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Milano | Riflessioni – Ciclabili, marciapiedi e carrabili: solo caos e nessuno contento

Da diversi anni c’è una sensazione di smarrimento nelle vie di Milano (e forse non solo), dove non si comprende più cosa stia accadendo sui marciapiedi, perché invasi da biciclette e monopattini (oltre alle solite automobili in modalità parcheggio selvaggio), che oltre a sfrecciare da buoni maleducati dove forse nn si dovrebbe vengono anche parcheggiate a “cazzo” (scusate il termine).

Marciapiedi oltretutto già invasi da tavolini di bar e ristoranti, ma anche oggetti di ogni genere, rendendo la vita dei poveri pedoni sempre più difficoltosa.

Come al solito ci chiediamo perché di questa situazione? Il rispetto e le semplici regole di comportamento, dove sono finite?
Per giunta una buona parte di Milano, quelli che utilizzano le quattro ruote, protesta contro le ciclabili che restringono le carreggiate e contro i tavolini che tolgono parcheggi.

Il Comune poi, ultimamente si è cimentato a creare piazze per i pedoni al posto dei parcheggi (parcheggi che iniziano a scarseggiare, anche se, forse per il calo dei pendolari e dell’afflusso in città di vacanzieri e turisti per affari, in questo periodo di pandemia sono in pochi a protestare reclamando il diritto al parcheggio).
Insomma, tutti scontenti e nessuno felice.

Le bici aumentano in modo esponenziale, specie negli ultimi tempi, ed è inutile, ad esempio, protestare come han fatto i commercianti di Corso Buenos Aires che lamentano un calo dei clienti a causa della ciclabile.

La ciclabile di Corso Buenos Aires è utilizzatissima, più di molte altre ciclabili sparse per la città. Ma qualcosa bisogna fare, non c’è dubbio.

Anche il fatto stesso che sui marciapiedi ormai passino un sacco di bici testimonia l’aumento dei ciclisti in città e la mancanza di ciclabili. Questo spesso è dovuto anche al fatto che molte vie (come via Torino o Corso di Porta Ticinese) hanno il famoso pavé, i masselli in pietroni e le rotaie dei tram, che rendono difficoltoso il percorso alle due ruote.

A questo punto ci dovrebbero essere delle regole e ben precise, a nostro avviso.
Anzitutto sui marciapiedi dovrebbero camminare solo i pedoni e gli altri mezzi solo accompagnati a mano. E soprattutto MAI PIU’ auto parcheggiate su di essi. 

Perciò a questo punto anche le ciclabili servono, forse pensate meglio ma di sicuro non spostate, come sostengono alcuni, in vie laterali.

Un esempio eclatante è sempre la ciclabile di Corso Buenos Aires (la più contestata), percorsa giornalmente da più di 10mila ciclisti al giorno, al contrario della parallela già presente da anni, di via Morgagni dove i ciclisti giornalmente saranno poche decine.

Per logicità, le direttrici principali, non sono solo per le quattro ruote, ma anche per le due. Quindi il Comune dovrebbe investire e fare ciclabili dove servono, appunto lungo le arterie trafficate e lasciar perdere inutili ciclabili in vie secondarie dove ci passerà un ciclista al giorno (e ce ne sono molte).

Quindi, secondo noi, chi amministrerà la città nei prossimi anni, dovrà anche pensare a questo: ciclabili sicure e ben collocate, parcheggi sotterranei capillari dove necessari e soprattutto tanto più verde dove possibile e magari al posto di brutti parcheggi o ampi marciapiedi asfaltati che invitano la sosta selvaggia.

Concludendo: marciapiedi solo per i piedi e non per le due e quattro ruote, per una città vivibile.

Ricordiamo che il problema non è solo milanese, ma questo accade un po’ ovunque, come ben evidente in questa foto di Roma.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: Urbanistica, Arredo Urbano, Piste ciclabili, Vivibilità, monopattini, marciapiedi, degrado,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


58 thoughts on “Milano | Riflessioni – Ciclabili, marciapiedi e carrabili: solo caos e nessuno contento

  1. R

    Per prima cosa è necessario togliere le macchine daii marciapiedi se si vuole fare ordine. Milano è l’unica città del globo dove è permesso quel tipo di parcheggio.Bellissime vi e quartieri sono rovinati e nascosti dal parcheggio selvaggio e resi più grigi e sciatti dall’uso delle aiuole come posti macchina (viale Gorizia, viale Caldara,via Cadore,tutta Città Studi etc). Chiarito che sui marciapiedi non si va con le macchine si potrà spiegare si rimanenti incivile che non si va neanche con monopattini e bici.

      1. Wf

        La multa allautomobile sul marciapiede è il permesso a lasciarcela li sopra? Visto che hai pagato?

        Sarebbe questo il ragionamento?
        Complimenti.

        Ti sei comprato il marciapiede.
        Ecco perché questa città non funziona.

        Per il cervello al rovescio degli automobilisti che ragionano in questo modo esatto.

        Continuando a ragionare in questo modo non ne usciremo mai.

        Gli automobilisti ascoltano solo le maniere forti.

          1. Wf

            Mi sa che sei tu che non vuoi capire.

            Le supercazzole di inventare leggi solo per te che puoi sceglierti a seconda dei tuoi interessi del momento non ti salveranno.

            Qui abbiamo tutti capito benissimo quale è la tua retorica.

            Non funziona.
            Stacce

    1. daniele

      Le macchine sui marciapedi sono inaccettabili, ma 1) è oggettivamente difficile trovare alternative in alcune zone e in alcuni orari: manca fisicamente lo spazio. Non è una giustificazione, ma non si può neanche pensare di farle sparire con una bacchetta magica, vanno fatti parcheggi sotterranei (per residenti) e obbligati gli automobilisti a pagarsi il posto auto, magari qualcuno rinuncerebbe anche a comprarsela e dopo, solo dopo, eliminata fiscamente la possibilità di parcheggiare sul marciapiede, mettendo alberi, cordoli, ecc.. 2) Le macchine sul marciapiede fanno sempre schifo, talvolta sono di ostacolo – soprattutto per chi ha passeggini, carrozzine, carrelli, pacchi, sacchetti della spesa, ecc. – ma raramente possono costituire un pericolo per noi pedoni. Invece, le bicilette e i monopattini che corrono sui marciapiedi sono oggettivamente un pericolo, soprattutto per i pedonipiù fragili, come bambini e anziani, aggravato dal fatto che, se privati e diversamente dalle automobili, non hanno obbligo di assicurazione. I soggetti più fragili – che tra auto, bici, monopattini e pedoni sono senz’altro i pedoni – sono i primi da difendere. Delle due l’una: o alle bici e ai monopattini si fa rispettare il codice della strada e, in qualità di veicoli, vanno fatti viaggiare in carreggiata lasciando i marciapiedi a solii pedoni a suon di multe (magari con la targa obbligatoria come in Svizzera per una più facile identificazione) oppure è urgenitissimo quanto meno inserire l’obbligo di assicurazione per tutti i possessori di monopattini, biciclette e similari (monowheel, hoverboard, ecc.), alitrmenti i caso di investimento (a me è successo uscendo dal portone di essere travolto da un rider) è molto più complicato e talvolta impossibile ottenere il giusto risarcimento.

      1. Andrea

        Il tuo commento descrive perfettamente la politica che è stata adottata a Milano dal dopoguerra fino a circa 10-15 anni fa: le auto fanno schifo ma non ci possiamo fare niente perché non ci sono alternative, le bici invece sono pericolose e vanno ostacolate in ogni modo.

        Ed eccoci qua!

          1. Andrea

            Io ho capito, siete voi che non avete capito che state giustificando i vostri nemici e combattendo contro i vostri amici.

          2. Anonimo

            A me sembra che sei tu a giustificare bici e monopattini sui marciapiedi (e chi ti dice che io giustifichi invece le auto?)
            Togliti il paraocchi, è meglio

          3. Andrea

            Nel commento iniziale il “ma” è stato messo nella parte dedicata alle auto…

            Certo che giustifico i ciclisti, perché non creano problemi. Nelle aree pedonali e nei parchi, pedoni e ciclisti convivono pacificamente da sempre. Al Parco Nord sarebbero presenti delle piste ciclabili che però sono puntualmente invase dai pedoni che convivono tranquillamente con i ciclisti senza creare incidenti con statistiche da bollettino di guerra.

            Le bici tendenzialmente NON vanno quasi mai sul marciapiede perché pedalare sul marciapiede è scomodo: il marciapiede è pieno di pali, mezzi parcheggiati e ostacoli di ogni sorta oltre che essere frequentato da lenti pedoni.

            Se i ciclisti vanno sul marciapiede è perché non hanno adeguato spazio sulla strada e vogliono giustamente mettere al sicuro la loro salute.

            Invece di invocare inutili norme che disincentivano l’utilizzo della bici equiparandole ai mezzi pesanti, unitevi con i ciclisti nel chiedere più spazio!

            Pedoni e ciclisti sono amici e se avessero entrambi più spazio potrebbero diventarlo ancora di più!

          4. Anonimo

            I ciclisti sui marciapiedi CREANO eccome problemi e “tendenzialmente “ ci vanno spessissimo.
            Grazie alla campagna di opinioni in atto poi stanno ultimante diventando sempre piu arroganti, pedoni e ciclisti saranno amici giusto nei parchi, sui marciapiedi in città di certo no e te lo dico da esperienza personale da pedone.
            Non sono Daniele e non ho messo nessun “ ma” a giustificare le auto sui marciapiedi, al contrario vedo che tu insisti a giustificare comportamenti scorretti di chi ormai crede di averne diritto.

          5. Anonimo

            Bella puoi quella sui “lenti pedoni”, ma dai, una bella scampanellata e si spostano no?

        1. daniele

          @Andrea
          Ho iniziato a usare la bicicletta per andare a scuola in terza elementare. E non andavo alla scuola di quartiere, facevo più di tre chilometri per arrivarci. E ho continuato, facendomi medie, superiori, università e buona parte degli anni di lavoro alternando bicicletta e mezzi pubblici (in genere a seconda del tempo, della stagione e della quantità di roba che dovevo portarmi dietro). Poi, abitando in via Foppa e dovendo andare a lavorare presso un nuovo ufficio in Bicocca, ho abbandonato la bici (troppo lontano) usando solo i mezzi pubblici (ne dovevo cambaire 3 per andare e tornare). Poi, quando cambiano lavoro ho dovuto iniziare a lavorare nell’hinterland di Milano e spostandomi un paio di volte alla settimana nei dintorni di Malpensa ho abbandonato anche i mezzi pubblico, costretto per la prima volta in vita mia a prendere l’auto. Infine, tornato a lavorare a Milano ho rivenduto l’auto e ora giro solo a piendi, con i mezzi pubblici e qualche volta con il taxi. Non ho macchina, non ho bici, neppure in macchina o bici o monopattino o motorino in sharing. In quasi 30 anni di uso della biciletta non sono mai andato sul marciapiede, MAI! A me sembra un’usanza portata da foresti e stranieri comprensibilmente terrorizzati dal traffico milanese, ma è solo una mia interpretazione. E non l’ho mai fatto perché quando ho inziato a girare in bici a 8 anni nel lontanissimo 1978, mamma e papà mi dissero quali erano le regole: rispettare i semafori, non andare in contromano e non andare sul marciapiede. Punto. Non ho alcuna simpatia per le automobili, ma capisco – avendolo vissuto in prima persona – che talvolta sia impossibile farne a meno. E’ chiaro che la situazione ottimale sarebbe quella di non avere macchine sul marciapiede, ma questo può avvenire solamente se 1) con una drastica riduzione del numero di auto in circolazione (dunque se esistessero valide alternative laddove oggi non ci sono) e/o 2) disponendo di molti posti auto sottoterra, come del resto avviene ovounque in Europa. Le due cose non si escludono: creare alternative valide in modo che le persone possano rinunciare all’auto e al contempo creare posti auto sotterranei per chi comunque non può o non vuole farne a meno, naturalmente costringendo chi ne mantiene il possesso a pagarsi la sosta, sempre, anche da residente, in modo da riservare lo spazio liberato in superficie per usi alternativi: corsie ATM innazitutto, piste cilcabili, alberi, marciapiedi più larghi ecc.
          Tutto ciò detto, nel frattempo, è bene darsi delle priorità. Tra l’ingombro, molto fastidioso ma sostanzialmete innocuo, dell’auto sul marciapiede e la corsa molesta e pericolosa (pericolosa!) delle bici e dei monopattini sul marciapiede, peraltro privi di assicurazione RC se privati, a me pare che non vi sia un solo dubbio su cosa sia prioritario affrontare. E non significa affatto essere pro-auto, significa avere la civiltà di cominciare con il difendere i soggetti più deboli, che sono indubbiamente i pedoni dai rischi più concreti (che sul marciapiede sono le bici e i monopattini in movimento, non le auto ferme). Non è questione di “amici”/”nemici”, predio! Ma che modo di ragionare è?!!! Ho avuto per 10 anni la macchina e non ero certo “nemico” di nessuno. Ripigliamoci.

      2. Anonimo

        @daniele

        Da dove cominciare?

        La giustificazione del parcheggio sul marciapiede fa acqua da tutte le parti (eh, non trovavo parcheggio) e apre a qualsiasi infrazione – vd. doppia fila (pericolosissima per i ciclisti regolari (vd. la orte del ragazzo anni fa in Solari che spinse, per qualche tempo, a una maggiore rigidità contro il fenomeno).
        Il fatto che non sia un pericolo per i pedoni anche (e invocare i soggetti fragili poi è il più frusto degli argomenti da arrampicata sugli specchi): le macchine sono il principale pericolo per i pedoni, ma non se parcheggiate sui marciapiedi, allora viva i parcheggi sui marciapiedi!

        Riprova, con argomenti un po’ più sensati…

        1. daniele

          @anonimo 29 Luglio 2021 at 09:38

          La giustificazione dell’automobilista che parcheggia sul marciapiede è idiota quanto vuoi ed è la stessa giustificazione idiota del ciclista e del monopattinista che invece usa il marciapiede al posto della carreggiata perché ha paura delle macchine. Messa su questo piano, a me non me nefotte asolutamente nulla né dei primi né dei secondi: rispettate il codice della strade e toglietevi entrambi dalle balle, il marciapiede è dei pedoni e di nessun altro, né in sosta, né in corsa.

          Se invece vogliamo usare un po’ più il cervello e la ragionevolezza, è me pare piuttosto elemantare e lapalissiano (e lo dico da pedone di lungo corso) tra un’auto ferma sul marciapiede e un monopattino in corsa sul medesimo, il pericolo è costituito dal secondo e non dalla prima perché normalmente una macchina ferma non si sposta da sola per investirit e se anche un giorno miracolosamente si animasse comunque è provvista di RC obbligatoria a differenza di bici e monopattini privati.

          In secondo luogo, sono senz’altro favorevole da pendone a spazzare via le macchine in sosta dal marciapiede. Anzi, dirò di più, sono proprio per spazzarle via dalla strada e ficcarle sotto alcuni metri di terra riservando al superficie prima di tutto a un’estensione massiccia delle corsie ATM per rendere molto più fluido, veloce e regolare il trasporto pubblico, poi per le piste ciclabili così bici e monopattini non hanno più neppure la scusa per inffrangere la legge e venire a rompere le balle sul marciapiede e poi per piantare il numero più alto possibile di alberi in modo da abbattere effetto isola urbana, polveri sottili, CO2, rumore, rischi inondazione, ecc., ecc.

          Invocare i soggetti più fragili è la cosa più ovvia e ragionevole che si possa fare in un contesto civile, non so se far finta di non capire appartenga all sempre più manifesta arroganza dei ciclisti e dei monopattinisti che quanto arispetto delel regole sembrano non hanno nulla da invidiare agli automobilisti oppure semplicemente segno di barbarie. Io sono stato investito da un rider uscendo dal portone. Da allora ogni volta che ci penso sono terrorizzato dall’idea che qualcosa del genere possa accadere a mia madre che ha 85 anni. Come riportato alcuni giorni fa con riferimento a Torino (ma a Milano non credo che la situazione sia molto diversa) i ricoveri per incidenti a pedoni causati da bici e monopattini sono in continuo aumento, così come i contenziosi per il riconoscimento di danni prodotti. A questo situazione di degenerazione -perché di degenerazione si tratta- della convivenza civile sugli usi diversi dello spazio pubblico va trovata soluzione. E la soluzione parte dalla protezione dei pedoni, non degli automobilisti, né dei ciclisti. Punto.

      3. Wf

        …magari qualcuno rinuncerebbe anche a comprarsela e dopo, solo dopo, eliminata fiscamente la possibilità di parcheggiare sul marciapiede, …

        Interessante questa teoria che la legge te ne sbatti il cazzo e intendi rispettarla “solo dopo “, ossia quando ti è comodo a te.

        Quindi non vuoi che i marciapiedi vengano protetti suppongo perche poi ti impediscono di violare la legge e cosi riesci a salire su marciapiede e aiuole…

        Interessante…

          1. Wf

            Purtroppo i casai umani sono quelli che pensano che con 4 supercazzole e dialettica da assemblea di condominio pretendono di far volare gli asini e di parcheggiare senza rispettare nessuna regola…

            Pretendono chevla legge sia opzionale. A seconda dei loro comodi si può anche non seguire.

      4. Albe

        Commento sensato e non ideologico. Però anche seconda me pecca di pragmatismo, non risolve il problema ORA.
        Si dovrebbe mettere da subito il divieto di parcheggio in superfici non private per i non residenti in comune da subito ed a stretto giro il pagamento per tutti i non residenti di un pedaggio di ingresso in auto in zona B (con tutte le eccezioni del caso).
        Lo spazio riservato alle macchine in transito nelle strade va ridotto, vanno strette tutte le vie secondarie anche abusando di sensi unici a favore di viabilità per bici e fin quando potranno convivere per monopattini.
        I posti auto sui marciapiedi vanno regolarizzati nei casi in cui è possibile, vietati dove no e comunque progressivamente cancellati con l’avanzare dei posti sotterranei (Dateo, piazzale Novelli… si può fare!).
        Più che multe ai ciclisti concordo con l’obbligo di assicurazione personale sui danni causati a terzi nel caso di utilizzo di mezzi di mobilità dolce (con tutte le flessibilità del caso)

    2. Giorgio M.

      Nooo, la prima cosa è mandare a casa Maran, Granelli e tutti quelli che anzichè agire con razionalità, si comportano come pasdaran dell’ambientalismo ideologico.
      P.S. urilizzo tutti i giorni (quando non piove), la ciclabile da Piazza Carbonari a Piazza Cavour (Melchiorre Gioia – Vittor Pisani) per andare in ufficio, non sono assolutamente un patito dell’auto.

    3. Giuseppe De Marte

      Tutto bene, mobilità ciclabile, parcheggi di corrispondenza con la metro, via le auto dai marciapiedi. Pero manca ancora un bel progetto d’insieme del Comune, in cui le tre principali modalità auto e moto, furgoni, biciclette possano coesistere senza intralciarsi tra loro ma con una chiara direttrice comune: la riduzione del traffico, dell’inquinamento e del rumore.

  2. aldo

    Riflessioni, senza offesa, un po’ banali, nonché parzialmente utopiche.

    È evidente che, volenti o nolenti, da quindici/vent’anni è in atto un cambiamento radicale delle nostre città.
    La bicicletta prende sempre più piede, vuoi per ragioni ecologiche, vuoi per i costi sempre più insostenibili legati al possesso di un’automobile, nonchè le politiche disincentivanti conseguenti all’avvento del car / bike / monopattino sharing.

    Città pianificate fino a pochi anni fa per l’automobile non si cambiano facilmente. E la stessa cosa vale per la mentalità di molte persone, ancora legate – prima ancora che dalla necessità – alle logiche mentali macchina-centriche e al concetto di auto/status symbol costruito da decenni di pubblicità.

    Non bastano dunque poche, semplici riflessioni, né basterà una sola giunta a trasformare lo scenario.

    Certo, ci vorranno molte risorse e progetti qualificati per iniziare, partendo dagli esperimenti di Buenos Aires, viale Monza etc., per trovare soluzioni migliori di convivenza fra i mezzi.
    Nuove regole per i neonati sharing e, non ultimo, un maggiore civismo – purtroppo quello sempre più in declino e influenzabile solo a suon di multe, anche per gli operatori (che si dovranno perciò sobbarcare il ruolo di “insegnanti”).

    Vietare alle bici i marciapiedi è utopia.
    Di solito i ciclisti vanno sui marciapiedi quando la situazione in carreggiata non è sicura – vd. la seconda vostra foto (la prima sembra un’area ciclopedonale in cui non c’è problema) – vuoi per mancanza di protezione, vuoi per la presenza di binari e pavè.
    Ma chiaramente c’è anche un po’ di anarchia, che vale anche per altre due ruote.
    Su questi aspetti si può intervenire relativamente, ma se si lavora su quanto scritto sopra, il resto migliorerà di conseguenza.

    Ad maiora.

  3. Wf

    Perciò a questo punto anche le ciclabili servono, forse pensate meglio ma di sicuro non spostate, come sostengono alcuni, in vie laterali. Un esempio eclatante è sempre la ciclabile di Corso Buenos Aires (la più contestata), percorsa giornalmente da più di 10mila ciclisti al giorno, al contrario della parallela già presente da anni, di via Morgagni dove i ciclisti giornalmente saranno poche decine. Per logicità, le direttrici principali, non sono solo per le quattro ruote, ma anche per le due. Quindi il Comune dovrebbe investire e fare ciclabili dove servono, appunto lungo le arterie trafficate e lasciar perdere inutili ciclabili in vie secondarie dove ci passerà un ciclista al giorno (e ce ne sono molte).

    Ormai non è più pensabile che a Milano si sprechi lo spazio con le strade a carreggiate larghissime mentre tutto il resto del mondo deve contendersi i marciapiedi…

    Lo spazio è un bene finito e limitato.

    Avere creato strade larghe e marciapiedi risicatissimi adesso paga il suo scotto nella città moderna.

    Bisogna ridistribuire a tutti i mezzi lo spazio che è stato regalato alle automobili.

    E tutti si può convivere felici.

    1. Anonimo

      I marciapiedi sono resi invivibili e puzzolenti da piscio di cane e cacche: per favore chiedo al Comune un intervento di dissuasione al possesso cani in città con adeguata tassazione

  4. Giacomo Castelli

    Tutti i nuovi monopattini avranno tecnologia che fa suonare allarme se si sale su marciapiede (ci sto lavorando) –> dovrebbe risolvere gran parte del problema!

  5. Azatoth

    Tutti gli interventi stradali attuati in città nella loro singolarità mancano di una visione complessiva.

    NON ESISTE UN PROGETTO DI SUOLO OMOGENEO IN CITTÀ!!! REGOLE COMUNI; STANDARD!!! NON ESISTE NULLA DI TUTTO CIÒ!!!

    Una persona ha il diritto di comprarsi macchine, cani, bici e tricicli, non è questo il problema, la questione è l’ASSENZA DI REGOLE che consente l’anarchia generalizzata

    È facile dipingere il suolo con quattro linee, meno impostare un sistema di regole e standard precisi ed omogenei

  6. Anonimo

    Io articoli come questo non lo capisco. Si mette sullo stesso piano una bici, che pesa 15 kg, con mezzi che arrivano anche a 1.500 kg. O con moto e scooter che generano un rumore è un inquinamento disastrosi.

    Continuate anche voi di UF a demonizzare le biciclette e i ciclisti, come se non ci fosse già abbastanza odio in giro. Io da ciclista rischio la vita ogni giorno per auto e moto che vanno a 100 km/h in città e devo pure leggere ste stupidaggini come “marciapiedi … invasi da biciclette e monopattini”

    Ma riuscite a guardare e ascoltare lo schifo in cui viviamo, tra auto ovunque e rumore assordante del traffico a tutte le ore? Forse qualche bici in più sarebbe solo meglio.

  7. J.

    La situazione dei monopattini è drammatica, sopratutto a Roma, l’anno scorso rimasi impressionato dalla valanga di monopattini disseminati in piazza del popolo e davanti al Colosseo su di un isola spargi traffico. Spero vengano create delle zone dedicate dove riporli , come norme sono nel selvaggio west

  8. Wf

    la cosa più fastidiosa sono i ciclisti che passando sul marciapiedi pretendono di passare suonando pure il campanello. le macchine sono il passato andate a piedi o con i mezzi pigroni che non siete altro

  9. Anonimo

    Solito triste dibattito tra guelfi/auto e ghibellini/bici… stantio con ognuno prigioniero della propria visione polarizzata e manichea

    Ci sono regole e leggi nel codice della strada e in delibere locali che normano la convivenza delle diverse modalità di mobilità.

    Per le auto, sia in movimento che in sosta, non c’è necessità di particolari interpretazioni: tra le regole, rispetto dei limiti di velocità, delle precedenze (con o senza semaforo), del suolo (si parcheggia dove è autorizzato, non dove si ritiene di avere diritto divino)

    Per bici et similia: rispetto precedenze e sensi unici (contromano solo dove autorizzato, che di fatto vuol dire che non si è più contromano…), utilizzo corsie dedicate o carreggiate stradale, marciapiede si, ma a spinta, parcheggio discreto, che non ostacoli altri utenti della strada.

    Non è difficile, e censurare ii comportamenti errati della propria parrocchia rinforza la credibilità di chi parla quando si esprime sulla parrocchia opposta…

    Comunque ‘sta storia delle parrocchie, degli amici e dei nemici è tristissima

    1. Andrea

      Invece è tristissimo mettere tutto in un unico calderone e affidarsi esclusivamente alla suprema legge senza prendere decisioni di buon senso per favorire una mobilità sostenibile in città.

      Equiparare tutto per non cambiare niente, questo è tristissimo.

      1. Wf

        È una vecchissima tecnica democristiana…

        Non so se ti ricordi Nanni Moretti in caro Diario…

        Quando un personaggio blaterava cose qualunquiste tipo: “destra, sinistra… tutto uguale…”

        Banalizzare ongi posizione ed equiparare tutto per non cambiare nulla.

        Il Gattopardo.

  10. Anonimo

    Le guerre di posizione con le trincee hanno enormi possibilità di mantenere lo status quo a lungo con enormi perdite. Vedi il primo conflitto mondiale.

    Ma sono le preferite dagli estremisti radicali, che chiaramente considerano i codici dello stato di diritto come un menu nel quale scegliere le norme che più assecondano i propri gusti e le sventolano come bandierine sul naso dei loro fratelli complementari che rispondono in modo speculare.

    Riconoscere le ragioni dell’altra parte o ammettere le storture della propria sono sintomi di intelligenza, non di debolezza

    1. Andrea

      E allora alla tua “crociata all’equiparazione” ti sei dimenticato di citare gli stessi pedoni, che reclamano spazio ma come lo usano?

      I pedoni gia ora occupano le principali piazze e vie pedonali della città ma lasciano rifiuti per terra, imbrattano i muri e deliberatamente fanno fare i bisogni a terra dai loro animali, si dedicano alla pratica del vagabondaggio, usano le strade come delle piste di atletica oppure occupano il suolo pubblico gratis per intere notti facendo un sacco di rumore e disturbando la quiete pubblica. Per non parlare di quelli che addirittura commettono reati come occupare abusivamente le piste ciclabili e in alcuni casi anche le carreggiate delle automobili, attraversare col rosso o fuori dalle strisce oppure furti con destrezza o con strappo, che in alcuni casi mandano anche la gente in ospedale.

      Prima di dare spazio ai pedoni ci vorrebbe una legge che li obbliga a girare tutti con il codice fiscale stampato sulla maglietta per un più facile riconoscimento e dovrebbero andare tutti in giro con un certificato che dimostra di aver pagato la tassa di usura del suolo pubblico!

      1. Anonimo

        I pedoni, come i ciclisti e gli automobilisti sono tenuti a rispettare le regole, incluse quelle violate in molti degli esempi che fai. Comunque, le sovrapposizioni pedone/ciclista/autista maleducato o irresponsabile sono più numerose di quanto tu non pensi: un pedone che non rispetta le regole, spesso non le rispetterà su due o quattro ruote e viceversa

        Quanto all’essere democristiani nel sottolineare la necessità di rispettare la legge senza tolleranza per le trasgressioni, chiunque le compia, mi sembra che i democristiani abbiamo sempre difeso il proprio orticello e ammesso raramente (e poco cristianamente)i propri peccati, mentre i fustigatori del terzo millennio dei comportamenti altrui provino grande orgoglio nell’attaccare il “nemico” e meno neL cambiare la società. Paradossalmente quel che vaneggi è esattamente l’opposto della realtà

        1. Andrea

          Troppo facile cercare consenso iniziando un commento con banali tautologie del tipo “i maleducati stanno dappertutto” o “chi non rispetta le regole sbaglia” e, una volta ottenuto il consenso, utilizzarlo per affermare che cio che dico è “l’opposto della realta”.

          Sicuramente la tua tecnica retorica, insieme a quella di daniele che sta nei commenti piu sopra, è migliore della mia, ma i vostri concetti sono vuoti.

          Nessuna proposta urbanistica per risolvere il problema, sapete invocare solo nuove leggi e multe e buttare tutto in caciara equiparando tutti, introducendo argomenti che colpiscono emotivamente, come tirare in mezzo la mamma di 80 anni, per ribaltare la realtà su quelli che sono i veri pericoli dei pedoni, verificabili dalle statistiche degli incidenti pubblicate ogni anno dall’ISTAT o da ARPA Lombardia.

          1. Anonimo

            La profondità della tua analisi è stupefacente.
            Nessuno mette tutto sullo stesso piano, specie in termini di pericolosità verso gli altri delle diverse forme di mobilità.

            La menzione della legislazione vigente come bussola da seguire per ogni forma di comportamento in strada (e non) è stata opposta da me verso chi come te ed altri minimizza sistematicamente l’impatto delle trasgressioni di chi va in bici (io compreso, che probabilmente faccio più km pedalando in un mese di te in un anno)

            Il codice della strada, e tutte le normative relative a questo soggetto, sono chiarissime nel dare pesi diversi a comportamenti di pericolosità differente: entità delle sanzioni pecuniarie, revoca della patente, rimozione della vettura, copertura dei danno a terzi, per tacere del penale dove ci siano gli estremi testimoniano la legittima maggior attenzione verso i rischi delle auto.

            Personalmente mi va benissimo che tu ed altri focalizziate i vostri commenti su pericoli e danni che le auto comportano, e li condivido pienamente.
            Mi inalbero, invece, quando amnistiate o giustificate, pure con un sarcasmo e un ridicolo senso di superiorità i comportamenti scorretti o trasgressori degli altri soggetti della fauna urbana (in occasioni diverse hai derubricato a peccato veniale per i ciclisti passare con il rosso, andare in contromano, utilizzare il marciapiedi, oppure sporcare la città con tag e bottiglie rotte)

            Ma se applichi la stessa logica allo spettro dei reati, puoi parlare solo di omicidi (o stragi? o genocidi?) e tralasciare stupri, rapine, scippi, truffe, evasioni fiscali perché meno letali? Anzi puoi definirli bagatelle perché non confrontabili con l’assassinio quanto a perdita di vite umane?

            Se qualcuno contrappone i rischi dei mezzi di trasporto leggeri a quelli dei mezzi pesanti, è patetico.
            Se qualcuno ironizza sulle condotte sbagliate in bici e assolve chi le compie, “perché c’è di peggio”, è patetico

  11. Wf

    Ma mi spiegate cosa serve prendere la macchina a Milano? Per rimanere imbottigliati nel traffico e poi cercare parcheggio per un ora, mettendoci 4 volte tanto? Prendere il bus o il metrò è troppo comodo? Quale è il problema? Manca la sfida?

    A meno che non siate dei Giargiana che devono venire da Cazzate Sul Naviglio e devono per forza prendere la macchina per tornare in Brianza dove dovreste rimanere!

    1. Wf

      Mi sembra un po il batman di nolan.

      Dove altri emuli escono in calzamaglia da pipistrello per fare i giustizieri della notte…

      🤣🤣🤣
      Finché scrivono cose +- condivisibili… ci facciamo una risata e via così

      Ognuno ha diritto a 5 minuti di celebrità.

      Io sono Jhon Malkovich…
      😅😅

    2. Anonimo

      Si’, si potrebbe cercare di spiegartelo ma dubito che le scarse capacità mentali di chi vede solo Suv sui marciapiedi possano dare un minimo contributo a comprendere le risposte.

  12. Anonimo

    Se, come dite, i marciapiedi sono così “invasi” dalle biciclette e dai monopattini tanto che è diventato pericolosissimo uscir di casa e si rischia la morte allora si dovrebbe togliere un po’ di spazio alle sempre più gigantesche automobili che ormai paiono carrarmati, e darlo a loro, così non “invadono” più nulla.

    Se più persone si muovono con mezzi non inquinanti e piccoli di un city-suv è solo un bene. Lo spazio va tolto a chi inquina e chi si sposta su bolidi a 4 ruote. È molto ma molto più intelligente e conveniente dar spazio a chi è più sostenibile. Ma siamo restii a ogni cambiamento, poco coraggiosi o semplicemente non ci arriviamo proprio.

    1. Wf

      Non puoi far questo discorso a chi ha appena parcheggiato il Cruiser tra aiuola e marciapiede sotto casa…

      È una battaglia persa.

    1. Anonimo

      A parte la dubbia imparzialità della fonte, faccio notare che difficilmente un pedone possa arrecare pericolo ad un ciclista su di una ciclabile ( al massimo lo rallenta e questa infrazione lo irrita moltissimo, lui sempre ligio ai semafori, sensi unici, le zone pedonali )

      1. Anonimo

        E allora continuati a leggere quattroruote, tu che sai tutto e che sai che i ciclisti si irritano per i pedoni.
        Gli automobilisti invece per esempio amano se un pedone gli si para davanti o lo rallenta, tant’e che tutti gli automobilisti diminuiscono la velocità in prossimità degli attraversamenti pedonali e fanno sempre passare tutti.

        1. Anonimo

          Ti faccio notare, caro Anonimo benaltrista delle 19:15, che nel mio intervento non ho fatto alcun riferimento al comportamento giusto o sbagliato degli automobilisti.
          Mai comprato quattroruote in vita mia, giuro.
          Ti auguro una serena serata.

  13. L.

    Articolo scritto con i piedi (abbreviazioni, parolacce, punteggiatura e sintassi errate) e che non ha né capo né coda. Non si capisce quale sia il problema, cosa l’autore propone per risolverlo. Per non aggiungere il solito paragone che avviene ormai solo nei paesi sottosviluppati dove si mettono sullo stesso piano biciclette e automobili.

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