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Milano | Cinque Vie – Quest’anno sarà la volta buona per riparare i guasti di guerra del centro?

Come abbiamo visto, dopo settant’anni pare proprio che il Centro Storico di Milano torni ad essere riparato e ricostruito.

Il Corriere della Sera ha intervistato pochi giorni fa lo sviluppatore immobiliare Federico Consolandi, il quale ha raccontato alcune delle sue ultime imprese, come l’avvio del cantiere di via Rovello, ma soprattutto quello dei due stabili che dovrebbero sorgere al posto dei due buchi nel cuore storico di Milano, quello delle Cinque Vie, via Santa Marta 1 e via Zecca Vecchia 2.

La vicenda di questi due piccoli lotti del centro storico risale a prima della guerra, quando il Governo della città dell’epoca voleva risanare e speculare nelle viuzze composte da vecchi e inutili palazzi popolari sorti nel corso del tempo su stratificazioni varie. Negli anni Trenta del Novecento si era già realizzato parte del piano che vide la demolizione del Bottonuto, il quartiere a Sud del Duomo ritenuto malfamato e degradato, così come venne sepolta anche la Cerchia dei Navigli, per permettere alle auto, la nuova frontiera, un più scorrevole e grande futuro. Allo stesso tempo venne progettata una grande arteria che avrebbe tagliato il centro storico per connettere piazza San Babila con piazza Cadorna in modo veloce, distruggendo secoli di storia urbana, la famosa Racchetta.

Così i palazzi che si trovavano nell’area della cosiddetta “Racchetta” vennero “congelati” per eventuali sviluppi futuri. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale aiutarono l’avanzamento della realizzazione della nuova via, che però incontrò non poche difficoltà, così settant’anni dopo, ancora si vedono gli effetti di queso piano regolatore scellerato.

Solo durante la giunta della Sindaca Letizia Moratti (2006-2011), finalmente questi terreni bloccati e rimasti macerie per decenni, vennero sbloccati, avviando progetti e cantieri come: palazzo Gorani, il palazzo di Via Lupetta e della Palla, il Garage Sanremo, il nuovo palazzo alle Colonne di San Lorenzo, via Rovello e soprattutto ora per via Santa Marta e via Zecca Vecchia/del Bollo.

Ed eccoci allora al punto di partenza… al cuore delle Cinque Vie, via Santa Marta e via Zecca Vecchia/del Bollo. Qui un progetto per risanare i due buchi urbani venne avviato già nel 2013, con tanto di promozione e sviluppo immobiliare, ma poi dopo mille problemi burocratici (costruire nel vecchio tessuto urbano non è semplice tra vincoli e Sovrintendenza) l’immobiliare è fallita e quindi non si è fatto più nulla.

Il primo progetto, di cui abbiamo alcune immagini, prevedeva la ricostruzione in sagoma dei vecchi fabbricati, in versione, forse, troppo moderna, ma abbastanza dignitosa.

Cinque Vie e via Zecca Vecchia angolo via del Bollo come appariva prima delle demolizioni del 2013.

Ora, nell’immagine pubblicata dal Corriere si vede una nuova versione del progetto per la piccola palazzina di via Zecca Vecchia 2 angolo via del Bollo, una costruzione di soli due piani con piano commerciale alla base, mentre per il palazzo di via Santa Marta, il Corriere, non avendo rendering, ha postato un nostro vecchio fotomontaggio. Comunque sia, a questo punto probabilmente possiamo dire, che quest’anno nuovo porterà finalmente l’avvio di questi due piccoli cantieri che ripareranno i guasti di guerra e di un devastante piano urbano ormai datato.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


34 thoughts on “Milano | Cinque Vie – Quest’anno sarà la volta buona per riparare i guasti di guerra del centro?

    1. Anonimo

      Potrebbe essere un’occasione per applicare in modo molto modesto, una seria ricostruzione anastilotica almeno delle sagome, Dresda docet. Le porzioni del centro storico milanese in cui non ci sono aggiunte in facciata da secoli sono pochissime, forse solo piazza S.Alessandro e poco altro

  1. Franky

    Bella marchetta a pagamento del Corriere, praticamente una inserzione. Operazioni immobiliari dove tutti i principali operatori hanno passato la mano e che a parte i problemi inerenti le aree sono stati rilevati a prezzi che hanno permesso ai venditori di realizzare più di quanto avrebberonrealizzato ipoteticamente con lo sviluppo. Chiaramente l’ignaro lettore si beve la favoletta. Però è una storia che di ripete, dopo Statuto c’era stata un po di calma. Boh ….

  2. Wf

    PallazZotti grigiomerda di uno stile mediocre a dir poco proprio nel centro storico di Milano…

    Ma abbiano anche architetti in italia o solo palazzinari e speculazione?

    Compiango chi trova belli quei progetti. Poveri noi

  3. ...

    Finalmente si mette mano a quella che a mio parere è la zona più suggestiva di Milano. Il quartiere delle 5 vie andrebbe valorizzato molto di più dal comune e reso pedonale in alcune aree per permettere a milanesi e turisti di goderne la bellezza è lo shopping nelle sue botteghe così originali. In qualsiasi altra città un quartiere con un potenziale così elevato, sarebbe già esploso.

  4. vaca sidela

    Ricostruzione non corretta mi sembra. I due edifici non c’entrano con la racchetta. Ma sono stati abbattuti dalle bombe. Credo che gli immobiliaristi abbiano lasciato la mano perché dovendo costruire in sagoma coi vecchi edifici non possono alzarsi e quindi non possono guadagnare più di tanto. Punto.

  5. Joe

    Sembra che a Milano i buchi vuoti (ci possono essere dei buchi pieni?) Facciano orrore. In una città eccessivamente densa di palazzo, i buchi vuoti andrebbero lasciati vuoti. Al loro posto posti auto ricoperti di verde o verde e basta.

    Per rifare il centro di Milano bisognerebbe abbattere quelle oscenità costruite subito prima e subito la guerra. Ma occorrerebbe radere al suolo interi isolati. La cosa, mi rendo conto, è un po’ complessa e richiederebbe anni.

      1. Marius

        Mi chiedo se la soprintendenza abbia mai fatto un sopralluogo in cantiere prima della demolizione del 2013: confrontando con le mappe storiche i muri perimetrali abbattuti sembrano essere ancora quello originali del palazzo della zecca cinquecentesco, che forse si sarebbe potuto reimpiegare nel nuovo. Pochi lo sanno ma all’interno dell’edificio attiguo sono stati recentemente ritrovati affreschi decorativi di buon livello risalenti appunto alla seconda metà del Cinquecento

        1. Alessandro Magno

          Il palazzo della zecca non era esattamente li in quell’ angolo ma parti del complesso, come la casa/palazzo dello zecchiere sono sopravvissuti e oggi sono parte di un caseggiato stile “vecchia Milano”. Gli affreschi del 500 sono ancora in loco (di grandissimo valore storico più che artistico) mentre altri credo siano in originale alla torre velasca (mentre le copie sono nel palazzo).
          In teoria in quel luogo dove oggi c’è il buco vi era un giardino privato di pertinenza della zecca, protetto da un muro essendo un posto pieno di preziosi (la zecca fungeva anche da deposito per i beni dei ricchi milanesi) .
          Il Vasari infatti descrive la decorazione della facciata del palazzo verso via zecca vecchia che dava appunto su questo giardino…oggi si entra da via del Bollo.

          1. daniele

            Subito prima e subito dopo la Guerra sono stati edificati capolavori architettonici a cospetto dei quali quei 4 palazzetti storici sono una vera nullità e quelli che andrebbero a riempire i buchi tra loro fanno invece proprio schifo.

      2. Joe

        Senza scadere in doppi sensi facili, che fastidio ti danno i buchi vuoti?
        Cazxo, un po’ di respiro e meno densità. Un po’ di verde. Aria aria.

  6. Giorgio

    Quel render non è male, si integrerebbe bene e sarebbe quasi un falso storico che dovremmo auspicare almeno in centro

  7. Marius

    Mi chiedo se la soprintendenza abbia mai fatto un sopralluogo in cantiere prima della demolizione del 2013: confrontando con le mappe storiche i muri perimetrali abbattuti sembrano essere ancora quello originali del palazzo della zecca cinquecentesco, che forse si sarebbe potuto reimpiegare nel nuovo. Pochi lo sanno ma all’interno dell’edificio attiguo sono stati recentemente ritrovati affreschi decorativi di buon livello risalenti appunto alla seconda metà del Cinquecento

  8. Matteo Nesi

    Da quello che so io i render sono solo dei vecchi studi di fattibilità come si dice anche nel testo di urbanfile…. i progetti definitivi si vedranno più avanti

  9. Massimo

    Io sono felice che si parli anche di sistemare il centro storico perché ultimamente si sono tutti concentrati su gli ex scali ferroviari, citylife, porta nuova, area Expo etc La zona delle cinque vie ad oggi è in condizioni pietose e speriamo che insieme all’ex garage San Remo si possa ricucire urbanisticamente tutto l’isolato con dei progetti di qualità .

    1. Anonimo

      Il quartiere Cinque Vie, totalmente dimenticato da tutti … Possibile che nessuno riesca a capire il suo valore ed il potenziale che esso racchiude per valenza storica e posizione centrale.

  10. Ambrogio Villa

    Fortunatamente negli ultimi anni nel centro di Milano si sono risolti molti vuoti urbani. Speriamo che anche questi si chiudano presto integrandosi in modo adeguato nel contesto di una zona di enorme valore storico. Non importa se con un architettura mimetica o più contemporanea. Quello che conta è la qualità dei progetti !

  11. Luca

    Con riferimento al lotto delle cinque vie, spero che qualcuno metta mano anche alla palazzina grigia che si trova in totale stato di abbandono . Quell’angolo di milano meriterebbe anche di essere illuminato degnamente e reso pedonale.E’ veramente un delitto trattare in questo modo la nostra storia.

    1. Anonimo

      Concordo in pieno con la necessità di provvedere a destinare un area delle Cinque Vie a zona pedonale. Con poco la zona diventerebbe una piccola Brera oltre ad avere già al suo interno luoghi di interesse culturale come la chiesa di San Maurizio e il Museo Archeologico.

  12. Anonimo

    Basterebbe convogliare gli oneri di urbanizzazione dei vari interventi per ridisegnare completamente questa meravigliosa zona. Il risultato sarebbe una stupenda riqualificazione ed un grande regalo alla città

  13. daniele

    Mah… a parte la pessima qualità dei render del secondo progetto, a me questi progetti mimetici -“in stile”- fanno veramente tanta tristezza. Non per la qualità estetica o eprsino architettonica che può essere anche gradevole (come, sembrerebbe dai render, nel primo caso), ma proprio per la filosofia, l’approccio, la Weltanschauung o chiamiamola come vogliamo, che li sottende: la totale rinuncia a provare a costruire uno stile che rappresenti il proprio tempo e non le epoche precedenti, una specie di rinucia a sé, di sudditanza, di subordinazione volontaria.
    E fa ancora più tristezza vederli a Milano che, bene o male, è una città ha sempre provato a produrre qualcosa di nuovo, a guardare oltre, a raccogliere le sfide senza adagiarsi sui fasti del passato. Il che non significa certo non avere rispetto per il passato, significa piuttosto porsi in relazione con il passato in modo adulto, in modo critico, guardandolo dritto negli occhi e non dal basso verso l’alto. Così di primo acchito mi vengono in Caccia Dominioni, Vico Magistretti, Marco Zanuso come esempi di rapporto più “dialogante” e molto ben riuscito con il contesto architettonico e urbanistico storico del centro. In altri casi il rappoorto è più giocato sulle differeze, più contrastato, ma non per questo meno apprezzabile per qualità architettonica (penso ai BBPR, ai GPA Monti o allo stesso Gio Ponti)… E’ un peccato che con una così solida e importante tradizione di architetti di incredibile qualità che ha provato a costruire un proprio linguaggio originale, si scada in questa specie di scimmiottamento del passato, cercando di mimetizzarsi tra palazzi che, per quanto storici, sono per lo più – tra l’altro – del tutto anonimi. Boh. Occasione persa per provare (anche fallendo, com’è normale che sia) a dimostrare a se stessie e ai posteri che quest’epoca ha una sua personalità che in archittettura è data da strumenti di progettazione che solo 20 anni fa non erano neppure immaginabili, nuove tecniche di costruzione, nuovi macchinari, nuovi materiali, nuove tecnologie incorporate nel processo e nell’opera che rispondono a nuovi bisogni, a nuovi desideri a persone che vivono diversametne da come si viveva in passato, che hanno aspettative diverse, con architetti, committenti e clienti che hanno anche elaborato una nuova estetica.

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