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Milano | Porta Nuova – Coprire i segni degli imbrattamuri coi graffiti

Graffiti, tag, scarabocchi, street-art, imbrattamuri, degrado e sciatteria: quante cose sono correlate, si integrano, vivono le une sulle altre e a volte sono vera arte, altre volte sono semplici scarabocchi che deturpano le nostre città.

Il fenomeno del graffitismo è diffuso in tutto il mondo e spesso rende, per l’appunto, intere zone, eufemisticamente parlando, uno schifo. E’ una manifestazione sociale e culturale  basata sull’espressione della creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano da parte di ragazzini e ‘ragazzi’ anche più grandi. Spesso è semplicemente espressione di disagio personale irrisolto e mal veicolato. Purtroppo c’è sempre più scarabocchio che arte, e il primo condiziona molto anche quel poco d’arte che in pochi sono capaci di realizzare.

Quante volte abbiamo segnalato lo stato di degrado in cui sono mantenute le entrate del passante ferroviario, così come troppe parti della città? Questa moda oramai consolidata degli imbrattamuri che non vengono (quasi) mai puniti e che ci stanno sporcando case, palazzi, lampioni, cestini, muri rendendoli degradati e imbruttiti senza speranza con le loro bombolette spray, sembra prevalere su tutto il resto.

Recentemente gli ingressi della stazione del passante ferroviario di Repubblica sono stati interessati da un vero e proprio intervento di graffitimo che ha cercato di dare un senso al, solitamente imbrattato, muro degli ingressi. Infatti, cercando di replicare l’esperienza fatta anni fa per la stazione Garibaldi FS, tutti gli ingressi del Passante alla fermata Repubblica sono stati decorati da  diversi artisti: gli allievi dell’Accademia di Brera (coordinati dal professor Renato Galbusera) e i writer Ascanio, La Pupazza, Marte, Mate, Simone Irato – Repto, Carmine Foschino – Korvo aka Korvus Korax. L’operazione è stata possibile grazie al contributo di Associazione Artepassante,  Rete Ferroviaria Italiana e con il patrocinio del Comune.

 

Onestamente speravamo in qualcosa di più bello. Per carità, intervento lodevole; anche se, secondo noi, se il Comune e le Ferrovie  avessero tenuto costantemente pulite le pareti degli ingressi, dove, ancora dopo tre anni, campeggiavano scritte NO EXPO e NO TAV, forse quest’intervento di “cammuffamento” non sarebbe servito.

 

Seconda cosa: forse sarebbe stato meglio realizzare dei graffiti più discreti e meno impattanti. Qualcuno di questi graffiti ci è piaciuto un po’ di più, altri per niente. E’ vero che de gustibus non est disputandum, ma vedere pareti color rosa, freneticamente e confusamente istoriate ci lascia perplessi. Sarà che siamo più per l’ordine urbano che per il disordine (al quale contribuisce anche il Comune con palificazioni varie, ammennicoli sparsi a caso un po’ ovunque e sciatteria diffusa; ma questo chi ci legge lo sa bene), però l’operazione di ‘abbellimento’ della stazione del Passante ci pare, così eseguita, forzata e poco pensata.

Ultima osservazione: se nelle uscite lato viale Liberazione, rivestite con un (brutto) intonaco, più difficile da manutenere, un’operazione del genere avrebbe avuto un suo senso, fatichiamo ad afferrarne, invece, la logica per le uscite rivestite in lastre di marmo.

Per carità, non siamo contrari ai graffiti, ma per noi sono come i quadri; che non si possono mettere ovunque, ma negli ambienti adatti a ospitarli. Così i graffiti: non possiamo ‘sporcare’ tutta la città per nascondere la nostra incapacità a gestire il fenomeno degli imbrattamuri.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


14 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Coprire i segni degli imbrattamuri coi graffiti

  1. Anonimo

    E’ evidente che non tutti i writers sono bravi.
    Temo che la stazione il Prof l’abbia fatta fare a quelli coi crediti formativi…

  2. CM

    articolo da condividere in pieno: il marmo non può essere trattato così… oltrettutto con quello che è costato!! A saperlo prima…
    La pittura murale si fa esclusivamente su intonaco o su c.a. a vista.
    Un gran peccato……. perchè alcuni cromatismi visti in queste foto sono davvero stupendi!

  3. Marco

    Avendo una figlia che sta per concludere gli studi in accademia devo constatare che purtroppo ormai in molti istituti la tecnica non si insegna più. Sanno fare solo questi pastrocchi e se li critichi si arrabbiano anche.

  4. robertoq

    A me sembra che questa sfrenata passione del Comune di Milano per tappezzare ogni angolo della città di disegni e murales nasconda anche qualche interesse commerciale, visto che le Gallerie d’Arte di Milano son piene di giovani epigoni di Basquiat.

    Ma forse mi sbaglio di grosso e son solo coincidenze 😉
    https://www.facebook.com/447057870726/photos/a.447101170726.380987.447057870726/10158717703105727/?type=3&theater

    L’unica cosa che non capisco – in una iniziativa lodevole e che comunque ha una sua logica – è perché ci deve andare di mezzo il marmo degli ingressi della MM3, che è uno dei pochi casi in cui abbiamo materiali pregiati e facilmente pulibili.

  5. lorenzo lamas

    Intervento da peracottari – per la qualità delle “opere” e la scelta dei luoghi – e pure da pecioni: manco hanno fatto le cose complete. In alcuni casi lo sfondo del murales non è dipinto e si vede ancora il muro.
    Intervento lodevole, se si ferma qui.

  6. Stefano

    Forse sono troppo giovane io; ma a leggere i commenti di certuni qui sopra mi viene in mente la parola “matusa” 🙂

    Seriamente parlando: Milano ha bisogno di colore, specie se si da arie di città moderna e multiculturale. E i graffiti visti qua non sono male, meglio del grigio che affolla questa schizofrenica città che si rimangia continuamente il suo passato e il suo futuro (diciamo condizionale).

    In particolare aborro la frase di Arsuffi che, sebbene sia un buon urbanista, dimostra gravissime carenze quanto ad arte moderna e sociologia urbana: l’idea che i graffiti siano come i quadri (e annessi spazi espositivi) non si può proprio sentire. Il posto della street art è la strada, è il muro perimetrale, è l’aria aperta. Vedere la street art come pari al quadro significa non capire l’essenza stessa di quel che si parla.

    Un po’ come se definiste una fragola una verdura…

    1. robertoq

      Secondo me l’articolo è perfetto e molto equilibrato.

      Possiamo farci tutte le menate pseudosociologiche e giovaniliste che vogliamo sulla “street art” (io ho ancora le foto dei graffiti sul muro di Berlino mentre prendevamo i mattoni per souvenir, per dirti quanto è nuovo il fenomeno street art….) però quando vai a tappezzare di colori (e non tanto bene) il marmo dell’ingresso della metropolitana
      – su gentile invito del Comune,
      – preso per mano dal Professore dell’Accademia (!)
      – e col Gallerista appresso

      beh…forse io non so quale sia “l’essenza di cui si parla”, ma il sospetto che siamo anni luce lontani dal vero spirito della street art di 30 anni fa a me viene 🙂

    2. fabio

      Con tutto il rispetto, mi sembrano le solite frasi buttate qua e là, tra cui l’ormai immancabile “grigio di milano”.
      “Milano ha bisogno di colore” cosa vorrebbe dire, tappezzare tutta la città di murales, così diamo l’idea di città ggggiovane e multietnica?!
      Ma Londra, Parigi, New York e qualunque altra città civile occidentale, a voi sembrano tappezzate di graffiti, soprattutto le stazioni delle metro?!
      Forse non sono città “moderne e multiculturali”…Ma dai su, di che parliamo?
      La verità è che in Italia non si riesce a gestire il decoro urbano, ormai il lassismo la fa da padrone, il problema dei writers che nel mondo civile è stato risolto da decenni qui non si vuole combattere e ci si inventano queste soluzioni pseudo-socioculturali. Ma quando diventeremo un Paese normale?

  7. Boccioni

    Una volta gli italiani fondavano il movimento del futurismo oggi abbiamo sta tristezza. Ma per es. nella capitale del futurismo fare qualche murales in stile futurista no è? Siamo passati dal futurismo al terzomondismo… belli tutti quei messaggi subliminali terzomondisti…

    Alle tristezze, imparate da questi:
    La pittura futurista, Manifesto tecnico
    – Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.
    – Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari.

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