Milano, Porta Nuova.
Settembre 2026. Scorazzando per Milano in lungo e in largo ormai da anni, alla ricerca di spunti e argomenti da raccontare su questo blog, ci imbattiamo fin troppo spesso in situazioni di degrado urbano causate dal parcheggio selvaggio e da una gestione dello spazio pubblico che lascia parecchio a desiderare. Situazioni che, in molti casi, potrebbero essere risolte con interventi semplici e poco costosi, restituendo alla città un aspetto più civile, ordinato e dignitoso.
Purtroppo, alcuni di questi casi si trascinano per anni senza che nessuno intervenga concretamente per risolverli. Uno degli esempi più emblematici si trova a Porta Nuova, in un piccolo triangolo urbano compreso tra piazza Principessa Clotilde, viale Monte Santo e l’inizio di via Galileo Galilei.
Ci troviamo a pochi passi dall’antico arco neoclassico di Porta Nuova, nella piazza che, curiosamente, si prolunga anche in un tratto di strada quasi fosse un viale, sino all’incrocio con viale Monte Santo.
Al centro di questo triangolino si trova una vecchia edicola color lilla, chiusa ormai da almeno dieci anni, della quale avevamo già parlato nel 2018, nel 2021 e, nuovamente, nel 2024. Attorno all’edicola si trovano sette ippocastani, purtroppo immersi nell’asfalto, e una fermata del tram.
La sistemazione dei marciapiedi risale al 2018, quando venne realizzata la pista ciclabile che da piazza della Repubblica prosegue verso via Melchiorre Gioia. Un intervento che aveva portato anche all’installazione di paletti e ringhiere per impedire alle automobili di invadere gli spazi pedonali.
Tra l’altro, proprio di fronte alla farmacia si trova una delle grandi griglie-sportello che consentono l’ispezione del sottostante Redefossi, il canale oggi intubato che raccoglie le acque del Seveso e parte di quelle della Martesana.



Paletti, ringhiere e divieti: tutto inutile?
Nonostante la presenza di paletti e ringhiere, il piccolo triangolo continua a essere utilizzato come un parcheggio abusivo. Il motivo è piuttosto semplice: sono rimasti alcuni varchi che consentono alle automobili di accedere liberamente all’area, aggirando le protezioni installate.
Il risultato è quello che documentiamo nelle fotografie allegate, scattate anche in momenti differenti: il solito caos di automobili parcheggiate dove capita, con buona pace dei pedoni, dei ciclisti e del decoro urbano.
Ci sono vetture che restringono il passaggio lungo la pista ciclabile, altre parcheggiate direttamente sopra le griglie del Redefossi e altre ancora incastrate tra i paletti, quasi a voler dimostrare che, pur di lasciare l’automobile dove fa più comodo, ogni spazio disponibile è buono.
In una delle nostre fotografie compare persino un’auto apparentemente bloccata da altre vetture parcheggiate tutt’attorno. Ci siamo chiesti come avrebbe potuto andarsene senza la collaborazione degli altri automobilisti!
Insomma, il consueto disordine urbano al quale Milano sembra essersi ormai rassegnata.
Eppure, basterebbe davvero poco per impedire che tutto questo continui ad accadere.







Due paletti in più sarebbero chiedere troppo?
Quello che lascia maggiormente perplessi è proprio la semplicità della possibile soluzione. Non stiamo parlando di una grande opera pubblica, di un intervento urbanistico complesso o di un investimento milionario.
Basterebbe chiudere i varchi rimasti aperti con qualche paletto aggiuntivo, naturalmente garantendo gli eventuali accessi tecnici necessari, per impedire alle automobili di invadere questo piccolo spazio pubblico.
Un intervento banale, che potrebbe essere realizzato con una spesa contenuta e che restituirebbe immediatamente un po’ di ordine a questo angolo di città.
Invece, anno dopo anno, continuiamo a documentare la medesima situazione, senza che apparentemente nessuno si preoccupi di risolverla.
A cosa servono i cartelli di divieto, le ringhiere e i paletti se poi si lasciano aperti gli accessi che consentono di aggirare ogni ostacolo? E soprattutto, possibile che in tutti questi anni non si sia trovato il modo di intervenire?
È proprio questa incapacità di risolvere anche i problemi più semplici a lasciare maggiormente amareggiati. Perché, a lungo andare, situazioni del genere finiscono per apparire quasi come una presa in giro nei confronti di chi vorrebbe vivere in una città più ordinata e rispettosa degli spazi comuni.














E se questo triangolino diventasse finalmente un piccolo spazio verde?
Già che ci siamo, vorremmo rilanciare una proposta che renderebbe questo angolo di Porta Nuova decisamente più gradevole.
La vecchia edicola lilla, chiusa da almeno un decennio e ormai priva della sua funzione originaria, potrebbe essere rimossa, naturalmente dopo aver verificato la situazione della concessione e gli eventuali vincoli.
Al suo posto si potrebbe ripensare la sistemazione dell’intero triangolo, eliminando parte dell’asfalto e della pavimentazione impermeabile attorno agli ippocastani, per restituire agli alberi uno spazio più ampio e permeabile.
Una piccola superficie a prato, magari accompagnata da qualche aiuola, potrebbe trasformare questo luogo oggi trascurato in un piacevole angolo verde, migliorandone l’aspetto e offrendo condizioni più favorevoli agli alberi esistenti.
Naturalmente, l’intervento dovrebbe tenere conto della fermata del tram, della pista ciclabile, dei percorsi pedonali e della necessità di mantenere accessibili le strutture tecniche del Redefossi.
Non servirebbe stravolgere nulla: basterebbe un progetto semplice, capace di valorizzare ciò che già esiste.
Sarebbe un piccolo ma significativo miglioramento per una zona centrale di Milano, attraversata quotidianamente da migliaia di persone e situata a pochi passi da Porta Nuova e piazza della Repubblica.
In fondo, chiediamo soltanto che uno spazio pubblico torni a essere uno spazio pubblico, anziché un parcheggio improvvisato.
E magari che sette ippocastani possano finalmente avere un po’ di terra attorno alle proprie radici, invece di continuare a sopravvivere imprigionati nell’asfalto.
Chiediamo la luna?



- Referenze immagini: Roberto Arsuffi
- edicola, Piazza della Repubblica, piazzale Principessa Clotilde, Viale Monte Santo, degrado, Abbandono, Sciatteria, Porta Nuova, Centro Storico, Municipio 9