Milano | Ticinese – Il degrado della Darsena: di chi è la colpa?

Sarà un discorso da “boomer” quello che mi appresto a fare a proposito del degrado della Darsena, ormai irrisolvibile. Come spesso dico ma che poi non faccio, preferirei evitare di passare in Darsena e evitare l’intero Ticinese per non cadere nella frustrazione nel vedere la mia città in balia degli imbrattamuri, del degrado, sebbene ciò sembri impossibile. Dalla Darsena ai Navigli, da Corso di Porta Ticinese al Carrobbio, da piazza della Vetra alle meravigliose colonne romane di San Lorenzo, uno dei luoghi più affascinanti e importanti della millenaria storia di Milano, sono un vero schifo. E’ difficile non rimanere delusi da ciò che si osserva. Tutti luoghi bellissimi ma anche tra i più degradati della città dal fenomeno incontrollabile delle scritte sui muri, come purtroppo rimarchiamo spesso, ahinoi.

Questi luoghi, frequentati principalmente dai giovani, è così, sono afflitti da questa piaga: le scritte sui muri. Nonostante la bellezza intrinseca dei luoghi, spesso ci troviamo a dover constatare il degrado causato da graffiti e tag. È un fenomeno che purtroppo si estende anche ad altre zone della città, come a Città Studi.

Pare che i giovani di oggi, anziché apprezzare il fascino del luogo, siano più inclini a lodare queste scritte orrende sui muri. A questo punto, è lecito chiedersi se abbiano o meno una formazione civica adeguata.

Per questi appassionati di bombolette spray, sembra che l’unica cosa importante sia lasciare il proprio insignificante segno sui muri e lordare ogni cosa.

Per quanto riguarda la Darsena, la sua ristrutturazione nel 2015 in occasione di Expo è stata oggetto di dibattito per molti, soprattutto per la scelta architettonica di mantenere i muri a vista (che in teoria riproducono le vecchie mura cinquecentesche presenti qui in precedenza), per molti questi muri ricordano più le superfici dei supermercati Esselunga. Ormai questi muri sono diventati una sorta di lavagna per i vandali e più ce ne sono e più ne fanno di nuovi, tanto che ormai fotografare questo luogo è impossibile.

Le scritte vandaliche variano da semplici pseudonimi degli autori a slogan politici, da dichiarazioni d’amore a manifestazioni di contestazione, e restano visibili per mesi, se non anni, aumentando il degrado di conseguenza.

Il risultato è uno spettacolo disgustoso che, francamente, mi verrebbe da scongiurare ai turisti di evitare la Darsena per non assistere allo scempio e al degrado qui presente.

Anche il Comune non è esente da critiche: lasciare le scritte sui muri per tanto tempo e dimenticarsi del verde, dell’arredo urbano e dell’ordine non fa altro che contribuire al problema.

Basta guardare questo albero che manca da mesi. Pensare che prima dell’intervento di riqualificazione ce n’erano ben otto di fila, poi ridotti a due e ora ne rimane uno. Evviva la città del verde.

Persino il parco giochi per bambini di piazzale Cantore a Porta Genova (altro capo della Darsena) è una lavagna per gli imbrattamuri. Che divertente, vero?

Questi luoghi, guarda caso, sono posti frequentati soprattutto dai giovani, come dicevamo, vicino a licei (il Cattaneo), come l’area della Vetra e le Colonne di San Lorenzo, luoghi che sembrano abbandonati dalle istituzioni e che io onestamente mi sono rotto le scatole di segnalare.

Purtroppo questo è un lamento che porto avanti da tempo, ma sembra che non sia affare politico e perciò mi e ci si debba fare l’abitudine e vedere tutte queste meraviglie lordate da queste belle scritte.

Il mio sarà un discorso da “boomer” ormai.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

Porta Ticinese, Piazza della Vetra, Darsena, Degrado, imbrattamuri, Colonne di San Lorenzo, Basilica di San Lorenzo

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

54 commenti su “Milano | Ticinese – Il degrado della Darsena: di chi è la colpa?”

  1. Sei un grande!! Continua a segnalarle e qualcuno prima o poi ti ascolterà! È inacettabile questo degrado!! La colpa, a mia avviso, rimane dei genitori che non educano i propri figli sul senso civico e rispetto del patrimonio altrui, sia esso storico che non.

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    • La Darsena nel 2015 era bellissima: vivace, colorata, piena di turisti. Durante l’ Expo le scritte venivano rimosse quasi subito. Poi è iniziato un rovinoso declino sia estetico, che umano, lasciando che duventasse luogo di ritrovo di gentaglia e gang criminali.
      Le soluzioni si sanno:
      1 educazione nelle scuole: fare capire ai graffitari che le loro tag non valgono più di una pisciatina di cane, e non li rendono fighi famosi o importanti.
      2 repressione seria, con Sanzioni economiche importanti, da pubblicizzare il più possibile
      3 pulizia costante e continua, con interventi immediati. I costi, riversati su chi viene beccato a imbrattare
      4 aggiungo, soprattutto per i treni: “censurare” le “opere”: questi personaggi godono nel vedere le loro opere riprodotte sui siti e sui giornali: si pubblicherebbe mai la foto di una mer*a in primo piano? Come minimo la si “pixella”, per mostrarla senza farla vedere. Stessa cosa per i graffiti vandalici.

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      • Cari Signori, magari fosse solo la Darsena: tutta Milano è un unico degrado di sporcizia, vandalismo, mancanza di civiltà ed educazione civica. Un esempio? Tutti semafori spostati al punto che non di riesce più a capire quale guardare!

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  2. Speriamo che il degrado aumenti sempre di più per far tornare alla normalità i prezzi delle proprietà e della città in generale, così da dare un futuro ai vituperati giovani. Perché voler tener bene una città che fa di tutto per escluderti?

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  3. Non so se avete scritto “giovani di oggi” tanto come frase fatta, ma sinceramente Milano è sempre stata imbrattata fin da quando ero piccolo. È palese che sia un problema sistemico, non è che negli ultimi 5 anni i giovani hanno scoperto le bombolette.

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    • Vero… ma era un fenomeno diverso.

      Non si trattava di lasciare il proprio segno ovunque come il cane che fa pipì per segnare il territorio.

      erano parole o frasi di senso compiuto, come gli slogan politici, anche magari superficiali (dalle allusioni sessuali alle frasi romantiche sotto casa della fidanzata), e — che io mi ricordi — esisteva almeno un minimo di rispetto per i mobumenti.

      Io i graffiti sulle Colonne o sulla Basilica di San Lorenzo quand’ero giovane non me li ricordo

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      • Esatto: è il concetto di tag=pisciatina di cane che va inculcato ai ragazzi, inteso come “sei un taggato? Sei solo un povero sfigato”. Bisogna entrare nella loro cultura e farglielo capire. Purtroppo i modelli culturali che la maggior parte segue ed esalta vivono invece di subcultura para criminale (mondo trap e d’intorni).

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      • Per una questione anagrafica posso dire che questi tags sono arrivati negli anni 80 e non hanno niente a che vedere con i graffiti o i murales che costituiscono una vera e propria arte di strada.
        Generalmente si tratta delle firme di chi imbratta muri e monumenti giusto per farlo.
        Molto anni fa i figli di una mia collega, ormai adulti, sono stati beccati con la bomboletta a imbrattare non so dove. Il padre ha chiesto per loro che ripulissero a proprie spese e li ha obbligati a fare volontariato accudendo le persone più bisognose, giusto per non avere troppo tempo libero.

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    • Nato e cresciuto a Milano negli anni 70 non ho mai visto MI ridotta così, vi erano si scritte (perlopiù a sfondo politico/protesta) ma non una situazione così estesa (si vedono persino scritte sui tronchi degli alberi!) che poi non sono nemmeno più scritte e questa situazione è iniziata ca. 15 anni fa

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  4. Io, che porta i turisti soprattutto americani sulla darsena per un ‘tour’ dei navigli, sento sempre la domanda, perché ci sono così tanti graffiti? È la cosa principale che notano

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  5. A mali estremi, estremi rimedi.

    Intorno alle Colonne e alla Basilica ci vogliono delle barriere fisiche, che impediscano fisicamente di graffitare.

    Per il resto, dato che la prevenzione è utopica (aspetto quello del “mettiamo le telecamere e multiamo tutti”… sì, e ci mettiamo lui a guardare H24 le telecamere…), l’unica cosa sensata che mi viene in mente è che almeno nei punti sensibili come la darsena la pulizia dovrebbe essere periodica e frequente, non una tantum.

    Così come le strade vengono spazzate regolarmente, e non solo ogni tanto se si riempiono di rifiuti, i graffiti andrebbero cancellati regolarmente (nel caso della darsena, secondo me almeno una volta la settimana) e non una volta ogni tanto quando il posto ormai fa proprio schifo.

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  6. Ricordo cosa fu scritto sui giornali da parte del Comune, alla fine dei lavori alla Darsena:
    Il decoro avrà la priorità; qualunque scritta verrà subito rimossa.
    Bisognerebbe ricordarlo agli uffici competenti. È una vergogna!

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  7. Cos’altro possiamo fare, dopo mille denunce, per ottenere la “grazia” di un intervento di ripulitura della Darsena da parte del comune di Milano? E’ ovvio che poi andranno fatti interventi periodici per mantenere l’area in uno stato decoroso…

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  8. Io proverei a vietare le bombolette spray – già di per se vietate ai minori di 18 anni – ed autorizzarne l’acquisto solo agli addetti ai lavori oppure ai diplomati in licei inerenti l’arte o a chi ottiene determinati patentini.
    Insomma limitarne l’uso, anche perché va bene affrontare un discorso basato sulla libera espressione, ma dall’altro lato della bilancia c’è anche l’inquinamento ambientale che tutto questo provoca.

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  9. Prima di tutto, ascrivere alla categoria “giovani” questi comportamenti non ha senso, questi saranno anche giovani, forse, ma soprattutto sono individui che esprimono la loro chiara matrice sociopolitica da centro sociale… inutile girarci intorno: essi odiano e disprezzano tutto quello che secondo loro è bello e storico, perchè sono in preda alla loro ideologia globalista che è contraria all’ occidente, alla sua storia e cultura e poi perchè secondo loro, le città pulite belle e ordinate sono molto “borghesi” e magari anche sembrano “svizzere” e loro odiano la Svizzera…per vari motivi, sì certo, basta parlare con uno di questi e lo confermerà, mente amano Cuba, Hamas e qualunque altro puttanaio in terra.

    Per rispondere alla precisa domanda che pone il titolo dell’ articolo, scusate, ma che differenza c’è tra chi va al potere e poi solo asfalta e cementifica? Tra chi; in preda all’ ideologia green, arriva a imbrattare l’ arco della pace o la basilica di S. Marco?
    Tra chi trasforma la cattedrale della città in un museo a pagamento, privandola della sua sacralità? Nessuna differenza: a nessuno di questi interessa nulla della propria cultura, della propria storia, non hanno senso di appartenenza e anche odiano che ce l’ ha, antepongono a tutto o il loro delirante pensiero global o il loro attaccamento al denaro, a volte tutto insieme.

    Quel che fa ancor più indignare è che nel caso specifico si tratta di minoranze, gruppuscoli, che potrebbero essere controllati e fermati se solo si volesse…il problema è forse questo?

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    • ecco che arriva colui che sa di che parte politica sono sti imbecilli imbrattamuri. evidentemente ha la sfera di cristallo… ma perpiacere!

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  10. bisognerebbe domandare in primis al presidente di municipio.
    Forse starà dormendo..?!? non posso che pensare a questo visto il silenzio.

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  11. Purtroppo è il frutto del lassismo che deriva dal fatto che ogni volta che una parte politica auspica più rigore, l’altra parte politica – che ha in mano la scuola, l’università, l’editoria, il mondo dell’arte, i sindacati e soprattutto la magistratura – urla, s’incazza e bofonchia “pericolo deriva fascista”.
    Ed è talmente influente e potente da fermare tutto.
    Però così favorisce il degrado.
    Il punto è che le teste di minchia che votano PD non lo capiscono.

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  12. Purtroppo questo blog (è non solo) è pieno degli imbecilli che citi tu, Iskander.
    In ogni caso, Milano era pulita e ordinata prima della calata in massa dei meridionali cui ora sono subentrati gli immigrati nullafacenti.
    A questo si aggiunge una sinistra puzzolente e merdosa che tollera quando non favorisce tutto ciò

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    • Mah, guarda, sulla prima motivazione che proponi, non sono tanto d’ accordo; consideriamo ad esempio gli anni sessanta: in città era già presente una rilevante percentuale di cittadinanza di origine meridionale, tuttavia furono anni di benessere e di armonia in città, anni di buona amministrazione…il problema è, come sempre, la cultura globalista, che, germinata nei caotici anni settanta, è arrivata fino ad oggi nel suo completo sviluppo sociopolitico. Ma questa “cultura” si è diffusa come una macchia d’ olio in tutta Europa e nel mondo, sappiamo grazie a chi…
      Se valutiamo personalmente gli esponenti del globalismo, è facile rendersi conto che si tratta di una condizione mentale che è trasversale: anzi, io mi sono sempre meravigliato di come i vari, pochi, concittadini lombardi “docg” siano praticamente tutti liberal-sinistroidi. Come sappiamo dalle ultime elezioni cittadine, il centro storico è nettamente sempre a favore del PD e il centro storico è una delle ultime zone dove esistono le famiglie milanesi.
      Sulle ultime due motivazioni direi che ci siamo.

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      • Apoteosi del cringe

        Questo post sembra i rifugio dei fascistoni anni 70 che si preoccupavano del decoro urbano e chissenefrega dei problemi veri dal lavoro al salario alla mancanza di case.

        Il decoro borghese.
        Tutto il resto chissenefrega.
        Degli altri chissenefrega basta avere il palazzo pulito

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        • Giao wueffede…aoh, ma lo zai che a Milano giabbiamo zembre avudo dando bane e lavoro, ber duddi e boi anche la giddà bulida e bella? Nun gè differenza, se po fà dudde e due.
          Mi sa che anche du odi a Svizzera eh?

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          • L’altro giorno ho visto una scritta sul muro che diceva “Boia chi molla”. Secondo te sono stati i “globalisti dei centri sociale che odiano la Svizzera” a farla?

            Dai, lo sai benissimo anche tu che la gran parte di queste scritte e tag sono fatte da ragazzini. Lavoriamo sulla loro educazione perché evidentemente manca ma lasciamo stare le fantasiose interpretazioni politiche della vicenda.

          • Rispondo a Cosameso: 1) quelli che scrivono boia chi molla sono la stessa cosa, l’ altra faccia della medesima medaglia, loro non odiano la Svizzera, forse, ma pensano di “amare” il loro paese, mentre però si tratta di un amore perverso, diciamo che si legittimano a vicenda e infatti anch’ essi non riescono a trattenersi dallo scrivere stro…ate sui muri.
            Negli anni settanta il terrorismo era di matrice estremista certo, ma sia rossa che nera.
            2) le interpretazioni politiche non sono fantasiose, basta andare lì e leggere quello che scrivono, oltre agli scarabocchi: c’è scritto free gaza, mica viva Carlo Cattaneo

  13. Che dire??? Vergogna, vergogna, vergogna alle istituzioni che dormono!! È un dolore infinito vedere Milano così degradata!! Non si può aumentare la presenza di polizia locale che controlli e multi?? E poi sono d’accordo con chi chiede che la pulizia sia fatta più frequentemente. Milano non è più Milano. Da piangere. È il dolore profondo di chi ama la propria città.

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    • Signora ha ragione e non solo la Darsena ma anche i Navigli completamente vandalizzati. La colpa è del comune: non si vede una sola pattuglia di vigili urbani e polizia in tutta la città.

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  14. Cioè i giovani dovrebbero avere rispetto di una Città che non fà altro che escluderli? Speriamo che la situazione peggiori ancora così da far abbassare i prezzi degli immobili e il prezzo della vita in generale. Nessun rispetto per una città che non ti rispetta.

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    • Abbi pazienza, ma la tua osservazione è fuorviante: se la città esclude qualcuno, dal punto di vista immobiliare, cosa diamine centrano i monumenti storici e le vie, belle, poche, presenti a Milano? E’ la stessa logica global dei fanatici dell’ effetto serra: imbratto la basilica di San Marco e risolvo i problemi ambientali?
      Piuttosto, gli “esclusi” dal caro affitti, dovrebbero fare manifestazioni come quelle delle tendopoli organizzate, che infatti sono state fatte e ne hanno dato tutti giustamente risalto: ci sono anche le persone razionali e propositive. Vero è – ecco perchè dicevo fuorviante – che se i primi a non rispettare i monumenti sono le cosiddette autorità, anche direttamente preposte, sicuramente non si contribuisce a limitare il fenomeno, questo è vero, purtroppo.

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        • Giao “bringibessina” de ruma…uahhhh! Nodo un gambiamendo nei duoi gommendi; angora biù inudili, va bbè, se de diverdi cozì…Giao angora e nun magnà droppa roba maleodorande (si veda articolo sulla riqualificazione di Piazza Castello)
          Ah eggo, me sgordavo, hai lavado l’ eskimo? Hai sgriddo sui muri “GLORO AL GLERO?

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    • Giusti nessun rispetto. Sarebbe bello incontrarti per sputarti in faccia e vedere come la prendi. O magari buttarti a terra e prenderti a calci finché non piangi. Sei sicuramente una zecca, magari anche negro.
      Bisogna disinfestare dagli animali come te. Fatti trovare che ho proprio voglia di massacrare un povero scemo che non dovrebbe poter vivere in una società.

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  15. Di recente ho sollevato il problema in una piattaforma dedicata e mi sono sentito dire risposte come “in tutte le grandi città all’estero ci sono” – “il tuo sembra più lo sfogo di un vicino anziano e frustrato” – “non sono questi i problemi” – “che male ti fanno delle scritte sui muri” ?
    Questo fa’ INDUBBIAMENTE capire che non vi è alcuna percezione della storia, dell’arte, dell’architettura, della proprietà privata, NULLA, dato che queste tag ricoprono palazzi antichi, edifici privati ecc ecc.
    Un asino ha la sola colpa di essere asino ma, se qualcuno ha la possibilità di addestrarlo, e renderlo cavallo, dovrebbe farlo. Lasciare impunite queste MERDATE (altro termine non c’è) fa’ si che, poco alla volta, si espandano ovunque, senza più alcun limite.
    Proprio di recente sono stati coperti (completamente) con scritte a bomboletta FATTE COL CULO dei murales che erano stati fatti in vista di Milano/Cortina ’26 da artisti vari. Se non erro era un’opera finalizzata pure ad un ricavato di beneficienza.
    Nessun rispetto nemmeno per quella. Queste persone andrebbero prima educate a scuola.. e poi punite ni modo ESEMPLARE, da far passare la voglia a tutti gli altri emulatori

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    • Sia chiaro…..era meglio che non la RIQUALIFICASSEROcon
      1 quell orrendo muro di mattoni che non c entra niente
      2 quell orrendo edificio verde che occupa un ingombro triplo di quello antecedente….però è un nuovo centro commerciale che mancava

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  16. Tutto questo accade grazie ad un sindaco progressista inutile che pensa solamente alle sue inutili piste ciclabili. Nessuna punizione niente sanzioni !!perché farle sarebbe troppo di Destra ! E poi c è il TAR che qualsiasi sanzione la cancella . Dobbiamo solo imparare una cosa . La democrazia è FALLITA perché premia solamente i criminali e coloro che delinquino ANCHE CON I GRAFFITI !!! Ho molta invidia di qui paesi dove per meno di un graffito di mettono in carcere ! Qui se uccidi la fai sempre franca

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  17. Non è un discorso da boomer tranquillo. Cmq di chi vuoi che sia la colpa? Ovviamente dei milanesi… Ma è normale, metti un sindaco di sinistra e i risultati son questi. Il degrado, l’incivilta, l’ignoranza, l’individualismo. Tutti “valori” di sinistra. Questa Milano è lo specchio dei milanesi, del loro sindaco, della loro mentalità.
    Questa Milano è quella che avete voluto.

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  18. Colpahh dei drogatiihh comunistihh.. mangiapretihh

    Era tutto un decoroh quando c’erano le squadracce che tiravano dalle finestre del 3o piano quelli che non pulivano i palazzi…

    Allora si che i treni arrivavano i orario Lollobrigida!

    Che tempi!
    DROOGAAATTIIIIIH
    🤣🤣🤣🤣🤣
    🤡🤡🤡🤡🤡🤡
    🦾🦾🦾🏑🏑🏑🏑
    Olioh di rixino ci vuolehh

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  19. una breve equazione. se si vuole rendere la città un posto appetibile per la classe creativa di professionisti si deve lasciare che alcuni spazi siano soprattutto frequentati da giovani. questi posti per essere trendy devono avere una sembianza quasi-anarchica o comunque più rilassata da un punto di vista dei codici visivi. questo finisce per includere anche la presenza di graffiti e street art. è ovviamente paradossale vedere delle colonne romane in questo stato, ma ormai sono un elemento caratteristico del luogo. l’unico modo di preservare questa zona sarebbe creare un altro centro di ritrovo fighetto, ipotesi non del tutto concepibile. per concludere, se si vuole mantenere a Milano il brand di una città adatta alla nuove generazioni di professionisti si deve convivere con la presenza di queste forme di simposio. si può gentrificare anche senza livellare ogni quartiere esteticamente.

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