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Milano | Porta Genova – Un giro nel quartiere di Corso Genova

Cosa c’è di bello o interessante da vedere nel distretto di Porta Genova?

Vi proponiamo un itinerario nella porzione del distretto che possiamo identificare come il “quartiere” di Corso Genova, asse che divide in due il nucleo di case per la maggior parte sorte sul finire dell’Ottocento e nel primo Novecento, ricco di angoli deliziosi e interessanti, così come di sorprendenti monumenti e palazzi.

Anzitutto individuiamo l’area coperta dal distretto di Porta Genova: si tratta dello spicchio di città che da via De Amicis va sino quasi a piazza Napoli in una direzione e da via Foppa al Naviglio Grande nell’altra direzione. L’area comprende i quartieri di Corso Genova e San Vincenzo in Prato, parte della Darsena, via Solari e via Tortona.

Porta Genova è una delle porte aperte nelle mura del Cinquecento a Milano, il cui varco venne creato nel tracciato delle mura spagnole solo nel 1870, nell’attuale piazzale Cantore dove ancora oggi sono presenti i due caselli daziari ottocenteschi. Questo fu dovuto alla costruzione e all’apertura nello stesso anno della stazione ferroviaria di Porta Genova (all’epoca chiamata Porta Ticinese) la più antica di Milano ancora operativa.

Il territorio, infatti, faceva parte dei Corpi Santi di Porta Ticinese, il Comune indipendente sino al 1872 che cingeva Milano. Qui vi erano solo cascine come la Lunga, la Barbavara, la Cittaina, la Foppa e quella delle Foppette. Vi scorreva anche il fiume Olona (o Vepra), purtroppo sacrificato e intubato per essere deviato altrove, che giungeva nel territorio di Porta Genova dall’attuale via Foppa e serpeggiando giungeva dove oggi si trova il Parco Solari e, anticamente, penetrava in città sino al Carrobbio passando dall’attuale via San Vincenzo e girando attorno alla Basilica di San Lorenzo proseguiva come Vetra. Oggi un tubicino lo ha deviato verso la Darsena. Di esso troviamo ancora tracce nel tessuto urbano della zona, come abbiamo visto in un nostro approfondimento tempo fa, dove un sentiero che non segue l’andamento ortogonale della zona misteriosamente si rivela nelle mappe.

Dopo l’apertura della nuova porta, intitolata a Genova, la città ligure, il quartiere oltre le mura divenne luogo ideale per le prime grandi industrie, vista anche la vicinanza con la cintura ferroviaria. Al contempo, il quartiere prossimo al centro e compreso tra la cerchia dei Navigli e le mura divenne da subito luogo per edificare case popolari, le famose case di ringhiera e qualche edificio per la medio borghesia.

Oggi il distretto è un buon posto dove vivere: si trova nella fascia a ridosso del centro storico, ricco di case d’epoca, anche se poche spiccano per originalità e facile da raggiungere grazie ai capillari mezzi pubblici, compresa la prossima apertura della M4 (De Amicis, Sant’Ambrogio, Coni Zugna e California) che si aggiunge alla consolidata M2 (Sant’Ambrogio e Porta Genova). Si trovano, nel suo territorio, due chiese, San Vincenzo in Prato, chiesa antichissima risalente all’anno Mille, e la chiesa di Santa Maria del Rosario, graziosa chiesa eclettica il cui architetto ha voluto inserirvi vari stili creando un grazioso “pasticcio” architettonico. Nel distretto si trova un grande parco, il Solari, il cui nome ufficiale è Don Giussani. Sempre in zona si trovano le vie commerciali di Corso Genova e di via Solari.

Vista la vastità, in questo articolo vi portiamo proprio nella parte antica del distretto, quella sorta ancora all’interno delle mura tra l’antica Pusterla dei Fabbri, il cui arco, rimosso nel 1900 oggi si trova nei Musei del Castello Sforzesco, e i caselli di Porta Genova di piazza Cantore.

Qui ancora alla metà dell’Ottocento vi erano poche case. Da un lato la conca del Naviglio chiamata di Viarenna (da via Arena che a sua volta derivava dall’arena romana) e dall’altro lato, la via San Calogero con il borgo, il ruscello dell’Olona o Vepra e la chiesa di San Vincenzo in Prato.

L’antica chiesa venne fondata dal re longobardo Desiderio, fuori le mura nell’anno 770, dedicandola alla Vergine; in origine pare si trattasse di un oratorio o una cappella rotonda. Intorno all’anno 1000 la chiesa venne ingrandita e resa grossomodo come la possiamo vedere ancora oggi. Sul finire del 1700 venne sconsacrata e divenne un magazzino militare. La chiesa, o meglio l’edificio storico, nell’Ottocento divenne la Casa del Mago, un laboratorio di chimica che, per via dei fumi e vapori che uscivano dalle finestre, venne soprannominata con quel singolare nomignolo. Solo nel 1880, grazie alle sollecitazioni degli enti culturali dell’epoca, la chiesa tornò consacrata e venne restaurata.

Il nostro giro nel quartiere (tra parentesi i punti principali nella sottostante mappa).

Partendo da Piazza Resistenza Partigiana, dove tra due anni dovrebbe aprire la nuova stazione della M4 De Amicis, ci immettiamo in via San Calocero (1) dove le bombe del 1943 hanno cancellato il volto popolare del luogo. Subito troviamo sulla destra il complesso residenziale progettato da Gigi Ghò (2) negli anni Cinquanta. In quest’isolato compreso tra via San Calocero e via San Vincenzo si trovava il sontuoso Palazzo Pallavicini, che assieme alla chiesa di San Calocero sita di fronte, lo troviamo ritratto in una delle incisioni di Marc’Antonio Del Re, famoso per aver inciso le 88 vedute di Milano. Il palazzo nobiliare, più volte rimaneggiato sino al Settecento, nell’ottocento divenne sede dell’Istituto per Sordomuti, trasferitosi poi in via della Fontana e infine in piazza Arduino 4.

Nella contrada di San Calocero, questo era il nome antico della zona, vi era anche una graziosa chiesa barocca andata distrutta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e dedicata a San Calocero (3), della quale rimane nulla se non un dipinto antico ora in San Vincenzo in Prato. Del borgo rimangono le antiche case presenti in via San Vincenzo dal civico 9 al 15 lato dispari, purtroppo rimaste solitarie in mezzo a palazzi moderni.

In Via San Calocero 8 all’angolo con Via Luigi Buffoli troviamo il piccolo edificio dell’ex Asilo per la Carità Enricc Milius (Enrico Mylius), ora in ristrutturazione (4). 

Altre architetture degne di nota in zona non possiamo non citare il grattacielo di via Ariberto (5), costruito nel 1950-52 da Mario Bacciocchi. Interessante anche l’autorimessa Ariberto, nell’omonima via al 4 realizzata nel 1952 su progetto di Renato Magri. Il Centro Ariberto di via Daniele Crespi 9 realizzato nel 1970 da Gustavo e Vito Latis. E naturalmente il gioiello del quartiere, la chiesa di San Vincenzo in Prato, citata poco sopra (6).

Spostiamoci nell’elegante e ricca di architetture di inizio Novecento via Ausonio, dove tra i vari palazzi dobbiamo segnalare la stupenda Casa Moneta (7), in via Ausonio 3, meraviglia liberty del 1904, con uno dei più bei cancelli di Milano elaborato dal noto Alessandro Mazzucotelli.

Stupenda ed elegante nella sua architettura degli anni Venti la casa di Via Ausonio 15 (8). Anche in via Ariberto 25 (9) troviamo un interessante edificio moderno, realizzato su progetto di Giovanni M. Rubino nel 1959. Di fronte si trova Casa Bolis (via Ariberto 21) realizzata nel 1901 su progetto di Paolo Bonzani (10), ricca nelle sue decorazioni eclettiche.

Unica particolarità di via Ausonio è quella che vede un’interruzione nella cortina dei palazzi, una specie di varco aperto su un piccolo giardino privato al civico 9A, dove, a parte la particolarità del muro di cinta, realizzato in mattoni (palazzo realizzato nel 1960 da Piero Menni), troviamo nascosto sotto gli alberi un insieme di sculture e decori provenienti molto probabilmente dalle case qui presenti e distrutte dai bombardamenti.

La via Ausonio è molto bella ed elegante, così come le vie limitrofe, ricche di palazzi d’epoca realizzati per la maggior parte tra il 1900 e il 1920. Qualcosa di moderno lo troviamo verso viale Papiniano e via De Amicis.

Al 27 di via Ariberto altro gioiellino eclettico dal gusto neo-romanico la cui facciata decorata con elementi in cotto spicca sulle altre.

Segnaliamo anche la bizzarra casa per abitazioni e garage di via Ariberto 25, realizzata nel 1958 su progetto dell’ingegnere Giovanni M. Rubino la cui facciata rastrema verso l’alto in maniera “piramidale”, sfruttando le due pareti laterali che si attaccano ai confinati edificio d’epoca, con piccoli Poggio allungati. Stesso complesso che troviamo in Via Cesare da Sesto 22 con le stesse particolarità architettoniche.

Sempre da questo punto si può ammirare il cannocchiale prospettico sul campanile dei Canonici di Sant’Ambrogio da via Carroccio.

Dobbiamo dire che ci sono molti punti che il Comune potrebbe riqualificare, magari con gli oneri di urbanizzazione dei tanti progetti in corso nel quartiere, come: il nuovo palazzo di via Mangone 4, quello in via Daniele Crespi 16, quello di via San Calocero 9, quello dell’ex Asilo di via San Calocero e via Ausonio 25 e 27 (qui trovate un nostro recente aggiornamento).

Nell’incrocio che forma una vera e propria piazzetta tra via San Vincenzo, via Cesare da Sesto e via Ausonio sarebbe bello immaginare un’aiuola con qualche albero.

Passiamo nella più vasta piazza del quartiere dove fra l’altro si trova la stazione della metropolitana M2, quella di piazza Sant’Agostino (11), riqualificata nel 2019/20 dopo anni di degrado.

Oggi il piazzale è ancora luogo di mercato settimanale, ma per fortuna non più un parcheggio.

Qui nel 1862 fu costruito l’edificio che accolse il Macello Pubblico, considerato in quegli anni uno dei più importanti d’Europa. La crescente popolazione di Milano indusse il Comune a ingrandire il macello una decina di anni dopo. L’area dedicata alla macellazione degli animali arrivò quindi a occupare l’intera area compresa fra la via Olona, i bastioni, via Tristano Calco (quasi a ridosso del nuovo carcere di San Vittore) e la via Gian Battista Vico. In seguito, cent’anni fa, si decise di spostare il macello altrove, a Porta Vittoria/Calvairate, così l’area sul finire del decennio mutò aspetto. Nuove case vennero costruite, le prime furono quelle all’angolo tra Viale Papiniano e Via Numa Pompilio, proseguendo soprattutto nel dopoguerra.

Non lontano troviamo la deliziosa Domus Adele di Gio’ Ponti (12), realizzata nel 1934 che affaccia sul parco Solari o Don Giussani (13), piccolo polmone verde del quartiere. All’angolo tra viale Coni Zigna e via Modestino si trova il particolare palazzo residenziale di via Modestino 3, realizzato nel 1970 su progetto di Ernesto Griffini e Dario Beniamino Montagni (14), la cui facciata è completamente in cemento armato e i balconi in pannelli color bruno. Non lontano, dove un tempo passava l’Olona, si trova la torre di 12 piani di viale Papiniano 44, realizzata negli anni Sessanta (15).

Proseguendo in viale Coni Zugna, che prende il nome da un luogo di combattimento e di trincea italiana della prima guerra mondiale sul monte Zugna sulla sinistra trovamo uno dei più importanti spazi dello spettacolo di Milano, il cine-teatro Orfeo, realizzato nel 1949 su progetto di Mario Cavallè (16). Poco oltre, sulla destra possiamo imboccare una delle più alberate vie di Milano, Via Privata Bobbio, una via decisamente piccola ma ricca di alberature che d’estate diventa un vero bosco lineare (17).

Proseguiamo il nostro giro in Via Ventimiglia, dove se vogliamo, possiamo proseguire verso il quartiere di via Tortona. Noi svolteremo per la stazione di Porta Genova, dove troviamo la stupenda passerella in metallo oramai in disuso dal 2016. La struttura in ghisa, realizzata tra il 1912 e il 1917 dalla ditta Nathan e Uboldi, è stata chiusa per una serie di interventi che inizialmente riguardavano solo le scale, ma che per ragioni di stabilità e sicurezza è stato deciso dal Comune di chiudere al transito pedonale (18). Purtroppo per ora il ponte pittoresco e simbolo della zona, non aprirà tanto presto.

Eccoci giunti nella piazza della Stazione di Porta Genova dove si trova la stazione ferroviaria ancora in uso più antica di Milano (19).

Percorrendo Corso Cristoforo Colombo, noteremo il bel palazzo ottocentesco dal sapore antico al civico 11 (20). Sulla sinistra si trovano le deliziose palazzine del Quartiere Genova (21) in viale Coni Zugna 62, case popolari progettate nel 1919-25 da Giovanni Broglio e restaurate recentemente.

Arriviamo ai due caselli dell’antico dazio (22), progettati dal Nazari, realizzati in stile eclettico fra il 1873 e il 1876, e collocati al centro del vasto piazzale che oggi porta il nome di Piazzale Cantore. I due caselli del dazio non hanno un grande valore storico e neppure artistico; inoltre uno dei due deve aver avuto problemi di staticità, visto che è leggermente deforme.

In piazza Cantore troviamo due meraviglie architettoniche della zona, Casa Reininghaus (24), un bellissimo edificio eclettico, mentre posto sul lato nord-est della piazza troviamo il palazzo scolastico Emilio De Magisteris (23). Va ricordato che la piazza è stata protagonista anche di una vera première, come il primo cinema milanese.

Casa Reininghaus venne edificata nel 1898, all’angolo tra Corso di Porta Genova e Piazza Cantore, su progetto dell’architetto Sebastiano Locati. Si trattava di un grande edificio multifunzione di sei piani il cui nome deriva dal proprietario (un produttore di birra austriaco), comprendente il Teatro Birraria Stabilini, café-chantant strutturato su tre piani di proprietà di Emilio Suvini e Luigi Zerboni. L’imponente edificio ospitava anche negozi, un ristorante e una sala da biliardo al piano ammezzato, nonché abitazioni ai piani superiori. Decorato alla maniera eclettica e strizzando l’occhio già al liberty. Purtroppo un brutto sopralzo ante guerra lo ha definitivamente deturpato.

Come dicevamo anche prima, il quartiere è molto piacevole, ricco di belle architetture di inizio Novecento e passeggiare per queste vie (Ariberto, Cesare da Sesto e Ausonio) è molto bello anche in cerca di negozi particolari, botteghe o ristoranti degni di nota. Meglio preservato architettonicamente il versante sud-orientale di Corso Genova, dove i palazzi d’epoca abbondano e creano un’atmosfera ancora più bella e forse unica a Milano.

Architettonicamente parlando, vogliamo porre all’attenzione l’edificio d’epoca posto ad angolo tra via Gaudenzio Ferrari (civico 3) e via Cicco Simonetta, con la massiccia e decoratissima facciata scandita da possenti lesene coronate da capitelli corinzi molto importanti (25).

Giunti quasi a conclusione, vi portiamo a vedere la conca del Naviglio (26) dove è stata preservata, a mo’ di fontana, un tratto di quello che era la parte terminale della famosa cerchia dei navigli interni, che qui, si univa alla Darsena attraverso una conca, ossia una chiusa, cioè un’opera di ingegneria idraulica atta a superare il dislivello imposto dalla conformazione del terreno, e che si chiamava Viarenna, realizzata nel 1400.

Naturalmente non possiamo non menzionare il vicino e ancora in fase di realizzazione, il parco dell’anfiteatro romano voluto dalla Sovrintendenza, il PAN-Parco Amphitheatrum Naturae (27).

Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita, Filomena Schiattone

Info: Pure Milano Photo Project – Sosthen Hennekam, “Milano Un Secolo di Architettura Milanese”, Gramigna Giuliana, Mazza Sergio, Hoepli, “Le Chiese di Milano”, Electa 2006

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


3 thoughts on “Milano | Porta Genova – Un giro nel quartiere di Corso Genova

  1. Wf

    Mamma mia.

    Derti che Milano ga subito più danni dagli anni 50 che dai bombardamenti della guerra…

    Quei palazzi li hanno rovinato la città per i decenni a venire. Fino ad oggi che ce li ritroviamo…

    Il volto della città completamente deturpato

    1. Alberto

      Io invece trovo che sia la zona più affascinante della città con questo mosaico di stili.
      E poi l’architettura del dopoguerra mi fa sognare di una sorta di belle epoque di Milano. Non capisco perché sia odiata così tanto. È il campo in cui i nostri architetti si sono distinti e hanno innovato di più e per cui ora siamo ancora ricordati.

      1. Anonimo

        …mah, chi lo sa perché è odiata. così tanto.

        forse perché (poche eccezioni di grandi architetti a parte) è mediamente di qualità architettonica pessima, spesso con materiali scadenti, con un disegno banale e ripetuto tutto uguale in pieno centro come al Corvetto o in fondo a viale Monza, i genere in modo invasivo e senza tenere conto del contesto.

        Ma sono solo supposizioni, eh!

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