Milano | Porta Venezia – Corso Buenos Aires, la vetrina incompiuta – Parte 3

ARREDO URBANO

Corso Buenos Aires più verde, con meno traffico e con un mix commerciale diverso da quello che si trova adesso. È questo il risultato di un sondaggio (promosso dal consiglio di Zona 3 e realizzato poche settimane fa) a cui hanno risposto 523 residenti di zona sul livello di gradimento di una delle arterie stradali più famose di Milano. Le richieste dei residenti riguardano soprattutto questioni di estetica e di fruibilità. Al 50 per cento degli intervistati corso Buenos Aires non piace e non riesce nemmeno a guardare le vetrine, per il 75% non è agevole muoversi. Addirittura l’82 per cento ritiene invece che la priorità sia la presenza di alberi, mentre solo il 14 per cento richiede delle panchine. Ma il dato più significativo riguarda i mezzi utilizzati per raggiungere la via: l’89% degli intervistati ci arriva con la metropolitana, a piedi o con la propria bici, solo il 4% ci arriva in auto. (La Repubblica)

I lavori per il rifacimento del corso iniziarono nel 2011 (per volere della giunta Moratti) e dopo due anni si conclusero. All’inizio vennero promessi gli alberi ma poi, per problemi delle strutture della metropolitana troppo vicine alla superficie, le piante non si poterono piantare. Il rifacimento consistette nella semplice e sommaria sistemazione con pietre di beola dei marciapiedi. Venne promesso anche un “arredo urbano” degno della via commerciale più importante d’Italia, ma la situazione ancora oggi appare immutata, se non addirittura peggiorata.

Tralasciando la parte architettonica, che abbiamo visto nel secondo capitolo del nostro reportage e per la quale ben poco può essere fatto, ci focalizziamo sulla totale mancanza di arredo urbano.

Lampade appese in modo disordinato che creano un cielo solcato da migliaia di cavi .

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Un accenno di alberature lo si ha nel primissimo tratto, quello più largo dove via Spallanzani si innesta nel Corso, dove sono presenti due alberelli.

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Altre piante si trovano nei vasi collocati dalla giunta Albertini (dal 1997 al 2006) per un eventuale arredo urbano mai più attuato.

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Poi il resto… in una tremenda sciatteria:

Le colonnine dei taxi, decisamente trascurate e sporche.

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Un cartellone stradale che starebbe bene solo in autostrada, possibile che non ci fosse un sistema migliore per segnalare la svolta in piazza Oberdan? Senza menzionare gli onnipresenti motorini parcheggiati ovunque.

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E poi, ecco altre immagini della via più commerciale d’Italia, paragonabile solo alla Fifth Avenue di New York o ad Oxford Street di Londra (nei nostri sogni…)

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Non che la situazione sia migliore nelle due piazze che scandiscono il lungo percorso del Corso, Piazza Lima e Piazza Argentina.

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Che dire dell’edicola di Piazza Argentina? Possibile che dal Comune non arrivi un richiamo per decoro pubblico?

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Un accenno al traffico che è sempre sostenuto e che rende questa una delle vie più caotiche della città, altro elemento di grave disordine sono le perenni auto parcheggiate in doppia fila.

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Per ultima lasciamo questa bell’immagine del semaforo di Viale Regina Giovanna dove le strisce, anziché seguire una più perfetta riga dritta, sono state adeguate alle strutture preesistenti mal collocate nella via.

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Insomma, sappiamo che quello da noi scritto servirà a ben poco, ma onestamente riteniamo che Corso Buenos Aires si meriterebbe un trattamento migliore. Da tempo si parla di una sua pedonalizzazione, certo non sarebbe male ma siamo consapevoli che questo creerebbe non pochi disagi al traffico dell’intera città.

L’associazione che si occupa di gestire eventi e altro coordinata dai commercianti della via pare non interessarsi per nulla al contesto.

Qui andrebbero realizzati marciapiedi più larghi, magari eliminando completamente i parcheggi ai lati. Andrebbero sistemate delle fioriere, dei lampioni che siano iconici. Gli orologi dovrebbero essere collocati secondo una logica e non a vanvera come ora. Le bici e i motorini andrebbero magari parcheggiati nelle vie laterali per non creare problemi ai pedoni e alla folla. In pratica manca un’idea generale di arredo urbano (qui come in altre parti di Milano) da decenni.

Sotto l’impietoso paragone con Oxford Street di Londra, fate voi…

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

10 commenti su “Milano | Porta Venezia – Corso Buenos Aires, la vetrina incompiuta – Parte 3”

  1. Ma che senso ha chiedere ai residenti con quale mezzo raggiungono il corso? Per poi stupirsi che solo il 4 per cento arriva in auto…

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  2. Corso Buenos Aires è sotto ostaggio di basco Aires, che non vuole perdere nemmeno un parcheggio in doppia fila. Punto.

    E questo è un problema per
    immagine internazionale di Milano nel suo complesso.
    Che tipo di immagine di Milano crediate si porti a casa un turista che si ferma a fare shopping sul corso quando torna a casa dopo aver passeggiato in mezzo al grigio continuo e totale della via circondato da puzza di tubi di scarico e clacson ai semafori.

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  3. E’ una tangenziale con i negozi intorno.
    In estate non c’è ombra e ti sciogli dal caldo.

    Dopo la Darsena questa è la nuova area da far risorgere.

    Capisco che il corso non è utilizzato solo da residenti e clienti dei negozi, ma anche da chi semplicemente lo attraversa. Chiudere totalmente potrebbe davvero impattare pesantemente sulla viabilità cittadina… ma sono certo che i marciapiedi si possono allargare, alberare, abbellire, ordinare…

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  4. Si potrebbe sapere dove sia finito l’orologio a parallelepipedo che abbelliva l’angolo di corso Buenos Aires con piazza Oberdan, rimosso dopo il restauro della copertura del diurno Venezia? Era analogo a quello esistente in piazza Lima, e a Milano ne sono rimasti pochissimi. Mi pare solo in piazza Lima, in piazza Tricolore, in piazza De Angeli, in piazza IV Novembre e in piazza Cavour. Perché togliere un simbolo abbastanza iconico della piazza?

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  5. La vera differenza on Oxford Street la fanno le auto e le moto in sosta.
    Poi ci sono i chioschi, malfatti anche quando nuovi e ingombri di oggetti esposti esternamente.
    E infine il caos visivo prodotto dagli spazi pubblicitari: troppi e mal collocati.
    Infine tutto l’arredo urbano disomogeneo collocato in modo disordinato e disegnato in modo trascurato e poco attento all’estetica e al decoro.
    Un esempio sono i pali dei semafori non verniciati e con un grumo di calcestruzzo alla base anziche l’elegante plintino metallico londinese.
    In generale in Oxford street la mano pubblica si fa sentire molto di più che in corso Buenos Aires.

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