedo un po’ diversa. Nell’ambito delle opere di ingegno umano si combinano funzione ed estetica: se sulla prima è possibile trovare convergenza di pareri se non unanimità, sulla seconda vivaddio sensibilità e gusti sono i più disparati, come questo forum ci ricorda ogni giorno

      Trovare la soluzione che ottenga un consenso plebiscitario è virtualmente impossibile. Discuterne arricchisce le nostre giornate. Mettersi di traverso quando una lunga trafila creativa e burocratica è stata completata, oppure passare il resto della propria esistenza lamentandosi delle scelte fatte sono comportamenti sterili enon costruttivi che paralizzano ogni forma di cambiamento o progresso. Comitati di quartiere e associazioni di cittadini vanno benissimo quando offrono una propria proposta, non quando si arrogano il diritto/dovere di avere l’unica risposta giusta.

      Abbiamo strutture istituzionali che, per quanto perfettibili e giustamente tenute sotto pressione da opinione pubblica (e UF, nel nostro caso), devono avere l’ultima parola in questioni complesse.

      Altrimenti ci troviamo la gente con le corna in Parlamento o i trattori in autostrada.

      Questo con tutto il rispetto per il nobilissimo contributo del Sig. Monici

    2. Lo

      In Italia si pensa tanto a confrontarsi con il passato dimenticandosi del futuro.
      La tradizione deve ispirare l’invenzione, ma l’invenzione deve anche mantenere in vita la tradizione.

    3. Elius

      Va bene proporre una soluzione, ma perché uno dovrebbe comprare un appartamento con vista colonne e quindi strspagarla in una casa in stile vecchissima Milano? Capisco costruire in stile dove esso è omogeneo, non penso che a nessun architetto venga in mente di costruire una torre in vetroacciaio a san Gimignano, ma a Milano città più frammentata di stili, perché costruire in stile? Bisogna costruire qualcosa di bello e nuovo…se non è possibile meglio tenersi quello che verrà costruito che mi sembra almeno decoroso…

    4. _

      Devo ammettere che apprezzo il contributo del Sig. Monici.

      Cioè, non è che sia del tutto d’accordo con lui, ma almeno ha presentato un rendering e delle argomentazioni su cui discutere.

      Di tromboni so-tutto-io, accademici, pieni di se e specialisti nel ricorso al TAR ne abbiamo a “un euro la dozzina” nel sottobosco Milanese. Almeno qui si può discutere in modo ragionevole per i futuri interventi.

    5. Anonimo

      Complimenti ha spiegato bene le vicende, purtroppo molti architetti vogliono imporsi al contesto…e se sono brutali nel farlo e’ perche’ non hanno sensibilita’ per saper leggere le identita’ dei luoghi…qui si dovrebbe intervenire in stile e con sobria creativita’….ottima questa discussione….ma molto complessa nelle sfumature di grigio….

      1. Anonimo

        O nelle sfumature di giallo Milano!
        Sono perfettamente d’accordo nel confrontare opinioni, motivandole e argomentandole, sapendo che la verità solita non esiste anche se il nostro parere personale ci sembra sempre approssimarla molto.

        Il dramma dei social media è di creare queste guerre di religione e rendere tutti noi crociati. Un po’ di relax, intelligenza e cultura make non fa.

        Specie in un’oasi deliziosa come il gioiellino di Roberto Arsuffi and friends, che proprio non si merita di essere invasa da barbari

        1. Anonimo

          O nelle sfumature di giallo Milano!
          Sono perfettamente d’accordo nel confrontare opinioni, motivandole e argomentandole, sapendo che la verità assoluta non esiste anche se il nostro parere personale ci sembra sempre approssimarla molto.

          Il dramma dei social media è di creare queste guerre di religione e rendere tutti noi crociati. Un po’ di relax, intelligenza e cultura male non fa.

          Specie in un’oasi deliziosa come il gioiellino di Roberto Arsuffi and friends, che proprio non si merita di essere invasa da barbari

  22. daniele

    A Walter Monici grazie intanto per essersi preso la briga di scrivere ragioni e presupposti della sua proposta.

    Avrei qualche considerazione.

    1. Quando parla di inserire i progetti “in modo armonico nel contesto”, “come un dovere professionale verso la storia, la bellezza e il genius loci, il fascino e carattere del luogo”, la prima cosa che mi viene in mente è che, proprio per essere coerenti con quegli assunti (ammesso che siano condivisibili e per me in larga parte lo sono), l’unico modo non è né quello di progettare un’architettura mimetica, né – ancor meno – una ricostruzione filologica del preesistente. Al contrario! A me pare di poter dire abbastanza inconfutabilmente che il “genius loci” milanese – perfettamente rappresentato in quello spazio che, noto ora, della “piazza” non ha neppure il nome – sia quello della stratificazione, del sincretismo, della trasformazione continua. In quello spazio che ospita le Colonne di San Lorenzo affaccia una serie di edifici che più diversificata di così sarebbe difficile immaginare, una specie di catalogo di stili che attraversa 1.800 anni, al limite dell’accozzaglia o del patchwork: a partire proprio dalle Colonne stesse che, com’è noto, sono state prelevate da altro edificio (un tempio) e incorporate in una nuova struttura rimasta peraltro monca di una cortina di palazzi a cui fino agli anni Trenta si appoggiava; la basilica di San Lorenzo è un insieme di costruzioni, ricostruzioni, pezzi, rattoppi aggiustature e rifacimenti che sono andati avanti per secoli stratificando di tutto dal romanico al manierismo; accanto alla basilica stessa c’è una faccita cieca figlia di una troncatura di un insieme edilizio (immagino quello stesso a cui si appoggiava la struttura delle Colonne) con sopra una pubblicità e alla base un ristorante in stile Far West; di fianco, attigua alla porta, c’è un palazzo direi Ottocentesco e la Porta Ticinese è medievale benché “stravolta” dal Boito; a pochi metri il palazzo anni Cinquata/Sessanta in mattoni rossi; sull’angolo opposto (via Pio IV), c’è invece un palazzo direi anni Trenta/Quaranta, di fronte al quale, su Corso di Porta Ticinese, inizia la cortina di edifici che porta al “buco” che verrebbe riempito con quello disegnato Citterio-Viel. Quella cortina a me pare composta da edifici assolutamente eterogenei tra loro: si apre con quel palazzo rosa (per me davvero orribile) direi figlio degli anni Novanta, prosegue con palazzi che, a occhio, sono stati eretti o pesanetemente modificati tra Settecento e Ottocento (forse anche prima, almeno uno, col portone in pietra) e si chiude con una puntata liberty nei primissimi del Novecento e, con un palazzo sulla cui facciata, quantomeno, qualcuno dev’essere interventuo pesatemente in tempi recenti. Ecco, secondo me, in tutto questo “casino architettonico”, il modo più coerente per inserirsi è invece esattamente quello di non rifarsi ad alcuno degli stili presenti (perché scegliere l’eclettismo ottocentesco e non il manierismo o il liberty?) e aggiungerne uno nuovo come hanno fatto tutti quelli che sono intervenuti prima di noi. Non vedo perché dovremmo cambiare linea, da questo punto di vista sono assolutamente conservatore.

    2. Ma davvero la “atmosfera decadente, popolare, caotica” può essere un obiettivo? Quello sarà, casomai, un esito. Si aggiungerà un nuovo edificio e poi decadrà anche lui come tutti gli altri e proprio perché sarà costruito con uno stile nuovo, il caos aumenterà e non il contrario! Sul popolare, temo che si tratti di fermare una valanga di gentrification che è iniziata almeno negli anni Ottanta, non sarà un edificio in stile (che comunque verrà occupato da chi potrà permettersi prezzi al mq altissimi) a cambiare la sorte di quel quartiere, suvvia! In ogni caso, la città cambia. Si può provare a governare e forse a orientare il cambiamento, ma congelarlo a me pare illusorio e forse anche sbagliato.

    3. “Modernismo, razionalismo, costruttivismo, brutalismo, sono solo delle scorciatoie stilistiche, dei pretesti per non confrontarsi con il passato”… questa davvero è un affermazione che non fa affatto onore alla serietà di tutto quello che è scritto prima. Non posso credere che si vogliano liquidare movimenti dietro ai quali hanno lavorato tra le più brillanti menti dell’architettura (e non solo dell’architettura) da un secolo a questa parte come questione di pigrizia e lassimo. Davvero.

    4. I turisti non vengono affatto a Milano per il “neoclassicismo, il liberty, le case a ringhiera, l’eclettismo”, per lo meno non solo e probabilemnte neppure soprattutto. Ci sono migliaia di studenti di architettura che, al contrario, vengono per vedere gli edifici dei Terragni, dei Caccia Dominioni, dei BBPR, de Gio Ponti, dei Vico Magistretti, dei Portaluppi, dei Gardella, dei Marco Zanuso e, insomma, di quella vastissima schiera di architetti milanesi di grandissimo spessore che ha costruito la città nel corso di quasi tutto il Novecento. E magari vengono anche per vedere quello che architetti di mezzo mondo e ancora qualche architetto milanese (tra cui certo Citterio-Viel, Cino Zucchi, PiùArch e altri) hanno realizzato negli ultimi vent’anni, passeggiando in Gae Aulenti, a CityLife, in piazza Liberty o in Bocconi. Ma in realtà vengono per il Salone del Mobile, vengono per le sfilate di moda, vengono per passeggiare e, se se lo possono permettere, comprare qualcosa nel Quadrilatero, vengono per il Gan Premio, vengono per uno spettacolo alla Scala o una partita a San Siro e per mille altre ragioni. Insomma, insieme al Cenacolo, al Duomo e alla Galleria a mIlano ci si viene ache epr tanta, tantissime contemporaneità. Per il passato meglio andare a Venezia, Firenze o Roma.
    Infine, a me sembra abbastanza pacifico affermare che “l’identità e il carattere” della città, come quelli di una persona, siano un divenire e non dei dati definiti una volta e per sempre. E se mai ci fosse una costante, qualcosa che contraddistingue Milano nel tempo anche rispetto a buona parte delle città del resto d’Italia è invece proprio il fatto di cambiare continuamente pelle, di avere uno sguardo sempre rivolto al futuro, di tentare – anche sbagliando (chi no fa non falla) – nuove strade: nell’arte, nella politica, nell’economia, nella scienza e nella tecnica e anche – non si vede perché dovrebbe fare eccezione – nell’architettura.

    Non so se il progetto Citterio-Viel sia ben riuscito o meno (tra l’altro senza piante, prospetti e sezioni è anche difficile farsi un’idea, ammesso che io ne sia capace). Ma se c’è un cosa su cui mi sembra di avere proprio pochi dubbi è che sarebbe una follia scimmiottare uno stile a caso tra quelli che compongono quello spazio urbano, tanto più in un posto come Milano, proprio in onore al suo irrequieto genius loci.

  23. Giuseppe Vasta

    Il progetto Citterio lascia basiti, è orrendo (quello dei comitati anche peggio, ma lasciamo stare, non conta nulla). Quel basamento con i piani superiori arretrati? Chi è il pazzo? Sembra (in brutto) l’Arengario. Quello che stupisce è la soprintendenza. Davvero ha approvato un progetto del genere? Da chi è composta? Incompetenti totali, direi

  24. Wf

    Se l’intento era quello di fermare quellecoomostro di Citterio allora presentando quel progetto giallo poveraccy anno 1800 casa Mariuccia direi che è completamente naufragato.

    Come farsi del male da soli.

    Forse era meglio non presentare nessun progetto alternativo e limitarsi a denunciare il progetto moderno che effettivamente li non si integra in nessun modo…

    Ma presentando l’alternativa peggio del male credo che il discorso sia nato morto qui…

    1. Anonimo

      Troppa fatica leggere per intero il post del Sig.Monici, vero Wf?
      Guarda che non sei obbligato a scrivere cazzate tutti giorni e più volte al giorno.

      1. Wf

        Il signor Monici che ha tutto il mio rispetto personale, ha voluto come intento…

        Semplicemente di verificare se c’erano alternative e innescare una discussione sul rifiuto di molti architetti di inserire i propri progetti in modo armonico nel contesto e di considerare ciò come un dovere professionale verso la storia, la bellezza e il genius loci, il fascino e carattere del luogo.

        Intento riuscito.
        Ecco la discussione.

        Ma… il loro photoediting ha fallito nel voler mostrare un progetto armonico nel contesto… ndr

        Non è affatto armonico nel contesto.
        E questo è quanto scritto nei miei interventi.

        D’altronde l’obiettivo era quello di aprire una discussione.

        Inoltre non sono favorevole al progetto Citterio come più volte da me scritto.

        Forse è lei anonimo che è troppa fatica leggere fino in fondo i interventi.

        Senza offesa.

        Cmq consiglio al comitato di proporre alternative valide esteticamente sennò si fanno un autogol da soli…

        Senza offesa per nessuno

        1. Anonimo

          Senza tanta fatica io leggo fino in fondo “i” interventi di Wf:
          “D’altronde l’obiettivo era quello di aprire una discussione”
          peccato che nel post precedente:
          “Ma presentando l’alternativa peggio del male credo che il discorso sia nato morto qui…”
          Wf, vai a prendere dei topi, te lo dico in italiano dato che il milanese non lo mastichi tanto.
          ( a dire il vero anche con la grammatica italiana non sei messo benissimo)

          1. Anonimo

            Dai, per una volta che si esprime in modo pacato (nell’ultimo intervento, non nel penultimo)…

            Avendo dei bambini in tenera età, suggerisco di ignorare i messaggi di chi è ancora nella fase in cui deve inserire nomi di escrementi o organi sessuali nella sua comunicazione. Punirli togliendogli l’attenzione funziona

  25. walter monici

    Grazie a tutti per i commenti e in particolare a Daniele che ha argomentato molto bene le ragioni di chi ritiene giusto che l’architettura si esprima sempre in un linguaggio contemporaneo.
    Ognuno ha le sue verità.
    Vorrei solo ribadire
    che le forme dell’architettura si esprimono attraverso gli elementi visivi stilistici che le caratterizzano.
    Che gli stili architettonici sono tra loro in rapporto di continuità ed evoluzione storica e in tal senso esprimono coerenza reciproca.
    Che l’architettura moderna è nata dal rifiuto ed opposizione agli elementi stilistici e perciò quasi sempre ne risulta estranea.
    Che anche il moderno ha i suoi stili e ed è ormai un linguaggio accademico ne più ne meno dello studio delle lesene o delle modanature.
    So perfettamente che i rendering da me proposti, popolare e tardo ottocento, possono essere giudicati peggiori del progetto Citterio, ma mi sono chiesto perchè continuare ad abbattere belle case ottocentesche per sostituirle con anonime modernità.
    Nella vicina via de Amicis il pregevole palazzo dove era il negozio Ca d’Oro è stato demolito ed al suo posto c’è ora una squallidissima casa moderna.
    Abbiamo distrutto un altro pezzo di Milano. Della Milano storica.
    Per questo ritengo che alle Colonne primo si sarebbe dovuto lasciare tutto come era. giardino e casupola compresa.
    In alternativa che l’inserimento di un edificio modesto, in stile o copia di un edificio antico esistente, sarebbe questo si, rispettoso del luogo, della sua storia e del suo carattere. Dovrebbe passare inosservato per valorizzare le colonne a fronte. Qui invece il contrario, le colonne sono accessorio del nuovo, ne diventano decorazione e accessorio.
    Questo è ciò che credo sia necessario: salvare Milano dai distruttori della storia.

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