Milano | Porta Nuova – Conca dell’Incoronata, un monumento lasciato a marcire

Milano, Porta Nuova.

Maggio 2026. Ma perché non farci un bel parcheggio e chiudere la questione? Perché non spianare tutto ed eliminare uno dei tanti “intralci” alla vita quotidiana della città? In fondo, si tratta solo di un reperto di un’epoca passata, un oggetto lì per bellezza, come la Darsena, il ponte pedonale di ghisa di via Tortona o la stessa Conca dell’Incoronata.

Naturalmente stiamo scherzando. Ma il paradosso è sempre più evidente: a Milano ci si imbatte spesso in manufatti storici un tempo fondamentali per la vita della città, oggi lasciati al degrado, senza manutenzione, fino al punto in cui il recupero diventa tardivo e costosissimo.

È il caso della Conca dell’Incoronata di via San Marco, tra Brera e Porta Nuova, il cui stato di abbandono appare ormai grave.

Eppure, nel 2014, in vista di Expo 2015, il complesso – già in asciutta dalla fine degli anni Sessanta – fu oggetto di un intervento accurato. Vennero restaurate le murature del canale e le porte lignee rinascimentali, riportando alla luce un’opera di straordinaria ingegneria idraulica. All’epoca, i tecnici del restauro raccontavano come lo strato di ruggine sugli elementi metallici fosse così spesso da far “tornare indietro di secoli”.

Le quattro porte, realizzate in rovere – un legno naturalmente resistente grazie all’alto contenuto di tannino – non versavano in condizioni disperate: furono sostituiti i perni, completamente compromessi, mentre le parti lignee vennero ripulite e consolidate. Un intervento significativo, accompagnato da un auspicio chiaro: evitare che il sito tornasse a essere una discarica a cielo aperto.

Undici anni dopo, appena undici, il risultato è sotto gli occhi di tutti: legni che si stanno nuovamente disfacendo, muffe, erbacce e incuria diffusa. Una manutenzione sporadica, forse, ma certamente insufficiente a preservare quanto restaurato.

La Conca dell’Incoronata – o Conca delle Gabelle – rappresenta un unicum: è infatti l’unico tratto visibile del Naviglio Martesana nel centro di Milano, sopravvissuto alle grandi coperture del Novecento. Realizzata nel 1496 sotto Lodovico il Moro dagli ingegneri Giuliano Guasconi e Bartolomeo della Valle, con il contributo di Leonardo da Vinci, la conca consentiva alle imbarcazioni di superare il dislivello tra la Martesana e la Cerchia dei Navigli.

Dell’impianto originario restano ancora l’edicola rinascimentale in mattoni, il canale e il sistema di chiuse. Non a caso, nel 1967, la struttura venne sottoposta a vincolo monumentale.

Già nel 1996, per i cinquecento anni dalla costruzione, il Comune intervenne con un restauro. Ma, come spesso accade, alla fase straordinaria non è seguita una manutenzione ordinaria costante. Uno schema che si è ripetuto anche dopo l’intervento del 2014.

Oggi questo luogo, che racconta secoli di storia idraulica e urbana, agonizza nell’indifferenza generale. E mentre il degrado avanza, si profila un destino già visto: lasciare deteriorare fino al punto di non ritorno, per poi trovarsi di fronte a restauri sempre più complessi e onerosi.

Ancora qualche anno, e forse resteranno solo frammenti delle antiche porte.

Peccato. Come sempre.

Di seguito il rendering dell’associazione che propone la riapertura dei navigli. (noi già nel 2019 avevamo portato all’attenzione lo stato di degrado della conca)

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Marco Montella, Navigli 24
  • Naviglio, Conca dell’Incoronata, Conca delle Gabelle, Via San Marco, Brera, Porta Nuova, Martesana, Redefossi, Monumento, Degrado, Sciatteria
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

8 commenti su “Milano | Porta Nuova – Conca dell’Incoronata, un monumento lasciato a marcire”

  1. Ci andrebbe riportata l’acqua. Non so da dove, non so come, ma almeno questo piccolo tratto salvatosi dall’interramento andrebbe ripristinato com’era, per salvare almeno un po’ di memoria storica, visto che il resto dei Navigli non verranno probabilmente mai riaperti.

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  2. Sono un inquilino da ben 30 anni ,di via San Marco e ogni mattina quando esco di casa mi viene da piangere nel vedere l’abbandono e la sporcizia nel quale è ridotto un pezzo di storia della nostra città,chiuse di Leonardo quasi distrutte e non parliamo del resto,quello che mi fa tristezza,sono le comitive di studenti,accompagnate dai vigili urbani ,i quali spiegano ai suddetti la storia delle chiuse e non si accorgono del sudiciume e del degrado ben evidente.
    Ho provato più volte a telefonare a chi si dovrebbe occupare di tenere in ordine,ma nessuna risposta,vergogna.

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  3. Tutto ciò che viene vincolato dalla mitica sovraintendenza, muore abbandonato a se stesso.
    Va bene vincolare, ma non dovrebbe anche occuparsi di valorizzare questi beni?
    Il solito annoso problema italiano delle “competenze”, ma andassero tutti a zappare la terra…

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  4. Non avete documentato lo stato altrettanto vergognoso del tunnel sotto i bastioni.
    Siamo fermi alle informazioni fornite in occasione dei costosi restauri di alcuni anni fa.
    https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/06/03/news/milano_ripartenza_ponte_gabelle_bastioni-258313156/amp/
    Raccomando la lettura dell’enfatico commento del nostro assessore alle Opere Pubbliche, su un intervento che ha reso la “passeggiata ancora più suggestiva e piacevole”.

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  5. Ma negli anni 60 l’acqua scorreva!

    Non stiamo parlando dei navigli interrati negli anni 30.

    Si può far tornare l’acqua se negli anni 60 ancora scorreva e farne luogo attrazione per turisti.
    L’economia gira pure…

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  6. Siamo alle solite Calimero…diceva uno spot anzi pubblicità anni ’60 e sembra che ormai a pochi interessa qnt Urbanfile registra forse l’ amore x la propria città è diminuito xké di milanesi ormai ne sono rimasti pochi e la voce a difesa del patrimonio artistico resa più grossa anche da chi milanese non è ma apprezza l’ arte è troppo flebile.

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