Milano | Fiera – Le più belle vie in città: via Tranquillo Cremona

Per la rubrica: le più belle vie di Milano, vi portiamo in via ia Tranquillo Cremona in zona Fiera.

Gli altri articoli sulle vie più belle di Milano: Via Goldoni (Monforte Acquabella); Via Domenichino (Fiera Bolla); Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro (Brera); Via Bartolomeo Cabella (Baggio); Via Vincenzo Civerchio (Isola); Via Goffredo Mameli (Porta Monforte); Via Alberto da Giussano (Porta Magenta); Via del Futurismo (Rogoredo-Santa Giulia); Via Giovanni Lanza (Castello); Via Cervignano (Calvairate).

Quando lo scalo di smistamento ferroviario del Sempione venne progressivamente dismesso tra il 1931 e il 1938, l’area compresa tra il complesso fieristico e via Pagano rimase per molti anni in una sorta di sospensione. Complice anche lo scoppio della Seconda guerra mondiale, questi spazi alternavano terreni improduttivi, prime villette isolate e vaste aree ex ferroviarie in attesa di una futura riqualificazione.

Ancora prima, fino alla fine dell’Ottocento, qui sorgevano l’imponente complesso della Cascina Colombera e quello più modesto della Cascina Colomberetta. Quest’ultima occupava l’area in cui oggi via Tiziano incrocia, in un ampio e insolito slargo, via Veronese e via Tranquillo Cremona. Fu proprio alla fine del XIX secolo che vennero tracciate le nuove strade in vista dell’espansione urbana di Milano. La presenza dello scalo ferroviario rallentò tuttavia lo sviluppo del quartiere, sebbene nelle immediate vicinanze esistessero già il borgo antico di San Pietro in Sala (l’odierna zona di piazza Wagner) e, a partire dal 1902, la nobile Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi di piazza Buonarroti.

La maglia viaria venne comunque definita già alla fine dell’Ottocento, ponendo le basi per la nascita di un nuovo quartiere: via Tiziano, via Ippolito Nievo, largo Riccardo Zandonai, via Piero Capponi, via Alfredo Panzini e via Tranquillo Cremona. Con poche eccezioni, la maggior parte degli edifici che oggi caratterizzano la zona venne realizzata a partire dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento in poi, dando vita a un insieme piuttosto omogeneo, con architetture spesso di buona qualità, cosa che ancora oggi si percepisce chiaramente.

Via Tranquillo Cremona prende il nome dal pittore pavese (Pavia, 1837 – Milano, 1878), che insieme a Daniele Ranzoni fu uno dei principali esponenti della pittura lombarda del secondo Ottocento. Dopo aver frequentato la Civica Scuola di Pittura di Pavia, dove conobbe il Piccio, proseguì gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 1860 si trasferì a Milano, diventando allievo di Giuseppe Bertini a Brera. Grazie anche alla pratica dell’acquerello, abbandonò progressivamente il manierismo scolastico per approdare a una pittura di grande luminosità e sensibilità atmosferica. Pur senza avere veri e propri allievi, esercitò un’influenza duratura sulla pittura lombarda successiva. Tra le sue opere più note si ricordano Ritratto della signora Deschamps, In ascolto, Silenzio amoroso, L’edera, Melodia e I cugini; numerosi lavori sono conservati a Milano, presso la Galleria d’Arte Moderna e la Raccolta Grassi.

Via Tranquillo Cremona è oggi una piacevole strada alberata che si estende da via Piero Capponi e largo Riccardo Zandonai fino a via Tiziano. Ciò che la rende davvero particolare e, a mio avviso, unica, è la presenza di una lunga sequenza di ampie aiuole sul lato dei numeri pari, che accompagna l’intero tracciato. Magnifici bagolari incorniciano la via, creando uno di quei “tunnel” verdi che dovrebbero caratterizzare molte più strade milanesi. Le aiuole a prato e le chiome folte degli alberi rendono questo spazio urbano più vivibile durante le estati più calde, mentre in inverno la passeggiata assume quasi l’atmosfera di un piccolo bosco.

La via confina con il parco Guido Vergani e con il Giardino Valentino Bompiani, in passato noti come parco Pallavicino. Questi spazi verdi vennero realizzati negli anni Sessanta su terreni precedentemente occupati dalla cintura ferroviaria ovest e dallo scalo Sempione, definitivamente dismessi tra il 1931 e il 1938.

Come accennato, quasi tutti gli edifici che si affacciano sulla via risalgono alla seconda metà del Novecento, ad eccezione di due splendidi esempi dei primi decenni del secolo.

Il primo si trova al civico 5: un edificio residenziale probabilmente costruito alla fine degli anni Venti, in stile eclettico-dèco-liberty. Presenta una base in mattoni rossi e piani superiori intonacati in giallo, con decorazioni semplici e geometriche, specialmente ricche nel sottogronda.

Il secondo, decisamente più interessante, è Casa Majno, al civico 27. L’edificio fu progettato nel 1928 (e completato nel 1931) dall’architetto Pier Giulio Magistretti per Edoardo Majno, figlio di Ersilia Bronzini in Majno (Milano, 1859–1933), celebre attivista emancipazionista, fondatrice dell’Asilo Mariuccia e dell’Unione Femminile Nazionale. Non a caso, lo scorso anno lungo un tratto del muro di cinta dell’edificio sono stati realizzati eleganti murales commemorativi. Il progetto ha avuto un duplice obiettivo: onorare la memoria di otto figure femminili che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento posero le basi del femminismo italiano e, allo stesso tempo, trasmetterne il messaggio alle nuove generazioni.

Purtroppo, nel corso del tempo — probabilmente negli anni Cinquanta — l’edificio è stato sopraelevato di un piano, alterandone le proporzioni originarie, decisamente più armoniose, come si può osservare nelle fotografie d’epoca ricolorate artificialmente e qui allegate.

Per quanto riguarda l’edilizia più recente, va detto che diversi edifici risultano comunque interessanti: quasi tutti furono realizzati tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento per una borghesia alla ricerca di abitazioni eleganti e moderne. Merita una menzione la casa d’angolo di via Piero Capponi 19, del 1953, così come il condominio “La Tizianella”, progettato nel 1964 dagli architetti Sergio Asti e Sergio Favre in largo Zandonai 4. Interessante anche il palazzo al civico 12, elegante esempio degli anni Sessanta, parte di un complesso di sei edifici gemelli disposti attorno a un curato e rigoglioso giardino condominiale, con ingressi raffinati, tipici di quell’epoca.

In definitiva, via Tranquillo Cremona è una di quelle strade che apprezziamo particolarmente perché riesce a coniugare un arredo urbano semplice — fatto di aiuole a prato e alberature fitte — con un contesto urbanizzato ma non soffocante, impreziosito da architetture moderne ed eleganti.

Purtroppo, anche in questa bella via la piaga che affligge Milano non può mancare, ovvero il “parcheggio selvaggio” che troviamo sul lato dispari della via e un po’ in largo Zandonai, dove ci sono i parcheggi a pagamento con le strisce blu e i parcheggi selvaggi sotto gli alberi e sui marciapiedi.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi
  • Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo. 
  • Info: Sosthen Hennekam; Tullio Terna Vicenti
  • Urbanistica, via Tranquillo Cremona, Fiera, Buonarroti, Wagner, Pagano, via Tiziano, via Ippolito Nievo, largo Riccardo Zandonai, via Piero Capponi, via Alfredo Panzini, Architettura, Scalo Sempione, parco Guido Vergani, Giardino Valentino Bompiani, parco Pallavicino

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

4 commenti su “Milano | Fiera – Le più belle vie in città: via Tranquillo Cremona”

  1. Bel servizio, grazie, che testimonia ancora una volta che bastano delle aiuole e degli alberi ad alto fusto per cambiare radicalmente la vivibilità e la bellezza di una via.
    Se aiuole e platani cioè alberi ad alto fusto fossero realizzati anche in viale Boezio così come in Viale Cassiodoro allora saremo tutti più felici e contenti

    Rispondi
  2. Ciao, non direttamente collegato ma segnalo che in viale Romagna lato Piazza Leonardo hanno sostituito le strisce gialle/blu con nuove strisce BIANCHE. Quando si dice il progresso…

    Rispondi
  3. ma come fate a definire dei condomini rettangolari con 4 balconi e colorati di blu, degli edifici belli? ma voi se andaste a londra o ny fotografereste questi tipi di palazzi? bo, non creano turismo, non creano identità non trasmettono l’identità della città, nessun turista riconoscerebbe la città da questi palazzi.

    e poi anche questi alberi tutti attaccati, non ti permettono di visualizzare bene i palazzi, la loro luce e architettura, insomma poco elegante e tutto troppo e sempre un accozzaglia di cose. E’ sempre un “bello….ma”

    Rispondi
  4. ma come fate a definire dei condomini rettangolari con 4 balconi e colorati di blu, degli edifici belli? ma voi se andaste a londra o ny fotografereste questi tipi di palazzi? bo, non creano turismo, non creano identità non trasmettono l’identità della città, nessun turista riconoscerebbe la città da questi palazzi.

    e poi anche questi alberi tutti attaccati, non ti permettono di visualizzare bene i palazzi, la loro luce e architettura, insomma poco elegante e tutto troppo e sempre un accozzaglia di cose. E’ sempre un “bello….ma”

    Rispondi

Lascia un commento