Milano Porta Volta. Tredicesima e ultima “Porta” storica di Milano che prendiamo in considerazione, dopo aver visto Porta Genova, Porta Ticinese, Porta Lodovica, Porta Vigentina, Porta Romana, Porta Vittoria, Porta Monforte, Porta Venezia, Porta Nuova, Porta Garibaldi, Porta Volta e Porta Tenaglia, giungiamo nel nostro percorso in piazzale Baracca, dove si trovava il vecchio varco di Porta Vercellina/Magenta, l’ultima delle porte o varchi nelle mura spagnole prese in esame da Urbanfile.
Ennesimo e veloce riassunto per capire di cosa stiamo parlando: dove si trovano le porte realizzate nei varchi delle mura cinquecentesche della città sono in genere caratterizzate da una piazza di grandi dimensioni con, in alcuni casi, un arco o un grande monumento centrale, realizzato in varie epoche. Le 13 porte (e portelli) sono, in senso orario partendo dal Castello Sforzesco: Porta Tenaglia (Piazza Lega Lombarda); Porta Volta (Piazzale Baiamonti); Porta Garibaldi (Piazza XXV Aprile); Porta Nuova (Piazza Principessa Clotilde); Porta Venezia (Piazza Oberdan); Porta Monforte (Piazza del Tricolore); Porta Vittoria (Piazza V Giornate); Porta Romana (Piazza Medaglie d’Oro); Porta Vigentina (Via Ripamonti); Porta Lodovica (Piazzale di Porta Lodovica); Porta Ticinese (Piazza XXIV Maggio); Porta Genova (Piazzale Cantore); Porta Vercellina (Piazzale Baracca). Aggiungeremo all’elenco anche Piazza Cavour dove si trovano gli archi antichi di Porta Nuova, da sempre nella totale sciatteria.

Piazzale Baracca è un ampio piazzale situato a ovest del centro storico di Milano, dedicato a Francesco Baracca (Lugo, 9 maggio 1888 – Nervesa, 19 giugno 1918), il principale asso dell’aviazione italiana durante la Prima Guerra Mondiale. Questo luogo occupa una posizione di rilievo storico, poiché sorge nei pressi di uno degli antichi varchi delle mura cinquecentesche. Il varco seguiva un percorso millenario che, dal Cordusio, conduceva verso il Piemonte e Vercelli, attraversando le antiche porte di epoca romana (sul tracciato delle mura romane, all’incrocio tra le vie Meravigli e Santa Maria alla Porta) e medievale (sul tracciato delle mura medievali, dove oggi si trova Largo Paolo d’Ancona, nei pressi del Bar Magenta).

L’Età Napoleonica e la Ristrutturazione delle Porte
Durante l’epoca napoleonica, il governo del Regno d’Italia (1805-1814), sotto la guida di Francesco Melzi d’Eril, pianificò un generale rifacimento delle porte d’ingresso a Milano. L’obiettivo era trasformare le semplici porte spagnole, di origine militare, in caselli daziari rappresentativi dello status della capitale del Regno d’Italia. La nuova cinta daziaria coincise con le mura spagnole, e i progetti furono affidati ai più prestigiosi architetti dell’epoca. Tra questi, Luigi Cagnola si occupò dell’Arco della Pace e del completamento di Porta Orientale, mentre Luigi Zanoja progettò Porta Ticinese.
Porta Vercellina fu una delle prime a essere realizzate, in vista dell’ingresso trionfale di Napoleone a Milano l’8 maggio 1805, in occasione della sua incoronazione come Re d’Italia il 26 maggio dello stesso anno. Luigi Canonica, allievo di Piermarini e architetto di Stato dal 1797, fu incaricato di progettare un arco trionfale in stile neoclassico, caratterizzato da un unico fornice centrale e decorato con mezze colonne corinzie sul lato di campagna (mentre il lato cittadino era più semplice) e una trabeazione imponente.




Le Trasformazioni del XIX Secolo
L’8 giugno 1859, Napoleone III e Vittorio Emanuele II attraversarono l’Arco di Porta Vercellina dopo la vittoria nella battaglia di Magenta, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza. In loro onore, il 26 ottobre 1860 la porta venne ribattezzata “Porta Magenta” e il “Corso di Porta Vercellina” divenne “Corso Magenta”. Tuttavia, con l’abbattimento delle mura spagnole tra il 1885 e il 1897, anche l’Arco di Porta Vercellina fu demolito, lasciando oggi solo poche fotografie d’epoca come memoria.
Dopo l’abbattimento dell’arco e dei bastioni il vasto spiazzo ribattezzato “di Porta Magenta” fu subito oggetto dell’immancabile lottizzazione edilizia che vide l’edificazione di parecchi palazzi per la medio borghesia che pian piano a cavallo tra la fine del XIX e del XX Secolo iniziarono ad animare la zona. Non lontano sorse il nuovo Quartiere Magenta dove molti borghesi del centro città trasferirono le loro sontuose dimore nelle nuove e moderne case.






Piazzale Baracca: il Monumento e le Criticità Odierne
Oggi Piazzale Baracca è uno spazio urbano dominato da un’isola centrale a giardino, dove sorge il monumento dedicato a Francesco Baracca. Realizzato nel 1931 per volere del gruppo fascista delle Camicie Nere, il monumento comprende una statua in bronzo opera di Silvio Monfrini, offerta dal fratello Giuseppe, e un basamento progettato dall’architetto Ulisse Stacchini (autore della Stazione Centrale). Il busto di Baracca, raffigurato con una fiaccola nella mano destra, sembra osservare verso destra.





L’isola centrale come dicevamo è a giardino formata da quattro spicchi a verde separati da piccoli vialetti, ma le aiuole mostrano un po’ di segni di incuria e avrebbero bisogno di maggiore attenzione da parte dei giardinieri comunali. Sul lato meridionale dell’isola centrale sorgono chioschi e edicole, molte delle quali appaiono ormai fatiscenti e persino inclinate, ostacolando la vista del giardino per chi percorre il tratto tra Corso Vercelli e Corso Magenta. Non sarebbe il caso di ridare una forma migliore a questi manufatti e eliminare quelli in disuso?












Le Altre Aree del Piazzale
Altre due “isole” si trovano rispettivamente lungo il lato meridionale del piazzale, tra via San Michele del Carso e viale dei Bastioni di Porta Vercellina, e lungo il lato orientale, tra Corso Magenta e via Toti. Questi spazi, pur offrendo un grande potenziale, sono attualmente mal gestiti e molto disordinati.

La prima isola ospita chioschi, edicole e una vecchia struttura curva (costruita negli anni Cinquanta), un tempo rivendita di biglietti per le linee urbane e extraurbane oggi ufficio per pratiche automobilistiche. La disposizione di pali, cartelli e piante sembra casuale, creando un ambiente caotico e poco funzionale per i passanti, costretti a muoversi tra ostacoli. Inoltre, la presenza di auto parcheggiate in modo disordinato contribuisce al degrado visivo dell’area. Tra queste si trova anche un furgoncino malconcio utilizzato come “magazzino” per il venditore ambulante fisso verso via San Michele del Carso (possibile non poter costringere fioristi e rivenditori ad usare un chiosco decente e fisso per la vendita in strada? Possibile non ci sia una soluzione?).















La seconda isola, quella vicino a via Toti, è oggi un parcheggio selvaggio che potrebbe invece essere trasformato in un’area alberata e decorosa.



Considerazioni Finali
Nonostante Piazzale Baracca si trovi in una delle zone più eleganti di Milano, caratterizzata da palazzi d’epoca e grande storia, il disordine urbano accumulatosi nel corso dei decenni ne penalizza il fascino. La mancanza di una visione coordinata e di interventi di riqualificazione è evidente, con ogni elemento aggiunto senza armonia rispetto al contesto.
Basterebbe un maggiore impegno da parte dell’amministrazione comunale per restituire ordine e bellezza a quest’area. Con un po’ di amore per il patrimonio urbano, Piazzale Baracca potrebbe tornare a essere un luogo accogliente e degno della sua storia.




- Referenze immagini: Roberto Arsuffi
- Porta Vercellina, Porta Magenta, Piazzale Baracca, Mura spagnole, Arco, Monumento, Francesco Baracca, Corso Magenta, Corso Vercelli, Conciliazione, Via San Michele del Carso, Liberty
Nella foto di copertina all’articolo (quella della cabina telefonica in disuso), prestate attenzione al marciapiede. Guardate quanti tombini messi alla rinfusa ci sono in quei 20 metri quadri di asfalto. Ma è normale fare i lavori così? Ci deve essere veramente un caos assurdo dei sottoservizi nel sottosuolo. Bah…
Caro Corrado, è possibile eccome. Quando si coordinano le attività per i servizi del sottosuolo vengono coinvolti mal contati una ventina di Enti. Vado alla rinfusa,
Enel, Aem, ATM, MM, semafori, acquedotto, fognatura, canali e corsi d’acqua, ora elettrica, illuminazione pubblica, Fastweb o chi per loro, Comune di Milano, teleriscaldamento, FFSS, Questura (hanno anche loro i propri sottoservizi), Telecom, Gas ed Elettricità, eccetera eccetera.
Lì sotto c’è un mondo, non è un caos e non è assurdo. Vuoi i servizi? Quelli sono.
Scempio su scempio, a partire dall’abbattimento delle mura spagnole e dell’Arco di Porta Vercellina sino alla mancanza di attenzioni odierne!!
La domanda e’: PERCHE’?
Grazie sempre delle Vostre preziose informazioni!!
Sto commentando questo articolo da Barcellona (España). Milano vista da qui sembra così trasandata, tutto vecchio, cordoli, pali, edifici, marciapiedi, auto sulle aiuole, un’anarchia un disordine e caos che da qua fa veramente impressione. Qui è tutto bello, pulito, nuovo, ben tenuto, colorato… e non so che altro. Che dispiacere vedere il nostro paese così. E siamo parlando di Milano. Pazzesco.