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Milano | Città Studi – Il distretto del Sapere tra disordine e poco verde

Poco prima che il XIX Secolo finisse, l’area compresa tra le mura difensive del 1500 e il Comune di Lambrate, era ancora costellata da diverse cascine, ci si trovava nel settore dei Corpi Santi di Porta Orientale, oggi Venezia.

Con lo sviluppo e l’espansione della città di fine Ottocento, l’area iniziò ad essere urbanizzata. Da prima si formarono le industrie, concerie soprattutto. Già a metà Ottocento l’area venne attraversata dalla ferrovia che dall’Acquabella portava le locomotive sino alla vecchia stazione Centrale sita nell’odierna piazza della Repubblica.

Il destino del nuovo distretto cambiò con l’arrivo del 1900. Fu infatti la scelta di questa zona di Milano, nel 1913, ancora in parte da urbanizzare, di spostare il Politecnico di Milano, fondato il 29 novembre 1863 col nome di “Regio Istituto Tecnico Superiore” nell’area denominata “Cascine Doppie”.

La scelta fu dettata dall’idea di decentrare e accorpare in un unico luogo gli istituti di istruzione superiore ancora sparsi per la città.

Oltre alle Cascine Doppie, qui vi erano: le Cascine Vallazze, la Cascina Pulesa, Cascina Cigada e la Casina La Rosa (già nel Comune di Lambrate).

Oggi il distretto di Città Studi lo si può considerare un rettangolo grossomodo compreso dalle vie Vallazze a Nord, Abruzzi a Ovest, Juvara-Botticelli a Sud e la barriera ferroviaria a Est (per molti la zona piazzale Susa viale Argonne è considerata Città Studi, ma qui siamo all’Acquabella a dir il vero). Al suo interno troviamo alcuni piccoli quartieri, come il Botticelli, il Vanvitelli, il Tiepolo, il quartiere E.C.A o di Amedeo d’Aosta.

Di veramente antico nel distretto purtroppo troviamo poco, infatti unica parte superstite del passato pre 1900, potrebbe essere la Cascina Rosa di Largo Murani (a dire il vero siamo all’Ortica qui), per il resto, Città Studi è prettamente una creatura del primo Novecento che ha cancellato quanto vi era di rurale prima. Nessun palazzo storico, nessuna chiesa o cappelletta a ricordare la storia antica del territorio.

Le Cascine Doppie, che qui si trovavano, erano un podere del Luogo Pio della Carità di Milano fin dai primi decenni del XVII secolo, in seguito al testamento dell’11 ottobre 1636 del sacerdote Giacomo Robbio. Da allora, per oltre due secoli, la pia istituzione ed in seguito l’amministrazione dei Luoghi pii elemosinieri perseguirono una strategia di progressivo ampliamento del podere attraverso frequenti acquisti e permute. Intorno alla metà dell’Ottocento, l’originario nucleo di alcune centinaia di pertiche era quasi triplicato, fino ad estendersi per oltre 1.300 pertiche (circa 90 ettari), comprendendo diversi altri terreni e case, dai cospicui beni della Cascina Cigada Cicala, (acquisita già nel 1645), fino a quelli della Pulice Pulce, il cui rogito fu portato a termine nel 1853. Nella principale delle cascine vi era anche una piccola cappelletta.

I terreni erano allora coltivati per lo più a prato irriguo o a marcita, grazie alla notevole rete di rogge e fontanili alimentata dall’ingente patrimonio d’acque della zona, o ad aratorio semplice (cioè con seminativi per la coltura di cereali e foraggi), spesso alternato all’aratorio vitato (con filari di vite).

Furono probabilmente proprio la significativa ricchezza d’acqua, così come la vicinanza dell’abitato circoscritto dalle mura, a favorire in questo territorio ad Est della città, attraversato poco distante dal Naviglio di Porta Tosa, lo sviluppo di una serie di attività legate al lavaggio dei panni, al pari della zona più a Sud, tra gli altri due navigli principali, il Grande e il Pavese.

A tal proposito a fine Ottocento nella zona odierna di Città Studi venero eretti lavatoi e insediamenti di lavandai situati presso le stesse cascine, così come il più esteso e nuovo insediamento dei lavandai realizzato in prossimità delle Cascine Doppie intorno agli anni 1890 con la nuova via dei Lavandai (oggi via Balzaretti) e le casette a schiera realizzate “a uso dei lavoratori della lavanderia” su progetto degli ingegneri Giuseppe Riboni e Giuseppe Chiodi (ALPE, Acque, Loreto, b. 1280).

La parte verso viale Abruzzi, più prossima al centro città, la potremmo definire la sezione urbanisticamente più vecchia, dove sorgono magnifici palazzi del primo Novecento in stile eclettico e liberty. Più ci si spinge verso Est le case assumono l’aspetto predominante degli anni Trenta con i palazzi razionalisti seguiti dai palazzoni del dopoguerra. Naturalmente il mix è abbastanza variegato e interessante, anche con nuove architetture più recenti.

Nel distretto troviamo anche alcune chiese interessanti, come la chiesa di San Giovanni Laterano ex Madonna di Pompei, inaugurata nel 1928 dove al suo interno hanno trovato dimora arredi e quadri della seicentesca chiesa del Bototnuto. Chiesa oggi impreziosita dall’opera pittorica di Valentino Vago del 2017.

Altre chiese all’interno di Città Studi sono: San Pio X, anch’essa moderna ma che al suo interno si trovano due tele barocche del 1500; Santa Maria Assunta del 1950 in via Fratelli Fossati; chiesa del Santo Spirito, del 1964 in via Valvassori Peroni; la chiesa e il monastero delle SS. Monica e Paola delle Suore Agostinane in Via Ponzio; la piccola cappella realizzato sotto il palazzo di via Saldini dedicata a Dio Padre.

L’edificio più significativo del distretto è senza alcun dubbio il cosiddetto Cremlino, così chiamato perché posto nella parte est di Milano e sperduto nei campi ancora da urbanizzare.

Si tratta di un bel palazzo Art Déco che si trova in Via Giuseppe Colombo 81 a due passi da Piazza Leonardo da Vinci. Costruito fra il 1924 e il 1925 come istituto di chimica grazie a un lascito di Luigi Ronzoni, un imprenditore tessile che titolò la struttura alla madre Giuliana, il palazzo fu concepito dal prof. Ettore Molinari e progettato dall’ingegnere V. Molinari, l’architetto Giacomo Carlo Nicoli e l’ingegnere Arturo Danusso.

Naturalmente significativi anche i palazzi del Politecnico, progettati dalle più grandi firme dell’architettura moderna, come Piero Portaluppi, il patio di Architettura, di Viganò, ci due edifici, il “Trifoglio” e la “Nave” di Gio Ponti, ai quali va aggiunto la riqualificazione di Renzo Piano.

Altro capolavoro dell’architettura ma degli anni Trenta è senza alcun dubbio il palazzo di Casa Corbellini-Wassermann, progettata da Piero Portaluppi e realizzata tra il 1934-1936.

Il progetto della casa venne presentato da SAIR, acronimo di Società Anonima Immobiliare Rinaldo S.p.A., nel dicembre del 1934, un progetto del grande architetto milanese Piero Portaluppi (1888-1967) già all’apice della carriera. Il cantiere venne concluso nel 1936.

Si tratta di un immobile definito all’epoca: “ad uso civile abitazione, tipo medio”, e che rispecchiava le esigenze della nuova borghesia. La scelta ricadde in un lotto nella zona in espansione di Città Studi, in fase di sviluppo già da una quindicina d’anni. Confinava con un palazzo (Viale Lombardia 21) residenziale in stile eclettico del primo Novecento e con una villa anch’essa in stile eclettico-neorinascimentale, sempre del primo Novecento che verrà demolita successivamente.

La “Casa” è una grande palazzina con giardino predisposta come abitazione privata per le famiglie Corbellini e dell’imprenditore farmaceutico tedesco August von Wassermann.

Sparsi un po’ in tutto il territorio del distretto di Città Studi troviamo altre piccole o grandi gemme dell’architettura, come le casette del Villaggio del Sarto.

Le graziose villette collocate tra l’omonima via Andrea del Sarto, via Tiepolo e piazza Ferravilla, vennero realizzate tra il 1924 e il 1925 su progetto di Giovanni Broglio (in origine erano 15 villette in stile liberty – quasi secessionismo viennese con giardino privato), sono in fase di restauro e stanno per ritrovare l’antico splendore.

Di fronte troviamo il Quartiere Plinio, sempre del Broglio e realizzato nel 1927.

Non lontano c’è il Quartiere Amedeo d’Aosta dove si trovano alcuni palazzi progettati da Gio Ponti e altri architetti operativi negli anni Cinquanta e Sessanta.

Altre meraviglie nel distretto sono: gli edifici delle Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari costruiti nel primo Novecento; la Casa albergo in via Bassini progettata da Luigi Moretti ed Ettore Rossi al finire degli anni Quaranta; il Centro Balneare Romano di via Ponzio; il quartiere E.C.A. di Via Ponzio; le magnifiche case di via Pacini, realizzate in parte tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta; le case attorno a Via Carpaccio; la magnifica palazzina di viale Romagna 59; la Casa dello Studente “Leonardo da Vincidel 1934; via Bazzini 1; via Pacini 20; via Pacini 91 e 93: anche le bellissime case di via Vallazze angolo via Teodosio.

A parte il piacere di osservare l’aspetto architettonico del distretto, ci si rende conto che Città Studi è carente di spazi verdi. Piazza Leonardo Da Vinci è in pratica l’unico vero “giardino”, assieme alla rotonda di Piazzale Piola e di Piazzale Paolo Gorini e al giardino di piazza Aspromonte (già al Casoretto e Loreto). Altri piccoli ritagli di verde li possiamo trovare, se si può dire, attorno al Campo Sportivo Mario Giuriati, al fazzoletto di verde presente all’angolo tra Via Bassini e Via Ponzio (che dovrebbe essere ampliato tra qualche anno) e al Giardino Sergio Ramelli ricavato da demolizioni degli anni Sessanta tra via Pinturicchio e via Bronzino.

In pratica la speculazione edilizia di inizio Novecento non ha calcolato un vero e proprio parco in zona, così i cittastudiesi per cercare un grande parco devono recarsi ai vicini Giardini Pubblici di Porta Venezia, al Parco Lambro o al Parco Forlanini (tutti un bel po’ lontani a dire il vero). Va anche ricordato che al confine Orientale, verso l’Ortica, si trova un discreto spazio verde (non pubblico propriamente) dove si trova l’Orto Botanico Universitario “Città Studi”.

La mancanza di verde pubblico va pari merito con la mancanza di posti auto, così le vetture vengono parcheggiate ovunque ci sia uno spazio, sotto gli alberi, sulle aiuole, sui marciapiedi, rendendo l’aspetto del distretto un vero caos.

Che dire poi del degrado procurato da scritte sui muri percepibile un po’ ovunque, quasi che gli imbrattamuri qui trovino spazio e libertà per devastate ogni angolo. Purtroppo il connubio “studenti e giovani” ha contribuito a rendere il distretto di Città Studi uno dei più devastati dalle tag e dagli scarabocchi degli imbrattamuri, facendolo sembrare tra i più disordinati e sporchi della città (se poi ci si aggiunge anche il parcheggio selvaggio, la situazione di disordine e sciatteria raggiungono livelli molto alti).

Insomma, per i cittastudiesi abitare qui è bello ma difficile, ci si sente al sicuro dalla compattezza dei quartieri e dall’eleganza generale dei palazzi, oltre che dalla diffusa presenza degli studenti che frequentano la zona e la abitano (troppe case sono affittate a loro). Ci sono due stazioni della Metropolitana linea 2, Piola e Lambrate (oltre alla stazione ferroviaria).

Fondamentalmente viene considerato da molti, più un distretto dormitorio che un vero e proprio “borgo” dove fare passeggiate o andare per locali, in pratica ormai è più conveniente per gli studenti e poco attrattivo per gli altri.

Vie commerciali ce ne sono ben poche, tutte concentrate attorno a via Pacini, via Teodosio, viale Lombardia e viale Abruzzi, più che altro nella parte alta del distretto. Concentrazioni di zone con locali serali ce ne sono ben poche, più che altro sparsi in ogni via, non è ancora diventato luogo di vita serale anche se in zona si torva uno dei locali più storci di Milano e forse d’Italia, il famoso Bar Basso all’angolo tra le via Plinio e via Nöe e viale Abruzzi.

Cosa ci piacerebbe venisse fatto per questo grande distretto? Più pulizia, più ordine urbano, con parcheggi regolamentati da stalli ben organizzati, via Pacini trasformata in una “rambla” dove la parte centrale venisse restituita al verde e ai pedoni. Piazzale Gorini ridisegnato con l’area a verde ingrandita, eliminando il più possibile l’area asfaltata. E poi, ci piacerebbe che la maggior parte delle vie della zona (e non solo) venissero alberate, dove possibile come Via Camillo Golgi, Via Giacomo Venezian, Via Pellegrino Strobel, Via Giovanni Antonio Amadeo, Via Moretto da Brescia, Via Amedeo D’Aosta, Via Enrico Nöe, Via Vittore Carpaccio e altre ancora.

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Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Fonti: “Le Città nella Storia d’Italia” – Milano, Edizini la Terza 1982; officinadellostorico.it, “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991;

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


24 thoughts on “Milano | Città Studi – Il distretto del Sapere tra disordine e poco verde

  1. Anonimo

    Includerei Via vela, una piccola via tra via Sansovino e via Noe letteralmente sommersa dalle auto. E la sistemazione di Largo Usuelli… il comune si é sistemato la via in cui c’è il municipio 3 e lasciato tutte le suddette aree limitrofe letteralmente soffocare..

    1. Pinco

      Per evitare il parcheggio selvaggio in questa zona chiedo che sia rilasciato il passi per il parcheggio anche a chi ha solo il domicilio, perché proprietario di seconda casa e paga costosa IUC, cosa che non fanno i residenti di prima casa. Non può il Comune chiedere ulteriori € 240,00 a chi già contribuisce ai costii del mantenimento delle strade e dei parcheggi.
      Firmato: domiciliato che versa annualmente € 4000,00 € al Comune di Milano.

    2. Anonimo

      Purtroppo il poco verde che c’è è per di più lasciato allo sbando.

      1) Se andate in piazza Leinardo da Vinci vedrete cani lasciati liberi di correre, pisciare e cagare sui prati che dovrebbero essere destinati a bambini e adulti. La polizia Municipale mai vista fare un controllo

      2) in piazza Piola due aree cani (dico 2!) si prendono quasi metà del verde e tempestano di puzza di cacca e piscio l’altra metà

      Il Comune dovrebbe intervenire per combattere il degrado causato dai cani che è quasi peggiore di quello causato dalle auto

  2. Anonimo

    Vi adoro, è il mio quartiere e concordo sul fatto che sia uno dei più sporchi e imbrattati di Milano.

    Bellisisma la storia, grazie

  3. Tony1poli

    “ormai è più conveniente per gli studenti e poco attrattivo per gli altri” mi spiace ma penso che questo passaggio sia sbagliato. Ci abitano solo studenti perchè i prezzi assurdi che hanno le case nel quartiere non permetterebbe mai ad una famiglia o un single di poterci abitare. Per appartamenti da 60m2 si chiede anche più di 1200€ al mese, un affitto che si possono permettere solo studenti a cui va bene vivere in 4 o 5 in uno spazio così ristretto. Città Studi è l’emblema del caro affitti a Milano, propietari che espellono famiglie dal quartiere per poter lucrare sugli studenti spennandoli facendoli vivere in condizioni pessime e per la maggior parte non in regola.

    1. Anonimo

      Forse i prezzi sono alti per l’appunto affittarli agli studenti. Io concordo nel definirlo un vero quartiere sopravvalutato, e non ci abiterei mai. Troppo casino e apputno, poco verde.

  4. Andrea

    Prima si dice che il problema è “la mancanza di posti auto” (in grassetto) e poi si chiede “parcheggi regolamentati da stalli ben organizzati”.

    Le due cose non vanno d’accordo perché la regolamentazione del parcheggio comporterebbe solo una riduzione dei posti auto.

    La soluzione, e non capisco come mai questo blog di urbanistica di ostina a non volerla proporre mai, è una revisione della viabilità (il grassetto sta volta lo metto io) che invogli le persone a muoversi con mezzi diversi dall’automobile per raggiungere i parchi citati e i servizi della città.

    Solo offrendo ai cittadini delle alternative pratiche li si può convincere a rinunciare al parcheggio sul marciapiede.

    Già guardando la cartina della prima immagine si capisce che quello stradone che gira intorno a piazza Leo, (“l’unico vero giardino”), è totalmente senza senso (mi riferisco a Bassini, Bonardi, Celoria, Golgi).

    1. Roberto Arsuffi Posta autore

      Spesso lo scrivo, qui ho cercato di venire incontro alle esigenze degli automobilisti. Fosse per me eliminerei le auto dalle strade da subito. Ci vuole una riorganizzazione del sistema parcheggi a Milano, Ordine e mai più parcheggio selvaggio.

      1. Adriano

        Roberto ti seguo da tempo, però non capisco perchè non ti schieri apertamente verso chi chiede da anni di organizzare la sosta con posteggi interrati o in edifici abbandonati stile supermercato. Quindi non box, ma posteggi per residenti e non. Secondo te non è più corretto rispetto alla realizzazione dei box?
        Se creo un posteggio dove possono metterla i residenti a prezzo calmierato e i non residenti, si riesce ad aumentare gli stalli di sosta e poi rimuoverli definitivamente la dove non servono sulla strada.
        E poi una domanda ma i furgoncini dove li mettiamo?cioè se rimuovessimo tutti i posteggi auto, poi i furgoni dove si dovrebbero fermare, se un edificio non ha il passo carraio e non ha più parcheggio lungo la strada?

  5. Giovanni

    Sono d’accordo con Andrea, il contenuto dell’articolo che riporta un fatto oggettivo e conosciuto (il problema parcheggi) trova possibile soluzione nella regolamentazione degli stalli e nell’alberatura estrema, potenziale soluzione anche alla mancanza di parchi nella zona (cosa che mi sembra piuttosto comune a tanti quartieri, e non certamente limitata a Città Studi)

    Partiamo dal concetto che TUTTI vorremmo una città più bella, verde e vivibile, con meno auto e pericoli (non solo per i ciclisti ma anche per tutti noi pedoni che dobbiamo camminare sui marciapiedi stando attenti a non essere investiti)

    Come riporta Andrea, la posizione di questo blog è sempre ostinata a proporre soluzioni piuttosto drastiche e che non coinvolgono la cittadinanza verso un percorso, ma anzi puntano ad atteggiamenti talebani (parola che uso spesso su queste pagine) volti a punire, a giudicare, ad arrogarsi un diritto di presunta superiorità e senza voler ammettere che certi problemi andrebbero affrontati diversamente.

    Vi capita mai di andare in giro durante la settimana e vedere cosa c’è?

    saluti cittastudiesi
    Gio

  6. Luca

    In questa zona c’è anche il palazzo di viale Gran Sasso 28, palazzo angolare ricoperto in parte dal glicine.
    Sapete per caso da chi è stato progettato? È affascinante

  7. Albe

    Aggiungerei una citazione dell’intervento in corso con il nuovo dipartimento di chimica con l’adiacente parco frutto della demolizione dell’edificio di ingegneria nucleare.
    Lo spazio derivante se messo a sistema con il Giuriati da un po’ di respiro alla zona.
    Poi concordo con Andrea sulla necessità di fare uno spazio unico i piazzale Leonardo.
    Lascerei via Celoria, via Bonardi e via Ponzio nei tratti adiacenti al Poli con solo funzione di servizio all’università, come dentro il nucleo storico.

  8. Franco Crotti

    In certi orari è impossibile trovare posto per i cittadini residenti…l” amministrazione dovrebbe verificare che ci siano posti sufficienti ed evitare lavori inutili tipo quelli in via juvara che hanno tolto parcheggi per mettere aiuole abbandonate.Un cittadino che paga le tasse dove deve mettere la propria auto?

    1. Andrea

      Pregasi leggere alcuni degli interventi precedenti. Avere un posto per la propria auto non è un diritto costituzionalmente garantito! Se si vuole parcheggiare sotto casa, basta farsi il parcheggio in cortile. Io abito in Via Vanvitelli e trovo posto quasi sempre, magari facendo un po’ di strada. L’intervento di via Juvara è uno dei pochi che hanno reso i marciapiedi di Milano più simili a quelli di città europee che non a quelli di Napoli… (anzi, in una città europea l’intero asse Murani-Botticelli-Juvara avrebbe una pista ciclabile fino a piazza Ascoli)

  9. Walter

    Ma…. chi si lamenta della mancanza di parcheggi… e’ andato a votare ?
    Perche’ c’era la possibilita’ di togliere di mezzo gli idealisti che non sono mentalmente a contatto con il mondo reale !!

  10. paomi

    Do una mia interpretazione al titolo: Milano, Città Studi, distretto del Sapere tra disordine e poco verde. Distretto del Sapere è sinonimo di scuole o istituti ed è altrettanto normale che dove ci siano studenti sia necessario anche dello spazio verde. Perché nessun’amministrazione ci ha mai pensato? Disordine: è presente in tutta la città ma, in verità, quella zona è una delle peggiori. Anche qui perché l’amministrazione ha sempre taciuto? Poco verde: ricordo che da pochi mesi l’amministrazione, appena rieletta, ha fatto abbattere alberi ad alto fusto e prestigiosi per far colare cemento in favore dell’amico politecnico. Pari è accaduto in Bovisa con abbattimento di oltre 2000 alberi ad alto fusto ed un parco che sarà pari a circa un terzo del verde attuale spontaneo, sempre in favore di altri palazzi del politecnico. E poi vantano 20 nuovi parchi e 3 milioni di alberi in più… Ma dai…

  11. R.Bitter L.A. Gantz Yaroom

    Ottimo che sia un quartiere a corto di parcheggi e che diventino via via sempre di meno semplicemente riqualificando le strade.
    I piccoloborghesi boomer e early x gen con più auto che figli se ne andranno, arriveranno non bobo o radical chic, che sono babau di fiction da giornalacci anticiclabili, ma semplici z gen che se ne fottono dell’auto come status symbol e che usano mobilità dolce, servizi di noleggio e renderanno attraente ed europeo un quadrante bello ma sacrificato.

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