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Milano | Curiosità – I 10 luoghi persi per sempre, e che avrebbero fatto la differenza

Milano si è trasformata, è stata abbattuta e ricostruita nel corso del tempo centinaia di volte, perdendo troppo spesso il sapore antico e millenario che dovrebbe avere e che spesso troviamo in altre città. Palazzi, isolati, quartieri e strutture utilizzate e vissute per centinaia di anni, fatte sparire a volte anche dalla memoria collettiva, spesso relegando la città al ruolo di brutta e troppo moderna nei confronti delle centinaia di città italiane più virtuose che hanno preservato la loro anima antica non solo culturalmente, ma anche con il supporto di edifici e di angoli che ne hanno accresciuto la fama e notorietà, testimonianze di un epoca gloriosa passata.

Così abbiamo provato a pensare ed elencare almeno 10 luoghi che, se fossero rimasti, avrebbero fatto la differenza e ricordato la millenaria e gloriosa storia di questa città.

1: l’Anfiteatro di Porta Ticinese

Sicuramente il più significativo tra tutti i grandi edifici spariti o quasi da Milano è senza alcun dubbio il grande Anfiteatro Romano di Porta Ticinese. Oggi si sta ancora scavano per riportare alla luce le fondamenta di quello che fu un importante anfiteatro dell’impero. Infatti avendo un’ellissi di 155 x 125 metri, era il terzo anfiteatro per dimensioni dell’Italia romana dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Capua. La sua realizzazione si data secondo le ultime ipotesi alla seconda metà del I secolo d.C. Presto prenderà forma il PAN, Parco Amphitheatrum Naturae.

2: l’Arco Trionfale di Porta Romana

Della grande Mediolanum imperiale non possiamo non menzionare quanto ci manca il grande arco di trionfo posto dove oggi si trova Largo Crocetta a metà i Corso di Porta Romana. Qui un po’ di storia e ricostruzione.

3: La Cappella di Sant’Aquilino 

Altra grande perdita, sicuramente, è il patrimonio artistico che doveva ricoprire la cappella Sant’Aquilino in San Lorenzo. La cappella di Sant’Aquilino è uno dei tre corpi – assieme alla coeva cappella di Sant’Ippolito e a quella, cronologicamente successiva, di San Sisto – annessi alla basilica paleocristiana di San Lorenzo Maggiore.

Edificata intorno al 410, originariamente venne intitolata a S. Genesio, un cristiano di Arles che subì il martirio nel 303 durante la persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Il culto del santo sarebbe stato introdotto dall’imperatrice Galla Placidia, le cui spoglie, secondo la tradizione cinquecentesca, furono conservate all’interno del monumentale sarcofago in marmo, ancora esistente nella cappella.

La Cappella di Sant’Aquilino è ancora presente e restaurata recentemente, ma purtroppo il tempo ha cancellato quasi completamente i mosaici e le decorazioni antiche della cappella, che doveva apparire, fosse rimasta intatta come all’epoca, meravigliosa come il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e di Santa Maria Maggiore a Roma. Qui di seguito una nostra ricostruzione.

Qui di seguito alcuni frammenti dei mosaici giunti sino a noi e che possono dare un’idea di come dovesse apparire la cappella.

4: palazzo Ducale e Palazzo Reale

Palazzo sicuramente storico e importante di possente impatto che doveva dominare il lato meridionale di piazza del Duomo, un po’ come il palazzo Ducale di Mantova. Oggi dall’aspetto del tardo Settecento progettato dal grande architetto Giuseppe Piermarini. Palazzo che anche nelle vesti neoclassiche ci avrebbe regalato una grandeur impareggiabile, ma che la guerra ha cancellato quasi per sempre o perlomeno deturpato inesorabilmente.

5: il quartiere del Bottonuto

Non lontano dallo splendido palazzo Reale, avremmo ammirato e vissuto uno dei quartieri popolari più interessanti e storici della città, cancellato completamente a partire dagli anni Venti del Novecento per costruire la città “ideale”, piazza Diaz. Si trattava del Bottonuto, un quartiere fatto di case antiche e povere che oggi avrebbe fatto concorrenza a Brera o ai Navigli, ma che è stato cancellato completamente nel dopoguerra.

6: il quartiere del Verziere

Altro quartiere e spazio urbano cancellato per sempre e rimasto immortalato dalle fotografie, il Verziere (oggi più famoso come Largo Augusto). Solo la colonna del Redentore (al momento sfrattata dal cantiere della M4) rimane a ricordo di quello che fu un altro spazio urbano popolare e vivo. Negozi, case popolari e fatiscenti, una via alberata dove si tenta il mercato quasi ogni giorno. Insomma altro spazio che fosse rimasto sarebbe stato una meraviglia turistica. Oggi è uno slargo dove passano tram e automobili.

7: la Cerchia dei Navigli

Anche la Cerchia dei Navigli è una grossa perdita che ha modificato l’intero cento storico di Milano. Sul finire degli anni Venti si scelse la viabilità delle nuove vetture (le automobili) piuttosto che gli ormai inutili navigli che si trovavano lì sin dall’epoca romana e medievale. Oggi si spera al suo recupero nel prossimo futuro, guardando foto d’epoca e sperando di avvicinarsi il più possibile alla sua realizzazione moderna.

8: la Contrada dei Veder

La Contrada dei Veder forse è sconosciuta ai più o, perlomeno, è meno famosa di altri luoghi spariti. Si trattava della Galleria de Cristoforis, conosciuta appunto all’epoca come la Contrada di Veder (la strada dei vetri), una strada coperta realizzata nel 1832 che collegava la Corsia dei Servi, l’attuale corso Vittorio Emanuele, con le viuzze prossime a via Monte Napoleone. Cent’anni dopo, nel 1935, la galleria de Cristoforis verrà demolita e cancellata dalla città per sempre. Al suo posto verrà realizzato il palazzo della Società Assicurazioni Torino di piazza San Babila e al suo posto sarà aperta la galleria del Toro. La galleria verrà ricordata solo con la dedica di una dei nuovi passaggi moderni che ancora oggi costellano corso Vittorio Emanuele.

9: Palazzo Archinto e gli affreschi del Tiepolo

Ahinoi la Seconda Guerra Mondiale ha contribuito non poco alla cancellazione di parecchi tesori in città, sicuramente come accadde ai meravigliosi soffitti di palazzo Archinto di via Olmetto, una parallela di via Torino, in pieno Centro Storico.

Il palazzo a metà del Settecento si presentò al massimo del suo splendore, ornato da un ciclo di decorazioni ad affresco eseguite tra il 1730 e il 1731 da Giambattista Tiepolo e da alcuni suoi collaboratori, tra cui Vittorio Maria Bigari (autonomo rispetto a Tiepolo), Andrea Lanzani e il quadraturista Stefano Orlandi. Tutto rimasto impresso (per fortuna) in alcune foto scattate prima dei terribili bombardamenti del 1943.

10: San Francesco Grande e le opere ivi contenute

Concludiamo con la grande chiesa (seconda solo al Duomo) posta proprio dietro la Basilica di Sant’Ambrogio, conosciuta come San Francesco Grande. Grande e importante chiesa romanico-gotica ricca di opere d’arte di mirabile fattura, tra le quali vi era anche la stupenda Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, oggi presente al Louvre di Parigi una versione e l’altra alla National Galelry di Londra. Chiesa soppressa nel 1700 e demolita con la dispersione delle opere al su interno.

Sicuramente luoghi spariti per sempre di quella Milano popolare e storica ce ne sono molti di più, e un elenco di dieci non basterebbe.

Referenze immagini: Milano Sparita, Roberto Arsuffi

Storia, Cerchia dei Navigli, Anfiteatro, Mediolanum, Palazzo Ducale, Leonardo da Vinci, Milano Sparita, Tiepolo, Bottonuto, Verziere

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


12 thoughts on “Milano | Curiosità – I 10 luoghi persi per sempre, e che avrebbero fatto la differenza

  1. Vast

    Aggiungerei il Rebecchino e il Coperto dei Figini, non perché belli in sé, ma per le acute osservazioni di Cattaneo in merito (piazza del Duomo è troppo grande, la bellezza delle cattedrali gotiche è proprio quella di emergere possenti su spazi angusti)

  2. Anonimo

    Che meraviglia il quartiere dell attuale via larga, è un vero peccato perdere la Brera a sud del duomo.

    Lo scrivo da anni, via larga dovrebbe essere un parco verde alle spalle del duomo. Una tranquilla passeggiata all’ombra.

    Assurdo mantenere quella via a 6 corsie considerando anche quelle dei tram + parcheggi!!!
    Marciapiedi larghi massimo 2.5 metri

    Alberi
    Alberi
    Alberi !!!!!!

    1. Albe

      Concordo, patiamo una pianificazione sbagliata, malconcepita e neanche realizzata che ci ha privato di un centro storico uniforme.
      Qualcuno potrebbe obiettare che ha mantenuto vivo il centro (uffici e strutture adatte e non casette anguste e senza ascensori…).
      Ma almeno approfittiamo delle spianate d’asfalto per mettere giù verde e servizi alla mobilità lenta

    2. Andy

      Se restringi e pedonalizzi via Larga dove fai passare tutti quei tram e quegli autobus che ci passano ora? Per non considerare i taxi e le ambulanze. O i mezzi di consegna merce.
      Anche tu sei tra quei geni del male che vorrebbero strade strette per limitare il traffico?
      Passi per gli alberi
      Ma come fate a dire certe cazzate?
      Scommetto che voti a sinistra

      1. Anonimo

        Togliere le auto in sosta, allargare i marciapiedi e mettere gli alberi sarebbe perfetto.

        Temo invece che ci faranno la doppia ciclabile con cordolo stile via Verdi, che impedirà di mettere alberi (che ci sarebbero stati infatti benone anche in via Verdi), ma la città è anche di chi si muove e non un fronzuto bosco.

  3. carlo silvani

    IN MARGINE ALLE OSSERVAZIONI DI VAST VORREI RICORDARE CHE LA SISTEMAZIONE TARDOOTTOCENTESCA DI PIAZZA DEL DUOMO COMPRENDEVA UN PALAZZO DOVE ORA CI SONO LE AIUOLE E CHE IL PROGETTO DI IGNAZIO GARDELLA PURTROPPO ACCANTONATO PREVEDEVA – NELL’IMPOSSIBILITA’ TECNICA DI COSTRUIRLO COME DA PROGETTO PER VIA DELLA STAZIONE DELLA METRO – UN EDIFICIO BASSO CHE COMUNQUE AVREBBE RIDOTTO LA SUPERFICIE DELLA PIAZZA.
    VORREI INOLTRE RICORDARE CHE PER VERDEGGIARE VIA LARGA OCCORRE CONSIDERARE IL GRANDE SEVESE, MANUFATTO ROMANO TUTTORA FUNZIONANTE CHE VI PASSA SOTTO E ,PERTANTO UN’ALBERATURA, DI PER SE’ PIU’ CHE AUSPICABILE E’ POSSIBILE CON DIFFICOLTA’ E LIMITI.

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