Milano, Porta Vittoria.
Aprile 2026. In un periodo storico già segnato da tensioni globali ben più gravi, Milano continua a fare i conti con una crisi tutta interna: quella dei cantieri bloccati.
Un tema spesso considerato secondario — perché non tocca tutti — ma che in realtà incide profondamente sulla qualità della vita urbana. Perché quei cantieri non sono semplici lavori sospesi: sono ferite aperte. Strutture incompiute che restano per anni, a volte per decenni, trasformandosi in veri e propri ecomostri.
E Milano ne è piena.
Cantieri fermati da ricorsi, sequestri, errori progettuali, fallimenti. Vicende diverse, stesso risultato: quartieri deturpati, spazi inutilizzabili, degrado che si cronicizza. E, soprattutto, nessuna soluzione.
Viene allora una domanda inevitabile: chi si assume la responsabilità delle conseguenze?
Perché se è giusto vigilare, controllare e bloccare ciò che non è conforme, è altrettanto necessario interrogarsi su ciò che resta dopo. Perché a pagare il prezzo finale non sono solo i promotori dei progetti, ma interi quartieri — e spesso anche gli stessi cittadini che avevano sollevato le proteste.
Via Maiocchi 13
Il simbolo di tutto questo è via Maiocchi 13, a Porta Venezia.
Il cantiere venne fermato nel 2007 dopo le proteste dei residenti, contrari a un intervento che avrebbe compromesso luce e spazi. Una battaglia vinta, sulla carta.
Nella realtà, però, dopo 19 anni, ciò che resta è uno scheletro abbandonato che incombe sul cortile di via Maiocchi 15. Nessun progetto, nessuna soluzione. Solo un ecomostro diventato permanente (nella foto aerea al centro dell’immagine).

Via Marcona 7
In via Marcona 7, a Porta Vittoria, la storia cambia poco.
Un progetto ambizioso, quasi completato — all’80% — e poi fermo dal 2011. Parcheggi, servizi, residenze: tutto bloccato. L’unica parte utilizzata, l’autorimessa, ha chiuso nel 2024.
Quindici anni di immobilismo, tra problemi legali, promesse di ripartenza mai mantenute e un degrado ormai normalizzato.




Via Fiori Chiari 9
Nel cuore di Brera, una delle zone più pregiate della città, il cantiere di via Fiori Chiari 9 è fermo dal 2015.
Undici anni di impalcature. Undici anni senza un passo avanti. In pieno centro storico.



Via Malipiero (Taliedo)
A Taliedo, dal 2007, resta lo scheletro in via Malipiero di uno studentato mai nato.
Finanziato anche con fondi pubblici, avviato e poi abbandonato dopo le prime strutture. Da allora, nulla. Solo cemento incompiuto.



Studentato di Gorla
Stessa sorte per lo studentato di Gorla in via Stefanardo da Vimercate, all’angolo con via Demostene, legato all’Università Bicocca: fermo dal 2017.
Per questo dovrebbe esserci però una luce in fondo al tunnel. Un nuovo progetto per una Milano più accessibile. Teicos Costruzioni ha presentato, ad oggi, l’unica proposta per l’area di via Demostene, nell’ambito del Piano per la Casa Accessibile. Dovrebbe venire convertito per 33 alloggi a canone calmierato, servizi di quartiere e spazi verdi. Speriamo.


Via Amidani
In via Amidani, nonostante passaggi di proprietà, progetti e bonifiche recenti, tutto è fermo dal 2022.
Un’area enorme, 16mila metri quadrati, bloccata senza prospettive chiare.


Via Bernardino da Novate 2
In Comasina, il progetto per uno studentato universitario si trascina dal 2007 tra ritardi, bonifiche e stop continui.
Dal 2015 il cantiere è morto. Letteralmente inghiottito dal degrado.



Via Lamarmora 8, 10 e 12
Qui si aggiunge anche il paradosso.
Demolizioni avviate nel 2024 su edifici storici che potevano essere recuperati. Poi lo stop, quando ormai era troppo tardi.
Risultato: un vuoto urbano e un patrimonio perso.





Via Folli 41-43-45
Cantiere partito nel 2023, fermo poco dopo.
Un’altra area sospesa. Un altro progetto svanito.



Una città piena di vuoti
E questi sono solo alcuni casi.
Nel frattempo, nuovi cantieri rischiano di fare la stessa fine, come le residenze Lac al Parco delle Cave a Baggio, Scalo House di via Valtellina allo Scalo Farini, il vicino Giardino Segreto Isola di via Lepontina 7-9, via Fauchè 9, strutture in cemento armato abbandonate, e chissà quanti anni ancora resteranno in queste condizioni, diventando a loro volta i famosi “ecomostri” tanto temuti, ma di cui alla fine non ci si riesce a sbarazzare.






E centinaia di famiglie restano bloccate, con risparmi investiti in progetti che si rivelano incompiuti, nonostante controlli, autorizzazioni, firme.
Il problema non è solo urbanistico. È sistemico.
Milano si sta riempiendo di vuoti: spazi sospesi, strutture lasciate a metà, promesse mancate.
E mentre si discute, si blocca, si rinvia, il tempo fa il resto: degrada, consuma, cancella.
Senza una visione chiara e senza responsabilità definite, questi ecomostri non sono eccezioni.
Sono destinati a diventare la norma.

- Referenze immagini: Duepiedisbagliati, Roberto Arsuffi,
- Imprese edili, Procura, Magistratura, Urbanistica, nuove costruzioni, ristrutturazione, degrado, abbandono, ecomostro, Cantiere
Gli ecomostri andrebbero fermati prima che vedano la luce e invece i costruttori si affrettano a gettare le fondamenta e creare lo scheletro pensando che così facendo non potranno più essere fermati.
L’ennesimo esempio è il progetto Mia Tower in Bicocca che ha visto un’accelerazione pazzesca con trivelle e ruspe in piena attività e un bel cartello dove senza vergogna ci ricordano che il progetto è stato approvato con SCIA.
Sarà l’ennesimo ecomostro o l’ennesimo grattacielo sotto sequestro? Il Comune tace.
E la Procura?
utilissima documentazione come sempre. Ne approfitto per segnalare un altro caso di cantiere fermo da una decina di anni: cortile interno in Alzaia Naviglio Pavese 68.
Denuncia inizio attività del settembre 2012. Edifici realizzati fino alla copertura, poi cantiere fermo con gru tuttora presente.
Bisogna iniziare ad interrogarsi se è fondato il sospetto di un sabotaggio di Milano.
Procure così solerti a bloccare qualsiasi cosa disincentivando qualsiasi investimento ma così di manica larga nel rilasciare criminali che hanno solo l’obbligo di firma.
Più che un sabotaggio, sembra vi sia uno scontro tra due visioni contrapposte: la prima prevede regole stringenti e la massima conservazione dell’esistente che, se da un lato può lasciare l’ambiente urbano in condizioni di degrado, dall’altro limita i fenomeni di gentrificazione, poiché i valori immobiliari non aumentano in modo significativo. La seconda, invece, attraverso disposizioni legislative più permissive, promuove la rigenerazione urbana che, oltre a migliorare lo spazio urbano, comporta anche un aumento dei prezzi degli immobili.
In questo caso, le indagini sembrano ispirate dalla prima filosofia; tuttavia, il governo centrale avrebbe potuto intervenire per restituire certezza del diritto, ma, a seguito di un rimpallo con il Comune, non se ne è fatto nulla (il Sindaco che chiede la norma sarebbe stata un’ammissione di responsabilità politica). Alla fine, il rischio è che questa questione si trascini per anni per poi concludersi in una bolla di sapone, dopo che saranno stati persi investimenti per miliardi di euro.
Intanto si consuma suolo pubblico (talvolta privato) che poteva essere destinato a verde o altro; si consumano soldi pubblici per le indagini ed eventuali processi; laddove interviene la Procura tolgono spazi a procedimenti che riguardano dei cittadini danneggiati e che hanno presentato denuncia (mi sia permesso aggiungere in merito alla Procura che i Giudici / P.M. si accorgono dell’illecito solo a cemento versato e quasi a fine o fine cantiere?). Per il resto se qualcun concede spazi per edificare e qualcun altro edifica, succede da oltre 40 anni. Come scrive UF a fine articolo: “Senza una visione chiara e senza responsabilità definite, questi ecomostri non sono eccezioni. Sono destinati a diventare la norma”. E intanto andiamo avanti con opere incomplete, cantieri ventennali se non di più e attendiamo la morte della città. Amen
Un quadretto perfetto di una nazione ormai defunta!!!
Ottimo articolo, nessuno valuta mai l’impatto sulla città e sui cittadini dei blocchi dei cantieri che si protraggono per anni, se non decenni.
Tantomeno se lo pone la magistratura quando blocca cantieri già in opera, senza nessuna analisi dell’impatto dei sequestri.
E poi c’è il mancato hotel di Italia ’90 vicino alla Tangenziale est.
L’hanno abbattuto 10 anni fa.
Gli ecomostri del passato non hanno interessato nessuno, ma erano pochi. Ora ci sono 150 cantieri fermi che rischiano di lasciare una traccia ben visibile nella città a memoria di un periodo in cui l unica cosa che sembra interessare è bloccare e indagare, senza preoccuparsi se davvero si stia parlando di abusi perché sicuramente non tutti quei 150 cantieri sono abusi edilizi, ma probabilmente alcuni di quei cantieri porteranno alla rovina costruttori e acquirenti, senza preoccuparsi se questo blocco stia generando una emergenza nei cittadini coinvolti e negli investimenti in città con ricadute economiche future. Quale sia il concetto di giustizia di coloro che vorrebbero bloccare tutti i cantieri non è chiaro, soprattutto non è chiaro perché dovrebbe essere più giusto mantenere un rudere in lento decadimento rispetto ad un palazzo abitato.
Dobbiamo ringraziare Sala che ha consentito per anni di costruire edifici con la SCIA per velocizzare le pratiche del comune. Con Il Permesso di Costruire il comune lavora troppo e si prende troppe responsabilita’. Adesso i nodi vengono al pettine e a pagare saranno tutti i cittadini.
Fate pure un articolo sugli econostri di greco?
si infatti li è pieno
Quello in via Elio Vittorini, vicino a Ospedale Monzino, a Ponte Lambro?
Non è stato trasformato in un parco?
https://maps.app.goo.gl/FAhDbfRVQaQJTcPn8?g_st=ac
Cè via Stephenson , li ne trovi come funghi. Ma la vera riflessione è… conviene tenerli bloccati per decenni con danni devastanti o agevolare una seconda vita con magari delle varianti obbligatorie. Chi blocca giustamente dovrebbe avere obbligo poi di risolvere , nel bene o nel male che sia. Cosa si potrebbe fare per costringere le parti ad intervenire obbligatoriamente dopo x giorni di fermo ?.
domanda da profano: ma un costruttore prima di partire con i lavori non è obbligato ad un deposito cauzionale con fideiussione pari al costo di demolizione almeno delle strutture o ripristino degli scavi?
Via de Amicis 16: in pieno centro storico, adiacente alle Colonne di San Lorenzo, giace abbandonato, sventrato, sporco e pericolante un rudere addirittura inserito nell’elenco degli immobili dismessi e da riqualificare.
aggiungete anche i recenti via Lepontina 7 e via Valtellina 38-40 Scalo House
Alcuni processi sono iniziati. Aspettiamo le sentenze, gli appelli, la Cassazione…. arriverà qualche ordine di demolizione, totale o parziale, o ricalcolo degli oneri….forse qualche assoluzione ci sarà, chissà….nel frattempo, vada avanti chi, onestamente, non cerca scorciatoie urbanistiche farlocche, non cerca furberie procedurali, non cerca sponde sulle disgrazie di acquirenti di fatto truffati.
Gli “Ecomostri” sono l’inevitabile conseguenza del Sistema Milano, non certo di chi promuove l’affermazione della Legalità.
Via Egidio Folli è una emerita porcata, case storiche che proprio a fine città andavano valorizzate creando un piccolo angolo caratteristico, come del resto le mostruosità in pieno centro, il resto come lo studentato potrebbero completarlo poiché non disturba nulla intorno
Aggiungerei anche il Palazzo ex Politecnico in Viale Abruzzi, credo 44 sventrato per ristrutturarlo e ormai da mesi fermo.
Gi. > tra l’altro la Cassazione non è un terzo grado, ma un appello in caso di errore nell’applicazione della legge. Per cui: non ci dovrebbe essere sempre e quando la S.C: rinvia, qualcuno, ANM, dovrebbe prendere nota del giudice che ha sbagliato ad applicare la legge. Se la cosa si ripete n volte, mandarlo a fare il fruttivendolo.
Io rimango basita da certi commenti qui sopra.
La colpa sarebbe della procura che blocca chi agisce nell’illegalità?
Questa è l’Italia signori…quella dei furbetti che fanno i propri interessi a scapito della comunità in attesa del condono che prima a poi arriverà.
I danni però in questo caso sono belli grossi perché devastano la città e restano lì a imbruttire le nostre periferie.
Bisognerebbe costringerli a pagare gli oneri per le demolizioni e invece in un modo o nell’altro la fanno sempre franca.
E meno male che almeno ci si prova a fargli un processo.