Milano | 100 anni della Grande Milano, quando le periferie erano paesi: Musocco

Proseguiamo il nostro viaggio in ordine alfabetico alla scoperta o riscoperta degli undici Comuni annessi nella Grande Milano esattamente 100 anni fa. Dopo aver visto AfforiBaggioChiaravalle, Crescenzago, Gorla Precotto e Greco Milanese e Lambrate, ora è il turno di Musocco.

Ricordiamo velocemente la storia che sotto la guida del Sindaco Luigi Mangiagalli, il 2 settembre 1923 in seguito al regio decreto nº 1912, la città di Milano si allargò annettendo undici comuni limitrofi: Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino (il comune di Turro era già stato annesso a quello di Milano nel 1918).

Ormai in pochi sanno dove sia Musocco, sopraffatto dalla località più famosa come Certosa. Musocco per alcuni, oramai, è solo il Cimitero Maggiore. A cancellarne la storia definitivamente o quasi ci hanno pensato sopratutto le ferrovie, quando sostituirono il nome alla stazione di Musocco con quello di Certosa nel 1932, nome preso dalla vicina Certosa di Garegnano.

La stazione fu attivata nel 1858 come parte della linea per Torino; tale circostanza la rende la più antica tra le 23 stazioni del nodo di Milano tuttora in esercizio, anche se la struttura venne completamente sostituita con un nuovo edificio nel 1983 (architetto Angelo Mangiarotti).

MUSOCCO

Musocco nel 1921 quando era ancora un Comune autonomo, contava circa 15422 abitanti, non certo pochi. L’area del grande comune di Musocco venne stabilita quando, nel 1869 furono accorpati i comuni di Garegnano Certosa, Garegnano Marcido, Quarto Oggiaro, Vialba, Roserio, Boldinasco, Villapizzone, Cascina Merlata e Cascina Triulza, la meno abitata di tutte queste frazioni.

Musocco, il cui nome deriverebbe dal torrente Pudìga che qui assumeva il nome di Musse (o Mosse), si sviluppava lungo la strada che da Milano portava a Varese, a circa 5 km dalla cerchia dei bastioni, con qualche cascinale sparso in mezzo a un territorio in parte boscoso. Il nucleo storico e più compatto del vecchio comune lo troviamo ancora oggi all’altezza dell’incrocio di via Mambretti con via Palizzi e via Stephenson, dove possiamo ancora notare i vecchi edifici, come al civico 17, 28 e il palazzo con la “Portaccia“, il passaggio che da accesso a Via Giovanni Ameglio dove troviamo, in un contesto purtroppo compromesso da troppa sciatteria e da troppa modernità, l’antico Oratorio di San Giuseppe, oggi abitazione privata ma ancora riconoscibile. Un oratorio che fungeva da centro religioso al paese.

Nello stesso incrocio vi era anche il primo municipio del Comune di Musocco, ancora ben presente. Si tratta dell’edificio dove via Mambretti si incrocia con via Cinque Maggio (oggi ospita una farmacia). Successivamente il municipio venne spostato in una graziosa palazzina di viale Espinasse 80, per venire nuovamente spostato nel più grande edificio costruito all’inizio del Novecento collocato in Piazzale Santorre di Santarosa (oggi una sede distaccata del Comune di Milano).

Nel 1753, Musocco e Quarto Oggiaro facevano parte della Pieve di Trenno, compresa nel Ducato di Milano sotto la reggenza di Maria Teresa d’Austria, contando 203 abitanti che salirono a 474 nel 1771. Nel 1791 risulta ancora inserito nella Pieve di Trenno, compresa nel XXVII distretto censuario della provincia di Milano con parrocchiale la chiesa di Santi Nazaro e Celso. Durante la Repubblica Cisalpina i territori del nord Italia vengono più volte rimescolati, creando non poche difficoltà.

Con l’unità d’Italia, nel 1861, l’area del distretto divenne il IX mandamento della Provincia di Milano con capoluogo Bollate. Al 1º censimento della popolazione Musocco e le frazioni di Quarto Uglerio e Vialba, risultano avere 1235 abitanti sparsi su 429 ettari coltivati a gelsi, viti, cereali e ortaggi.

Con l’avanzamento della rivoluzione industriale il comune di Musocco per la sua posizione strategica al confine di Milano e la facilità di collegamento con il resto della regione, diventa il luogo ideale per la dislocazione di insediamenti industriali che ne hanno caratterizzato lo sviluppo sino agli anni Ottanta e Novanta. La ferrovia e la stazione aiutarono questo sviluppo industriale e operaio della zona.

Altro grande svolta di Musocco fu nel 1895, quando venne scelta l’area del Bosco della Merlata per realizzare il Cimitero Maggiore di Milano, preludio all’imminente annessione al comune di Milano. (al link i due articoli che avevamo fatto sulla storia e sullo stato del cimitero Maggiore Parte PrimaParte Seconda)

Verso Ovest vi era il grande Bosco detto della Merlata dal nome dei un’antica cascina qui (in parte) ancora presente. Bosco molto fitto che originariamente occupava parte di Roserio, di Garegnano e scendeva sino al Portello, unendosi con il Barco del Castello Sforzesco, facendone luogo di caccia dei nobili di Milano. Bosco che nel corso del tempo si è sempre più assottigliato sino all’inizio del Novecento, ormai scomparso quasi del tutto. Il bosco della Merlata era anche famoso per ospitare briganti e banditi che spesso assalivano carrozze e carovane che per necessità vi dovevano transitare.

Con l’inizio del Novecento, il grande comune di Musocco si trovò in grande difficoltà finanziaria, mancavano i servizi e la popolazione, prevalentemente povera, non riusciva a rimpinzare le finanze del municipio, il cui risultato si vedeva sul territorio, con le strade dissestate, niente fognature, rete idrica insufficiente e soprattutto carenza di aule scolastiche. Perciò già dal 1916, con la Grande Guerra in corso, il Comune chiese di essere annesso alla grande Milano. Dovrà attendere quando per Regio Decreto del 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1 viene decisa l’unificazione di Musocco a Milano assieme agli altri comuni limitrofi.

QUARTO OGGIARO

L’altra “porzione” di Musocco era Quarto Oggiaro, il cui nome ha origine da “Quarto Uglerio”. La parola “Quarto” chiaramente indica la distanza di quattro miglia romane dal centro di Milano, mentre la seconda parte del toponimo, “Uglerio”, potrebbe essere il nome di una figura rilevante nella zona, anche se non documentata con certezza. La località era attraversata dalla Via Mediolanum-Bilitio, una strada che collegava Mediolanum (Milano) a Luganum (Lugano), passando per Varisium (Varese).

In passato, Quarto Uglerio/Oggiaro costituiva una comunità autonoma, ma successivamente divenne la frazione orientale del comune di Musocco a seguito delle riforme amministrative promosse dall’imperatrice Maria Teresa negli anni cinquanta del Settecento. Mentre la trasformazione da Uglerio a Oggiaro è riscontrabile già nelle mappe del 1872.

La chiesa di Quarto Oggiaro, dedicata ai Santi Nazaro e Celso era la più importante del Comune di Musocco, escludendo la Certosa di Garegnano e fungeva anche da chiesa madre di tutto il comune. Chiesa dall’aspetto barocchetto, venne eretta nel 1600 e rimaneggiata pesantemente nel 1872. Nel 1897 venne gravemente danneggiata da un incendio e ricostruita nel 1900.

A ridosso del nucleo storico di Quarto Oggiaro si trova in via Aldini, quel che rimane di Villa Caimi-Finoli.

Villa Caimi era una deliziosa villa oggi in totale rovina. Viene citata nell’Archivio Storico Lombardo come Villa Finoli, (dal nome degli ultimi proprietari). Costruita nel ‘700, nasce come casa di campagna della famiglia Caimi. Era collegata da un passaggio sotterraneo a villa Scheibler (non lontana) e al parco annesso.

Sempre a Quarto Oggiaro negli anni Cinquanta e Sessanta sono sorti diversi quartieri popolari che ne hanno determinato il destino, tanto che dire “Quarto Oggiaro” sino a pochi anni fa significava malavita e degrado. Oggi sentimento molto ridimensionato. Di particolare effetto architettonico troviamo le cupole del centro Milanosport – Piscina Daniele Carella Cantù e la graziosa chiesa moderna di Santa Lucia Martire (1962) nella via pedonale de Roberto.

Sempre in quello che fu il Comune di Musocco/Quarto Oggiaro nei primi anni 2000 (2006/2008 per la precisione) venne realizzato il quartiere Parco Certosa, sorto nell’area dell’ex Raffineria FINA dismessa da anni, a seguito dell’attuazione del P.R.U. Palizzi, realizzando residenze popolari e non, compreso il parco Verga inaugurato nel 2012.

Sempre in questo nuovo quartiere nel 2017 venne consacrata la nuova chiesa della Pentecoste, progettata dall’architetto Boris Podrecca.

VIALBA

Vialba è il distretto posto tra Quarto Oggiaro e il Comune di Novate Milanese. Fu nominata per la prima volta, come Villalba, nel 1346 e nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi, apparteneva alla Pieve di Bollate. Nell’estimo voluto dall’imperatrice Maria Teresa nel 1771, Vialba risultò avere 194 abitanti.

In età napoleonica Vialba dapprima annesse Cassina Triulza nel 1809, ma poi nel 1811 fu a sua volta aggregata a Bollate, recuperando l’autonomia nel 1816 con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Per poi venire aggregata al comune di Musocco il 2 settembre 1841, seguendone poi le sorti.

L’area mantenne un carattere rurale fino a dopo la Seconda guerra mondiale, quando vi furono costruiti numerosi caseggiati popolari, senza soluzione di continuità con la vicina Quarto Oggiaro. Attualmente dell’antico borgo resta solo la Villa Scheibler. Nella zona di Vialba è presente una porzione dell’ospedale Luigi Sacco, da molti conosciuto anche come Ospedale Vialba (ma anche di Roserio).

Il quartiere INA Vialba sorto tra il 1957 e il 1960 tra la via Orsini e l’Autostrada Torino Trieste, venne progettato a diverse mani dai nomi dei grandi architetti dell’epoca, quali: Franco Albini, Arrigo Arrighetti, Luigi Caccia Dominioni, Ezio Cerruti, Giulio Minoletti, Marco Zanuso, Angelo Lingeri… per citarne alcuni.

Sempre a Vialba si trova una delle chiese moderne più straordinarie di Milano, la chiesa parrocchiale della Resurrezione di Nostro Signore Gesù, realizzata nel 1963 su progetto di Benvenuto Villa.

Sempre nell’area di VIalba si trova anche la graziosa chiesa di Sant’Agnese, progettata nel 1955 da Amos Edallo e Antonello a servizio del nuovo quartiere in Via Pier Francesco Cittadini. Non distante Arrigo Arrighetti progettò un mercato coperto molto interessante, che purtroppo venne abbattuto per far posto al palazzo per il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Milano.

ROSERIO

Roserio, per molti è solo il capolinea di tram e la fermata per chi si deve recare all’Ospedale Sacco. Roserio in pratica non è altro. Non una piazza, non una via, non una cascina e nemmeno un monumento.

Negli ultimi anni “indipendenti”, Roserio era una frazione del Comune di Musocco a cui apparteneva dal 1869, all’unità d’Italia, nel 1861, il paese contava 177 abitanti. Ancora prima era stata una Pieve di Bollate, nel 1674 venne eretto il feudo di Novate con Roserio. Il peregrinare di Roserio terminò come per Musocco nel 1923, quando venne annesso a Milano.

Dopo l’annessione a Milano, il distretto di Roserio è stato segnato dalla costruzione del Sanatorio di Vialba e, dopo la Seconda guerra mondiale, del grande svincolo autostradale di Fiorenza, che connette l’autostrada Torino-Trieste all’autostrada dei Laghi. A Roserio ha anche sede un grande deposito di Poste Italiane, adiacente all’ex sito Expo, oggi Mind. Il nome Fiorenza deriva da una grande cascina che si trovava all’incirca dove oggi si trova il supermarket Lidl, tra la via Tommaso Campanella e via Giovanni Battista Grassi 7, rimasta presente sino alla sua completa demolizione intorno agli anni Sessanta.

Della Roserio antica, ormai, rimane ben poco, destinata a scomparire come molte delle sue costruzioni. Per chissà ancora per quanto tempo potremo riconoscere, tra cartelli pubblicitari, cespugli e auto parcheggiate alla rinfusa l’antico oratorio di San Giorgio? Chiesetta costruita nel 1850 come cappella funeraria della famiglia Marietti, poi cappella del borgo, oggi rudere in rovina. Al link un po’ di storia dettagliata di Roserio.

Roserio ormai ha ceduto il posto, purtroppo, nella percezione di tutti con i quartieri di Mind e zona Stephenson.

CASCINA TRIULA – MIND

Cascina Triulza ormai è un ibrido palazzo che rassembra quel poco di originario c’era con un nuovo complesso all’interno di quello che è stato denominato MIND Milano Innovation District (ormai siamo sempre più una succursale inglese).

Cassina Triulza viene nominata per la prima volta, come Cassina Trivulza, in un documento del 1346. Nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi, apparteneva alla Pieve di Trenno.

In età napoleonica Cassina Triulza era un comune autonomo contava 48 abitanti al momento della proclamazione del Regno d’Italia. Il Comune fu così soppresso ed annesso a Vialba nel 1809, la quale fu poi a sua volta unita a Bollate nel 1811. Cassina Triulza recuperò quindi la sua autonomia nel 1816 con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1869 il comune fu aggregato a quello di Musocco, che come abbiamo visto, dal 1923 fa parte di quello di Milano.

La grande cascina, in parte conservata ma completamente rinnovata, aveva una grande corte rettangolare dove si trovava fra l’altro, la Chiesa di San Sebastiano, abbattuta probabilmente negli anni Novanta del Novecento (nelle mappe pare esser sparita in quegli anni). Una struttura del Cinquecento dove al suo interno pare ci fosse anche un affresco di Daniele Crespi, XVII sec.

Oggi i terreni di quello che fu la frazione di Cascina Triulza sono preda della più ampia operazione urbanistica (forse anche speculativa) ancora in corso in città. Rivoluzionati da Expo 2015, han visto lo sviluppo di Cascina Merlata e ora di Mind (Milano Innovation District), all’interno del quale sarà creato il nuovo campus della Statale.

GAREGNANO MARCIDO E CERTOSA

Garegnano Marcido venne nominata per la prima volta nel 1346. Nel 1349 fu fondata la Certosa, posta alcune centinaia di metri ad ovest del borgo, e che divenne ben presto l’ente proprietario del comune.

All’unità d’Italia il paese contava ancora 614 abitanti. Nel 1869 Garegnano fu aggregata a Musocco, e insieme annessi a Milano nel fatidico 1923.

Attualmente il territorio di Garegnano è compreso nell’estesa periferia milanese: l’area è stata trasformata dalla costruzione del Cimitero Maggiore di Musocco nel 1895, raggiunto dall’ampio viale Certosa che da Corso Sempione si univa al centro città. Ma anche dall’Autostrada dei Laghi, che purtroppo lambisce la meravigliosa Certosa.

Anticamente il borgo era diviso in due parti: Garegnano Corbellario dove trovava sede la Certosa, con alcuni cascinali tra cui la cascina Torchiera, ancora esistente (sita in piazzale Cimitero Maggiore) e Garegnano Marcido dove sorgeva il borgo vero e proprio con la vecchia parrocchiale dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano, una chiesetta di campagna sita all’incirca dove oggi si trova l’edicola con la madonna (chiesetta scomparsa da così tanto tempo che se n’è ormai perso memoria). Attorno si estendevano zone non coltivabili, boschi e brughiere, tra cui il famoso bosco della Merlata. La zona era coltivata a vite, segale, frumento, miglio. Inoltre si trovavano numerose marcite, da qui il nome, fontanili e un piccolo fiume il Nirone che giungeva sino al cuore di Milano (oggi sepolto sotto le strade delal città).

Il pezzo forte di Garegnano è sicuramente la Certosa di Santa Maria Assunta che per secoli dopo la sua costruzione, è stata un fulcro religioso, culturale e sociale.

Fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, arcivescovo e signore della città, la Certosa di Garegnano ebbe l’onore, nell’estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. Sotto la direzione dell’architetto Vincenzo Seregni, già a capo della Fabbrica del Duomo, a partire dagli anni settanta del Cinquecento.

L’interno è completamente affrescato. La decorazione pittorica del presbiterio fu affidata a Simone Peterzano nel 1578, maestro di Caravaggio.

BOLDINASCO

Anche Boldinasco era una frazione di Musocco, oggi nome praticamente dimenticato dalla maggior parte dei Milanesi, sostituito dal più famoso termine che accomuna l’intera area, Certosa. Anche il paesino di Boldinasco ha origini antiche, infatti fu nominata per la prima volta come Boldinascho, nel 1346.

La vecchia frazione di Boldinasco era suddivisa in più “borghi”: quello sorto attorno alla Cascina Boldinasco in Via Francesco de Lemene, quello che troviamo attorno alla chiesetta di Santa Maria Addolorata alla Colombara (oggi in via Gabriello Chiabrera) e poi il borgo del Pobietto o della Pobbia che si trova in via Catullo. Il tutto distribuito un po’ a destra e un po’ a sinistra di via Gallarate. Borghi agricoli formati in prevalenza da cascine che ospitavano agricoltori e gente che si occupava delle varie funzioni legate ai campi e alla coltivazione.

VILLAPIZZONE

Concludiamo con Villapizzone, la frazione di Musocco più a est. Grazie alla stazione FS del passante, il toponimo sarà ricordato anche alle future generazioni.

L’insediamento urbano di Villapizzone ha origini molto antiche e si era sviluppato sulle sponde del fiume Nirone. La prima traccia storica che cita la località “Villabezone o Villa Bezonis” risale ad un cartario del 1179 ritrovato negli atti notarili del Comune di Milano, mentre alla Pinacoteca Ambrosiana in una pergamena del 1259 compare il nome di “Villabenzono”.

L’origine di questo bizzarro nome ha diverse versioni: chi lo fa derivare dalla presenza di una villa della famiglia Opizzone, un’altra sosterrebbe che l’origine del nome derivi da quello di un monaco greco, tale Attanasio Piccione che dimorava nel famoso bosco della Merlata.

Villapizzone apparteneva alla Pieve di Trenno, e nel 1771 contava 303 abitanti. In età napoleonica, dal 1808 al 1816, Villapizzone fu aggregata a Milano, recuperando l’autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

All’unità d’Italia, 1861, il paese contava 842 abitanti, era costituito da un piccolo borgo di case costruite attorno alla chiesa parrocchiale di San Martino, di fronte alla quale vi era la villa signorile, con parco, della famiglia patrizia Radice Fossati. Nel 1869 Villapizzone fu aggregata a Musocco, seguendone le sorti come ormai ben sappiamo.

Oggi Villapizzone è un mix di vecchi edifici e più moderni insediamenti costruiti negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Qui come a Quarto Oggiaro vennero costruiti diversi quartieri popolari come quello di Villapizzone in via Mac Mahon e il Quartiere Varesina, lungo l’omonima via. Altri quartieri vennero realizzati su progetto di Arrigo Arrighetti, compreso l’edificio della biblioteca e la meravigliosa scuola materna di via Console Marcello dalla forma cilindrica.

Particolarmente intatto o quasi il vecchio centro del borgo, dove si trova piazza Villapizzone, con la graziosa chiesa neoclassica di San Martino (chiesa del 1600 ma rimaneggiata diverse volte, compresa la facciata della fine Ottocento) e Villa Radice Fossati, un significativo esempio di villa rurale suburbana del XV e XVI Secolo.

Altra grande protagonista di VIllapizzone è stata la Cascina Melgasciada, antico ristoro grazie ad un’osteria, dei viandanti e luogo di leggende di banditi che scorrazzavano per il bosco della Merlata.

Nel 1919 venne realizzato un nuovo quartiere di villette monofamiliari al confine col Comune di Milano, il villaggio Campo dei Fiori, voluto dall’Istituto Autonomo Case Popolari per rispondere alla necessità abitativa della crescente popolazione milanese. Negli anni Cinquanta e Sessanta le villette divennero obsolete e perciò demolite per far posto a nuovo palazzi destinati alla vendita. Oggi parte del sito è occupato dal Parco Giovanni Testori.

Nel territorio della vecchia frazione oggi si trova anche parte della Goccia della Bovisa, in fase di riqualificazione. Un tempo area industriale che si collegava alla vicina raffineria dove oggi sorge Parco Certosa e il Parco Verga. Area occupata dalle industrie petrolifere sin dal 1927, smantellata sul finire del 1900.

Referenze fotografiche: Milano Sparita, Roberto Arsuffi, Google Street View,

Fonte: Milano – “Milano il patrimonio dimenticato” di Roberto Schena; “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991; “Le Chiese di Milano”, Ponzoni 1929; Lombardia Beni Culturali

Musocco, Quarto Oggiaro, Certosa, Garegnano, Roserio, Vialba, Villa Scheibler, Via Mambretti, Viale Espinasse, Boldinasco, Villapizzone, Cascina Merlata e Cascina Triulza, Piazzale Santorre di Santarosa

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

10 commenti su “Milano | 100 anni della Grande Milano, quando le periferie erano paesi: Musocco”


  1. «Non è il treno, ma è la galleria di Chiasso a essere inadeguata»

    http://www.cdt.ch

    La linea, secondo i dati, trasporta circa 30 mila viaggiatori al giorno. Trenord ha pure aggiunto che, al momento, «non risulta l’esistenza di piani di adeguamento della stessa galleria da parte dei gestori dell’infrastruttura ferroviaria». Tradotto: il Piano del servizio ferroviario regionale, da anni, prevede che la linea S11 si fermi a Como con i nuovi treni a due piani. Da Como, il viaggio può proseguire solo con i TiLo. È importante sottolineare come, sebbene Trenord la definisca «galleria di Chiasso», l’infrastruttura in questione sia completamente in territorio italiano. 

    Galleria completamente in territorio italianoo…

    Ahhahahahahahahahhaahha

    Rispondi
    • PRIMA DI RIDERE GUARDA UNA CARTA FERROVIARIA. SCOPRIRAI CHE LE GALLERIE DI MONTE OLIMPINO SONO DUE E CHE ENTRAMBE SONO INTERAMENTE IN ITALIA. ANCHE A CHIASSO VI E’ DEL MATERIALE SVIZZERO CHE NON PUO’ ARRIVARE A COMO PER L’IDEGUATEZZA DELLA GALLERIA CHE RISALE AL 1876 (CITO A MEMORIA). SALUTI.

      Rispondi
  2. Quando leggo un articolo o dovrei dire il racconto di un pezzo di storia di Milano, su questo blog, mi si scalda il cuore. Sono un architetto che si sta disamorando della sua città a causa della deriva ipermoderna indiscriminata che sta affrontando e ringrazio davvero tanto per il suo impegno Roberto Arsuffi.

    Rispondi
    • Concordo, una testimonianza ben documentata di questo quartiere di una milano sempre più volgarizzata e svenduta al miglior offerente possibilmente straniero o buttata alla merce di frotte di turisti inconsapevoli. Da bambina, negli anni 60, abitavo in via masolino da panicale al 6, casa ideata dallo stesso architetto della torre velasca. Ho ancora memoria del negozio di granaglie, il fiorista, il parchetto di piazza prealpi, l’asilo di via varesina, la scuola elementare ospitata negli austeri edifici di via mac mahon, l’upim di fronte a casa. Piccole realtà che coprivano generosamente i fabbisogni di quegli anni. In parte quella via e rimasta ancora come la rivordavo, spaziosa, con le case di allora. Ma i giardinetti sono trascurati e vandalizzati, le attività commerciali sono perlopiù agenzie immobiliari o funebri, negozi di ricostruzione unghie, rivendite di cibo asiatico, tabaccherie con slot machine e tutti a far spesa all’esselunga di merlata bloom. Oggi si costruiscono case denominate torri, ingabbiate in grate simili a prigioni, i balconi sono dehor raramente abitati, il tutto ha un melenso e asfittico aspetto anonimo e ostile. Siamo davvero a un punto di non ritorno? Grazie al team di urbanfile per il prezioso lavoro di ricerca e divulgazione sulla nostra sempre amata città.

      Rispondi
  3. Mia mamma era nata nel 1926 e sulla sua carta di identità c’era scritto Musocco e anche sul codice fiscale quindi nel 1923 Musocco non era ancora stato inglobato nel comune di Milano. Quando è nata mia mamma Quarto si chiamava Quarto Ugleglio e per tanto anni continuo’ a chiamarsi così

    Rispondi
  4. Non è stata contemplata la cascina Venasca situata in via Stephenson, 95 luogo dove io sono nato e vissuto sino i primi anni 70.e posso assicurarvi che sono stati anni meravigliosi.in buona parte i terreni circostanti coltivati.storie di vita che meriterebbero di essere raccontate.

    Rispondi

Lascia un commento