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Milano | Porta Magenta – Finito il restauro al chiostro di Santa Maria delle Grazie

Dopo che i restauri del complesso della Basilica di Santa Maria delle Grazie hanno interessato dal 2009 l’edificio religioso, era giunto il momento per completare l’opera con il recupero del bellissimo chiostro bramantesco.

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Il progetto di restauro da parte dello studio di architettura di Federica Comes ha previsto: il ripristino degli intonaci delle pareti, delle volte e dei muretti; discialbo delle superfici dipinte dei sottarchi; pulitura a secco, trattamento antiossidante e tinteggiatura dei manufatti in ferro; e la pulitura della pavimentazione in cotto.

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Il Chiostro di Santa Maria delle Grazie rientra nel progetto unitario di trasformazione del complesso della Basilica, impostato da Donato Bramante su incarico di Lodovico il Moro, iniziato prima del 1497 e attuato con Giacomo Andrea da Ferrara esperto di Vitruvio entro il 1500, mentre Leonardo realizzava nel refettorio del convento l’Ultima Cena.

Sul rigoroso schema iconografico quadrato, si alza il quadriportico con colonne in pietra sormontate da capitelli di stile rinascimentale. Su di esse si impostano le arcate a pieno centro, sottolineate da cornici in cotto, con al centro chiavi scolpite in pietra.

La composizione è arricchita da graffiti di grande eleganza e semplicità nelle zone lasciate libere dalle ghiere modanate e decorate con perle e fusarole (una classica decorazione rinascimentale). Cornici tonde e trabeazione in cotto inserite sugli intonaci concludono la composizione. Caratteristico di questo porticato è l’alternarsi di colonne in pietra di Saltrio di colore chiaro e colore scuro. Il chiostro è stato interessato da un importante intervento di recupero alla fine dell’Ottocento sotto la direzione dell’Architetto Gaetano Moretti.

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Di seguito due immagini del chiostro durante i restauri.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


5 thoughts on “Milano | Porta Magenta – Finito il restauro al chiostro di Santa Maria delle Grazie

  1. Renato S.

    Luogo meraviglioso e poco noto di Milano. Con un momento superlativo quando le piante fioriscono di rosa.
    Meriterebbe un po’ più di attenzione e cura, magari anche di uno spazio informativo che “erudisse” i visitatori, che spesso lo considerano una mera scorciatoia verso la chiesa…

    1. Anonimo

      Bene; adesso che abbiamo ulteriormente valorizzato questa meraviglia che grazie al capolavoro dell’ ” Ultima Cena ” di Leonardo e’ nota in tutto il mondo pensate che il comune riuscirà a rendere pedonale o almeno a ” traffico pedonale privilegiato” il tratto di corso Magenta che va da Largo D’Ancona fino alla Basilica ? Lavorando in zona vedo quotidianamente decine di turisti ( spesso gruppi organizzati ) percorrere quel tratto di strada a piedi camminando in fila indiana su marciapiedi larghi meno di un metro impauriti da auto che sfrecciano nell’angusto Corso. Sinceramente vista la bellezza della zona e il grosso flusso turistico il meno che possiamo fare e rendere gradevole anche la passeggiata che dalla fermata MM di Cadorna li porta lì. Molte città con a disposizione un simile tesoro lo avrebbero già fatto da anni. Milano città internazionale che vuole attrarre turisti ? Bene dalle parole ai fatti ! Ciao

  2. wf

    Urbanistica
    «Via le auto dalla piazza»
    La rivolta di San Sepolcro
    I residenti: «Stop al posteggio». E il ministro Franceschini: «Bene l’isola pedonale»
    di Elisabetta Andreis

    Liberare dalle auto le piazze monumentali diventate parcheggi. E regalarle ai pedoni. Nel centro storico il processo è già in atto ma ai cittadini non basta. A chiedere più aree pedonali sono gruppi di residenti, commercianti, turisti e lavoratori abituati ad andare in ufficio coi mezzi pubblici. In questi giorni a lanciare l’idea è il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che passando da piazza San Sepolcro – dove convivono (tra le macchine) lo storico Commissariato di Polizia e una delle chiese più belle della città – è rimasto perplesso. «Parlerò con il ministro Angelino Alfano e con il sindaco Beppe Sala dell’ipotesi di togliere le auto dall’area storica – ha detto -. Io credo che tutti i luoghi importanti debbano essere fruibili al meglio per il pubblico, compatibilmente con le esigenze dello Stato».

    Verso mezzogiorno, venerdì, una coppia di anziani faceva lo slalom per raggiungere l’ingresso della chiesa fondata nel IX secolo e ricostruita dopo la prima crociata, a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. «Le auto rovinano l’atmosfera, non esiste che parcheggino qua. È stata riaperta anche la cripta dove sono visibili i resti del Foro della città romana, c’è viavai di turisti, bisogna fare qualcosa», non aveva dubbi Marina Cima, 70 anni. «Molte macchine sono private, non di servizio. Forse i dipendenti del Commissariato potrebbero raggiungere il luogo di lavoro con la metropolitana, è una zona straordinariamente servita dai mezzi», conveniva Marco Ennio Alberghi, impiegato, 30 anni. Per Alberto Magnani, funzionario di banca, «con via Torino così commerciale, è ancora più importante valorizzare le vie limitrofe e storiche», anche se il suo collega Paolo Di Toro faceva notare che lo stesso problema si pone fuori dai Bastioni: «Abito ad Affori, ogni giorno soffro a vedere la piazza Santa Giustina diventata un parcheggio a cielo aperto».

    L’altro lato del complesso dell’Ambrosiana, verso via Cantù, è stato pedonalizzato: ed è l’ennesimo esperimento. Dopo le piazze Castello, Beccaria, Liberty e lo slargo tra via Gorani e via Brisa, un certo movimento d’opinione si è formato su Cordusio e piazza Mentana: per quest’ultima sono appena state raccolte più di mille firme, con il sostegno del Fai. Mentre per rendere pedonali i tratti tra via Albricci e via Paolo da Cannobio si sono mossi i commercianti di Ascoduomo.

    Bisogna che ci svegliamo e non tolleriamo più luoghi e vie e larghi di immenso valore turistico-economico-storico-archeologico-artistico eprendiamo in seria considerazione l’indotto economico che possono generare.

    E che questo indotto è danneggiato dalle auto.

    1. robertoq

      Credo che il Commissariato si debba trasferire in posto più adatto oppure crearsi il suo parcheggio privato (ma non in mezzo alla piazza).

      La Polizia ha le sue esigenze e lavora 24/7 – infatti il commento dell’impiegato intervistato nell’articolo che dice che dovrebbero usare i mezzi pubblici è proprio stupido – però non è giusto che occupino con le auto di servizio e non una piazza così bella!

  3. Anonimo

    La Milano Romana e’ un tesoro totalmente abbandonato. Ma esiste o no un progetto di medio / lungo termine da parte di questa giunta per valorizzarla ? Molto sta cambiando rispetto al passato. La gente sta chiedendo meno auto e una città più vivibile. Se non sbaglio in campagna elettorale questo era uno dei cavalli di battaglia di questa giunta. Meno auto, più ciclabili ed aree pedonali e/o a traffico pedonale privilegiato. A parte qualche intervento a macchia di leopardo avrei il piacere di capire se esiste un piano quinquennale o uno studio di fattibilità ben definito per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.

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