"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano – I Fiumi nascosti di Milano

Ci sono fiumi a Milano? La risposta è sì. A parte il Lambro, che scorre a est del capoluogo ed è l’unico non tombinato e di una certa entità, ci sono diversi corsi d’acqua minori che scorrono perlopiù sotto il livello della strada.
Quasi tutti i corsi dei fiumi vennero modificati già in epoca antica. L’elemento acqua a Milano è sempre stato molto presente, benché oggi sia quasi del tutto nascosto sotto i nostri piedi.

2013-11-30 Parco Lambro 3

Fiume Lambro

Milano gode di una buona posizione, oltre che per quanto concerne le vie di terra, anche per quelle d’acqua: si trova, al centro di una pianura percorsa da numerosi corsi d’acqua, tra cui i più importanti per la vita della città antica furono l’Olona, il Lambro, il Seveso, l’Acqualunga ed il Nirone. In età romana questi corsi d’acqua furono deviati dal proprio alveo naturale e portati fuori dalle mura ed all’interno della città, con l’intento di garantire l’approvvigionamento idrico necessario ai vari servizi pubblici e privati ed al contempo di smaltire i rifiuti prodotti giornalmente.

Le dimensioni del fossato scavato attorno alla città, di cui restano prove documentarie, ad esempio, in via Croce Rossa, ed esistente già alla fine del I secolo a.C, erano di 3 metri di larghezza e di 1,5 metri di profondità: collegato al fossato esisteva anche un impianto per la lavorazione dei metalli. Il principale apporto allo riempimento del sistema dei fossati era dato dal fiume Seveso.

Il magazzino del grano (Horreum) sorgeva anch’esso nelle prossimità del fossato e questa sua collocazione doveva essere legata alla possibilità di trasportare per via d’acqua le provviste di grano attraverso la città.

In via Cusani si sdoppiava poi in Grande Seveso, in direzione di via San Giovanni sul Muro, e Piccolo Seveso, verso via dell’Orso. Quest’ultimo, inoltre, si divideva ulteriormente all’altezza di Corso di Porta Romana per approvvigionare gli impianti artigianali. I due rami principali successivamente si ricongiungevano in Piazza Vetra, nel canale Vettabbia, emissario generale delle acque della città romana. Un latro importante immissario era la roggia Acqualunga, che entrava nella città da Corso di Porta Venezia e che si immetteva nel Seveso, se è da ritenersi vera la presenza di un ponte romano in Piazza San Babila.

Il ritrovamento di un condotto di 15 metri lungo corso Vittorio Emanuele all’altezza della chiesa di S. Carlo sembra indicare che l’Acqualunga entrasse in città non più a cielo aperto, quanto piuttosto nascosto da una conduttura. Ricordiamo, ad avvalorare questa ipotesi, che nelle vicinanze sorgevano le Terme Erculee ed il Battistero di San Giovanni alle Fonti.

Inoltre, sempre di fronte alla chiesa di S. Carlo, si è rinvenuto un ponte, che doveva con tutta probabilità scavalcare un corso d’acqua, forse derivato dal Seveso: esso doveva essere rimasto in uso per molto tempo, se è corretto collegare alla presenza di un ponte i toponimi di via, contrada e chiesa “passerella”.

L’approvvigionamento idrico della città, come pure lo smaltimento delle acque luride, è abbastanza ben documentato, attraverso ritrovamenti di condotti di laterizi in forma triangolare per l’acqua pulita e fognature di grandi dimensioni con volte a botte fornite anche di tombini per l’ispezione.

Il rifornimento idrico delle case doveva avvenire tramite pozzi, documentati in tutta la città: solo in piazza Missori, uno dei luoghi in cui ancora oggi la falda acquifera è molto alta, ne sono stati rinvenuti più di quindici.

A Porta Venezia il Redefoss (che non vuol dire naturalmente “re dei fossi”, ma retrofosso o magari anche rivo-de-fosso) s’incontra con l’Acqualunga, anch’esso antichissimo (perchè a Milano i lavori idraulici iniziarono, è documentato, coi romani se non addirittura con gli Insubri, che vennero dalla Gallia attorno al 390 prima dell’era volgare, o almeno sembra).

L’Acqualunga è un fontanile, cioè un corso naturale che sgorga sotto forma di polla dalla pianura, che poi così piana non è: sapendo che Monza è alta sul mare 162 metri e Milano 40 in meno, si capisce come l’acqua di una risorgiva possa defluire verso la città senza eccessivo sforzo. Questo fontanile origina dalle parti di Gorla e poi, rettificato degli uomini, prosegue tombinato sotto viale Monza e corso Venezia e, a quanto riferisce chi ci si è affacciato, avvelenato. Oltre non si sa: se in antico arrivava probabilmente nella zona delle cattedrali (erano due, una invernale e una estiva!) o almeno delle mura romane, oggi dovrebbe anch’esso piegare a sud-est. Non si sa proprio, visto che tecnici ed esperti danno risposte diverse, una cosa diffusissima per quanto riguarda le acque sotterranee milanesi, un vero labirinto.

Milano Celtica fiumi

Ipotetica mappa di una Milano agli albori

Milano Fiumi Antichi

Ipotetica ricostruzione dei principali corsi d’acqua nel centro di Milano

Milano Fiumi Canali

Mappa di Milano con i vecchi percorsi dei canali




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Appassionato di architettura, urbanistica, trasporti e politiche del territorio. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Lavora nell'amministrazione immobiliare in Ceigecond


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.