Quasi a metà del lungo viale Andrea Doria e a cavallo dei Quartieri Loreto e Centrale, spicca un complesso edilizio particolare e imponente, l”isolato INA,l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni.
Si tratta di un imponente blocco edilizio sviluppato su nove livelli (8 piani più il piano commerciale) fuori terra, che occupa interamente un lotto triangolare, delimitato da viale Andrea Doria, via Giovanni Pierluigi da Palestrina e via Giulio e Corrado Venini.
Su viale Andrea Doria si affaccia il fronte principale, suddiviso in due ali simmetriche e allineate al viale, al centro si trova l’accesso principale al giardino interno, che organizza i percorsi di distribuzione e gli affacci degli alloggi. Mentre le fronti rivolte su via da Palestrina e via Venini sono scandite da una fitta sequenza di blocchi sporgenti, inclinati a quarantacinque gradi, che ne movimentano il profilo.
I rivestimenti di facciata sono realizzati in graniglia martellinata nella parte a logge e clinker di color mattone a disegnare ricercate geometrie che contornano le aperture.
Il volume dei due corpi su viale Doria sono suddivisi in due ciascuno, una parte appunto a veranda o loggia verso l’apertura centrale e una parte in clinker mattone che si raccorda con i due lati sulle vie minori.
Sempre lungo viale Doria, il piano terra è configurato come ininterrotto basamento vetrato, destinato ai negozi, in cui le sequenze di pilastri arretrati rispetto alle facciate superiori determinano una forte ombra, facendo apparire i volumi staccati dal suolo. L’ultimo livello è trattato ad attico, con lunghe terrazze che isolano gli alloggi dal traffico delle strade circostanti.
Il progetto realizzato nel 1967, è uno dei primi esempi della collaborazione tra Giovanni Muzio e il figlio Lorenzo (1932-1993), che si unisce allo studio sul finire degli anni Cinquanta e partecipa attivamente alla realizzazione di opere come la torre di via Turati e l’ampliamento dell’Università Bocconi.
Il grande isolato era in precedenza occuopato da un grande istituto religioso femminile di diritto pontificio, l’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù. Sorto sul finire dell’Ottocento, quando Milano si espanse acquisendo terreni in precedenza appartenuti al Comune di Greco Milanese. Nelle vicinanze si trovava la preziosissima Cascina Pozzobonelli i cui resti non distano molto dal complesso.
L’edificio, realizzato in stile eclettico, aveva una lunga fronte su l’allora via Caiazzo (civico 37) e oggi viale Andrea Doria, e un giardino confinate con le altre due vie. L’edificio sviluppato su due piani, aveva un cortile quadrato dotato di logge al primo piano, un’ampia terrazza, una piccola sala teatrale e soprattutto una cappella ricca di decorazioni in stucco.
L’edificio religioso venne abbandonato con ogni probabilità sul finire degli anni Cinquanta e demolito nei primi anni Sessanta. Purtroppo non siamo riusciti a trovare ulteriori informazioni sull’istituto.
Fonte: Lombardia Beni Culturali; Milano Un Secolo di Architettura Milanese, Gramigna Giuliana, Mazza Sergio, Hoepli
Che roba… forse però era meglio il vecchio edificio…
non si può avere e tenere tutto: il vecchio aveva il suo fascino, ma anche il nuovo è un bell’edificio e si percepisce la classe del progettista.
via doria meriterebbe una migliore sistemazione, ma questo vale per molte strade della zona e in generale della città, dove molto lentamente si rimette mano alle vie. vedremo..
e non ci sono più le mezze stagioni, e Sean Connery è più bello adesso che da giovane.
Il nuovo non è nemmeno bruttissimo ma il livello strada ha il solito standing autostradale terzomondo tipico di Milano che definisce lo specifico di questa città…
È terribile come sempre a Milano la sistemazione terra autostradale.
Nle non è una città dolce e bella lo è semorenon per il palazzo ma per l’autostrada sempre presente livello terra nei quartieri
“non è nemmeno bruttissimo” mi pare un’affermazione davvero ingenerosa e – passami il termine – da bar…
è vero che de gustibus, ma anche solo dopo anni a considerare architetture e progetti su urbanfile un minimo di esperienza e con essa una maggiore profondità critica ci dovrebbe stare, non credi?
hai ragione quando dici che è il livello strada a mancare, specie in via doria, che andrebbe ripensata dall’inizio alla fine, non solo in quel tratto, ma è un po’ negletta dal comune.
se il livello strada fosse sistemato meglio il palazzo brillerebbe di ben altra luce, ma la strada è ferma agli anni 80…..
Il maestrino.
Ognuno si esprime come vuole siamo in democrazia.
Tu esprimi il tuo giudizio io esprimo il mio.
Tutti contenti.
La sostanza è che anche i bellissimi palazzi a Milano vengono rovinati dal piano strada da cantiere autostradale o da retro supermercato il piu delle volte
ahahaha
troppo facile così! democrazia è anche confronto e critica, ma forse questo aspetto non ti va molto giù 😉
Si confrontano le idee non le persone.
Forse è questo aspetto che non ti va molto giù.
Serenase
?
È un fatto predemocratico ndr
Prodromico
???
Molto bello, ma bisognoso di manutenzione.
Arredo urbano da Terzo Mondo, anzi, in molte città del Terzo Mondo è meglio!