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Milano | San Cristoforo – L’ex distretto industriale in trasformazione

San Cristoforo, da piccolo borgo sulle sponde del Naviglio Grande a distretto industriale per eccellenza, ora sta riscoprendo la sua nuova vocazione residenziale e creativa.

L’area di San Cristoforo è storicamente posta all’interno del comune dei “Corpi Santi” ovvero dei territori che per secoli hanno caratterizzato e circondato la “piccola città di Milano”

Anzitutto va menzionato il piccolo complesso religioso di San Cristoforo che da il nome alla zona, un suggestivo complesso costituito da due chiesette affiancate e antiche.

Sorge sul percorso che conduceva a Milano dalla Lomellina, in un punto di passaggio obbligato nella rete dei vari corsi d’acqua. È possibile che il sito fosse occupato un tempo da un tempio pagano; la cosa non è accertata, ma viene insinuata da varie fonti (Ausonio, Castiglioni, Tamborini). La titolatura al santo gigante dalla forza smisurata, patrono dei pellegrini, di fatto in molti casi sostituì quella a Ercole.

La tradizione conferma l’affetto dei milanesi per questa chiesa che in origine era una semplice cappella coperta da due falde a capanna.

Pare che proprio in questa chiesetta, nel 1176, sia stato dato ai milanesi il primo annuncio della sconfitta dell’imperatore Federico Barbarossa a Legnano da parte della Lega Lombarda.

La chiesa (che doveva corrispondere approssimativamente all’attuale navata sinistra) venne ricostruita nel 1192 e fu ampiamente rimaneggiata nel Trecento.

La chiesa di destra, comunemente detta Cappella Ducale, è del XV secolo.

Fu eretta sotto il patrocinio di Gian Galeazzo Visconti come ex voto per l’improvvisa cessazione della peste del 1399.

La Cappella Ducale venne intitolata non solo a San Cristoforo, come già la chiesa preesistente e l’ospizio, ma anche ai santi Giovanni Battista, Giacomo, e alla Beata Cristina, protettori dei Visconti, per commemorare la vittoria riportata sugli Armagnacchi presso Alessandria il 25 luglio (festa di san Cristoforo) del 1391. Sulla facciata venne inserito il celebre stemma di famiglia con il biscione, accanto a quello del Comune di Milano con la croce rossa in campo bianco.

Dal legame tra i Visconti e san Cristoforo, da cui l’appellativo popolare di Cappella Ducale, discende forse anche dalla vox populi che voleva qui la sepoltura segreta di Matteo I (1250-1322), secondo signore di Milano, morto scomunicato a Crescenzago. La sepoltura, mai storicamente documentata, non ha trovato nessun riscontro nei consistenti lavori di restauro dei primi anni del nostro millennio. Il lazzaretto, annesso alla chiesa dai tempi della peste del 1399, venne soppresso nel 1408. Fu invece creata una schola, di cui faceva parte una scuola vera e propria e la Confraternita dei santi Giacomo, Cristoforo e Cristina, che resse la chiesa fino alle soppressioni decretate da Giuseppe II nel 1784. Significativo riferimento geografico, affettivo e simbolico della città, nel 1491 a San Cristoforo Ludovico il Moro volle venire ad incontrare la giovane sposa Beatrice d’Este, che gli veniva portata da Ferrara.

Proprio sul ponte antistante la chiesa, nel 1813 furono dati alle fiamme gli atti della Repubblica Cisalpina.

L’area attorno alla piccola chiesetta doppia faceva parte dei Corpi Santi di Porta Ticinese, assieme al vicino borgo della Barona, delle Foppette, di Moncucco e Magolfa, un insieme di cascine e case tra i campi.

La trasformazione avvenne nell’Ottocento, quando non ancora incorporato nella metropoli lombarda, in questa zona intorno al 1830 si sviluppa uno dei rioni più industriali della città. 

La gran parte della sua popolazione iniziò a dedicarsi ai trasporti, alla concia delle pelli, alla fabbricazione della carta e delle stoviglie.

Possiamo dire che nel borgo di San Cristoforo prese il via la vita industriale milanese trasformando il borgo in una piccola città.

Elemento fondamentale di questa trasformazione fu la fondazione nel 1830 della Società per la fabbricazione delle porcellane lombarde a opera ditta Gindrand, ceduta poi nel 1833 al Nobile Luigi Tinelli che costruì lo stabilimento di San Cristoforo sul Naviglio Grande.

Protagonista indiscusso della miracolosa trasformazione è dunque lo stabilimento, diventato in seguito la famosa Società Ceramica Richard quando Giulio Richard lo acquisì nel 1842.

Naturalmente più l’industria si ingrandiva e più fu necessario costruire abitazioni per gli operai. Così possiamo trovare nella vicina via Watt (civici 2 e 4) deliziose case del primo Novecento che ospitarono gli operai della fabbrica, stessa cosa successe per le vicine vie poste tra via Guintellino e Faraday, dove troviamo invece le classiche case a schiera.

Sempre in via Watt, al civico 39, fu realizzato anche un asilo, il Giardino d’infanzia Giulio Richard, ancora presente con la sua grazia di fine Ottocento e ben conservato.

La trasformazione dell’area “da campagna a città” si avvia a partire dal 1865 grazie alla costruzione della ferrovia per Vigevano e della stazione di Porta Ticinese, poi Genova.
Infatti, come in molte altre zone di Milano allora al margine della città, l’espansione venne catalizzata dalla nuova infrastruttura, con il disegno urbano che si andava costituendo in accordo con la linea ferroviaria, lo scalo e agli impianti.

Le industrie si posizionarono negli spazi disponibili lungo la ferrovia: così sorsero la Bisleri, l’Ansaldo, la Riva Calzoni, la CGE – General Electric, Osram e Loro Parisini.

Ma l’area industriale si trovava anche oltre il Naviglio Grande, verso Porta Genova e il Lorenteggio.

All’inizio degli anni Ottanta, con l’allontanarsi delle attività industriali dalle zone ormai divenute semicentrali, i capannoni furono messi in vendita: alcuni furono acquistati dagli stessi artigiani che li occupavano, altri attendevano nuovi acquirenti e nuove destinazioni, comprese nuove architetture.

Gli spazi si sono arricchiti di architetture interessanti e preziose, realizzate dai più grandi architetti, come Luigi Caccia Dominioni, Vado Ando o David Chipperfield e P+Arch.

Negli anni Ottanta venne realizzato il complesso per uffici delle torri Richard, oggi in fase di riqualificazione.

L’ex Richard è stata riqualificata recentemente per diventare, in parte, la sede del WPP Village, il colosso della comunicazione.

Ai piedi delle torri si trova, a scavalcare il Naviglio Grande, il verde ponte industriale del 1906/8. Realizzato in metallo, fu creato per collegare la ferrovia con lo stabilimento della Richard.

Di particolare il ponte, aveva un sistema meccanico che permetteva di portare il piano dei binari a livello strada così da consentire il transito dei treni con la merce in uscita dalla fabbrica. Quando non utilizzato, permetteva il passaggio delle imbarcazioni dirette in e dalla Darsena senza intoppi.

Oggi restaurato (2010), il ponte è il simbolo, assieme alla chiesa, del quartiere.

Per importanza segue la sede della Canottieri Olona, creata nel 1894 e anch’essa situata in Darsena, dalla parte di piazzale Cantore, dove si immette il fiume Olona, da qui il nome e per distinguersi dalla Canottieri Milano, il trasferimento a San Cristoforo è avvenuto negli anni Sessanta conta costruzionedel centro natatorio, anch’esso recentemente restaurato.

Ultima nata è la Canottieri San Cristoforo creata nel luglio del 2009 e collocata all’ombra della chiesetta e della cascina diroccata.

Ecco una panoramica delle architetture più interessanti presenti in zona:

Via Savona 97

Rappresenta un esempio di come, pur conservando la destinazione industriale, si possa dar vita ad un luogo suggestivo che ospita una sorta di “villaggio creativo” promosso dal gruppo Cajrati Crivelli.

Qui era attiva fino a metà degli anni novanta una fabbrica belga di strumenti di precisione, la Schlumberger Industries (25.000 mq) che a partire dalla fine 1996 viene trasformata in un centro creativo che riunisce il mondo del design (Domus Academy e studi di designer come Meda, Rizzato, Dordoni, Sadler, Laviani, Raggi e Puppa ecc.), della moda (fotografi come Glaviano e Meneguzzo e imprese come White del designer inglese Neil Barret, Mandarina Duck, Cristiano Fissore ecc.), dell’arte (scultori e pittori) e della pubblicità (Brw che ha affidato allo studio Sottsass la bella ristrutturazione della ex palazzina direzionale).

Non lontano e facente parte dello stesso isolato, non possiamo menzionare questo bell’edificio multifunzionale del 2011 progettato da Dordoni Architetti.

Via Savona 101 e Piazza Berlinguer

Il progetto architettonico per l’area ex-Osram, curato da Vittorio Algarotti e Walter Besozzi, prevede su un’area complessiva di 38.000 mq la realizzazione di edifici a carattere prevalentemente residenziale che formano una piazza pubblica (Berlinguer) in corrispondenza dell’incrocio tra via Savona e via Tolstoj. L’elemento “evocativo” di questa piazza è l’edificio storico per uffici, in stile liberty, collocato sullo stesso incrocio che, una volta restaurato, è stato destinato ad attività pubbliche con indirizzo espositivo – culturale.

Il complesso di nuova costruzione ospita circa 230 famiglie con spazi commerciali di servizio al piano terra degli edifici. Il progetto ha previsto 16.000 mq di parco lineare.

Il progetto per le aree ex Loro Parisini è di Angelo Bugatti, Paola Coppi e Silvano Molinari

L’edificio di Luigi Caccia Dominioni, realizzato negli anni Cinquanta con un fronte sulla via Savona lungo 150 metri è stato recuperato. Tre palazzine a torre ora dominano il complesso (onestamente non le troviamo particolarmente interessanti)

Via Savona 123

Si tratta di un intervento che ha visto il recupero di vecchi edifici e la costruzione di nuovi con un mix che dona al complesso il suo aspetto “industrial” ora tanto di moda. Il grande occhio della portineria è un elemento decorativo molto particolare.

I cantieri

Come dicevamo, la trasformazione urbana è ancora in corso con nuovi interventi come il nuovo complesso residenziale di Via Savona 120 e 136, così come il nuovo complesso pronto ad essere costruito di via Savona 105.

Passando oltre via Toya troviamo il piccolo cantiere di Foppette 4, mentre in via Tortona in grande fermento il cantiere per il complesso Luxottica, ancora in fase di realizzazione e posto tra via Tortona 37 e l’hotel Nhow.

Concludiamo il nostro giro di San Cristoforo tornando verso la chiesetta. Qui all’angolo tra il Piazzale delle Milizie e via San Cristoforo, al posto della Ricicleria e di un terreno dismesso e bonificato sorgerà un nuovo complesso residenziale che finalmente riqualificherà l’area: si tratta di Bosconavigli, destinato a nostro parere a dare una nuova forte identità a tutto il quartiere, un progetto residenziale firmato da Stefano Boeri Architetti e Arassociati e AG&P greenscape.

Proseguendo via San Cristoforo, non possiamo non notare i bei murales di ispirazione fumetto che adornano le pareti.

Un altro accenno storico a proposito del perché questo nome un po’ particolare dell’area, il Piazzale delle Milizie.

Al centro del piazzale sorgeva, sino agli anni Sessanta, la torre delle Milizie, una costruzione circolare di epoca fascista che ospitava la sede del Gruppo Rionale Fascista della Zona Ticinese. Era formata da un corpo basso e lungo che costeggiava il canale dell’Olona e una torre alta e circolare di puro disegno razionalista. Vi era una sala per le adunate, un cortile, un’autorimessa e vari locali istituzionali (uffici, biblioteca, camerate). Con la fine della guerra e la caduta del regime, la torre e i manufatti annessi furono requisiti dal partito comunista, che per alcuni decenni lo usò per diversi scopi. La torre venne abbattuta nel 1972 (fonte Milano nei secoli).

Chissà ancora per quanto tempo rimarrà il vecchio casello ferroviario presente sulla via San Cristoforo, l’unico rimasto attivo nell’area comunale di Milano.

Concludiamo con alcune immagini suggestive dell’area di via Pestalozzi, ricca di locali serali, dove persistono ancora vecchi stabili industriali, oggi trasformati in loft e studi alla moda.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: San Cristoforo, Chiesa, Via Lodovico il Moro, Via Watt, Via Savona, Via Tortona, Industria, Richard Ginori, Ansaldo, Naviglio Grande

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


6 thoughts on “Milano | San Cristoforo – L’ex distretto industriale in trasformazione

  1. SILVANI

    GRAZIE. SONO NATO IN VIA GUINTELLINO SETTANT’ANNI FA E HO ABITATO LA ZONA PER SESSANT’ANNI. IL VOSTRO SERVIZIO E’ ACCURATO E VERITIERO. MOLTE PERSONE CHE CONOSCEVO LAVORAVANO “ALLA RICHARD”.. IN PARTICOLARE RICORDO UNA SIGNORA CHE DECORAVA I PIATTI A MANO.
    POTREI SCRIVERE UN LIBRO SUL MIO “RESTOCCO”, SUI TRAM, I BARCONI, L’ASILO RICHARD CHE FREQUENTAI DA BAMBINO E DOVE LA SORTE VOLLE VOTAI PER LA PRIMA VOLTA.
    LA FEDELTA’ CHE HO RISCONTRATO NEL RACCONTO MI HA COMMOSSO PERCHE’ MI HA FATTO RICORDARE MOLTO; ASSIEME ALLE FOTO DI COSE CHE HO VISTO DI PERSONA PER ANNI E ORA NON CI SONO PIU’ .
    ORA ABITO A QUINTO ROMANO MA IL MIO NAVIGLIO E’ SEMPRE LI’ E OGNI TANTO LO VADO A RITROVARE.

  2. Anonimo

    Bello. Speriamo non lo rovinino e desertifichino trasformandolo nell’ennesimo quartiere di locali per trentenni e dintorni.

    Al momento un minimo di mix regge, sperèm.

  3. Wf

    Ooo finalmente anche urbanfile ha capito l’importanza dell infografica..!!

    Vivissimi complimenti!

    Un plauso enorme per aver messo liconcina del pallino rosso la mini cartina delle zone di Milano come riferimento geografico rispetto alla mappa di dettaglio più grande.

    Il colpo d’occhio è utilissimo a sapere subito dove si trova.

    Ottimo lavoro .
    Crescete sempre più in meglio

  4. CM

    mi unisco agli applausi per l’ottimo articolo, da cui emerge la fortuna di questo quartiere di avere ed essere un mix di tante cose.
    Unica debolezza della zona rimane il traffico, troppo intenso, troppo rumoroso con cui ancora tanti residenti e non devono fare i conti.
    Navigli e ferrovia sono una barriera di 4km con soltanto 3 scavalchi che mettono in comunicazione NORD e SUD di mezza città…..: forse qualche investimento sia per aumentare la dotazione stradale, e sia per mitigare meglio i danni di quella esistente sarebbe benvenuta…!

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